news :: Buona Quaglia.

Posso finalmente parlare di politica, e lo faccio: per quanto mi riguarda, non c'è come l'avere al governo qualcuno per convincermi a votargli contro alle elezioni successive.

Finora, mi sono accontentato di votare partiti di frangia, gente che ero sicuro non sarebbe andata al governo (e tendenzialmente neanche in Parlamento) o, in casi estremi, votare per l'asphalto. Devo dire che, stavolta, la campagna anti-Berlusconi promossa da Berlusconi sta invece facendo un effetto davvero egregio.

Nel giro di tre mesi, quello che consideravo sostanzialmente un innocuo coglione si è invece rivelato un innocuo coglione - che maneggia un martello pneumatico in una vetreria di Murano.

Ma la cosa peggiore non è quello che fa il simpatico pelatone, bensì quello che fa il pubblico: alcuni siti sono stati oscurati, e nessuno si lamenta.

Sarà che c'è ancora in ballo Cogne, sarà che adesso c'è anche in ballo Cortina e Champoluc e che cazzo ne so io - però, di fronte a un caso di pura e semplice censura, completamente immotivata (e anche se avesse inneggiato alle BR?) sembra proprio che a nessuno freghi un cazzo - soprattutto a tutti i ribelloni che accusano me di censura.

Cherridere, cherridere.

news :: Folgorato dalla Easy Tempo

La Easy Tempo è più di uno stile musicale, è un modo diverso di concepire la musica, dunque la vita. In breve, si tratta di recuperare, valorizzare, rimasterizzare quando necessario, melodie degli anni sessanta-settanta italiane, colonne sonore, contaminazioni, suites. Il prodotto che ne esce è allegro senza essere stucchevole, armonioso senza essere invadente, coinvolgente senza essere impegnativo. Ci sono maestri del calibro di Piero Umiliani, Bruno Nicolai, Stelvio Cipriani che il mondo ci invidia e che gli appassionati del settore considerano inarrivabili.

Questa è la easy tempo: se fosse un gioco, sarebbe quello che si faceva con il gonzo di turno, quando lo si faceva girare di spalle e gli si mollava dei ceffoni a mano aperta sul coppino poi, prima che si rigirasse, ci si metteva a guardarlo dritto negli occhi con un sorriso di sfida, roteando l’indice della mano punitrice, ora chiusa a pugno, a sottolineare la provocazione.

Se fosse un’abluzione, sarebbe una di quelle che si fanno con un piede appoggiato al bordo del bidet, tipo sovrapporre il mignolo al quarto dito e cercare di disincagliarlo con movimenti secchi e precisi di tutto il corpo, ma senza usare le mani che sennò non vale. Oppure una goccia di naricchio, di quelle piccole, trasparenti e profumate di inizio raffreddore, quelle che sanno di mare quando colano sulle labbra e viene naturale tirar fuori la lingua quel tanto che basta a riprendersele.

Se fosse un viaggio, sarebbe un trasferimento a sessanta all’ora in coda dietro una betoniera che non si vuole sorpassare perché troppo divertiti dal movimento rotatorio della cisterna pitturata con strisce orizzontali bianche e rosse. Se il viaggio fosse prolungato fino all’ora di punta sarebbe come sopra, con l’aggiunta del godimento nel vedere chi vi sorpassa mentre vi fissa con odio misto a stupore nel tentativo inutile di capire la ragione per cui uno si mette a scortare un betonista a sessanta all’ora.

E’ l’easy tempo, baby, non puoi capire…

Se fosse un’ora del giorno, l’easy tempo inizierebbe a suonare nelle vostre orecchie verso le due del pomeriggio di un pomeriggio afoso del sud italia; fine giugno, i panni stesi ad asciugare e l’odore di pomodoro e soffritto dalle finestre aperte al primo piano.

Se fosse una cosa da dire, starebbe tutta in un sorriso che starebbe a dire: “Lasciamo stare, cià su, facciamo i bravi. Stiamo a posto così, ci mancherebbe altro” – perché dimenticavo di dirvi che mica solo l’easy tempo è avanti, almeno un passo avanti, ma qualche volta pure chi l’ascolta. Così, se fosse un saluto, sarebbe un arrivederci, pronunciato piano, con la voce di Alberto Sordi, da chi è già in fondo alla via.

news :: non per tutti.

Easy Ramone vol. I, non disponibile nei negozi di dischiDimitri from Paris - Le Moogy Reggae

Bruno Nicolai - Bossa For Lucky-Showgirl Shake

Armando Trovaioli - Kinky Peanuts

Bruno Nicolai - Funny Trains

Armando Trovaioli - Bada Caterina (vocal version)

Bruno Nicolai - Kiss Kiss Bang Bang

Armando Trovajoli - Febbre da cavallo

Montefiori Cocktail - Babalu

Armando Trovajoli - L'Arcidiavolo

Piero Piccioni - Mr. Dante Fontana (ft. Alberto Sordi)

Piero Piccioni - O Rugido Do Leao

Montefiori Cocktail - Bolero

Piero Piccioni - Party al Piper

Montefiori Cocktail - Lazy Busy

Piero Umiliani - Piano Bossa Nova

Montefiori Coctail - Star Wars theme, Spaghetti Western Version

Piero Umiliani - Samba Mah Na'

Rocky Roberts - Stasera mi butto

Montefiori Cocktail - Un Uomo, Una Donna

Stelvio Cipriani - Love symbol

Stelvio Cipriani - Mark il poliziotto

Stelvio Cipriani - Sotto I Ponti Di Parigi

news :: Certo che siete dei bei rompicazzo.

Nelle giornate primaverili, mi piace trascorrere i pomeriggi esercitando le arti liberali - non c'è niente come un piccolo concerto per clavicembalo o qualche ora passata a dipingere la natura nel parco della mia villa. Anzi, qualcosa ci sarebbe: farsi un gigantesco raspone.

Tuttavia, di quello che mi piace non fotte un cazzo a nessuno, soprattutto al buon Dio (che Dio l'abbia in gloria), che ha quindi pensato bene di farmi nascere in un mondo di merda in cui devo lavorare, invece di un bellissimo mondo in cui possa passare i pomeriggi a scaccolarmi e guardare porno su Internet.

Ancora peggio - devo lavorare in un ufficio, sebbene le mie mansioni e la mia socievolezza renderebbero fattibile lasciarmi lavorare a casa o anche in un convento sul Monte Athos. Ergo, devo venirci. Ergo, devo venirci coi mezzi, dato che non è pensabile di parcheggiare qui in zona.

A causa di ciò, sono diventato un fine osservatore della società, e ho notato che ci sono molti più mendicanti di prima. Non me ne spiegavo la ragione, fino a che non ho capito che ai mendicanti si danno le monete. E una manciata di monete attuali vale circa dieci volte una manciata di peso equivalente di quattro mesi fa.

Quindi ho capito cosa devo fare: il mendicante. Venitemi a trovare alla stazione del metrò di San Babila, una volta o l'altra.

news :: Si putrefa di nuovo.

Trovo estremamente fastidioso il fatto che, mentre un postino suicida scatena la voglia di collaborare del popolo, i miei accorati appelli per un futuro migliore per pgcd vengono invece trascurati come si trascura qualcosa di assolutamente irrilevante che succede a una persona di cui non ci frega assolutamente un cazzo. E che abita in un universo parallelo composto solo dalle cose di cui non ci potrebbe fottere di meno.

Ciò nonostante, devo ammettere che non lo trovo fastidioso quanto trovo fastidiose le impiegate. Ho scoperto che odio di tutto cuore le impiegate. E voglio ripeterlo: odio le impiegate.

Perché dico qualcosa che mi attirerà gli insulti del 90% della popolazione delle lettrici, vi chiederete - e vi rispondo.

Le odio perché:
  • Usano i mocassini e i pantaloni con le pens, le due cose più orrende da vedere su una donna;

  • Sono tante, e si muovono in gruppo come sciami di locuste, solo più rompicoglioni;

  • Sono arroganti - siccome "lavorano", allora si sentono autorizzate metodicamente a passare davanti a chiunque nelle file;

  • Mi ripugna la loro cultura da caporali, fatta di leccaculismo con i potenti, e di soprusi verso i deboli;

  • Soprattutto, si fottono sempre l'ultimo trancio di focaccia appena sfornata. Sempre.


Oh, dovevo dirlo e l'ho detto.

news :: Giovane e bello come un dio

La primavera ti salta in groppa come un fantino, ti entra nei pensieri come una top model o una rata del mutuo, ti scaraventa il cuore il gola come una cicca andata di traverso. Ogni anno è sempre la stessa storia: ti svegli una mattina di sole di marzo e il mondo non ti sembra la solita merda grigia popolata di bipedi arruffoni, cattivi e superficiali, ma lo vedi per quello che realmente sa offrire. Allora ti vesti, ti guardi perplesso l’addome, osservi contrito il petto, sfiori con la coda dell’occhio i bicipiti giurando a te stesso di non farlo mai più - e sentenzi: “checazzo me ne frega, mondo, arrivo! – opportunità, vi coglierò!, iniziative, fatevi sotto!”

Dopodichè inforchi il tuo cavallo d’acciaio e d’alluminio che tanto sicuro ti fa, verifichi il testosterometro, rabboccando il livello ove necessario, sfoderi l’espressione del veterinario dell’amaro montenegro, e cerchi la prima occasione che ti permetta di saggiare la tua impressionante carica di vitalità e ottimismo.

Così è successo sempre, così è successo anche oggi, e che occasione!

Ho appena finito di limare via dalla suola della scarpa buona un quarterpound di merda verosimilmente canina. Mentre scalpellavo nel tentativo di liberare la suola dalla morsa biologica, il sole nasceva alto proprio sopra la finestra del cesso del mio studio, gli uccelli tipici della zona grufolavano vistosi e rumorosi come al solito nelle porcilaie limitrofe, e le belle fighe che popolano il cremasco uscivano nell’aia vestite a festa con i guanti di gomma che servono a strigliare le bestie e la calza di lana grezza a mezzo polpaccio. L’altro mezzo lo intuivo preda di peli lunghi e duri, di colore nero corvino con impuntature di grigio opaco, apparentemente inattaccabili.

Io scalpellavo e il sole nasceva e più scalpellavo e più mi avvicinavo a capire la ragione per cui sei mesi all’anno da queste parti c’è solo la nebbia. Per i restanti sei, al momento, non si segnalano rimedi. Bruttavita (tm).

news :: La crosta dell'onda

Ho un buco nel palmo della mano sinistra. Essendo mancino è quella che uso per fare un sacco di cose, anche fuori dal cesso di casa. Me lo sono procurato guidando, ma non è questo il punto. Essendo che il buco è antiestetico, ho rimediato un eccellente cerotto che copre la sommità del cratere, quella per intenderci dove la crosta si forma con maggiore difficoltà e appena c’è riuscita, tu ti dimentichi di lei e fai un movimento brusco che la frantuma in piccoli cocci sanguinolenti a forma di triangolo scaleno. Così me ne sono andato col mio gessato nuovo e il mio cerotto da gara a discutere i fidi di banca per un mio cliente, tassi, anticipi, salvo buon fine e tutte quelle cose che fanno impazzire voi giovani spensierati. Nell’uffico del direttore pensavo che il mio gessato nuovo mi sega un po’ le balle, ma d’altra parte è un periodo che il loro diametro esorbita il consentito, e dunque non avrei dovuto farci caso più di tanto. Mentre pensavo questo eravamo già in fase di negoziato avanzato, io avevo portato un cash flow convincente, perlomeno per rivedere i fidi temporanei fino a giugno. Il direttore di banca che riceve uno che chiede credito e da garanzie di solito tende ad ammorbidire la sua postura, tanto per indenderci assume un colorito quasi umano e la carotide gli pulsa in faccia senza farsi vedere a distanza. Questo s’era ammorbidito a tal punto da offrirmi un caffè. Eccellente, dico io, un caffè non vale un pompino, ma è pur sempre liquido che fa bene. Prendo la tazza che mi porge, sormonto con il braccio la sua tazza, quando, senza preavviso, il mio cerotto conferma la bontà delle leggi di gravità, transitando repentino dal mio palmo alla zuccheriera. Non si ha idea di come il sangue rappreso a contatto con lo zucchero si coaguli in grumi carbonchi fino a che non lo si vede in azione! Sono rimasto letteralmente affascinato da questo fenomeno. Peccato che senza dire niente il direttore abbia richiuso la zuccheriera con il suo bel coperchietto d'argento. A contatto con l’aria l’effetto era senz’altro migliore, ma vaglielo a spiegare a questi bancari del cazzo. E in ogni caso il caffè io lo bevo amaro.

news :: Lacrime di soddisfazione.

La messe di segnalazioni a proposito del postino suicida è stata tale da rendermi una persona felice e rigurgitante gratitudine. Per sfruttarne l'onda lunga, ho avuto una piccola idea:

HO BISOGNO DI SOLDI! CHIUNQUE NE ABBIA, MI CONTATTI IMMEDIATAMENTE! ANZI, ME LI SPEDISCA E BASTA, SENZA ROMPERE I COGLIONI!

news :: Contumace

Mi sono chiesto: ma cosa gli importa davvero di te? Abbastanza da pensarti quando non ci sei? Da fare qualche volta qualche sogno di te? Abbastanza da essere veri quando dicono io ti voglio bene? (cosicché si presume che le volte in cui nessuno favella, stiano mentendo?) Poi cosa vuol dire – io ti voglio bene? Lo stesso, grossomodo, che intendi tu? E se si, vorresti essere così gentile da spiegarlo, almeno una volta? Mi sono chiesto queste cose e siccome l’appetito vien mangiando e una mela al giorno lava il medico di turno, è successo che ci ho preso gusto al punto da continuare le domande, infierendo. Ad esempio: perché preoccuparsi della ragione per cui qualcuno ci ha amato (che frase primaverile, picciotti!), invece che del motivo per cui i medesimi non amano più? E ancora: cosa farne di quello che rimane attaccato agli ex? (intendendo gli ex amanti, amici, mariti, comici, agnostici e via discorrendo). Come si fa a gestire i rapporti che sono finiti se non siamo (dico per me, ma parlo al plurale perché sono in compagnia di un mago invisibile che dice di chiamarsi contumace) stati capaci di gestirli finchè sussistevano? Se fossimo stati in grado, continuerebbero, ed io passerei il mio tempo ad occuparmene. Me siccome non è accaduto per una discreto numero di volte e un compatibile numero di motivi, ecco che si pone il paradosso: se non ero buono prima, figurarsi adesso.

Si ma, chi spiega quale spazio dare ai ricordi? Come comportarsi con le stesse persone quando le cose sono cambiate? E con le stesse cose quando le persone non sono, non sembrano più le stesse? Quali misure, quali accorgimenti adottare? Quanto di quello che proviamo è naturale, giusto e sano offrire al prossimo e quanto dovrebbe rimanere dov’è - qui?

I pratici dicono che il tempo sistema tutto, ma i pratici sono quelli che producono le risposte alle domande e si convincono della bontà delle prime indipendentemente dalla natura del dubbio. I pratici godono nell’aggiustare, dunque tollerano l’incrinatura solo perché è necessaria a mostrare quanto sono abili nel ricomporla. I non pratici fanno esattamente il contrario: non sono capaci di aggiustarsi un cazzo, però non sanno fare a meno di rompere. Io non so mica da che parte stare, forse un non pratico con spiragli di razionale.

Comunque sia, la storia del tempo che purga gli intestini dell’anima - il panta rei - non mi ha convinto neppure nelle occasioni in cui l’ho sperimentato perché era conveniente o privo di alternative. Bisogna uscirsene da soli, in qualche modo, invece che aspettare che il tempo aggiusti. Il tempo aggiunge, mica aggiusta.

Nessuno dei pratici mi ha mai suggerito come separare il ricordo dal rimpianto – per le volte che sto da schifo, non per quelle in cui godo della quiete della sera, adesso è questo, e sono capace di discernere anche da solo. Penso alle altre, quando si finisce e ci ritroviamo da soli a dire “peccato…” e si tace la colpa che ci sentiamo addosso per il fallimento che è stato, e così durerà – vogliono farci credere - per tutto il tempo che ci vorrà al tempo per fare il suo dovere di niagara del pathos.

Quant’è raro ritrovarsi a dire peccato senza voler intendere nient’altro: peccato, perché l’amore è tutta la vita di un uomo, peccato che sia finito il tempo del nostro tempo vissuto, peccato perché il distacco fa male.

Ma non siamo (sempre io e il mago contumace - se anche voi vi sentite chiamati in causa si sappia che la transitività è una vostra iniziativa) responsabili del distacco più di quanto lo siamo stati dell’incontro.

E’ tutto qui, in fondo, il senso. Non sentirsi in colpa perché si è rimasti soli e non sentirsi in credito, per lo stesso motivo.

Quando io e contumace avremo imparato qualcosa dalla vita, - ci piacerebbe essere bravi a ricordare non il primo giorno in cui abbiamo amato né quello in cui abbiamo smesso, ma quelli che hanno riempito lo spazio tra i due. Ci piacerebbe guardare il mare come facciamo adesso, però con occhi diversi, godere della calma della sera e ricordare tutto con un sorriso e dietro a quel sorriso ci verrebbe da dire: “peccato”. Voltarsi indietro, non è che serva a molto. Salutarsi e non smettere mai d’amare la strada è un modo di non perdersi, di non perderla. I pratici dicono essercene altri più solidi ed efficaci, però il mago contumace non me li ha ancora spiegati ed io ho finito i gettoni. Peccato.

news :: Domande e risposte.

Sua SantitÓ.In altre niùs:

Alla Giornata della Gioventù, Sua Santità Papa Giovanni Paolo II ha ricevuto in dono un cespo di marijuana; eccolo mentre inserisce soddisfatto il naso nel fragrante vegetale, in segno di apprezzamento del dono.
La prima cosa che vorrei chiedere è: ma è possibile che a Milano ci sia solo un posto che noleggia biciclette? Dato che la risposta è "sì", vorrei porre una seconda domanda: ma su che cazzo di campione si basa il ministro Sirchia quando dice queste puttanate?

Già che ci sono, rispondo anche a questa, e riporto il testo integrale dei risultati del sondaggio:

"Il 93% del ministro Sirchia si è dichiarato d'accordo con l'idea del ministro Sirchia di combattere il fumo; il polpaccio sinistro ha invece smarcato la casella 'non sa/non risponde'"

Invece, c'è una domanda alla quale non trovo risposta: ma dove cazzo prendono le notizie, quelli di Leggo? Sul numero di oggi si parlava di un postino suicida davanti alla webcam (come aveva fatto Stile, tanto tanto tempo fa) - peccato che la notizia non sia reperibile su nessun'altra fonte di informazione online, almeno per quanto ho trovato io...

Anzi, se qualcuno la trova, me lo fa sapere?

news :: Lettere domenicali al direttore.

Da: kAZ

Oggetto: egregio

egregio signor pgcd ifzx di zeta reticuli,

una sfortunata ricerca su google.com con oggetto "c'è

chi non ha niente, c'è chi è calabrese", giustificata

da uno stracciacazzi ke su irc voleva sapere il titolo

della canzone ke contiene questo passo, mi ha portato

al suo (?) sito. Aggiunga pure al punto di domanda

l'aggettivo ke le pare, come se me ne fottesse

qualcosa. Solo ora ho capito ke la mia inutile vita

cercava un raggio di luce, e il raggio di luce è

questo sito. Vorrei farle due note sulla recensione al

signore degli anelli: gli elfi sono effettivamente

tutti gay, e quella di legolas nn è cirrosi epatica ma

phard; nel resto del film nn si vedono le tette di liv

tyler, e nemmeno si intravedono i capezzoli in

rilievo; l'effetto voce veniva usato forse in Alvin e

i Chipmunk, sperando di non aver fatto una figura da

peracottaro scrivendolo sbagliato.

Nella mia ingenuità di 22enne eterosessuale ke ha

provato solo un discreto numero delle posizioni

possibili per fare all'amore, volevo kiederle: perkè

un tizio dovrebbe mettersi una candela accesa nel

culo? Temo ke nn riuscirò a dormire senza saperlo, e a

nulla varranno le cure di sargenor ke a detta di mia

madre ha lo stesso effetto della coca tagliata con

anfetamine.



Arrisentirla, kAzushi



PS Mi scusi per i lei minuscoli: troppo faticoso

premere lo shift



PPS Nn rompa i coglioni per le k e la sporadica

assenza di vocali. Grazie.
Kazzuto, il modo in cui hai trovato l'asphalto è sufficientemente idiota da garantirti la mia perentoria ammirazione (sì, perentoria - c'è qualche problema?) per vari minuti a venire. Per questo ti perdono per l'uso delle K e l'abolizione della O di "non", ma sappi che il mio perdono e anche la mia intercessione nulla possono di fronte all'incazzatura cosmica del dio della lingua italiana, che ti ha già segnato nel suo minuscolo Filofax alla voce "persone da torturare per milioni di anni facendo loro sentire Dario Fo che racconta barzellette sconce da bambino delle elementari, ma in gramelot". Quindi, non lamentarti con me quando desidererai porre fine alla tua miserabile* esistenza.

A proposito della candela nel culo - ahimè, il colpevole della niùs in questione è AgnusDei, non il sottoscritto. Quindi, se c'è qualcuno che potrebbe spiegarti perché una persona, che magari ha una vita felice e soddisfacente come sovrintendente di qualità delle masturbatrici manuali di animali per l'inseminazione artificiale, potrebbe voler fare una cosa del genere.

Per quanto mi riguarda, le candele devono stare al loro posto.

news :: Dissociazioni

infatti le candele sono 2, coraggio, dai sfogo alla tua immaginazione Il primo pensiero successivo al primo respiro che segue l’ultimo stravizio notturno è stato: “dove posso vomitare senza che i vicini se ne accorgano?”. Stupido pensiero, a pensarlo, perché l’ora era incompatibile con gli spostamenti dei limitrofi che, se non erano transumati verso qualche ipercoop, sarebbero comunque andati a lavare la macchina oppure imegnati in qualche piccoloborghesata di pari calibro. Quindi ho liberato senza indugio il succo gastrico, e mentre con la testa sulla tazza del cesso mi stupivo dei colori che il liquido autoprodotto può assumere a contatto con l’aria, m’è venuto da pensare che non mi ricordo nemmeno cosa ho detto, né a chi, ma so benissimo che c’era da festeggiare l’asphalto e che il modo migliore era quello. Naturalmente non mi ricordo nemmeno perché mi sono ritrovato ventieuro appena in tasca, ma d’altra parte non mi ricordo neanche quanti ne avessi portati, per cui potrebbe anche darsi che in quella tasca me li abbiano infilati. Già, ma per cosa li avrei guadagnati (ammettendo che nessuno fa niente per niente)?

Dopodiché sono uscito sgranocchiando pasticche di cibalginafast come fossero pistacchi e questo dubbio m’è rimasto in testa per tutto il giorno. Un po’ come questo pelo tra le labbra, che ad una prima, sommaria, indagine, non sembra dei miei. Questo sa di tappo.

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