news :: La grande famiglia

AD: dica, loredana, mi ha cercato?

LRD: io, ecco, io. Il capo mi tratta male…

AD: mannò, che dice, chi disprezza compra

LRD: infatti dice che mi vuol vendere, che devo dare le dimissioni, che sono una donnaccia

AD: non pianga, loredana. Noi siamo come una famiglia.

LRD: io io non lo so, perché mi vuole male? È cattivo dentro

AD: macchè, è solo brutto fuori. Lei interiorizza la sua immagine, si fidi.

LRD: io, io voglio essere trasferita

AD: uh che paroloni. E che cosa sa fare?

LRD: che si può dire?

AD: certo, ci mancherebbe.

LRD: i pompini rovesciati!

AD: assì?

LRD: giuro, mai andata in bagno a sputare in vita mia. E lavoro da sette anni.

AD: me ne rallegro. E che non si possa dire, a questo punto, cosa sa fare?

LRD: cash flowing e analisi gross margin, forecast, budgeting e….

AD: sti cazzi

LRD: si, pure quelli

AD: ehm, ma è proprio sicura di non voler rimanere segretaria del capo? Ha carattere.

LRD: lui mi picchia e non mi tocca. È un uomo strano. Mi fa paura.

AD: vabbè, la mando a lavorare col Ramone

LRD: moreno? Qual gran signore. Grazie, come posso sdebitarmi?

AD: lei è figlia unica?

LRD: no, ho un fratello di ventun anni

AD: ecco, lo faccia venire per un colloquio. Vedo per lui un futuro roseo. Oh, com’è roseo.

LRD: grazie, lei è un grande uomo

AD: eh già, quando posso, do sempre una mano, lì dove serve.

LRD: vado da moreno, adesso?

AD: vada, però sputi quella cicca alla menta

LRD: perché è di cattivo odore

AD: tutt’altro, però Ramone ha la pelle molto delicata. Chi ben comincia…

news :: Cambiamenti e soluzioni

Il progetto di riorganizzazione della sede è entrato nella fase operativa.

Reperiti i fondi necessari grazie alla vendita degli incensi di Saibaba e, soprattutto, dei pani di cocaina (ma io sono solo un simpatizzante di Pecoraro Scanio, e se mi beccano si sappia fin d’ora che sono una vittima sacrificale del sistema).

Definiti i compiti e le responsabilità nel corso di una riunione atipica, nella quale in segno di rispetto pgcd ha smesso di chiedere alla segretaria di appendergli le caccole fuoriuscite dal suo naso sulla lavagna elettronica (si è alzato dalla sedia e ce le ha messe lui di persona disegnando un mosaico di pregevole fattura “cvisto lovedana, non sai fave un cazzo”).

Pianificati i tempi e le informazioni da rilasciare alla stampa.

Siamo operativi. Per conto mio, sono convinto che trasferirsi in una stalla per il periodo strettamente necessario ai lavori in sede, sia stata la soluzione migliore. Putroppo non tutti hanno accolto la novità di buon grado. Ramone si è dato malato, ma c’è chi dice che non voglia entrare nella mangiatoia per paura di non poterne più uscire (in fondo mancano pochi mesi al natale e nessuno teme il presepe vivente quanto lui).

Alcuni impiegati di basso profilo che hanno sottolineato il persistente odore di merda sono stati licenziati, dopo essere stati convinti che ognuno sente ciò che crede di essere.

Il capo, per quello che può, tiene alto il morale della truppa, consapevole che non è facile lavorare in un ambiente del genere. Le sue condizioni fisiche sono nettamente migliorate da quando ha cominciato a iniettarsi il metadone invece che assorbirlo per via rettale. E poiché mens sana in corpore sano, da quel momento è un pozzo di idee, perlopiù brillanti. L’ultima iniziativa è l’istituzione della banca degli organi. In pratica, nel contratto di assunzione, si firma una clausola in ossequio alla quale se un membro del comitato cosmico di potere assoluto si ammala, l’impiegato compatibile deve offrire l’organo che abbisogna. Poiché ci sono stati alcuni casi di riluttanza, io ho completato il regolamento in modo da evitare in futuro il ripetersi di questi spiacevoli atti di codardia. Funziona così: nel caso in cui il prescelto si ostinasse a non volersi sacrificare in nome del progresso della razza, saremmo costretti a ripiegare sull’impiegato con il cognome che inizia con la lettera successiva a quella del primo.

Come ultimo atto democratico, è previsto un faccia a faccia di mezz’ora tra i due impiegati, prima dell’ingresso in sala operatoria. Per rispetto delle vigenti leggi sulla privacy, il colloquio si svolgerà in un luogo riservato, diciamo una camera anecoica.

L’emendamento è molto piaciuto al capo, che mi ha guardato con aria soddisfatta, prima di esclamare: cvisto…

Naturalmente, dal giorno successivo, ho cominciato a reclutare impiegati con la prima lettera del cognome pari tra gli atleti e gli attori salutisti e gli impiegati con la prima lettera dispari tra i figli dei serial killer, malavitosi e buttafuori.

Eh già, qualche volta credo di avere potenzialità inespresse, e vi salva soltanto il fatto che in questi casi provo a camminare sulle acque limacciose dell’idroscalo ma purtroppo vado a fondo come un sacco di merda.

Però la prima volta che sto a galla, giuro che per voi tutti non saranno momenti di cabaret.

news :: Il senso di Wurdalak per l'imene

Quando un giovane promettente come Wurdalak non da notizie di sé, le ragioni sono sostanzialmente due.

La prima ragione è che non scrive perché è dedito al fisting e non è capace di scrivere con la bocca come i pittori dei biglietti di natale dell’unicef (che io ho ordinato oggi, per risparmiare, come faccio ogni anno a fine agosto).

La seconda ragione è che è dedito al fisting estremo, e avendo la testa altrove, diciamo al buio, pur avendo le mani libere non sa come scrivere perché non vede la tastiera.

In entrambi i casi questo silenzio mi lascia dubbioso e mi rattrista, perché da che ho deciso contro la volontà di tutti, soprattutto del Ramone, che venisse assunto come badante, ho sempre coltivato il sogno di metterlo in regola.

E adesso che ho ritirato per lui in posta il kit, è sparito.

Se penso che mentre scrivo queste righe accorate lui se ne sta con la testa immersa nel pozzo, mi domando che senso abbia intestargli la domanda di emersione.

Al giorno d’oggi è sempre più improbo essere un padrone illuminato, che Dio me ne renda conto.

news :: Tecniche di sopravvivenza

La cosa più comoda per ignorare le richieste di auto di un cliente è spiegargli che la cosa migliore è che mandi un fax, dettagliando la questione.

Poi bisogna intasare il fax (semplicissimo, basta mandare via ad un random address cinquantapagine di spamming di società che si occupano di riciclare toner). Secondariamente bisogna che avverta quella stordita della segretaria di non passare telefonate perché sono impegnato in una riunione e di avvertire che, in caso di urgenza, il cliente potrà chiamare sul mio numero di cellulare di lavoro.

Che naturalmente sarà spento, ma prima, furbo come uno svizzero, avrò disabilitato la segreteria telefonica.

A quel punto occorre sabotare l’accesso ad internet, oppure millantare chissà quali problemi di ricezione posta elettronica (i virus fanno sempre impressione, anche quando non ci sono).

Ho fatto tutto? No.

No. La prossima volta farò in modo che non vengano firmati contratti con clienti che hanno la sede a venti chilometri dallo studio. Questi bastardi si muovono in fretta, come i temporali.

Ne ho qui due che aspettano fuori dalla porta.

Sono venticinqueminuti che aspettano che io la smetta di parlare da solo ad alta voce.

Prima o poi mi toccherà uscire di qui e spiegare che il cliente con il quale stavo definendo alcune questioni, pur non essendo anarchico, è passato per la finestra e se n’è andato senza salutare.

Non mi aspetto che la bevano, ma neppure che pretendano di vedere il cadavere.

E comunque, si si, bruttavita.

news :: Taumaturgia spicciola.

Stamattina volevo compilare un breve frasario turistico adatto a Milano. Ero quasi certo che questa avrebbe potuto essere la via per quella gloria e ricchezza che tanto agogno e tanto alacremente mi sfugge.

Purtroppo, l'unica frase che mi è venuta in mente era "Signorina, ha dimenticato di indossare la gonna" - frase che, pur essendo quanto mai adatta in varie situazioni sociali, è tuttavia un po' troppo scarna. E' anche un po' troppo una, per scriverci un libro. Quindi, mi sono visto costretto per l'ennesima volta a rinviare i miei piani di conquista del mondo tramite la letteratura.

Ora mi limiterò a godermi gli sbalzi termici che mi stanno provocando le pastiglie di caffeina e le quattro ore di sonno, in attesa che il cervello decida che è ora di fare qualcosa.



In altre niùs:

Stamattina ho scaracchiato sangue. E' grave?



FONDAMENTALISSIMO APDEIT!

Sono troppo un genio! Vi ricordate questa niùs? Notate la data (16 giugno)? Beh, guardate un po' che articolo è comparso oggi: sono troppo avanti. Mi daranno il nobel. Forse no, eh, ma forse sì.

deliri :: L'olandese (al) volante

Oggi ho fatto la cacca brutta, ma era cos brutta che mi sembrava di vomitare dal culo. Questo non mi ha impedito, tuttavia, di decidere che era il momento buono per pubblicare questo importante comunicato postvacanziero del nostro fustigatore di costumi.

news :: L'erudito

AD: esculapio!

RAM: rivoluzionario!

AD: come andiamo, hai digerito il filetto da chilogrammo di ieris era?

RAM: pregevole. E tu il rosso Rallo di Sicilia?

AD: incantevole. Un bouquet del genere non lo apprezzavo da tempo.

RAM: già, senti, fuor di metafora, cosa vuoi? Sai, sto studiando..

AD: ah! ti sei iscritto al cepu? Lo fai per il tu’ babbo, come Cipollini?

RAM: no. è un corso di cosmic advanced senior ultramega architecture system consultant

AD: minchia. Uotsamerican boy, e chissei, il john wayne del mouse?

RAM: non ti rispondo neanche

AD: vabbè, che brutto carattere voi elettricisti. Sta a sentire: ho un problema

RAM: se è di veloce soluzione…

AD: non lo so. Non mi va in temperatura l’acqua nel radiatore, non sale neanche a motore acceso. Rischio di scassare tutto?

RAM: è una bolla d’aria. Fermati da qualche parte e svita il tappo.

AD: e poi?

RAM: poi aspetti

AD: aspetto cosa?

RAM: aspetti, qualcosa succederà

AD: speriamo che l’esame del cepu ti vada bene

RAM: perché?

AD: perché se ti stampano, un lavoro in officina meccanica non lo trovi mica. Neanche se ti raccomanda barrichello.

RAM: ti saluto, devo andare a studiare

AD: ti saluto anch’io. Che danno oggi? Il problem solving con il metodo del Control alt c?

RAM: click

AD: urca, ha staccato direttamente la spina. È ancora alla lezione uno, pagina uno. Non ce la farà mai…

news :: La pasticca del Re Leone

Un paio di mesi fa un pover’uomo di nome Cipollini, professione ciclista, annuncia il ritiro perché il mondo non lo capisce e non lo supporta. A suo modo di vedere la situazione era insanabile e il ritiro definitivo. Seguirono parole d’affetto di tifosi (cioè malati di tifo, che è una brutta malattia), inchiostrate di merda sui giornali specializzati e non, prodotte da pennivendoli più o meno illustri.

Ci si mise anche l’asphalto, l’unica testata libera. In una nius che al solito avranno letto in tre, di cui due sono miei parenti, io scrissi la verità.

Cioè che questo individuo sarebbe tornato alle gare, non appena la superbomba di doping cui era stato sottoposto gli avrebbe consentito di non corrodere, nel caso di un controllo antidoping, la provetta in cui avrebbe dovuto orinare. E di ustionare la mano del medico, aggiungo malizioso.

Guardate che a me del ciclismo importa sega. Ciò che trovavo divertente, una volta di più, era la prevedibilità dell’idiozia umana e il seguito che si ottiene.

Tra idioti, se si organizza un picnic fuoriporta, in macchina si starà sempre molto stretti.

Naturalmente l’occhio lungo dell’asphalto aveva visto quello che tutti avrebbero dovuto, e, pur sapendo, non hanno voluto. Stamattina leggo sui giornali che il Re Leone (così si fa chiamare questo farmacista del pedale) ha annunciato il ritorno alle competizioni. Ha dichiarato di averci pensato molto, più di quanto debba ogni mattina fare per digitare il pin del suo telefono, e di essersi piegato per amore di suo padre e dei tifosi. Ah, il papà è sempre il papà!

Io al Re Leone gli voglio davvero bene. Anzi, se lo conoscessi di persona gli chiederei un bacio, di quelli appassionati. Mi piacerebbe davvero sperimentare il suo alito, dovo aver provato, con profitto, quasi tutte le combinazioni di colla da inalazione reperibili sul mercato.

Inoltre, a quanto pare il prode Cipo è in gran forma. L’altro ieri in allenamento sulla Grosseto Livorno l’hanno cronometrato a novantallora. Senza bici. Camminava controvento e aveva i capelli giallo fluorescente, come lo stabilo boss.

Quest’uomo merita tutta la mia stima. Mi ha fatto ridere un sacco e non mi ha chiesto in cambio niente, nè un euro, nè un cucchiaino.

Da oggi, giuro, sono diventato il suo primo tifoso.

news :: Maldestro, mezzo gaudio

Mi piace vedere come i piccoli difetti per i quali non mi sentirò mai in colpa negli altri a volte provochino significative frustrazioni. Per esempio, essendo maldestro e disordinato, non faccio più caso alle cose che rompo e a quelle che perdo, purchè mie.

Non mi incazzo neanche più: tutte le volte che compro qualcosa, e accade piuttosto spesso – diciamo ogni volta che ho dei soldi in giro, anche pochi – io so che quel qualcosa dovrò perderlo di morte violenta, oppure dimenticarlo in qualche posto. Sapendolo prima, mi rassegno. E’ un atto di limite consapevole. Ho provato a migliorare, ma ‘un c’è verso.

Gli altri no, gli altri, quelli normali, si incazzano come delle iguane. E sei un disastro, e guarda come sei conciato e possibile che non ti curi di queste cose e troppo comodo fare il signore e non ti si può affidare un accendino, figurarsi la vita. Ora, a parte che io sono un signore, tra la vita e l’accendino non vedo grosse analogie, se non per il fatto, trascurabile, che entrambe al mercato nero costano molto meno. In ogni caso, dovrei pure difendermi in qualche modo.

Soltanto che trovo più attinente alla mia natura liberarmi di quelli che non l’hanno capita a tal punto da non riconoscere la misura e il valore che (non) riconosco alle cose, piuttosto che accanirmi per spiegare che in fondo di accendini ne vendono ancora, ne venderanno sempre, e se ho perso l’accendino è perché in cuor mio avevo voglia di smettere di fumare.

Così nel passato qualche volta è successo che ho dimenticato qualcuno in autogrill, perché in fondo, in cuor mio, avevo voglia di smettere di ascoltare, e di stare.

Come a dire che dimenticare è un atto voluto, al netto di lungaggini burocratiche tra cui menziono, per chiarezza d’esposizione, le spiegazioni del proprio io ad altri che non sia io.

news :: Commenti a latere.

Una mia amica ha avuto un'idea brillante per sterminare gli scarafaggi: creiamo degli scarafaggi gay che siano estremamente attraenti per i maschi, e lasciamoli liberi, a distruggere famiglie e rovinare le vite di milioni di scarafaggi. Dopo un po', se tutto va secondo i piani, dovrebbero smettere di riprodursi.

L'idea è ottima, e sembra che l'abbiano già applicata nei confronti qualche altro insetto, con molto attraenti ma sterili (non chiedete i dettagli, perché non li so e non ho voglia di cercarli). Per qualche ragione - imputo le scoregge pestilenziali che sto producendo di recente - a me è venuto in mente che forse non è un'idea così innovativa: gli alieni invasori lo stanno facendo da anni, nei confronti degli umani. E usano i viados.



In altre, non pertinenti, niùs:

Visto che sennò mi scassa il cazzo e mi manda centinaia di migliaia di mail al giorno*, vi invito a visitare quel brav'uomo de Il mostro di Dusseldorf, allegro produttore (assieme, apparentemente, ad altri psicopatici) di un blog pregevole - se non altro, nella pagina delle niùs correnti non c'era neanche una poesia né una canzone lacrimosa. E se non è un indice di qualità questo, non so più cosa dire.



* La scala è stata esagerata per mostrare le differenze



E visto che oggi vendono le niùs a un deca al chilo:

AgnusDei si è detto dispiaciuto del fatto che nell'ultimo mese le lodi nei suoi confronti e le esegesi dei suoi testi hanno subito una leggera flessione. Quindi ha scritto un nuovo delirio, che voi andrete subito a leggere e commentare inanemente come fate di solito. Oppure non lo commenterete perché non avrete le parole per esprimere l'illuminazione che vi ha colto. Oppure non lo commenterete perché siete dei fottuti segaioli e preferite la merda che trovate negli altri siti.

news :: Nel blasfemo nome della croce rivoltata.

Ieri sera, per festeggiare la (quasi) fine dei lavori sul video di Legion, avevo pensato di fare un'orgia con dodici prositute russe diciottenni, cocaina a fiumi - o monti, a seconda - e una bella fetta di torta con cioccolato e pere. Purtroppo, ho trovato chiusa la mia pasticceria di fiducia e, quindi, ho dovuto rimandare i festeggiamenti.

Tuttora pregno dello spirito euforico di chi ha compiuto un lavoro che non pensava di saper fare e, soprattutto, non avrebbe dovuto fare, ho deciso che anche guardare la puntata conclusiva di Icsfails avrebbe potuto essere una degna celebrazione. Non mi sbagliavo. In particolare se il tuo concetto di degna celebrazione è passare due ore a chiedersi perché Chris Carter non sia morto a metà della prima serie, prima che potesse fare danni e, soprattutto, perché le infermiere dell'ospedale psichiatrico in cui è rinchiuso (vero che è rinchiuso? VERO?) gli hanno permesso di propinare quella merda ai telespettatori.

Quando, pietosamente, è arrivata la sigla, ho capito che non era ancora finita - e mi sono guardato pure lo speciale di Studio Aperto. Sono riuscito a farcela a malapena (le uniche cose che mi hanno tirato su di morale era la storiella sui documenti farlocchi e la bernarda dell'altare satanico), e ho deciso una cosa importante: quando diventerò padrone del mondo, per prima cosa farò passare per le armi i giornalisti.

Non per censura, s'intende. Per pietà.

news :: Fetish

Adoro la farmacia di fianco al mio studio. Pensavo che dipendesse dall’insegna luminosa verde, l’unica cosa che si vede baluginare quando c’è nebbia, cioè sette mesi all’anno. Pensavo anche che inconsciamente la identificassi con il rimedio delle mie emicranie, visto che il farmacista mi smazza sottobanco, senza ricetta medica, un prodottino della merck a base di morfina che cura tutto, dall’emicrania allo spleen al mal di mare.

Inoltre pensavo di amare quella farmacia (ma quanto cazzo penso di lunedì?) per la figura in cartone dell’amaro medicinale giuliani in scala uno a uno (il signor giuliani, mica l'amaro) e perché è l’unica che frequento che vende ancora senza pudore i preservativi della ditta nella quale ho lavorato (per la cronaca, scadono nel 2003, ma non sono garantiti perché il personale licenziato aveva minacciato atti di sabotaggio al reparto testing. Sempre per la cronaca, ho regalato a wurdalak una "grossa" di quel lotto di produzione, 150 pezzi, roba da far felice il papa).

Invece stamattina ho capito. Io amo quella farmacia per via del manichino femminile che indossa in vetrina il reggiseno marrone chiaro a banda larga e le calze contenitive con la giarrettiera a sedici agganci, otto per parte. Questo manichino mi fa impazzire, neache fossi un erotomane: non so resistere al fascino del calzuro traforato bianco, autoclavabile, appoggiato con eleganza alla caviglia gonfia e squadrata. Mi commuovono le ginocchia e l’interno cosce fasciato da queste calze incapaci di trasparire né la superficie liscia e fredda di chi l’indossa né la natura insana del mio amore.

Ma le pelvi! Quando arrivo alle pelvi do fuori da matto! Sono così massicce che sembrano indistruttibili, e invece a malapena il corsetto che le contiene riesce a nascondere la natura del trauma. E che dire della cucitura bicolore che unisce l’attaccatura delle gambe? Marrone scuro su grigio topo, perché la sensualità vuole i colori armoniosi e crudi al tempo stesso. E che ci sarà sotto quella attaccatura, una vulva in ethernit? Altrimenti perché spessorare la giuntura al punto che il coccige sfiora la vetrina, pur essendo il tronco del manichino posizionato diversi centimetri dietro?

A proposito dell’aggeggio che sorregge l’intero manichino, con che malizia cercare di indovinare le modalità con cui hanno fissato, sul lato alto, l’estremità del manico alla pedana di plexiglass che tiene in piedi il tutto? E perché nascondere un simile affronto alla legge di gravità? Come possono due gambe tante rimanere posturate con dovizia, sorrette da un singolo supporto, per giunta longilineo?



E’ chiaro che quando la moglie del farmacista ha interrotto le mie supposizioni, mi è toccato di comprare qualcosa per non fare la figura dello stronzo. Con questi calzuri unisex nuovi di pacca da ventidue euro, se non altro, sembrerò uno stronzo paramedico. Se non la reputazione, ho la traspirazione garantita.


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