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IL FISICO E I MOSCERINI
XLVII

UN FISICO SI ACCORSE UN GIORNO CHE LE PARTICELLE
SUBATOMICHE SU CUI STAVA CONDUCENDO
ESPERIMENTI CHE GLI SAREBBERO
VALSI IL PREMIO NOBEL ERANO IN REALTÀ DEI MOSCERINI
CHE SI ERANO INFILTRATI NELL’ACCELERATORE
DEL CERN. Il problema era grave perché il fisico si era compromesso
con i colleghi anticipando i risultati dei suoi rivoluzionari
esperimenti, a tal punto che non poteva più tornare
indietro. Ammettere l’errore e rivelare la storia dei
moscerini era impensabile per uno scienziato del suo prestigio;
decise perciò di far finta di niente. I risultati degli
esperimenti vennero pubblicati sulla rivista dei fisici e nessuno
fece obiezioni di sorta. Accadde però che un altro fisico,
avendo prenotato l’acceleratore del CERN per compiervi
i suoi esperimenti, lo trovò pieno di moscerini, per-
ché nel frattempo questi si erano riprodotti. Per farla breve,
comprò un insetticida e fece una bella disinfestazione,
dopo la quale disinfestazione però né a lui né a tutti gli altri
fisici riusciva più alcun esperimento, neanche quelli più
semplici. Nell’ambiente dei fisici iniziò a farsi strada la convinzione
che in tutti gli esperimenti in cui si era creduto di
studiare il comportamento di particelle atomiche e subatomiche
accelerate, in realtà si stavano osservando dei
moscerini. Si misero in dubbio tutte le teorie più collaudate,
finché un giorno l’uomo delle pulizie, un peruviano, si
accorse che era rimasto giù il salvavita. La comunità dei fisici
tirò un sospiro di sollievo, e in tutta questa confusione la
fece franca anche il fisico del premio Nobel farlocco; gli
unici che ci rimisero furono i moscerini.