asphalto FAQ
bla-bla :: [1] Renato Schifani in: Untouchables
Buona ricostruzione di sdavas, volevo rimarcare alcuni passaggi
travagli0:
Caro direttore, ringrazio D'Avanzo per la lezione di giornalismo che mi ha impartito su Repubblica di ieri. Si impara sempre qualcosa, nella vita.

Ma, per quanto mi riguarda, temo di essere ormai irrecuperabile, avendo lavorato per cattivi maestri come Montanelli, Biagi, Rinaldi, Furio Colombo e altri.

Risposta oltremodo piccata + fallacia logica dell'abuso di autorità (per lo più defunte)
d'avanz0:
Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire all'integrità di Marco Travaglio un'ombra, una colpa, addirittura un accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice?

Più che una calunnia sembra veramente il tentativo di demolire una calunnia, o meglio, di far risaltare quella di travaglio travolgendola nella sua verità. Non ha inteso veramente attribuire una condotta illecita a travaglio, nè la suggerisce; al limite, suggerisce che travagli0 l'abbia suggerita.

Segue piccatissima risposta del nostro eroe, il quale, dopo aver minacciato querela, e quindi aver reputato ingiusto vedersi costretto a denudarsi per rispondere a infamie da giornalismo del sospetto, scrive:
eccomi qui pronto a denudarmi.

Se questo maestro di giornalismo avesse svolto una minima verifica prima di scrivere quelle infamie, magari rivolgendosi all'albergo o dandomi un colpo di telefono, avrebbe scoperto che: 1) non ho mai incontrato, visto, sentito, inteso nominare questo Aiello fino al giorno in cui fu arrestato (e comunque, non essendo io siciliano, il suo nome non mi avrebbe detto nulla); 2) ho sempre pagato le mie vacanze fino all'ultimo centesimo (con carta di credito, D'Avanzo può controllare); c) ho conosciuto il maresciallo Giuseppe Ciuro a Palermo quando lavorava alla polizia giudiziaria antimafia (aveva pure collaborato con Falcone). Mi segnalò un hotel di amici suoi a Trabia e un residence ad Altavilla dove anche lui affittava un villino.

Nel fare ciò avverte che sia una ingiustizia, e il corto circuito retorico è evidente. Le sue primigenie accuse non sarebbero più legittime perché rivolte a una carica dello Stato, poiché
imbastire una ripugnante equazione tra le frequentazioni palermitane del palermitano Schifani e una calunnia ai miei danni che - scopro ora - sarebbe stata diffusa via telefono da un misterioso avvocato: e cioè che l'imprenditore Michele Aiello, poi condannato per mafia in primo grado, mi avrebbe pagato un albergo o un residence nei dintorni di Trabia. La circostanza è totalmente falsa e chi l'ha detta e diffusa ne risponderà in tribunale.

avverte l'intrinseca iniquità di cotal agire, a prescindere dal ruolo (una ingiuria è sempre una ingiuria), "non è concesso a nessuno nemmeno a D'avanzo imbastire una serie di ripungnanti equazioni", eppure non riesce a distaccarsi nemmeno per un momento, in questa estrema difesa, dal comunque gittar merda su sch1fan1.
Infatti, in questa condanna 1) dice che nessuno - proprio nessuno, a prescindere dal ruolo - deve essere ricamato di sterco erché ciò è intrinsecamente male; 2) -attenzione- dà assolutamente per scontato (e qui si riscontra una interessante abilità del nostro eroe) che, per contro, sch1fan1 sia assolutamente mafioso: ciò risalta per contrasto: schif4n1 "sì" e lui "no" non tanto in ragione del ruolo ricoperto ma per un'implicita "exceptio veritatis", non argomentata nè asseverata, solo "scontata"
Ciò in particolar modo risalta da questo passo "ripugnante equazioni tra le tra le frequentazioni palermitane del palermitano Schifani e una calunnia ai miei danni...". Bravo, non c'è che dire.


*UPDATE*
Nel frattempo, il corriere della maphia..*
In apertura Santoro difende il giornalista e attacca Corsera e Repubblica

Annozero: battibecco Castelli-Travaglio
«La banda dei quattro: Santoro, Travaglio, Di Pietro e Grillo. Tolti loro il Paese si modernizzerà»

La mai vituperata ansa ci informa che il nostro eroe potrebbe avere un'ulteriore processo:
Rai: scontro tra Travaglio e Castelli che annuncia querela


*in realtà il corriere della maphia non è tale, visto che l'unità riporta la stessa notizia: travaglio che querela d'avanzo.
Quindi possiamo dire che effettivamente egli è
[sdavas::post]veramente una testa di minchia.

E' vero, il corriere "per far prima" ha ripreso le parole scritte su repubblica; ma a quanto pare travagli0 ha querelato per davvero.
Faccio notare solo un fatto riguardante il metodo d'informazione dei compagni dell'unità:
Secondo D’Avanzo, Travaglio sarebbe stato ospite per le sue vacanze in Sicilia dello stesso Aiello, tramite la mediazione di Ciuro. Insomma, anche lui avrebbe «amicizie pericolose».

Questo d'avanz0 non l'ha mai sostenuto, evidentemente anche all'unit4 hanno avuto "buoni maestri".

Chiudo con le parole di quella volpe grigia che è ferrara:
Travaglio ricorda che a proposito del caso Schifani lui si è “limitato a rammentare un fatto vero” e che, seppur riguardo ai quei “fatti” ci siano “rapporti di nessuna rilevanza penale”, dall’altra parte questi sono fatti di “grande rilievo politico-morale”. Certo, per chi puntigliosamente come Travaglio racconta solo “fatti”, l’espediente linguistico del “grande rilievo politico-morale” è un po’ curioso. Essere costretti a definire un fatto di “grande rilievo politico-morale” senza limitarsi a raccontare solo i fatti, nasconde questa piccola contraddizione di fondo: se i “fatti” necessitano di commento, significa che i fatti raccontati non sono così evidenti per dimostrare qualcosa.

I due giornalisti, a questo proposito, avevano già anticipato il nuovo approccio alla cronaca giudiziaria del travaglismo spiegando, nelle prima pagine del loro volume, che il discrimine per valutare l’attività politica di un politico non si limita più “al criterio dei precedenti e delle pendenze penali”. Siamo “convinti – scrivono i giornalisti – che non basti essere incensurati per fare politica” e per questo “abbiamo scovato i nemici della legalità”. E’ anche per questo che nel vocabolario travagliesco i fatti non sono solo fatti ma sono anche “moralmente disdicevoli”.

“Un fatto ci indica sempre una verità?”, si chiede D’Avanzo. No, naturalmente: Travaglio non è un mafioso per il semplice fatto che ha frequentato persone che sarebbero state condannate per mafia e le parole contenute in un brogliaccio di polizia, come Travaglio ovviamente sa, sono il resoconto di un fatto, non “la verità da scagliare contro qualcuno". E chissà che Travaglio non abbia capito che il giochino non piace più a nessuno (e comunque non a D’Avanzo).
Contvo Corrente.