asphalto FAQ
bla-bla :: [1] Renato Schifani in: Untouchables
[Mestizio::post]registro che su trav4glio querelatore di d'avanz0 siamo tutti d'accordo, nel frattempo

Pronti! Procedo (con post chilometrico) ad appuntire lo stronzo, come da richiesta.

Innanzitutto, sono quasi sicuro che gli articoli di D'Avanzo e Travaglio siano già stati linkati da qualcuno, ma siccome non li trovo li rimetto qua:
Primo articolo di D'Avanzo sulla questione
Prima risposta di Travaglio
Secondo articolo di D'Avanzo
Risposta di Travaglio con replica di D'Avanzo

Ma veniamo ai dettagli di questo nuovo ed eccitante "caso Travaglio".

Nel primo articolo (La lezione del caso Schifani) D'Avanzo porta suppergiù gli stessi argomenti contro Travaglio che sono stati usati qui. Per conto mio sarebbe un articolo perfetto se vivessimo in un paese normale, invece lo trovo un po' alienato, per così dire. Queste le sue conclusioni:
Nel "caso Schifani" non si può stare dalla parte di nessuno degli antagonisti. Non con Travaglio che confonde le carte ed è insincero con i tanti che, in buona fede, gli concedono fiducia. Non con Schifani che, dalle inchieste del 2002, ha sempre preferito tacere sul quel suo passato sconsiderato. Non con chi - nell'opposizione - ha espresso al presidente del Senato solidarietà a scatola chiusa. Non con la Rai, incapace di definire e di far rispettare un metodo di lavoro che, nel rispetto dei doveri del servizio pubblico, incroci libertà e responsabilità. In questa storia, si può stare soltanto con i lettori/spettatori che meritano, a fronte delle miopie, opacità, errori, inadeguatezze della classe politica, un'informazione almeno esplicita nel metodo e trasparente nelle intenzioni.


Travaglio ribatte al solito modo suo (Su Schifani ho raccontato solo fatti), buttando là un altro paio di storiacce su Schifani e poi chiosando così:
Secondo lui [D'Avanzo] i giornali, all'elezione di Schifani a presidente del Senato, non hanno più parlato di quei rapporti perché nel frattempo non s'era scoperto nulla di nuovo. Strano: non c'era nulla di nuovo neppure sul riporto di Schifani, eppure tutti i giornali l'hanno doviziosamente rammentato. I lettori giudicheranno se sia più importante ricordare il riporto, oppure il rapporto con D'Agostino e Mandalà (che poi, un po' contraddittoriamente, lo stesso D'Avanzo definisce "sconsiderato"). Ora che - pare - Schifani ha deciso di querelarmi, un giudice deciderà se quel che ho detto è vero o non è vero.


A questo, punto, D'Avanzo ribatte (Non sempre i fatti sono la realtà) sul metodo di lavoro di Travaglio, il tutto è una sorta di invito alla prudenza. Dice D'Avanzo:
Che cos'è un "fatto", dunque? Un "fatto" ci indica sempre una verità? O l'apparente evidenza di un "fatto" ci deve rendere guardinghi, più prudenti perché può indurci in errore? Non è questo l'esercizio indispensabile del giornalismo che, "piantato nel mezzo delle libere istituzioni", le può corrompere o, al contrario, proteggere?

A seguire, prende ad esempio il caso di Travaglio stesso (in vacanza in Sicilia) il cui conto d'albergo sarebbe stato pagato da Michele Aiello. Fonte dell'informazione: l'avvocato di Aiello stesso. Ora, di Aiello dice subito:
Michele Aiello, ingegnere, fortunato impresario della sanità siciliana, protetto dal governatore Totò Cuffaro (che, per averlo aiutato, beccherà 5 anni in primo grado), è stato condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso.

E quindi come fonte il suo avvocato è una merda, evidentemente. Infatti prosegue D'Avanzo:
Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire all'integrità di Marco Travaglio un'ombra, una colpa, addirittura un accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice? Davvero qualcuno, tra i suoi fiduciosi lettori o tra i suoi antipatizzanti, può credere che Travaglio debba delle spiegazioni soltanto perché ha avuto la malasorte di farsi piacere un tipo (Giuseppe Ciuro) che soltanto dopo si scoprirà essere un infedele manutengolo?

Ecco quindi la storiaccia: una stronzata colossale.

Segue risposta isterica di Travaglio, che, oltre a ribattere le solite cose (seconda carica dello stato=dobbiamo sapere) rifiuta l'analogia (o dovrei dire la maranzata?) fatta da D'Avanzo e parte lancia in resta:
Ciò che non è consentito a nessuno, nemmeno a D'Avanzo, è imbastire una ripugnante equazione tra le frequentazioni palermitane del palermitano Schifani e una calunnia ai miei danni che - scopro ora - sarebbe stata diffusa via telefono da un misterioso avvocato: e cioè che l'imprenditore Michele Aiello, poi condannato per mafia in primo grado, mi avrebbe pagato un albergo o un residence nei dintorni di Trabia. La circostanza è totalmente falsa e chi l'ha detta e diffusa ne risponderà in tribunale.

Potrei dunque liquidare la cosa con un sorriso e un'alzata di spalle, limitandomi a una denuncia per diffamazione e rinviando le spiegazioni a quando diventerò presidente del Senato. Ma siccome non ho nulla da nascondere e D'Avanzo sta cercando - con miseri risultati - di minare la fiducia dei lettori nella mia onorabilità personale e nella mia correttezza professionale, eccomi qui pronto a denudarmi.

Seguono dettagli minuziosi della sua vacanza di cui non fotte un cazzo a nessuno.

La replica breve di D'Avanzo è questa:
Nessuno ha mai messo in dubbio l'onorabilità di Travaglio. Nessuno ha voluto sollevare una noiosa e irrilevante polemica personale. Si è voluto soltanto ragionare senza ipocrisie su un metodo giornalistico che, con niente o poco, può distruggere la reputazione di chiunque. Era un memento a Travaglio e a noi stessi ad usare con prudenza, armati di niente o poco, la parola "verità" (evocata, purtroppo, anche oggi). E prima di mettere punto: ma davvero c'è qualcuno che, in buona fede, può pensare che Repubblica faccia sconti alla mafia e alle sue collusioni con i poteri?


Di tutto ciò, l'articolo del Corriere linkato da Mestizio riporta il primo paragrafo della risposta di Travaglio, e lo usa per dare la notizia che Travaglio querelerà D'Avanzo.
Ora: effettivamente quello che scrive Travaglio (chi ha detto e diffuso questa cosa ne risponderà in tribunale), preso alla lettera, potrebbe significare che denuncerà l'avvocato di Aiello e D'Avanzo, ma potrebbe anche significare che denuncerà Aiello (che l'ha detta) e il suo avvocato (che l'ha diffusa).
Se davvero querelasse D'Avanzo, specie dopo l'ulteriore chiarimento di costui, sarebbe veramente una testa di minchia. Staremo a vedere. Invece non vedo perché non dovrebbe querelare Aiello e il suo avvocato, mi sembra un buon modo di fare soldi facilmente.

Detto questo, il Corriere e la sua ricostruzione possono andare a fare in culo: in quel caso la malafede è sfacciata e senza appello, e rafforza la mia convinzione che i battibecchi inutili vengano deliberatamente amplificati e volentieri distorti a detrimento del resto.

Quindi, concludendo:
CORRIERE GIORNALE DELLA MAPHIA!!!!
evvabbé, eppazzienza