asphalto FAQ
obs deliri :: Fratelli
Sabato, Domanica, Natale, Ferragosto: per lui queste cose semplicemente non esistevano.
Si svegliava al sorgere del sole, tutte le mattine dell'anno.
Un succo d'arancia tiepido, qualche grappolo d'uva, e poi via verso il campicello.
Ogni giorno Honiac prendeva la sua rozza zappa di legno e sfidava la Natura zappando e dissodando un terreno fertile ma capriccioso, cercando di trovare il modo di volgere a suo favore le energie vitali che spingono le piante a crescere e dare frutto.
Non era un lavoro facile, richiedeva sofferenza e sudore, concentrazione, abnegazione.
Le mani di Honiac si erano ricoperte di fiacche ed avevano sanguinato più di una volta, prima di difendersi con quei duri calli che le rendevano insensibili.
Ma il dolore del corpo non significava niente per lui, mentre contemplava pieno di speranza i primi timidi germogli di cavolo che spuntavano ordinatamente dalla terra.
L'alba era sorta da poco, e una lunga giornata di lavoro lo aspettava.

"Honiac, lascia stare quella zappa e andiamo a fare due tiri a pallone!"
Il sole era ormai alto nel cielo e la voce, odiosa e piena di superbia, era quella di suo fratello Eleban.
"Eleban, sono stanco, devo riposare. Tu ti sei appena svegliato e sei pieno di energie, mentre io ho faticato tutta la mattina."
"Che gran cagacazzo che sei, Honiac. Qui ci siamo solo io e te, con chi ci gioco a pallone, se tu continui a perdere tempo con quelle quattro piante?"
Honiac il contadino sentì montare in sé una selvaggia ondata di rabbia.
"Piccola boriosa testa di cazzo, lo sai che non potremo sperare in eterno che il Signore ci guardi con benevolenza e ci conceda tutti i santi giorni di trovare frutta in abbondanza? Credi forse che le tue pecore troveranno in eterno erba da brucare a due passi da casa? Svegliati, una buona volta, cerca di vedere quello che sta al di là della punta del tuo naso!"
"Vuoi sapere cosa c'è oltre alla punta del mio naso?" rispose sorridendo Eleban "C'è un imbecille con una zappa e delle mani callose che perde tempo a litigare con i cavoli invece di godersi la vita, ecco cosa c'è".
Honiac alzò gli occhi al cielo, quasi a chiedere l'autorizzazione divina per i calci in culo che stava per rifilare al suo fratello minore, ma quando tornò ad abbassare lo sguardo poté solo contemplare la sagoma di Eleban che si allontanava trotterellando.
Non era un cattivo ragazzo, il suo giovane fratello.
Era solo un po' superficiale, pensava a divertirsi e a giocare, non aveva nessun senso di responsabilità.
I loro genitori, ormai anziani e stanchi, avevano provato ad assegnargli un compito che potesse tenerlo occupato e dargli qualche piccola soddisfazione, ma anche la semplice sorveglianza del gregge di pecore era per Eleban un peso insopportabile, così le pecore vagavano qui e là per i campi senza nessun controllo e spesso si perdevano tra i boschi.
Sapere con precisione quante pecore fossero andate perse era del tutto impossibile, perché nessuno si era mai preoccupato di contarle (Eleban sosteneva che appena iniziava a farlo gli andava insieme la vista e il sonno si impadroniva di lui).

"Padre, credo che tu debba parlare con mio fratello Eleban."
Era ormai calata la sera, la famiglia si era già riunita per consumare un frugale pasto ed ora si godeva il chiaro di luna seduta intorno al tavolo.
Sentendo le parole del figlio maggiore, l'anziana madre di Eleban e Honiac si alzò in piedi e andò a coricarsi.
Non era la prima volta che il suo primogenito cercava di discutere con suo padre, e lei sapeva già come sarebbe andata a finire: urla, male parole, e probabilmente qualche schiaffone.
Una scena che si era ripetuta più volte, e che ogni volta le lacerava il cuore.
Aveh amava suo marito e amava entrambi i suoi figli, che erano stati partoriti con dolore come espressamente richiesto dal Signore Iddio, e si addolorava nel vedere la loro discordia.
Una madre non dovrebbe fare preferenze tra i frutti del suo ventre ma lei, pur amandoli con la medesima intensità, faticava a trattare allo stesso modo i suoi due figli.
Honiac aveva preso tutto da suo padre: era sincero ed onesto, testardo come un mulo, del tutto privo di slancio emotivo e di senso della bellezza.
Tutto quello che gli interessava era quel suo ridicolo campicello, dove a stento crescevano abbastanza ortaggi per sostenere la famiglia.
La memoria di Aveh tornò per al periodo felice in cui lei e suo marito erano giovani, felici e spensierati, in quel posto bellissimo dove la frutta era abbondante e non c'era bisogno del sudore della fronte e dei calli sulle mani per avere qualcosa da mangiare.
Eleban, il secondogenito, era l'esatto opposto di suo fratello.
Del tutto incapace di impegnarsi in qualcosa di costruttivo, distratto, forse addirittura frivolo, ma capace di entusiasmarsi per qualsiasi piccola cosa e in grado di trasmettere il suo entusiasmo a chiunque gli stesse vicino.
E' vero, senza il duro lavoro di Honiac la famiglia non sarebbe riuscita a sopravvivere a lungo, ma senza il sorriso di Eleban non ci sarebbe stato motivo di vivere.

Il giorno seguente, Honiac si alzò con l'amarezza nel cuore.
Non era riuscito a trattenersi dall'esprimere all'anziano padre il suo rammarico per il comportamento del fratello minore, e ne aveva ottenuto in cambio solo male parole e un paio di schiaffoni.
Per fortuna quella sera Eleban aveva deciso di fare una passeggiata notturna per andare a guardare le stelle, e non aveva sentito il litigio.
Honiac aveva un immenso rispetto per il padre, e sentiva di dover rispettare il suo volere pur non riuscendo a comprendere le sue ragioni.
Fosse stato per lui, avrebbe preso il giovane Eleban per le orecchie e lo avrebbe costretto a spaccarsi la schiena già dalla prima mattina.
Ma, come sempre, il pastore dormiva beato sotto alla sua tenda mentre il contadino si avviava stancamente verso il suo campo.
Salì sulla collinetta che costeggiava la sua piccola coltivazione, per godersi lo spettacolo delle sue piante rigogliose.
Quello che vide gli gelò il sangue nelle vene.
Dove fino al giorno prima c'era stata la sua ordinata coltivazione, vi era ora un orrendo scenario di distruzione e caos.
I giovani germogli che cercavano di farsi strada nella terra erano stati barbaramente divelti e divorati.
Qui e là alcune piramidi di stronzi fumanti facevano capolino.
Le responsabili di quel genocidio vegetale videro Honiac correre giù dalla collina, gettarsi a terra e piangere disperatamente.
Il loro unico commento fu un leggero "Beeeehhh, beeeeeeehhh, beeeeeeehhh" che esprimeva la loro totale mancanza di interesse per le vicende umane.

"Eleban, quanto è vero Iddio, io ti ammazzo!" urlò Honiac, prendendo a ceffoni il fratello ancora addormentato.
"Che c'è, che succede, che ho fatto?"
"Te lo faccio vedere io cosa hai fatto, feccia umana che non sei altro! Alzati e cammina!"
Il tono del fratello maggiore non accettava repliche, quindi Eleban si alzò, si vestì con la sua tunica e seguì il fratello fino a quello che una volta era stato un orto e ora era il pascolo delle sue pecore.
"Ah, ma guarda, ecco dove erano finite!" esclamò giulivo il giovane Eleban, senza capire la portata del suo delitto.
"Era il mio orto. Era la mia terra. Era lo scopo della mia vita." gli ringhiò contro Honiac.
"Oh, beh, te l'avevo detto che era inutile stare a sbattersi tanto per due carote. Io poi le detesto, le carote. Il cosciotto di agnello è molto più saporito."
Honiac sbiancò in volto, non riusciva a credere a quello che udiva.
"Ah, comunque vedi che anche per la storia del gregge avevo ragione io?" aggiunse sorridendo Eleban "non c'è nessun bisogno di stargli dietro, alle pecore. Trovano da mangiare da sole. Sono animali intelligenti".
Honiac perse completamente il senso della realtà, raccolse da terra un grosso sasso e lo lanciò contro il fratello, centrandolo in piena fronte.
Quando il corpo di Eleban toccò terra, la sua anima immortale era già altrove.

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EPILOGO

Il SIGNORE disse a Honiac: «Dov'è Eleban, tuo fratello?»
Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?»
Il SIGNORE disse: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra.
Ora tu sarai maledetto, scacciato lontano dalla terra che ha aperto la sua bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano. Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra»
Honiac disse al SIGNORE: «Il mio castigo è troppo grande perché io possa sopportarlo»
Ma il SIGNORE gli disse: «Ebbene, resti tra di noi, e che non si sappia in giro, ma a me quel frignone di tuo fratello mi è sempre stato un po' sulle balle. Come ben sai sono onnipotente, e non mi sarebbe costato molto farti mancare il bersaglio»
Honiac disse al SIGNORE: «Ohibò!»
Il SIGNORE disse: «Eh, dai, adesso non stiamo a guardare i dettagli. E' stato un incidente, io che sono il Signore Iddio ti tiro le orecchie e ti consiglio di cambiare aria per un po'. Ti ho preso un appartamentino a Nod, verso nord. A spiegare tutto ai tuoi genitori ci penso io».
Honiac disse al SIGNORE: «Grazie signore!».
Il SIGNORE rispose: «Oh, non c'è di che! Se sapessi che casino ho piantato ai tuoi genitori per una mela, qualche anno fa! Al tuo posto non credo che mi sarei limitato ad uccidere mio fratello, probabilmente avrei anche infierito sul cadavere».
Honiac disse al SIGNORE: «Il mio spirito si rallegra nel sentire queste parole. Ma prima di andarmene per sempre dall'Eden, ho ancora una cosa che voglio chiederti».
Il SIGNORE borbottò: «Va bene, ma fai in fretta che ho delle faccende da sbrigare»
Honiac disse al SIGNORE: «Ma nel luogo in cui mi mandi... questo posto che si chiama Nod... Signore, dimmi, ti prego, ma a Nod, di figa ce n'è?»
Il SIGNORE esclamò «A pacchi, figlio mio, a pacchi!»
Honiac si inginocchiò e piangendo calde lacrime disse: «Sia lode al Signore Iddio l'Altissimo»
Il SIGNORE rispose «Per tutti i secoli dei secoli, amen»

Marco t'ha ucciso?

Comunque maranza abbracciami nel cristo per motivi che ti spiego più tardi.
ho riso tanto.

Res ad Triarios rediit.
Ma e' bellissima! Se fossi mod modupperei di corsa.

Guns and Drums and March and Fun
Dead in the parlor with dust like a membrane, fly friends are dreaming of wings and antennae.
capolavoro
[maranza::post]Honiac disse al SIGNORE: «Ma nel luogo in cui mi mandi... questo posto che si chiama Nod... Signore, dimmi, ti prego, ma a Nod, di figa ce n'è?»
Il SIGNORE esclamò «A pacchi, figlio mio, a pacchi!»


se fossi mod modderei up.
Grazie Marzana, una giornata di merda dedicata al REACH si rissolleva all'improvviso verso piu' alti lidi.
I've been accused of vulgarity. I say that's bullshit. - Mel brooks
[f205v::post]Grazie Marzana, una giornata di merda dedicata al REACH


uh, ottimo!

ti userò come consulente.
[maranza::post]
[f205v::post]Grazie Marzana, una giornata di merda dedicata al REACH


uh, ottimo!

ti userò come consulente.


naturalmente "userò" significa "userò il tuo culo" e "come consulente" signifa "per sborrarci dentro".

ma queste cose al povero f205v mica gli le dici, eh?

Res ad Triarios rediit.
[Askatasuna::post]naturalmente "userò" significa "userò il tuo culo" e "come consulente" signifa "per sborrarci dentro".

ma queste cose al povero f205v mica gli le dici, eh?


se tu sapessi cos'è il REACH, forse preferiresti farti sborrare nel culo che fare da consulente.
Dottor P
(11:33 13/05/08)
Fratelli [ignorato - rating 0]: clicca qui per leggerlo
[maranza::post]se tu sapessi cos'è il REACH, forse preferiresti farti sborrare nel culo che fare da consulente.

1000 volte quoto.
I've been accused of vulgarity. I say that's bullshit. - Mel brooks
Ottimo
[Louis::post]abbracciami nel cristo

[Askatasuna::post]ho riso tanto.

[Cotard::post]Ma e' bellissima! Se fossi mod modupperei di corsa.

[piccis::post]capolavoro

[Cinghiale::post]se fossi mod modderei up.

[f205v::post]Grazie Marzana

[Daw::post]Ottimo


e adesso voglio vedere chi è che ha ancora il coraggio di dire che apro solo thread di merda, tsé.

(sono commosso, davvero)
[maranza::post]e adesso voglio vedere chi è che ha ancora il coraggio di dire che apro solo thread di merda, tsé.

Rodolfo rate_down
Caino uccise Abele, di questo siamo tutti consapevoli, e la sua condanna fu giusta, e la punizione forse anche contenuta, ma vorrei che siano riconosciute alcune attenuanti che ora esporrò.
Caino era un agricoltore, costretto a stare piegato sul terreno tutto il giorno, con avvoltoi che svolacchiavano sulla sua testa, e a sudare nel deserto, dove suo padre e sua madre erano stati esiliati per un Peccato, originale, di gioventù. Quello che faceva crescere non era certo vite o grano, ma quelle erbe o tuberi che si possono trovare e coltivare in terreni aridi; in aggiunta alla sua fatica, essendo il primo contadino, non conosceva neppure attrezzi o tecniche particolari che potevano aiutarlo nelle sue fatiche quotidiane: conosceva solo la zappa, di cui fu probabilmente l’inventore.
Suo fratello Abele, la vittima, era invece un pastore, e conduceva di pascolo in pascolo le sue bestie, riposandosi sotto l’ombra di un occasionale baobab mentre le sue pecore ingrassavano. Non capitava di rado che attraversasse un campo di Caino mentre si dirigeva verso un altro pascolo, e le pecore spesso rovinavano il terreno o addirittura mangiavano i germogli nati dalle fatiche del fratello di Abele. Come Caino inventò la zappa, è probabile che Abele abbia inventato il flauto, con cui si dilettava nelle tappe.
Caino dimostrò molta pazienza in quelle occasioni, non litigando mai col fratello, al massimo succedeva che gli dicesse: “potresti evitare di far pascolare le tue pecore nei miei campi?” domanda alla quale seguivano le scuse di Abele, il quale continuava ad ogni modo le sue scorribande.
Avvenne poi la disgrazia: quando Egli, quasi nonno sia paterno che materno dei due, chiese a loro un’offerta, com’era usuale all’epoca, Abele poté portare un capretto ingrassato dalle erbe coltivate da Caino, mentre il fratello maggiore aveva solo quelle erbe che era riuscito a salvare dalla furia delle pecore. Stranamente Egli, che tutto sapeva e sa e spero saprà, se la prese a male, e in una delle sue rare sortite vocali espresse esplicitamente il suo dispiacere. Era un’epoca in cui non essere nelle grazie di Egli era un vero problema. Caino si ritrovò allora offeso e amareggiato,
Così, dopo anni di angherie, i rancori covati esplosero, e Abele morì per mano del fratello.
Dopo le attenuanti sopra descritte, vorrei mostrarvi un secondo problema, ben molto più spinoso del primo. Il giudizio non fu imparziale: infatti il giudice fu sempre Egli ma fu anche l’accusatore e fu sempre Egli a trovare le prove dell’omicidio, ed era, come ho già detto, parente in un certo qual modo diretto dei due; l’accusato non ebbe nessuna difesa.
Inoltre il Figlio del giudice ha affermato più volte di essere un pastore, e forse questo fatto, anche se io non voglio insinuare nulla, potrebbe aver indirizzato il giudice ad una decisione più severa (la marchiatura permanente sulla fronte di Caino della sua colpa può essere comparata ad un ergastolo considerando la penuria di carceri all’epoca) di quanto avrebbe fatto un altro giudice più imparziale.
Il metro di giudizio
ottimo maranza, pare che siamo ossessionati dalle stesse cose (vai bifolco!)
E' già primavera, nelle mie mutande
[Q.::post]pare che siamo ossessionati dalle stesse cose


già: i raccontini biblici e i puzzle a forma di pannocchia.
[maranza::post]
già: i raccontini biblici e i puzzle a forma di pannocchia.
be' ma adesso che sai come montarlo tu e il tuo culo dovreste essere molto più contenti
E' già primavera, nelle mie mutande
kilometro, sinceramente non capisco perchè hai riscritto in maniera noiosa il racconto del Maranza
l'ho scritto sei o sette anni fa. Mi piacque l'idea di riesumarlo. Scusa.
Il metro di giudizio
[kilometro::post]Scusa

Non so, ci devo pensare
Mestizio
(15:47 13/05/08)
Fratelli [ignorato - rating 0]: clicca qui per leggerlo
così bello che non avevo voglia di leggere e sono passato al finale ed poi, piano piano, me lo sono letto tutto all'indietro.

cmq ogni volta ripenso ad adamo-o, caino-o, eva-a, abele? di benigni.
...........
[golem::post]sono passato al finale ed poi, piano piano, me lo sono letto tutto all'indietro.


io lo faccio quasi sempre, e quasi sempre poi me ne pento.

curiosità personale e morbosa: quando avete iniziato a capire/sospettare che erano Caino e Abele?
cosa vi ha messo la pulce nell'orecchio?
Io qui

[maranza::post]La memoria di Aveh tornò per al periodo felice in cui lei e suo marito erano giovani, felici e spensierati, in quel posto bellissimo dove la frutta era abbondante e non c'era bisogno del sudore della fronte e dei calli sulle mani per avere qualcosa da mangiare.
Flame dance
[maranza::post]quando avete iniziato a capire/sospettare che erano Caino e Abele?

oidocro edrev quasi subito! ma alla fine uccidere i propri fratelli è ok o no?
[maranza::post]Qui ci siamo solo io e te
a questo punto era evidente di chi stavi parlando
I've been accused of vulgarity. I say that's bullshit. - Mel brooks
[maranza::post]quando avete iniziato a capire/sospettare che erano Caino e Abele?

da subito.

[maranza::post]cosa vi ha messo la pulce nell'orecchio?

ho letto per primo il finale.

[chukie::post]alla fine uccidere i propri fratelli è ok o no?

è ok, chukie, mio fratello d'italia e in grishto.
...........
[chukie::post]ma alla fine uccidere i propri fratelli è ok o no?


direi che dipende dai fratelli.

[f205v::post]a questo punto era evidente di chi stavi parlando


uhm, e dire che ho cercato di mantenere un po' di ambiguità.
teoricamente potevano anche essere due ragazzi che vivevano in una fattoria molto isolata.
conosci la storia di Ed Gein e del fratello?
http://it.wikipedia.org/wiki/Ed_Gein
ecco, come "ambientazione" è praticamente identica a quella che ho raccontato.
Henry-Honiac / Ed-Eleban, ma a parti invertite.
[golem::post][chukie::post]alla fine uccidere i propri fratelli è ok o no?

è ok, chukie, mio fratello d'italia e in grishto.

ahah :(

[maranza::post]direi che dipende dai fratelli.

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