| deliri :: [1] Potere Liturgico nel Nazismo |
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mestizio ::
23:20 08/05/08 :: 0 risposte |
[GWFH::post]Volevo solo aggiungere che nel processo non c'è la liturgia soltanto per affermare il potere ma anche per concrete esigenze di ordine pratico; si deve rispettare una "procedura" che non trova unico scopo nell'espressione di potere fine a se stessa. [GWFH::post]Nel cerimoniale nazista la liturgia serve "soltanto" a esprimere il potere. Nel processo anche a esprimere il potere.Non conosco a sufficienza il nazismo se non nella parte in cui ha mistificato il pensiero di Nietzsche, e anche lì comunque Mi sembra verosimile e accettabile quello che dici, anche se risponde a una visione di "procedura" che non mi si confà troppo. Il fine del potere in sè è un fatto di interpretazione. Oggi possiamo dire con lo sguardo critico del senno di poi che esiste una bella differenza tra la procedura nazista e quella di un processo, per via dei fini: il processo tutela ciò che è giusto, attraverso una manifestazione del potere, mentre il nazismo tutela l potere e basta. Così sindachiamo implicatamente sulla bontà o no del nazismo; sindacato che di per sè un bene, tutte le interpretazioni e tutte le riflessioni comportano giudizi, l'attività del giudicare è ineluttabile. D'altra parte sarebbe metodologicamente scorretto piegare la dogmatica, sostituire le categorie in cui studiare il fenomeno, con altre non acconce a noi più familiari. La categoria deve essere modellata sul contenuto, per una questione di metodo, sia il punto di partenza cognitivista o no. Anzi, se le posizioni si assume siano cognitiviste, l'adoperare categorie non acconce aggira in realtà la domanda, o la risposta, o entrambe circa la natura e la portata dell'oggetto studiato. Per cui si dovrà dire che anche il nazismo, come il processo, perseguiva il giusto; e che il concetto di giusto varia storicamente, è ineluttabilmente un prodotto sociale, sempre cangiante. Il particolare accento sulla procedura può magari celare una pochezza di contenuti, ma è da verificare. Mi ricorda un pò anche la contrapposizione tra un writ del processo formulare anglosassone e l'equity: da una parte maggiore interesse per la forma, in un paese con un diritto da fondare, forma rigorosa fino alla summa iniuria, basata su assolute finzioni ; e dall'altra parte la tutela per la giustizia sostanziale. Quello della liturgia può essere un campo molto vasto. Forse per il nazismo, come per gli stati totalitari in genere, nonchè in parte anche per quelli autoritari e anche per l'inghilterra degli anni mille-millecento, forma litugica significa affermazione di sè, certo, ma anche tutelare uno dei beni capitali di qualunque stato: la certezza del diritto. In uno stato non totalitario come quello nazista e più sviluppato di quello anglosassone del dopo-conquest, le esigenze di grundnorm ("si deve fondare una norma puramente formale che presupponga se stessa") a favore della certezza del diritto si possono spostare maggiormente a favore delle esigenze di flessibilità. I due poli sono sempre quelli: certezza vs. flessibilità. In particolare ciò risalta nel diritto internazionale privato, ovviamente; un saggio ad hoc è di Hay, in Rec. Cours della Academie de la Haye, anno 1991 se non erro. Per cui, si potrebbe forse affermare che la sostanza procedurale nazista era volta a fondare "nuove basi" e un'altra certezza del diritto, mentre il processo d'oggi ricerca maggiormente un'equity, una flessibilità pel caso concreto. Ma sono idee balzane che mi vengono così, poi non sono filosofo io |
| Modificato da mestizio - 23:25 08/05/08 |
