media musica :: Paolo Conte - Paolo Conte (1974)

Questo “Paolo Conte” (1974) è il primo album del cantautore astigiano. Fino ad allora aveva scritto per altri e il nostro Avvocato è ancora un genio della domenica. Uno che le canzoni le scrive e poi va dalle case discografiche perché le propongano ad altri interpreti. Veri interpreti. Sì perché Conte non è un “vero interprete” (del 1974 italiano) ma uno che sembra cantare senza crederci troppo. Anche i testi in questo primo album sembrano seguire la stessa inclinazione: la composizione sembra non troppo sciolta così intrigata tra rime banali e parole tronche. Eppure il genio, questo vero c'è già tutto. I temi, oseremo dire la poetica, sono tutti presenti: gli opposti quotidianità\fuga realtà\sogno provincia\mondo particolarità\universalità.

“Questa sporca vita” apre il disco con l'ironia di “se non avessi questa vita morirei”, disincanto, tristezza e quel senso di inspiegabile “a volertelo spiegare non saprei”.

“Sono qui con te sempre più solo” inaugura la leggenda del Mocambo. Jazz swingato home made con violino malinconico, cori simil Lescano e cantato leggero. La storia è proprio qui l'incomunicabilità, l'estraneità in altri termini l'alienazione di un rapporto di coppia minato da un fallimento di un piccolo bar; “e tu che hai studiato disprezzi il mio mondo e anche me e mi guardi adesso con fredda ironia mentre mi sto ingegnsndo e tento una via e amara sei sempre di più”; la canzone si chiude con la figura del Curatore (fallimentare o simile) che rivela una umanità inaspettata e soprattutto l'analogia col protagonista finendo entrambi per chiudersi in se stessi sempre di più.

“Wanda, stai seria con la faccia” è la terza canzone e qui, nell'amore, Conte propone un altro punto di vista di quell'opposizione realtà\sogno. Due innamorati vanno al ristorante e si lasciano andare ad affettuosità che possono “scandalizzare l'ambiente”; ma in questa scenetta c'è veramente il disincanto, lo scetticismo e (mescolando un po' il tutto) la consapevolezza oraziana del carpe diem: è un messaggio evidente “io sto a guardar la felicità mi chiedo quanto durerà” e [stavo scrivendo tutto il testo in pratica meglio di no].

“Sindacato Miliardari” prosegue il tema della fuga dal quotidiano e della realtà che si fa sogno. Da un prestito di tre milioni mai restituito si finisce a Cuba con biciclette d'oro e altre amenità.

“La fisarmonica di Stradella” ci riporta ai temi di “Wanda” ma anche qui virati di dolce malinconia; e poi la nebbia che sembra di essere dentro un bicchiere di acqua e anice non ha bisogno di commenti.

“Tua cugina prima” insiste ancora sul tema delle “piccolezze”. Una normale vacanza a Venezia si trasforma in una disputa piccolo borghese tra parenti, narrata in un rapito swing.

“La ragazza fisarmonica” torna il binomio amore-solitudine nella psicanalisi di un'ipotetica compagna segnata dai consigli della madre “Gli uomini ti ha detto son tutti dei coglioni”.

“Lo scapolo” è un'altra canzone caratterizzata da ritmo lento. Solo un pianoforte e la voce Conte per dirci che la vita è tenerezza “perché si muore di tristezza”.

“Una giornata al mare” è quasi la situazione a ruoli invertiti di Azzurro. Solitudine estiva, interrogativi sul senso della vita e Lei che non c'è.

“La giarrettiera rosa”. Un voyeur consumato dai suoi sogni solitari a tempo di opera buffa: un colpo di vento scopre la giarrettiera e lui non potrà più fare a meno di pensare alla dolce cosa mentre il cuore batte forte sul territorio dell'amore.

“Onda su onda”. Una coppia è in crociera ma lui cade in mare mentre lei balla stretta stretta ad un altro; il naufrago approda su un'isola salvifica e troverà quella felicità che lei non gli avrebbe mai potuto dare.
L'irrealtà, il sogno, il mare simbolo della sorte sempre bizzarra e cattiva, l'amore finito di lei che si stringe a l'altro con gli occhi chiusi e la dolcezza del naufragio da Giacomo Leopardi fino a Paolo Conte.



[brullo nulla::post]
l'amore per l'arte mica richiede di credere nell'esistenza di un ente metafisico invisibile e inconoscibile, di morti che risorgono e vengono teletrasportati in cielo e cazzate a buccia analoghe.

Hegel fa serf quanta roba si fa emmediemmea

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Ma porcodio perchè?

gianni fa surf quanta roba si fa emme di emme a le pastiglie ed il crack

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obs

(13:56:19) lucaborg: "sai che esiste un posto che si chiama codroipo? era intenzionale?"

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l'ho sentito e il ragazzo promette bene
E' già primavera, nelle mie mutande

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una bestemmia l'affossage. rating ideale forse 2. supermaz confermi?
:|

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io non so. il disco è fantastico ma vorrei più dettagli. questa recensione fa parte di un progetto più ampio? c'è un filone tematico di recensioni che vorresti proporci? no perché con questo criterio potremmo recensire tutti i dischi che abbiamo e trasformare il foro in uno scaruffi obiettivo (facciamolo dio cane perché non ci ho pensato prima)
the wrong man in the wrong place

ma l'animale
che mi
porto
dentro
non mi fa
vivere
felice mai

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quando descrisse anche il bidè / ci siam sentiti come due pezzi da piè

gianni fa surf quanta roba si fa emme di emme a le pastiglie ed il crack

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la recensione devo dire non piace nemmeno tanto a me. Avrei voluto fare piano piano tutta la discografia di paolo conte (per il vostro piacere) disco per disco una cosa curata; però già per un disco solo (questo) ho scritto una cosa troppo lunga e allora ho sforbiciato un po' e quello che ho postato è un un ibrido così e così.
La prossima, se evito l'affosso, mi piacerebbe farle ognuna con uno stile diverso, ma la mia pigrizia vincerà.



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l'amore per l'arte mica richiede di credere nell'esistenza di un ente metafisico invisibile e inconoscibile, di morti che risorgono e vengono teletrasportati in cielo e cazzate a buccia analoghe.

Hegel fa serf quanta roba si fa emmediemmea

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a me sembra un'eccellente recensione.

"ti faccio il mazzo quadrato"

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