rido deliri :: Il piegatore

[maranza::post]
si, ma fino a che non avrai dimostrato che è possibile, non puoi negare che sia impossibile.

Al di là della grande pianura scorreva un ampio fiume placido, attraversato il quale incominciava una profonda e tormentata valle, alla fine della quale si ergeva un picco altissimo, sulla cima del quale sedeva il Grande Saggio.

Al di qua della grande pianura, prima dell'ampio fiume placido, dalla parte opposta della profonda e tormentata valle e ben lungi dal picco altissimo, un giovane monaco si interrogava. Pervaso da genuina curiosità, amava discutere con gli altri monaci sul bene e sulla sapienza, sull’ampiezza dei continenti e della mente umana, sulle seicentotré possibili forme di Shiva-Ra e sulla possanza delle Immense Libellule che reggono il mondo su ali di seta; ma la sua lingua non era arrotata come quella dei suoi compagni. Spesso si ritrovava privo di argomenti e non era capace di procedere oltre, trovandosi costretto ad abbandonare la discussione e arrendendosi quasi sempre alla vittoria dialettica altrui.

Un giorno si decise a chiedere consiglio per risolvere la questione che lo crucciava e diventare infine un invincibile oratore: avrebbe attraversato la grande pianura, guadato l’ampio fiume placido, percorso la profonda e tormentata valle, scalato il picco altissimo e sulla cima avrebbe trovato il Grande Saggio. Perciò attraversò la grande pianura, guadò l’ampio fiume placido, percorse la profonda e tormentata valle, scalò il picco altissimo e sulla cima trovò il Grande Saggio.

- Cosa ti è di preoccupazione, mio giovane e tormentato discepolo?
- Maestro, fonte di bene e sapienza, esploratore del mondo e camminatore della mente umana, conoscitore delle seicentotré possibili forme di Shiva-Ra e misuratore della possanza delle Immense Libellule che reggono il mondo su ali di seta, parlami di queste cose acciocché io ne sappia e possa interloquire nelle discussioni al monastero, tra tutti distinguendomi nell’eloquenza.
- Mio giovane e tormentato discepolo, gli occhi della mia mente hanno esplorato tante cose: il bene e la sapienza, l’ampiezza dei continenti e della mente umana, le seicentotré possibili forme di Shiva-Ra e la possanza delle Immense Libellule che reggono il mondo su ali di seta; ma di queste cose non posso renderti edotto.
- Perché, Maestro?
- Non ti dirò, mio giovane e tormentato discepolo, che sei troppo stupido per capirle, ma lascerò cadere la tua domanda in un ostinato silenzio.
E tacque.
- Maestro, come posso dunque eccellere nell’arte oratoria, svettando tra gli altri monaci e riuscendo ad avere sempre l’ultima parola in ogni discussione?
- Esiste un modo, mio giovane e tormentato discepolo, che è riservato a pochi ma che forse tu riuscirai a padroneggiare. Ma dovrai impararlo per tuo conto. Ecco, prendi questo grosso e ponderoso libro, la cui copertina è di cartone rivestito rigido, le cui pagine sono più di mille, riempite di segni a noi ignoti in una lingua che è propria di altrove, prendilo, vai, e torna quando l’avrai piegato.
- Piegato, maestro?
- Piegato, mio giovane e tormentato discepolo.

Il monaco prese il grosso e ponderoso libro, la cui copertina era di cartone rivestito rigido, le cui pagine erano più di mille, riempite di segni a lui ignoti in una lingua che era propria di altrove, e trovò un riparo dove sarebbe potuto restare nel tempo che gli sarebbe servito per tentare di piegarlo. Ma per quanto come tutti i monaci egli fosse allenato nelle discipline della lotta fisica e per quanti sforzi impiegasse, per undici giorni e undici notti non riuscì a piegare il libro.
Preso dalla rabbia, il monaco scaraventò il libro a terra, con foga ne strappò alcune pagine e le accartocciò. Quindi contemplò le pagine accartocciate ed ebbe un’intuizione, s’illuminò per un istante ma poi l’intuizione gli sfuggì dalla mente. Preso dalla rabbia, il monaco scaraventò il libro a terra, con foga ne strappò alcune pagine e le accartocciò. Quindi contemplò le pagine accartocciate ed ebbe un’intuizione, s’illuminò per un istante ma poi l’intuizione gli sfuggì dalla mente. Preso dalla rabbia, il monaco scaraventò il libro a terra, con foga ne strappò alcune pagine e le accartocciò. Quindi contemplò le pagine accartocciate ed ebbe un’intuizione, s’illuminò per un istante ma poi l’intuizione gli sfuggì dalla mente.
Infine capì.
Dopo altri undici giorni e undici notti tornò dal Grande Saggio.

- Maestro, ho piegato il grosso e ponderoso libro, la cui copertina è di cartone rivestito rigido, le cui pagine sono più di mille, riempite di segni a noi ignoti in una lingua che è propria di altrove.
E gli mostrò una pila ordinata di fogli, piegati uno ad uno nel mezzo. Al fondo della pila stava la copertina del libro, anch’essa faticosamente piegata a metà. Il Grande Saggio inarcò le sopracciglia.
- Mio giovane e tormentato discepolo, hai capito e imparato meglio e più in fretta di quanto osassi sperare. Ora va’ e metti in pratica quello che hai appreso.
- Ma Maestro, io non sento di avere appreso nulla! Credevo che volessi solo mettermi alla prova, prima di rivelarmi il bene e la sapienza, l’ampiezza dei continenti e della mente umana, le seicentotré possibili forme di Shiva-Ra e la possanza delle Immense Libellule che reggono il mondo su ali di seta.
- Mio giovane e tormentato discepolo, no. Tu sei tanto pronto quanto è possibile che tu sia pronto. Vedrai, da adesso in poi sarai in grado di avere sempre l’ultima parola, e tutti i monaci temeranno di discutere con te. Ora, mio giovane e tormentato discepolo, vai.
- Maestro, se tu lo dici allora deve essere vero, perciò io ti ringrazio. Discenderò il picco altissimo, percorrerò la profonda e tormentata valle, guaderò l’ampio fiume placido e attraverserò la grande pianura, e tornerò al monastero.

E detto questo discese il picco altissimo, percorse la profonda e tormentata valle, guadò l’ampio fiume placido e attraversò la grande pianura, e tornò al monastero.
Quivi, dapprima un poco timoroso poi sempre più sicuro dei suoi mezzi, ricominciò a discettare con gli alti monaci sul bene e sulla sapienza, sull’ampiezza dei continenti e della mente umana, sulle seicentotré possibili forme di Shiva-Ra e sulla possanza delle Immense Libellule che reggono il mondo su ali di seta.
Affrontò mille e mille discussioni con rinnovata possanza dialettica, che gli avversari spesso abbandonavano per sfinimento e spossatezza, e ne uscì sentendosi invariabilmente vincitore e soddisfatto.
Anche se gli altri monaci lo detestavano e spesso cercavano di non discutere con lui, egli sapeva che costoro erano solo gelosi del suo successo e della sua abilità: lo evitavano solo per non essere di nuovo battuti in eloquenza. Alla fine di ogni giornata ringraziava gli Dei e il Grande Saggio per avergli permesso di essere ciò che era diventato. Accanto al suo letto, al centro dell’altare di Shiva-Ra, svettava la copertina piegata in due del grosso e ponderoso libro, le cui pagine erano più di mille, riempite di segni a lui ignoti in una lingua che era propria di altrove. Se lui avesse conosciuto quella lingua, sulla copertina avrebbe saputo leggere “Dizionario”.

[Askatasuna::post]l'involto di una drizza accanto al winch di dritta sulla tuga.

bla-bla :: vita dalla materia inanimataddimmerda?
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Ahahahah ottimo.

Guns and Drums and March and Fun
Dead in the parlor with dust like a membrane, fly friends are dreaming of wings and antennae.

bla-bla :: Il piegatore
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Non o capito niente ma se fosse un modo per prendere in giro maranza va bene

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[Q.::post]lol sarà contento non mi ricordo chi che voleva un ulteriore thread dal titolo "[2] vita dalla materia inanimataddimmerda?".

Quellogiusto, per ragioni tuttora imperscrutabili.

Guns and Drums and March and Fun
Dead in the parlor with dust like a membrane, fly friends are dreaming of wings and antennae.

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Questa è una delle cose migliori che tu abbia mai scritto.




"Il perdono è dei deboli"
cit. Tracotanz su RadioNK

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[Q.::post]minchia pensa le altre


Non stavo scherzando! Mi viene da paragonarlo a "La nascita della tragedia" del buon vecchio Nietzsche.




"Il perdono è dei deboli"
cit. Tracotanz su RadioNK

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io non ho capito perché l'essere un dizionario debba in qualche modo essere importante.
[Maffa::post]Il che cazzo vuoi è stata l'apoteosi ma inizia da ben prima, e il fatto che dopo 48 pore dopo che ti sei spulciato tutti i miei post per poterti più agevolmente attaccare ai miei coglioni non ti sia ancora reso conto di quanto molesto sei stato, dopo che tre persone te l'han fatto notare, fa di te o uno stupido o di un poveretto. Poi, ho scritto esaustivo, mi son dato del coglione da solo: è vero lo sono dal momento in cui ho accettato di scendere in dialettica con te.

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q ma te sei letto i libri de sagggezza orientale tipo il chuang-tzu*? Ciai lo stile che gli somiglia




*=o come si scrive
Aremba pampane

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Io non ho letto tutti i raccontini di Q., ma ho la sensazione che questo sia insuperabile.

Comunque gli interventi di questi ultimi giorni di Escape, Q. e Brullo danno una nuova speranza nella ricerca di un vaccino che sconfigga il Maranza.
"Esiste una meta
per il vento d'inverno:
il rumore del mare"

Ikenishi Gonsui

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[supermaz::post]
saranno stati 4 anni che non uppavo da 6 a 7.

ottimo supermaz.
Questo tuo post lo conservo in modo da poterlo sfoggiare la prossima volta che menesturello mi dice che posto a cazzo
Chuck Norris da bambino inseguiva un sogno, quello di diventare ballerino. Ha continuato ad inseguirlo finchè da grande non l'ha raggiunto e ammazzato di botte. Chuck Norris non è una fottuta femminuccia.

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anch'io provo per te qualcosa di inspiegabile, e infatti non me ne faccio un cruccio.
Chuck Norris da bambino inseguiva un sogno, quello di diventare ballerino. Ha continuato ad inseguirlo finchè da grande non l'ha raggiunto e ammazzato di botte. Chuck Norris non è una fottuta femminuccia.

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Q. mi sei piaciuto un sacco, bravo.
DISCLAIMER: questo post potrebbe contenere errori ortografici e/o sintattici. Il grammarnazi che me lo fara' notare ricevera' in premio un'incudine da fabbro ferraio in ghisa sferoidale dal peso di 74Kg. Il regalo sara' recapitato a casa del fortunato vincitore dal nerboruto Magonbo, il quale provvedera' di persona ad instarglielo nel culo.

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Lord H. quell'immagine mi fa sentire profondamente turbata e inquietata da quello che c'è dietro la porta bianca. E però mi piace.

Bravo Chiù

Occorre moralizzare i costumi

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fra l'altro voglio rilanciare dicendo che è l'unica storiella di q che son riuscito a leggere fino alla fine.
Rerznor, invece, mi viene da prenderlo a nocchini: "Gli angeli sanguinano dal contaminato tocco della mia carezza". O stronzone, ma che cazzo vuoi dagli angeli? Sì, la tua donna ti ha mollato, ma perchè ce l'hai piccolo e hai la forfora, coglione. (cotard)

Fallen sword - MMORPG ultr4n3rd via browser - gilda: asphaltanza
Asphalto ChillEx

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[Lord H.::post]frociazzo.(ma meritatissima home, bravo!)

Ahah, Lordaccio, mi hai fatto venire in mente quell'ottima puntata di Futurama con Bender The Transgender.
(bella storia Q, fa le scarpe all'Alchimista e un po' anche a Siddartha)
mi piacciono le cose che non servono a nulla, perché servono a tutto quello che non mi serve.

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Ottimo Q.
E i miei occhi si posarono sul volto dell'uomo, e il suo volto era sbiancato dal terrore. L'uomo sollevò bruscamente il capo che aveva stretto tra le mani e si erse sulla rupe, e ristette in ascolto. Ma nessuna voce echeggiava più per il vasto, sconfinato deserto, e i caratteri scolpiti sulla roccia dicevano SILENZIO. E l'uomo fu percorso da un brivido, distolse la faccia e fuggì via, nè più lo vidi."

Edgar Allan Poe

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il finale e' debole ma e' scritto molto bene.
[Q.::post]ma la sua lingua non era arrotata come quella dei suoi compagni.

cioe' ai suoi compagni era passata un'automobile sulla lingua?

L'apice di questa riflessione direi che è la fisica sociale di Comte, e non a caso la stessa fisica sociale di Comte è stata fortemente influenzata dal fatto che Comte era uno sfigato.

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bellu.


"moltissimi aveano la repubblica sulle labbra, moltissimi l'aveano nella testa, pochissimi nel cuore." V.Cuoco.

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hesse ti fa una pippa proprio

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