asphalto FAQ
bug deliri :: L'aquila
Con un solo, deciso battito d'ali l'aquila si staccò dal picco e planò verso la vallata. La sua apparente immobilità, i muscoli tesi, la testa in perfetto asse con il corpo, le ali rigidamente spalancate erano in realtà il perfetto risultato di un'infinità di correzioni che le permettevano di fondersi con il vento.
Se un animale del bosco avesse alzato gli occhi, avrebbe visto solo una piccola sagoma nera contro il cielo freddo, così lontana e sconosciuta da non poter influire sulla sua vita. Come Dio. E come Dio lei era o si sentiva, mentre le linee parallele del fiume, del bosco e delle pendici rocciose correvano al di sotto, dipinto eterno e consueto del suo territorio di caccia.
L'aquila sapeva riconoscere qualunque graffio o microscopica macchia su quell'enorme mappa, identificando senza esitazione una lepre, un serpente o una tartaruga. Cibo. Niente di più, niente di meno. A valle della cascata vide diversi animali, ma decise di volare ancora: l'aria era frizzante, il sole caldo sulle piume e non c'era fretta. D'altro canto, anche le sue necessità si erano ridotte da quando, la luna precedente, una frana aveva distrutto nido e nidiata.

Decise di spingersi più a valle del solito, ma ricordandosi degli uomini col bastone di tuono si allontanò ulteriormente da terra. Qui i monti si levigavano, abbassandosi, il fiume si allargava e il bosco diventava meno folto e più ordinato. Nidi d’uomo dal tetto rosso soffiavano fumo bianco.
Sorvolando una radura, notò un batuffolo di piume zampettare disordinato e goffo: una preda così facile che l’aquila decise di farne un antipasto o un riscaldamento o entrambi. Con uno scatto si gettò in verticale, lame d’aria negli occhi e lungo la schiena, la sensazione del fulmine.
Ma mentre l’aquila calava inesorabile, pregustando la sensazione soffice sotto gli artigli, sentì che il piccolo uccello saltellante emetteva dei suoni striduli e disperati che le riaccesero dentro il ricordo di grida acute sotto le pietre, poi più flebili poi più niente. Un’immagine aliena che incomprensibilmente non riuscì a scacciare.

Frenò la picchiata e atterrò nella radura. Lo zigzag frenetico dell’uccellino e il suo insopportabile stridio si pietrificarono all’istante.
– Non aver paura – disse l’aquila – se avessi voluto afferrarti, l’avrei già fatto e non te ne saresti neanche accorto. Chi sei, e perché tormenti il mio cuore?
L’uccellino frignò: – Non dovevo scappare, ora non so più tornare! La mamma non mi troverà mai e qualche grosso serpente o uccello come te mi mangerà!
L’aquila lo guardò. Era una palla minuscola tutta piume e il suo becco sembrava più adatto ai vermi che alle cacce rapaci. Non assomigliava per niente ai suoi piccoli perduti. Eppure scacciò quel pensiero rimpiazzandolo con un bisogno che sentiva più urgente: – Non posso aiutarti a trovare tua madre, ma non voglio lasciarti qui, perché non vivresti a vedere la luna spuntare dietro il dente di pietra. Ti proteggerò e ti nutrirò e crescerai e cacceremo insieme.

Fulminea, lo afferrò delicatamente tra gli artigli e volò in alto ignorando i pianti dell’uccellino.
Il nido che aveva ricostruito non era grande né confortevole come quello vecchio, ma per un solo piccolo era più che sufficiente. Lo depositò delicatamente e, visto che strillava inconsolabile, volò a cercargli dei vermi e qualche bacca. Il cibo piacque all’uccellino, che ne mangiò avidamente e si calmò subito.
Per diverse lune l’aquila accudì l’uccellino. I giorni, dal sorgere del sole fino al tramonto, avevano di nuovo senso ora. L’aquila insisteva nel catturare piccoli roditori, serpenti e quaglie, ma sembrava che l’uccellino non gradisse: alla fine doveva sempre portargli semi, bacche, vermi e insetti, una vergogna per un’aquila. Ma la cosa più importante era che mangiasse e crescesse.
In effetti l’uccellino era cresciuto. Certo, non aveva l’aspetto fiero di un aquilotto e neanche, a dire il vero, la vivacità di un falchetto o di una poiana. Era sempre un batuffolo di piume, solo un po’ più grande. Anche il colore non era scuro e regale come quello dei rapaci, sembrava piuttosto quello innocuo e slavato, giallognolo, degli uccelli di pianura. Eppure, l’aquila si era ripromessa di insegnargli a volare e a cacciare, e l’avrebbe fatto.

Una mattina, prima che l’aquila partisse per la caccia, l’uccellino disse: – Aquila, ogni giorno ti vedo volare silenziosa e imponente dal nido, sopra la valle a dominare tutte le cose. Non ricordo più cos’ero prima, sono cresciuto e voglio essere come te, voglio essere un’aquila.
– Piccolo mio – rispose – il tuo aspetto non è quello dell’aquila, ma ciò che più conta al mondo è quello che tu vuoi essere, e se vuoi essere un’aquila lo sarai. Mostrami le ali.
L’uccello aprì le ali, facendo uno sforzo evidente per farle sembrare eleganti e affusolate. All’aquila, evidentemente abituata a ben altro, parvero corte e tozze. Ma non lo diede a vedere.
– Bene, piccolo. Hai ragione, sono passate tre lune e non puoi più rimanere nel nido ad aspettare. Io stessa non potrò badare a te per sempre. Devi imparare a volare e a cacciare, a individuare gli animali dalla carne morbida e dalla corsa goffa, a gettarti in picchiata, ascoltare il vento, riconoscere l’uomo innocuo dal mago dei tuoni: diventare un’aquila.
Si voltò, appollaiandosi sul bordo del nido a guardare la vallata.
– Vieni qui. Ascolta il vento, negli occhi e tra le piume. Ecco, così, ora sta’ fermo e apri le ali. Bravo. Ora l’aria batte ed è pronta a sorreggerti, lo senti? Tienile aperte ancora un po’, prendi fiducia. Lascia che il vento le accarezzi. Il vento è amico e compagno, le tue ali devono appartenere a lui più che a te. Guarda la valle, ora. Oggi sono io a dominarla, ma un giorno tutto questo sarà tuo. Osserva quella radura, là sotto: sembra lontanissima, eppure volando potrai raggiungerla in un attimo. Ricordati, sei un’aquila ora. Sei pronto?
L’uccellino tese ogni muscolo, ali spalancate e occhi socchiusi, concentrato e convinto: – Sì!
L’aquila gli diede una piccola spinta. Purtroppo, prima di allora non aveva mai visto un pulcino di gallina.


La fine del mondo arriverà gratis.

[golem::post]
[piccis::post]mc guiver

io sono diventato un fan di walker ranger. ancora non ce la faccio a seguirlo per più di cinque minuti ma faccio progressi. ieri ha abbattuto un aereo col canne mozze.


la cosa brutta è che a 5 anni sembra DIO
zat hai illuminato la mia mente
mi ritorna in mente la storia del cane di un mio amico che si lanciò non si è capito bene per qual motivo dal quinto piano contro il parapetto del balcone. Solo che c'erano lavori in corso e in quel punto era stato rimosso :|

non sono mai riuscito a spiegarmela questa cosa
All this is, of course, impossible
[golem::post]io sono diventato un fan di walker ranger. ancora non ce la faccio a seguirlo per più di cinque minuti ma faccio progressi. ieri ha abbattuto un aereo col canne mozze.

mio nonno ne è grande fan. a niente serve ripetergli che chuck norris è amico di bush e fanatico protestante (e pertanto nemico), al massimo dice "che semo" però va avanti a guardarlo e ride.
nonno di pacciani
(15:26 20/10/07)
non è vero [ignorato - rating -1]: clicca qui per leggerlo
picciiiiiiiiis
http://it.wikipedia.org/wiki/Georges_Ivanotich_GurdjieffÈ stata fatta la domanda su chi è capace di arrivare a questa scala, di salirla e di arrivare alla Via. Il signor Gurdjieff ha risposto usando una parola russa che può essere tradotta con “padre di famiglia”. Nella letteratura indiana e buddista c'è un tipo ben definito di uomo e un tipo di vita che può portare al cambio dell'essere. 'Snataka' o “Padre di famiglia” significa semplicemente un uomo che conduce una vita comune.
i pesci rossi sono carpe.
carpe diem.
[gg::post]i pesci rossi sono carpe.

Della famiglia. Sono entrambi Ciprinidi, ma il pesce rosso è l'auratus, la carpa comune il carpio (da cui il nome carpa, quindi a stretto rigor di logica il pesce rosso NON è una carpa).

Guns and Drums and March and Fun
Dead in the parlor with dust like a membrane, fly friends are dreaming of wings and antennae.
[piccis::post]la cosa brutta è che a 5 anni sembra DIO

no tipo dio no. quasi.

[Henry Valiant::post]mi ritorna in mente la storia del cane di un mio amico che si lanciò non si è capito bene per qual motivo dal quinto piano contro il parapetto del balcone. Solo che c'erano lavori in corso e in quel punto era stato rimosso :|

non sono mai riuscito a spiegarmela questa cosa

il tuo amico è una rottura di coglioni pazzesca, forse?

[Cotard::post]Ciprinidi,

che godono strfinando il basso ventre sul fondale a quel che so. ce ne sono anche sulla metropolitana, ma lì li arrestano per molestie.
OKAHEY!
ci sono anche le carpe mangiasputi
[Cotard::post][gg::post]i pesci rossi sono carpe.

Della famiglia. Sono entrambi Ciprinidi, ma il pesce rosso è l'auratus, la carpa comune il carpio (da cui il nome carpa, quindi a stretto rigor di logica il pesce rosso NON è una carpa).

ah minchia non lo sapevo. fico.
[golem::post]ce ne sono anche sulla metropolitana, ma lì li arrestano per molestie.
a me non mi hanno ancora beccata
[hyddenplace::post]ci sono anche le carpe mangiasputi

no, aspe' spiega
Image HostingImage HostingL'amore è pubblicità ingannevole
[morella::post][hyddenplace::post]ci sono anche le carpe mangiasputi

no, aspe' spiega

forse, meglio di no
[Squallido master::post]Q., non quotarmi massimote, sennò che lo killo a fare?

[blackmaria::post]se avessi una cintura di allah informatica mi farei saltare in questo 3d