| deliri :: [1] Apologia del fallimento della contraerea sentimentale |
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Rabbi Acher ::
14:01 20/04/07 :: 0 risposte |
[Q.::post] Bello, bello. E dolce. Mi ricorda i miei primi incontri con la mia fatina (che non trovo nell'archivio senno' posterei il link). [Q.::post]Ero stato scostante e maldestro, persino antipatico Credimi Qui c'è la chiave di tutto, secondo me. Se le avessi chiesto il numero di telefono con la lingua felpata la prima sera ti saresti precipitato in qualche blog erotico a sfogare i tuoi istinti feriti. Cmq, la donna "intellettuale" è impegnativa. Ti asciughi molte grane sul piano finanziario, di immagine, di look, di feste, festini e party, ma ripaghi tutto sul piano interpersonale: cioè, hai il "rapporto (serio o non serio), non importa" con l'aggiunta del rigore intellettuale, per cui devi tenere sui due fronti (a meno che tu non sia ggino il macellaio con l'ascella muschiata che però la fa sentire tanto donna). E te lo dice uno che ha da misurarsi con una fanciulla che mastica talmud e che, Dio non voglia, se ti passa per la testa di farle leggere qualcosa di tuo sulla Kabbalah, tranquillo che non se ne esce prima di una lunga discussione praticamente su ogni parola che hai scelto per esprimerti. A volte, penso di scambiare la mia fatina (mora) con un pugno di procaci biondine sedicenni*. (*A qualcuno interessa l'offerta?) "Non c'è giudice e non c'è giustizia" (Talmud, Avodà Zarà, 25a) |