asphalto FAQ
blog deliri :: Apologia del fallimento della contraerea sentimentale
Con le ragazze ho approcci da timido, pur non essendolo.
È così perché col tempo ho imparato a proteggermi dai miei sentimenti, visto che un sorriso, anche rubato, è spesso bastato per farmi innamorare. La mia priorità assoluta, dopo il meraviglioso caos dei vent’anni, è ora evitare di cadere in ginocchio ai piedi di ogni ragazza dagli occhi dolci, diventandone schiavo amoroso per mesi, anni, cieco di fronte all’evidenza del parassitismo sentimentale, sordo alle educate osservazioni dei miei amici, completamente succube dei suoi capricci.

È accaduto davvero, e non una volta sola. Inconsapevole e sciagurato, con ben tre donne diverse fui in grado di sovrapporre all’immagine della strega che mi imprigionava la figurina ritagliata della fata che mi aveva ammaliato il primo giorno, prolungando una finzione di felicità che non era più reale da troppo tempo. Eppure all’apparenza funzionava, perché l’idea di chiudere non mi sfiorava nemmeno e alla mia ragazza non pareva vero di poter continuare a disporre di me a piacimento senza subire una sola lamentela.
La mia personale statistica dimostra però che nemmeno la più perfetta illusione può resistere all’infinito. Inevitabilmente, senza preavviso, un’epifania mi stravolgeva la percezione delle cose e vedevo la mia storia come capovolta da un folletto maligno. Con la differenza che quella, finalmente, era la realtà. Mi prendeva uno strano capogiro e per giorni mi capitava di galleggiare nell’aria rarefatta, come se il mondo circostante fosse stato dipinto apposta per me. Dopo mesi o anni di relazione, quel poco tempo era sufficiente per accorgermi che non riconoscevo più la mia fidanzata e che la persona che amavo esisteva solo grazie alle lenti deformanti della mia mente. Ogni volta, anche se abbandonare l’illusione era doloroso, non mi restava altro che chiudere, spesso lasciando la ragazza incredula e senza la più pallida idea di cosa fosse successo.

Così, quando uno dei miei amici storici, attore, mi invitò a cena dopo un suo spettacolo per presentarmi una sua collega, drizzai le antenne. La ragazza mi aveva colpito già a teatro, per la sua presenza scenica e per la voce, con la quale aveva alternato toni dolci a impeti di rabbia. Se il testo non era certo memorabile, lei aveva comunque dato il meglio di sé. Svestiti i panni del personaggio, la scoprii simpatica, arguta e mai banale. In più era carina, anzi davvero bella, e quando sorrideva sembrava che gli occhi s’illuminassero dischiudendo la sua anima al mondo, o forse viceversa. Dopo mezz’ora di conversazione a tavola ero così ubriaco di lei che la mia parte razionale dovette forzare la ritirata. Metaforicamente parlando, mi rintanai in un sommergibile mille metri sotto il tavolo: speravo che chiudendo bene le paratie e tenendo solo il periscopio innalzato, il mio cuore non avrebbe accelerato il battito. Voglio dire, speravo che non avrebbe accelerato ulteriormente.
Lei non sembrò avvertire la mia preoccupazione e continuò a sedurmi; riuscendoci benissimo, malgrado tutto. Quando poi mostrò di sapere di me molte più cose di quante gliene avessi rivelate, fu sufficiente lanciare uno sguardo al mio amico che sorrideva sornione per avere la certezza di essere caduto in una trappola combinata.
A fine serata ero perdutamente innamorato. Anche se il mio cervello invocava a gran voce la ritirata, o quanto meno una tattica di melina e attesa, quando lei mi chiese di accompagnarla a casa non potei fare a meno di accettare. In macchina, di fronte al suo portone chiacchierammo ancora del più e del meno, preludio classico a ben altre mosse. Tuttavia, quando ci salutammo, riuscii a costringermi a non baciarla. Né a chiedere il suo numero. Lei mi parve decisamente contrariata, ma io, pur col cuore a mille, sorrisi, soddisfatto della mia strenua resistenza.

Per i successivi tre giorni, però, non feci altro che darmi dell’idiota. Nonostante tutto, dovetti ammettere a me stesso che c’ero cascato di nuovo e come se non fosse bastato avevo sprecato l’occasione. Persino il mio amico attore, evidentemente dopo aver parlato con lei, mi telefonò per chiedermi che cosa avessi combinato. Aveva ragione: per quanto mi riguardava, ormai ero sentimentalmente in ballo. Se con le donne precedenti avevo dovuto constatare sulla mia pelle la regola del non c’è due senza tre, mi convinsi infine che l’esperienza numero quattro non fosse affatto scontata.
Il giorno seguente decisi di intrufolarmi nel suo portone e le lasciai un biglietto nella buca, invitandola per il pomeriggio successivo a bere un caffè al parco.

In attesa dell’appuntamento, che lei non poteva confermare né disdire visto che mi ero ben guardato dal lasciare il mio numero, mi tormentai a pensare che non sarebbe venuta. Mi convinsi di essermi sbagliato, che lei non fosse affatto interessata a me, e come avrebbe mai potuto? Ero stato scostante e maldestro, persino antipatico.
Appoggiato a un lampione all’ingresso del parco, con le mani in tasca per darmi un tono, l’ora giusta passata da qualche minuto, pensai che con quel biglietto l’avevo sicuramente spaventata. Dovevo esserle sembrato un pazzo o un maniaco, e forse avrebbe addirittura mandato qualche suo amico per malmenarmi affinché la lasciassi in pace.

Invece finalmente apparve in fondo al viale. Era splendida e sorrideva: nei suoi occhi verdi pareva che si specchiassero interi universi. Le foglie, per terra, volavano ai lati come per farla passare e anch’io dovetti scostare la schiena dal lampione. Si fermò a un metro da me, arricciando le labbra come a prendermi in giro per essere stato così sciocco. Non dissi nulla, le presi delicatamente il viso fra le mani e la baciai. Lei ricambiò e il caffè, ovviamente, ce lo scordammo.
Vi chiederete com’è andata a finire. Be’, io ancora non lo so.



[gg::post]La prima volta che invitai una ragazza al parco fu a piazza d'armi in terza liceo. Iniziammo a sbaciucchiarci poi fummo interrotti da un matto orientaleggiante che prendeva a calci di kung fu gli alberi gridando come un ossesso quelle cose che gridano nei cartoni animati.


aspetta, era a torino vero?
fico ma un po' difettato, come la roba degli outlet
[psycho::post]
[gg::post]La prima volta che invitai una ragazza al parco fu a piazza d'armi in terza liceo. Iniziammo a sbaciucchiarci poi fummo interrotti da un matto orientaleggiante che prendeva a calci di kung fu gli alberi gridando come un ossesso quelle cose che gridano nei cartoni animati.
aspetta, era a torino vero?


http://lebeau.altervista.org/img/ken7stelle.jpg

psycho vero uomo e custode della verità


"I keep my dick hangin' out of my pants
So I can point out what I want. "
"non sono sarcastico. sono disperato"

[falena::post] tanto che a un certo punto, prima che io iniziassi a piangere per quel supplizio, io gli ho detto cosa fare e lui ha eseguito col suo dito.
[psycho::post]
- l’arte di insegnare a parlare ai pappagalli;



mio nonno mi raccontava che in venezuela, dove ha fatto il medico per trent'anni, usano questo sistema:

si prende il pappagallo, si fa ubriacare facendogli mangiare semenza imbevuta di rum o aguardiente.
quando la bestia barcolla si mette su un tavolo e si copre con una pentola; poi si solleva un po' la pentola e si dice la frase da ripetere:
per es. "hijo de puta!"

e quello zitto. allora giù la pentola e colpisci forte con un mestolo PEM! PEM! PEM! PEM!
riprovi "hijo de puta!". niente.

PEM! PEM! PEM! PEM! PEEEEM!

"Hijo de puta"
"hiiiioooo uuaaahuuaaah!
PEM! PEM! PEM! PEM! PEM! PEM! PARAPAM!

"hijo de puta!"
"Hijo de puta, hijo de puta, hijo de putaaaa!"

secondo me funziona anche con i cristiani.

eh già, culo spanato... eeeh già!
AHAHAHAHAHAHAH

sì, sì, i miei amici drogati lo chiamavano tutti così: "ahò che c'hai attaccato ar collo?", "come, nun ce lo sai? ce tengo un ber taijitu!", "ah, davero, me pensavo che d'era un taiji.", "ahò ma che me cojoni? taijitu o taiji so' 'a stessa cosa, ma indove taa 'mpari a sinologgia, su wicchipedia?", "ahò ma mo nun te'ncazza!", "no vabbè,nun me 'ncazzo ma certe vorte semmri popo che sceso dall'arbero!". (golem)
[gg::post]gridando come un ossesso quelle cose che gridano nei cartoni animati.


CEDI AL RALLENTATORE SOTTO IL MIO COLPO IMPROBABILE!

[Askatasuna::post]questo sistema


ahauhaha auau auauhauhauahuahuah anche mia nonna ha vissuto 20 anni in venezuela ma non mi aveva mai parlato dell'addestramento dei pappagalli.

però mia nonna mi racconta sempre di quando mio nonno -che faceva il guardiano a una diga nel pieno della foresta amazzonica- tornava a casa da mia nonna a Caracas e le portava in dono "simpatici animaletti da compagnia" come un pitone di tre metri, che mia nonna si trovava costretta a rifiutare urlando (non c'è neanche bisogno che fate il dirtyquote).

" "ciao, io vado a vivere in un appartamento un po' grande e volevo un animale da compagnia: cosa mi consigli?""ti consiglio....l'unicorno!""ma l'unicorno non esiste""non avevi specificato che doveva essere un animale esistente" " (maranza)

ho deciso che vincono le piramidi LOL
cazzo ci faceva tutta sta gente in venezuela?
si scopava tua nonna


"I keep my dick hangin' out of my pants
So I can point out what I want. "
"non sono sarcastico. sono disperato"

[falena::post] tanto che a un certo punto, prima che io iniziassi a piangere per quel supplizio, io gli ho detto cosa fare e lui ha eseguito col suo dito.
ahah AH AH AHA HahA H AHaH aH aH AH hAHAHAHahahAHArotolooo
[idiosincrasia::post]
si scopava tua nonna

pacciani cosa ci faceva tua nonna in venezuela?
"Sticking feathers up your butt does not make you a chicken"
[Askatasuna::post]secondo me funziona anche con i cristiani.

quando il mulo non si fa caricare, o non obbedisce, lo dai a un vicino che ogni giorno, più volte al giorno, lo sovraccarica di tortori e tortorate lasciandolo senza mangiare. poi tre quattro giorni dopo vai dal vicino, t'avvicini al mulo e parlandogli con voce suadente lo carezzi e te lo riporti a casa dove gli dai una doppia razione. dice che funziona e per un bel po' non ricomincia a rompere i coglioni.
sto così male che sto bene.
[golem::post]quando il mulo non ti fa scaricare, o non obbedisce, lo dai a un vicino che ogni giorno, più volte al giorno, lo sovraccarica di torrent


porcozio, ho le allucinazioni.
Ciao ragazzi sono Susana bella topola Latina e voglio mangiare quanti cazzi italiani possibile. Arrivo ad italia 27 di aprile. Sarò disponibile per tutti quelli che mi vogliano, voglio stare in tutte le tue feste private, licenziate di celibi, anche feste swinger, exibisionismo. Sono la tua schiava sessuale. Mi piacciono le GANG BANG molto numerosi e spero che tutti siate pronti a sborrarmi nella mia boca, ma anche su viso, tette, culo e figa. Il mio corpo, il mio figa, culo desidera molto cazii. Ho tanta voglia di esser circondata dai vostri cazzi, ma star poco tempo in Italia, quindi non máncate di incontrarmi, per aiutarmi a realizare insieme le mie fantasie erotiche calde!
Ci sentiamo presto.
[psycho::post]dei pompini con l'acqua mi pare si era gia' parlato
[Trifase::post]Il maranza si è rivelato un _vero_ esperto
no, maranza era esperto di cunnilingus con l'acqua.
L'esperto di pompini con l'acqua ero io!

(OVVIAMENTE nel riceverli e non nel farli)
"- Ho fatto questo - dice la mia memoria
- Non ho fatto questo - dice il mio orgoglio e resta irremovibile.
Alla fine è la memoria a cedere."

F. Nietzsche
[golem::post]quando il mulo non si fa caricare, o non obbedisce, lo dai a un vicino che ogni giorno, più volte al giorno, lo sovraccarica di tortori e tortorate lasciandolo senza mangiare.

mi sto chiedendo se funziona anche con le donne.

forse no, magari gradiscono il tortore altrui.
... I feel I must be wrong.
[Wile::post]mi sto chiedendo se funziona anche con le donne.
indirizzarsi verso "il male minore" funziona un pò per tutti

"la realtà continua a rovinare la mia vita" (watterson)

siete a un passo dal disvelare il segreto del mio successo.
fico ma un po' difettato, come la roba degli outlet
[psycho::post]siete a un passo dal disvelare il segreto del mio successo.
meglio*inserire aggettivo adatto a psycho* che serial killer?


o pensavi a qualcosa tipo: meglio psycho del maranza?

"la realtà continua a rovinare la mia vita" (watterson)

[Wile::post]forse no, magari gradiscono il tortore altrui.
[piperita patty::post]indirizzarsi verso "il male minore" funziona un pò per tutti
[psycho::post]siete a un passo dal disvelare il segreto del mio successo.

uhm.
... I feel I must be wrong.
ebbene si'.

tortore
fico ma un po' difettato, come la roba degli outlet
idiota anonimo
(17:17 06/05/07)
Apologia del fallimento della contraerea sentimentale [ignorato - rating -1]: clicca qui per leggerlo
[rodolfo::post]forse perché mi piacciono i gusti forti


[psycho::post]meglio rosicare che credere di non aver mai fatto battere il cuore a nessuna

è vero ma mi mette una tristezza immane