deliri :: [1] gilda

Alzò lo sguardo. Imbruniva già, ma in mezzo alle nuvole scure il rosso degli ultimi raggi disegnava geometrie concave, coriandoli di Dio.
Il ciliegio era lì dove era sempre stato, ma senza di lei - seduta con la schiena appoggiata al tronco, le gambe piegate, l'immancabile bloc notes - aveva perso metà della sua bellezza.

Era tardi perché potesse arrivare. Doveva essere già andata via, oppure non era venuta per niente. Pazienza, sarà per domani, si disse. Eppure ugualmente si sedette ai piedi del ciliegio, nello stesso modo in cui si sistemava lei, aspettando che il cielo si facesse tenebra e che i lampioni, ognuno sotto il suo albero, punteggiassero il parco, così che a un ipotetico osservatore celeste potesse sembrare che fossero gli stessi ciliegi a brillare nella notte.

Credo di amarla, riflettè. L'amo. Se no perché sarei qui ad aspettarla pur sapendo che non arriverà? Oppure avrà un pensiero improvviso, come un diapason nel cuore. Sarà il suo stesso ciliegio a dirle che qualcuno la aspetta. Sentirà di dover venire, e basta, senza sapere perché. Verrà, e finalmente ci riconosceremo.

L'aveva osservata per giorni. Da principio era solo la curiosità di quel viso cosi dolce e di quelle mani che sul bloc notes disegnavano interi universi. Poi aveva cominciato a chiedersi perché, di tutto il parco e tra tutti i ciliegi, proprio lì. L'aveva seguita un paio di volte fino a casa e aveva notato strani comportamenti, non proprio stonati ma piuttosto pungenti come spilli sotto la pelle. Ferma al semaforo sembrava studiare i casuali passanti che le stavano intorno, poi senza motivo lasciava scorrere il verde e aspettava il successivo. Oppure attraversava con il rosso quando non c'erano auto, ma d'improvviso, come se si fosse ricordata di un appuntamento.

Ad ogni modo era riuscito a scoprire come si chiamava. Era scritto sul campanello. Sorrise e risistemò la schiena contro il tronco del ciliegio. Allungò le gambe: come faceva lei a stare immobile per ore in quella posizione? Alzò gli occhi verso l'alone della luna, nascosta dietro le nuvole. La pensò accanto a lui, tremante e folle d'amore.

Non poteva sapere che Gilda era folle e basta. Solo una settimana prima aveva immaginato di essere Cézanne e si convinceva che gli scarabocchi che produceva fossero capolavori immortali. Durante le giornate al parco si era poi convinta di essere una radice di ciliegio e di non potersi muovere. I passanti al semaforo erano sua madre. Sempre. Solo perché sua madre per un breve periodo era stata assistente del traffico davanti alle elementari ed era morta investita da un papà in ritardo. Quando c'era gente al semaforo, quindi, a seconda dell'umore la ignorava, la seguiva o fuggiva.

Proprio in quel momento, altrove, Gilda si rese conto che quel ragazzo tanto timido, che l'aveva osservata per giorni mentre eseguiva i suoi capolavori immortali, che l'aveva pedinata attraverso la città solo per vedere dove abitava e come si chiamava, le aveva rubato il cuore. Si mise una mano sul petto e le sembrò di non sentire il battito. Gilda, folle come un ciuco, si convinse che il proprio cuore ormai mancasse davvero dal suo petto. Volle controllare. Per farlo usò uno specchio e un trapano con la punta da 18.

(13.50.06) f: ciao m, aspetto sempre la serie "photoshoot nel bagno di schiuma"
(13.50.29) M: m non è al computer, sono la madre

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