| deliri :: [1] Piccole strategie per l'inserimento sociosentimentale dell'asphaltita |
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Q. ::
13:22 10/11/06 :: 0 risposte |
[il_Parente::post]Caro doQtor,specchiarsi negli occhi e nella mente dell'altro è un fatto sociale ineludibile che spesso porta con sé conseguenze inaspettate. in un complesso meccanismo di interazione, si allacciano tra loro diversi aspetti, come la percezione di sé, il fantasma di sé percepito dall'altro, il desiderio di proiettare un'immagine che potrebbe essere ancora diversa dalle altre due. purtroppo, o per fortuna, in realtà nessuno è un così bravo attore da sapersi fingere altro da sé, sempre o per sempre. inevitabilmente nell'arco di una relazione, o di un'amicizia, ci si lascia più andare lasciando trasparire ciò che si è veramente dietro il velo della finzione. oppure possono sopravvenire fatti interni o elementi esterni che d'improvviso squarciano il velo del tempio. per questo è importante fin dall'inizio non cercare di fingersi qualcun altro, ma neanche - attenzione! - "essere se stessi" come molti, demagogicamente, propongono (in effetti questa è una sesquipedale idiozia). sarà opportuno, invece, cercare di proporre, banalmente, il lato migliore di noi stessi, che è allo stesso tempo un dato vero e positivo, cercando di attenuare/limare i propri punti deboli o difetti. applicare l'omissione anziché la menzogna. il caso peculiare del parente rivela come lui si trovi molto più a suo agio quando non è attratto o particolarmente interessato dalle persone che frequenta, per cui non è ossessionato dal fantasma di sé: in quell'occasione si sente libero di comportarsi, pensare e colloquiare, dando inevitabilmente il meglio che può offrire. al contrario, quando una ragazza gli interessa, lo specchio opaco dell'ossessione di giudizio gli rimanda costantemente un'immagine distorta nella quale egli, cercando di guardarsi con lo sguardo che attribuisce alla fanciulla, si sente costantemente inadeguato e tenta goffamente di adeguarsi a ciò che pensa possano essere i desideri di lei, finendo in cortocircuito e preferendo, alla fine, tacere timidamente piuttosto che esporsi. l'errore di questa tipica situazione è l'arroganza di conoscere l'inconoscibile, ossia la percezione che l'altro ha di noi. in questo modo si introducono in serie due lenti distorcenti, la prima è l'immagine che effettivamente l'altro acquisisce, la seconda è l'ipotesi di questa. a meno di casi assurdamente fortunati, commetteremo un errore piuttosto ampio. meglio sarà, dunque, cercare di lasciarsi andare molto di più, al limite facendo ampiamente trapelare anche tutte le nostre incompiutezze ed imperfezioni, ma permettendo alla fiamma che abbiamo dentro di far capolino in superficie. come farlo, trovando il coraggio della spontaneità, è ben altra faccenda. [maskone::post]Caro Dottor Q., ho quasi 40 anni e vorrei mantenere la mia verginità, fino all'eventuale matrimonio.egregio maskone, se non sei tu ad amare te stesso, chi vuoi che t'ami? ![]() la vita è come una scatola di cioccolatini: prima o poi, finisce. |
