deliri :: [1] Istinto di sopravvivenza
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Louis ::
16:09 23/06/06 :: 0 risposte :: :: [rating 2] |
Oggi siete strani.
Il racconto di Q. mi ha ricordato che anni fa (età 16-17). scrissi questo racconto:
Il demente e la tigre
Bruce Chatwin mi ha raccontato che una delle volte che è stato in Africa ha conosciuto un archeologo (o era un antropologo?)che credeva nella bontà dellUomo (che si era evoluto dallo stato di Scimmia per difendersi dalla Tigre)
Larcheologo-antropologo gli mostrò il cranio di un ragazzino preistorico, scoperto durante gli scavi in una grotta. Questo cranio aveva due fori nella calotta, e questi fori combaciavano perfettamente, come tasselli di un puzzle, con i denti, anzi con i canini ipertrofici di una tigre dai denti a sciabola.
Un mostro, una forza inarrestabile, il diavolo per i nostri antenati scimmiottanti.
Il teschio era lievemente deforme e ciò fa pensare che fosse colpito da una qualche demenza; era lo scemo del villaggio (della tribù).
Ciò (mi) fa pensare a un ragazzotto imbolsito dal troppo poco moto, forse un po bavoso, forse sempre cogli occhi sbarrati al cielo e la mandibola mossa ritmicamente mentre la voce tentava di ululare. Sicuramente era uno isolato dal resto della tribù, sicuramente suo padre (se cera) e sua madre gli han dato da mangiare per qualche anno solo per un sospetto di pietà ma probabilmente era sempre lultimo del nucleo familiare a nutrirsi.
Era inutile: provava ad aiutare, ma non sapeva fare nulla.
Una volta, in un giorno di calura africana, era nella tana familiare, e, tentando di essere utile, aveva rotto qualcosa che non doveva rompere; sua madre lo trovò presso i cocci. Non so come le mamme punivano i piccoli allepoca, però so che il Demente fuggì spaventato nella foresta (verso la zona dove nessuno andava perché vabitava la Tigre)
Corse, inciampò, corse, inciampò, corse. (Piangeva?) poi si fermò: aveva visto la Tigre. Lei si era appena succhiata unantilope, non aveva fame: osservava il Demente sonnolenta., gli occhi sicuramente socchiusi e gialli, le zanne magistralmente rosse e bianche, la zampa assassina stava sullultima preda, che sembrava estasiata guardando la sua carnefice; il corpo rimaneva nascosto nel fogliame di un grosso cespuglio.
Il Demente disse: Ciao.
La Tigre rispose: Sì.
Chi sei? Io non parlo, i miei simili non parlano, non abbiamo bisogno di nomi. E tu?
Io tento di parlare, così i miei simili, non abbiamo ancora bisogno di nomi. Per chiamarmi usano un pugno sulla spalla. Perché non scappi, caro? Per i tuoi simili io sono quella che chiamano sbarrando gli occhi e ghignando le mie fauci.
Ah, sei tu? Sì
Perché? Perché mangio i tuoi simili. Se avessi fame, mangerei anche te.
Perché? Sono fatta così.
Sei mamma? No.
Ma sei femmina? Sì.
Allora mamma. No.
Si può? Sì.
Non lo sapevo. Hai mangiato i tuoi bimbi? No. Forse.
Perché? Non lo so
forse.
Ma devo scappare? Così fan tutti. Torna alla tua tana.
Ma lì mi picchiano. E io ti mangio.
Ma fa male? Un po. Ma non resta.
Resto? Non lo so. Non credo.
Dove vado? Nei ricordi.
Cosa sono? Non lo so.
Se mi mangi non rompo più nulla. Hai rotto?
Sì. Puoi aiutarmi? Va bene.
Così balzò, mostrandosi nella sua perfetta metrica, e ripeté il gesto che le si addiceva. Forse la Tigre ha voluto solo divertirsi col Demente; non lo so.
Forse ora il Demente, in un altroquando, sa aggiustare ciò che rompeva, forse crea nuovi oggetti. Lo spero.
Che fa cagarone, ma fa bene per la pulizia del colon. |