blog bla-bla :: [real life] La forza dell'ammore vince anche la forza delle manette

Nell'estate dell'anno 1998 io e la mia fresca fresca ragazza, che chiameremo convenzionalmente Manuela, stavamo insieme da poco più di due mesi. Senza curarci troppo delle implicazioni che sarebbero sorte mettendo in gioco così presto una così breve frequentazione, decidemmo di intraprendere insieme un viaggio in francia, in due, in auto, tenda e cheap hotels, del tutto privi di un programma preciso.

Orbene, per la prima notte della prima vacanza insieme capitammo in una città che chiameremo convenzionalmente Lione. Optammo giustamente per un relais romantico sulla riva del fiume, circondato da un piccolo ma graziosissimo giardinetto curato a rose canine e begonie. La proprietaria era una minuta signora di una certa età... no, così avrei sognato che fosse. In realtà avevamo pochi soldi, il viaggio era solo agli inizi, per cui si trattava di un hotel Formule1. E al posto del giardino c'era un parcheggio. Per chi non lo sapesse, gli hotel di quella catena sono quanto di più spartano e standardizzato si possa immaginare. Non hanno la reception, sostituita da una macchina automatica e si compongono di un certo numero di camere identiche di pochi metri quadrati, con un letto matrimoniale sormontato trasversalmente da un lettino a castello. La camera è completata da un lavandino. Sono abbastanza puliti, decisamente squallidi, ma molto economici.

Al mattino di buon'ora, dopo una debilitante sessione di sesso acrobatico e una ricostituente colazione, uscimmo dall'hotel con le nostre poche valigie per caricarle sulla fiammante punto azzurra che mio padre ci aveva prestato. Nell'uscire incrociammo uno strano tizio che entrava. Lo notai perché era sporco e arruffato (ben più di noi, che all'epoca eravamo piuttosto freakeggianti) e indossava tronfio il suo torso nudo. Lo ignorai bellamente malgrado fosse una cosa quantomeno curiosa e proseguii verso la macchina in compagnia di Manuela.
Partimmo: l'hotel si trovava a un centinaio di metri dall'autostrada. Intendevamo proseguire verso nord perché Lione già la conoscevamo e comunque vi avevamo trascorso qualche ora il pomeriggio precedente; visto un cartello pubblicitario, però, decidemmo repentinamente di non imboccare lo svincolo ma passare sotto l'autostrada per fermarci subito dall'altra parte, dove c'era un ipermercato di quelli belli, francesi, che oggi hanno completamente invaso la nostra bella italia ma all'epoca erano qualcosa di perversamente affascinante.

Appena entrati nel maxiparcheggio del Carrefour, dovetti rallentare fino a fermarmi perché l'auto davanti a me aveva trovato un posto. Immediatamente, un tizio arrivò di corsa da dietro e si mise a battere forsennatamente con le mani sul mio finestrino, urlando qualcosa come "le feu, le feu, vite!". Capito che si trattava di un "al fuoco! al fuoco!" ci precipitammo spaventati fuori dalla macchina, domandandoci se fosse proprio la nostra punto ad essersi incendiata... di lì in poi, l'azione si svolse molto più fulminea di quanto io sia in grado di raccontare.
Non feci in tempo ad aprire bocca che il tizio che aveva richiamato la nostra attenzione mi torse il braccio destro, chiuse la mia portiera e mi sbattè il corpo contro il fianco della macchina, costringendomi a chinare la testa sul tetto. Neanche un secondo dopo mi aveva chiuso le manette intorno ai polsi. Dall'altro lato, Manuela era più confusa che spaventata. Un altro tizio, sempre in borghese, era sbucato dal nulla ed aveva immobilizzato anche lei, ma in modo meno deciso. Quando però Manuela fece per prendere la sua carta d'identità dalla borsa le fu riservato lo stesso trattamento, manette comprese.
Protestai inutilmente e veementemente nel mio pessimo francese, mai studiato a scuola, imparato in molti weekend e vacanze più serene trascorse in francia, ma non ebbi risposta. Ciò che più mi spaventava, ancor più che non sapere il perché di ciò che stava accadendo, era che questi tizi erano piuttosto decisi, in borghese, intorno non c'era nessuna auto della polizia... temetti che ci stessero rapendo. Ancor oggi ho ben chiara in mente la scena di quando, come in un pessimo film, vengo spinto dentro un'auto senza insegne, con la mano del tipo che mi spinge giù la testa, le mie mani incrociate dietro la schiena chiuse dalle manette, e la gente intorno, con i carrelli e le buste della spesa, cui era stato regalato un minuto di far west.

L'auto, che forse era una clio, partì sgommando con a bordo me e due tizi. Fui in parte paradossalmente sollevato di vedere, dietro, che Manuela non era scomparsa ma stava su un'altra auto con altri due tizi. Lo fui ancora di più, e sempre paradossalmente, quando il tipo sul sedile del passeggero estrasse una sirena con base magnetica e la attaccò sul tetto sporgendo il braccio fuori dal finestrino.
In pochi attimi eravamo a cento all'ora a sirene spiegate. Non avevo smesso di chiedere spiegazioni. Non so perché, ma finalmente risposero alla mia domanda più stupida: E la mia macchina? Mi dissero di non preoccuparmi di quello, perché la stava guidando un altro poliziotto. In effetti muovendomi a fatica guardai indietro, e vidi che oltre alla clio e all'auto su cui stava manuela avevano formato un "trenino" che comprendeva anche la mia auto ed un grosso furgone bianco. Mi chiesi il perché di tanto spiegamento di forze, soprattutto considerato che l'unico reato che mi veniva in mente era un tocchetto di fumo da qualche grammo che però non avevo neanche tirato fuori dalla partenza.

Neanche un minuto dopo, forse, l'auto si fermò. Curiosamente eravamo ritornati proprio di fronte all'hotel Formule1. A lisca di pesce, si accostarono nell'ordine le altre tre vetture. Finalmente, mi diedero spiegazioni. Uno dei due poliziotti mi disse che l'auto su cui stavamo viaggiando era rubata. Impossibile, risposi. Era intestata a mio padre. Vidi che altri poliziotti stavano interrogando Manuela e controllandole i documenti. Le avevano slacciato le manette. Io chiesi che liberassero anche me, ma non lo fecero. Il sedile posteriore dell'auto era scomodo, le manette erano strette e mi costringevano ad una posizione innaturale per cui in pratica ero seduto sopra le mie mani. In più faticavo a capire quello che mi dicevano e ancor di più a rispondere. Dissero che avevamo rubato la punto, che ci avevano visto, seguito e quindi fermato. Era inutile protestare. Ci avevano riportato lì perché volevano che gli dicessimo dov'erano i nostri complici, dove avevamo appuntamento, chi erano. Nell'assurdità del momento capii che c'entrava forse il tizio seminudo che avevamo incrociato uscendo. Il poliziotto annuì: proprio di lui voleva sapere. Ovviamente non mi credette quando gli feci notare che era ridicolo, che ci eravamo incrociati sulla porta dell'hotel e non ci eravamo forse scambiati neppure uno sguardo. Nel frattempo, Manuela doveva forse pensare di essersi messa con un criminale. Ignorarono subito la sua carta d'identità bollandola come fasulla. A loro dire Manuela, mezza spezzina e mezza livornese, aveva un accento chiaramente non italiano, sebbene evidentemente conoscesse quella lingua (al contrario non sapeva una parola di francese, pur capendo qualcosa). Insomma, per loro eravamo due rumeni ladri d'auto, parte di una banda più grande.

Assurdamente, ancor di più se ce ne fosse stato il bisogno, non vi fu modo di convincerli a controllare la mia carta d'identità. Anche se fossi stato il più abile falsario di questa terra, non avrei potuto in nessun modo far coincidere il cognome con quello sul libretto di circolazione della punto! Non vollero neanche vederla, e d'altra parte io non sarei riuscito a estrarla. La pantomima dell'interrogatorio proseguì per quasi due ore. Iniziarono a minacciarci, sempre tenendoci separati nelle due auto, surrealmente nel parcheggio di un hotel a basso costo, cercando di ottenere informazioni che non potevamo avere. Ripeterono cento volte che ci avrebbero portato in cella. Manuela era disperata, vidi attraverso i due finestrini che ci separavano. Io mi sentivo responsabile.
Finalmente arrivò un poliziotto che parlava italiano. Questi, forse plagiato dai colleghi, condivideva i dubbi sul fatto che fossimo davvero italiani. Però almeno ci fu più facile comunicare. Parlò a lungo con Manuela, poi con me. Poco a poco, sembrò farsi chiarezza. Lo sentii dire ad un collega che non eravamo noi. Parlottarono a lungo tra di loro, poi ci liberarono. (La prima cosa che si fa istintivamente quando vengono tolte le manette è passarsi le mani sui polsi, come si vede nei film)
Erano chiaramente imbarazzati, ma a malapena ci chiesero scusa. Avevamo passato tre ore di commedia dell'assurdo, in due macchine, in un parcheggio. Otto poliziotti e tre mezzi civetta per acciuffare due pericolosi turisti in vacanza... ci dissero che la banda di rumeni aveva rubato parecchie auto nei parcheggi degli hotel. Erano armati e pericolosi. Li avevano seguiti per coglierli in flagrante e arrestarli; ovviamente per acciuffare noi, chiaramente gli elementi più minacciosi della banda (credo che io avessi una t-shirt nepalese con l'Om e manuela una salopette fricchettona coloratissima), avevano perso i contatti con i rumeni armati.

Tremavamo così tanto che non fu facile risalire in macchina. Eravamo confusi e disorientati, per un attimo pensammo di sporgere denuncia ma in realtà la sola cosa che volevamo era andare via di lì il più velocemente possibile. Con la testa indecisa, le mani nervose e i piedi instabili ci immettemmo in autostrada. Sì, a posteriori avrei voluto farla pagare cara a quei bastardi incompetenti, che non erano neanche stati capaci di chiedere scusa, magari interessando il consolato o chissà chi.
Per fortuna, finimmo a Bourges, nell'hotel più romantico del mondo. Ci coccolammo per due giorni, cercando di ricominciare da capo il nostro primo viaggio insieme.

I segni viola delle manette mi rimasero quasi per tutta la vacanza, tanto evidenti che la gente mi guardava di sbieco ed io mi vergognavo. Le tre settimane successive però andarono benissimo, ci divertimmo molto e fummo spensierati. Tranne quando incontravamo per caso un'auto della polizia, allora inevitabilmente sbiancavamo in volto ed il cuore batteva all'impazzata. Credo che un episodio così forte, in fondo, abbia anche contribuito a rendere Manuela e me più uniti. Oggi, stiamo ancora insieme.
Il culo sono due lune gemelle
in tondo dondolio. Va da solo
con cadenza elegante, nel miracolo
d'essere due in uno, pienamente.

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[Squallido master::post]Comunque secondo me Manuela è blackmaria.

come hai fatto a capirlo?


Where do bad folks go when they die? They don’t go to heaven where the angels fly, they go down to the lake of fire and fry. Won’t see them again till the fourth of july


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[blackmaria::post]se per te avana è un colore la risposta è no: era blu ossidato

e allora sono bastardi!

vi racconto una delle ultime alla faccia dell'artrite.

andiamo a casa di un amico e ci sballiamo di brutto. usciamo e dobbiamo passare per un incrocio. siamo in 4 in macchina, io siedo dietro. quello che guida vuole passare col rosso, noi in coro urliamo che no, non è il caso che ci si bevono. lui passa. lampeggiante dietro: blu. pantera dei parubba. cazzo, tremiamo. ci illuminano con la torcia e prendono i docuimenti dell'auto. controllano e ce li ridanno. felici di non essere stati inculati stiamo per ripartire quando chi guida urla: "il libretto!", se lo sono tenuto le guardie. lui parte a razzo, raggiunge le guardie sfanalando, le supera e gli taglia la strada con stridor di gomme, davvero eh, scende e si fa ridare il libretto. se non sono morto quella sera non muoio più.
mac|car|tì|smo s.m.
TS stor., atteggiamento persecutorio, ostile a persone e gruppi ritenuti sovversivi, diffuso negli Stati Uniti d’America intorno al 1950 | estens., anticomunismo esasperato [quadro 12]

key|ne|sià|no agg., s.m.
TS econ., agg., di Keynes o delle sue teorie | agg., s.m., fautore o studioso delle teorie di Keynes.

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[golem::post]lui parte a razzo, raggiunge le guardie sfanalando, le supera e gli taglia la strada con stridor di gomme, davvero eh, scende e si fa ridare il libretto.

ahahahaha
un grande


Where do bad folks go when they die? They don’t go to heaven where the angels fly, they go down to the lake of fire and fry. Won’t see them again till the fourth of july


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[golem::post] lui parte a razzo, raggiunge le guardie sfanalando, le supera e gli taglia la strada con stridor di gomme, davvero eh, scende e si fa ridare il libretto. se non sono morto quella sera non muoio più.

che grande!!!

a noi c'han fermato a budapest, eravamo in cinque in macchina e al tipo che guidava han fatto la prova del palloncino, dopodiche' senza dire un cazzo l'han caricato sulla loro macchina sul sedile posteriore e son partiti; noi dietro fino a quando si son fermati, e' sceso il mio amico dicendoci di tirare fuori un po' di soldi da dare algi sbirri, a pagamento di una fantomatica multa... mi ricordo che si son presi pure dei francobolli che avevo in tasca perche' non avevamo abbastanza soldi....

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[Morg::post]a pagamento di una fantomatica multa...

pur di non andare in un carcere bulgaro altro che i francobolli gli avrei dato


Where do bad folks go when they die? They don’t go to heaven where the angels fly, they go down to the lake of fire and fry. Won’t see them again till the fourth of july


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dimenticavo un particolare importante: quand'era in macchina inmezzo agli sbirri il mio amico ha scorreggiato.

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[blackmaria::post]bulgaro

ehm... ungherese...

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[Morg::post]ehm... ungherese...

ehm.... ungherese
non che il concetto cambi di molto


Where do bad folks go when they die? They don’t go to heaven where the angels fly, they go down to the lake of fire and fry. Won’t see them again till the fourth of july


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[blackmaria::post]se per te avana è un colore
a scanso di equivoci mi preme sottolineare che AVANA NON E' UN COLORE. a meno che non siate donne, ovviamente.

Un esperto nell'arte di castrare agnelli coi denti.

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[blackmaria::post]un grande

[Morg::post]che grande!!!

era ubriachissimo. credo che al ricordo ancor oggi gli venga da sboccare.

[Morg::post]si son presi pure dei francobolli che avevo in tasca perche' non avevamo abbastanza soldi....

pezzenti.

[Morg::post]dimenticavo un particolare importante: quand'era in macchina inmezzo agli sbirri il mio amico ha scorreggiato.

anzi che non s'è cacato sotto...
mac|car|tì|smo s.m.
TS stor., atteggiamento persecutorio, ostile a persone e gruppi ritenuti sovversivi, diffuso negli Stati Uniti d’America intorno al 1950 | estens., anticomunismo esasperato [quadro 12]

key|ne|sià|no agg., s.m.
TS econ., agg., di Keynes o delle sue teorie | agg., s.m., fautore o studioso delle teorie di Keynes.

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[Morg::post]g
[blackmaria::post]pagamento di una fantomatica multa

In Ungheria, ai bei tempi, per un infinitesimo di alcool ti arrestavano, altro che multa.
anche quelli di sinistra comprano il pane coi soldi (Zat)
Tengo a precisare tuttavia che il p2p è da sfighi. (Al Capone)
Se mi hai killato inavvertitamente, premi questo link

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[Q.::post]Nell'estate dell'anno 1998
[Q.::post]13/01/06
aspè...ma adesso non starai mica attraversando la crisi del settimo anno?!

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[Squallido master::post]In Ungheria, ai bei tempi, per un infinitesimo di alcool ti arrestavano, altro che multa.


anche adesso mi pare

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[piperita patty::post]non starai mica attraversando la crisi del settimo anno?!
perché sei così interessata, carina?

Un esperto nell'arte di castrare agnelli coi denti.

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Qu, ripeto che se ti hanno ammanettato evidentemente hai la faccia da giostraio e anche il relativo fisic du rol comprensivo di traforata.
Comunque, è un classico caso di sindrome di sStoccolma, lei ha visto che avrebbe potuto perderti e si è affezionata. Non appena ne prenderà coscienza (7 anni bastano) trarrà le debite conclusioni.
..."Adesso pure io posso perdonare chi mi ha fatto male. In primis il Papa, che si crede padrone del cielo; in secundis Napulione, che si crede il padrone della terra e, per ultimo, al boia qui che si crede il padrone della morte. Ma sopratutto posso perdonare a voi, figli miei. Che non siete padroni di un cazzo!"





Frà Bastiano.

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[Squallido master::post]In Ungheria, ai bei tempi, per un infinitesimo di alcool ti arrestavano, altro che multa.


ma infatti non l hanno multato, gli han chiesto la tangente

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In alternativa conducila qui e vedrai che l'ammoare perdurerà senza fallo.
..."Adesso pure io posso perdonare chi mi ha fatto male. In primis il Papa, che si crede padrone del cielo; in secundis Napulione, che si crede il padrone della terra e, per ultimo, al boia qui che si crede il padrone della morte. Ma sopratutto posso perdonare a voi, figli miei. Che non siete padroni di un cazzo!"





Frà Bastiano.

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[Q.::post]perché sei così interessata, carina?
azz, mi hai scoperto!
[real life] La forza dell'ammore vince anche la forza delle manette
[ignorato - rating -1]: clicca qui per leggerlo

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[Squallido master::post]
Pipe, hai pessimi gusti.
concordo. a me piacciono le belle donne, invece a lei uomini altissimi e dal fisico prestante e asciutto, oltre a un non so che di maudit.

Un esperto nell'arte di castrare agnelli coi denti.

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[Squallido master::post]Pipe, hai pessimi gusti.
non posso darti torto. ma chi è senza peccato scagli la prima pietra.

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[Q.::post]a lei uomini altissimi e dal fisico prestante e asciutto, oltre a un non so che di maudit.
hai dimenticato "e dalla voce sessy"

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[piperita patty::post]hai dimenticato "e dalla voce sessy"

ed il 740 luminoso dove lo metti?


Where do bad folks go when they die? They don’t go to heaven where the angels fly, they go down to the lake of fire and fry. Won’t see them again till the fourth of july


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[Squallido master::post]Sei geloso eh?

no so che rimmarrai sempre con me orsacchiotto mio


Where do bad folks go when they die? They don’t go to heaven where the angels fly, they go down to the lake of fire and fry. Won’t see them again till the fourth of july


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forse ho esagerato, eh?

Un esperto nell'arte di castrare agnelli coi denti.

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