recensioni :: OktoberFest Milano 2002

  • Comune di Milano


  • GSMBox


  • Paulaner


  • Hacker-Pschorr


  • Coca-cola


  • Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania




Potreste chiedervi cos'hanno in comune queste entità - la risposta è: sono gli sponsor della OktoberFest di Milano, una delle rappresentazioni più oscene dello spirito cialtronesco e truffaldino dei commercianti italiani. Capisco che, dicendo subito che è una merda, vi ho privato un pochino della saspéns - però non potevo sopportare il rischio che qualcuno, rimasto insoddisfatto dal farsi cagare addosso da una puttana, volesse spendere i propri soldi in maniera ancora più umiliante e nauseante. Andando all'OktoberFest, naturalmente.

Ora che posso sperare di aver dissuaso almeno i non-masochisti-terminali dall'andarci, passo a spiegare agli altri perché una società giusta prenderebbe gli organizzatori e, in generale, tutti i responsabili, anche collaterali, di quell'obbrobrio e li appenderebbe per i piedi in piazzale Loreto (l'hanno fatto anche con Mussolini - e quantomeno, durante il fascismo, si sarebbe chiamata Festa D'Ottobre e non se la sarebbe inculata nessuno).

Anticipo che ci sono stato ieri, quindi parlo per esperienza diretta - non fidatevi di chi vi dice altrimenti.



Il fatto che i signori che spinano non siano capaci di mettere più birra che schiuma è in realtà da considerare positivo. Così c'è meno birra.
Innanzitutto: costa. Costa un casino. Il biglietto di ingresso è di tre euro - un pacchetto di sigarette. In cambio dell'esborso, cosa si ottiene? ASSOLUTAMENTE UN CAZZO. Niente birra gratis, niente giostre gratis, niente niente niente. E' un po' come se si pagasse il biglietto per entrare in una mostra - però ci entri e basta, e poi per vedere le cose esposte devi pagare di nuovo. O, in alternativa, è come pagare una mignotta per uscire a cena con te, però poi le devi pagare la cena e regalare i fiori e alla fine non te la dà lo stesso (trascurate il fatto che c'è gente che lo fa, è solo una metafora).

Anzi, no, devo essere onesto. Qualcosa di compreso nel prezzo del biglietto c'è: la possibilità di respirare alcuni degli odori più terrificanti mai percepiti da narice umana. Roba che gli zuccherifici in confronto sono dei campi di fiori - e se avete mai osato respirare vicino a uno zuccherificio sapete che, in confronto agli zuccherifici, è un campo di fiori anche un magazzino pieno di cadaveri in putrefazione di gente morta soffocata dalla propria stessa puzza. L'ultima volta che ho sentito un tanfo così ripugnante, avevo sei anni e facevo gli esperimenti col piccolo chimico - e mi hanno portato in ospedale per l'intossicazione. Adesso, invece di portarmi in ospedale, mi fanno pagare tre euro.

Una volta superato lo shock per il fetore, cosa fa uno che è andato all'OktoberFest - anche nota come "festa della birra"? Naturalmente, va a cercare la birra. E magari si aspetta anche di trovarne in quantità abbondante, qualità discreta e prezzo ridotto. Anche uno su tre basterebbe, a essere sincero. Invece, all'OktoberFest (che ricordo essere una FOTTUTISSIMA FESTA DELLA BIRRA) ci sono trecentomilioni di odiose giostre e imbonitori e truffatori vari, ma solo due capannoni in cui vendono birra. Di merda. E costosa - cinque euro per la cauzione del boccale, "che non viene restituita in caso di boccali scheggiati, danneggiati, sporchi o contaminati da mano umana" e quattro euro per mezzo litro di Paulaner. Paulaner, capite? La stessa birra che all'esselunga nascondono dietro la Peroni perché si vergognano. Quella che non vendono neanche nei discount perché sono stati diffidati dal Comitato Per Una Birra Migliore. Quella, soprattutto, che nei bar fuori dall'OktoberFest costa 3 euro a pinta se prometti di non vomitare sul tavolino.

Però, uno che sia veramente desideroso di birra potrebbe piegarsi all'idea di aver pagato tre euro per il privilegio di pagarne altri cinque per la possibilità di pagarne altri quattro o più - se non fosse che nei due merdosissimi e puzzolenti capannoni adibiti a spaccio di birra non danno il resto sulla cauzione del boccale. Si rifiutano, letteralmente. Se per caso uno ha cinquanta euro, o impara a fare il giocoliere e si porta a spasso trenta chili di vetraccio infame (perché, ovviamente, erano boccali di vetraccio infame) oppure va fuori dai coglioni e si beve una lattina al baracchino su via Novara.

Io, vuoi per il fatto che non ho il fisico per fare il giocoliere, vuoi per il fatto che vorrei vedere morti tutti i gruppi che fanno folk tirolese e tutti i babbei che indossano il cappello tirolese, ho optato per il baracchino in via Novara.

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