recensioni :: Reliquary


Non è che si capisca molto, dalla copertina. Meglio."Quando
vengono rinvenuti due scheletri abbracciati nei cunicoli maleodoranti
e fangosi che corrono in profondità sotto New York, il tenente
della polizia Vincent D'Agosta si rivolge all'antropologa Margo Green
che già lo aveva aiutato a risolvere il mistero di Relic."

Niente male, come punto di partenza, per un libro in vendita con il
Corriere, no? Esattamente quello che ho pensato anche io, mentre lo
compravo. Come è noto, però, io penso a un sacco di cose
- a come mi piacerebbe avere una vasca da bagno in mogano, a quanto
importante sia l'abuso di alcool nella mia vita, a come la figa ricordi
una ascella curiosamente squartata. Il che dimostra come fare acquisti
pensando sia anche peggio di fare acquisti senza pensare.

In particolare, comprare questo libro è stato molto peggio che
comprare una canna da pesca a motore (acquisto che non ho fatto, ma
se l'avessi fatto, sarebbe stato senza pensare, dato che non pesco,
e anche se pescassi non vorrei una canna da pesca a motore). Non che
sia un brutto libro, intendiamoci: è solo l'apoteosi dell'inutilità
(e talvolta, è anche estremamente gay).

I personaggi sono ferocemente stereotipati, tanto da permettermi di
riconoscerne un paio che avevo già visto nei libri fantasy di
David Eddings
- non che me ne fotta un granché della psicologia dei personaggi,
è solo che volevo dirlo per voi letterati laffuori. Portiamo
un esempio: Pendergast, agente FBI incredibilmente intelligente, abilissimo
nei travestimenti, sarcastico al punto giusto - è la copia perfetta
di Silk di David Eddings. Solo che Pendergast è anche gay, come
prova il seguente passaggio: "Pendergast accavallò le
gambe, con la figura vestita di nero quasi invisibile contro la pelle
scura del divano, e tagliò corto con un gesto della mano".
Per essere più gay di così, avrebbero dovuto anche
scrivere "elegantemente", e sarebbe stato il top. Anzi,
avrebbero dovuto scrivere "Pendergast si stava facendo montare
dal marine, e si godeva ogni trapanata rettale del gigantesco cazzone
del negro"
, e quello sarebbe stato più gay. Però
così non sarebbe stato venduto dal Corriere, credo.

A parte i personaggi, anche le descrizioni degli ambienti mi ricordano
qualcosa che avrebbe potuto scrivere solo qualcuno che ha un disperato
bisogno di soldi per comprarsi il nitrato
di amile
. Ne citerei qualcuna, ma sono troppo lunghe e non c'ho
voglia. Quindi passo direttamente ai dialoghi, che comprendono chicche
come "Ehi! Quello è un bonsai. Un albero in miniatura.
Anche il mio sensei al dojo di karate ne ha un paio"
.
Innanzitutto - QUATTRO fottutissime parole giapponesi in UN periodo
sono assolutamente troppe. Sarebbero state troppe anche in un cazzo
di libro sui cazzo di samurai, ma QUATTRO parole giapponesi messe in
bocca a una poliziotta di New York non vanno proprio bene. Quattro CAZZI
in bocca a una poliziotta di New York sarebbero stati più credibili.
Per non parlare di quali cazzo di parole usano - mi vedo il dialogo
tra i due autori:


Douglas Preston: "Ehi Lincoln, dobbiamo ravvivare questa
scena, così fa cagare"

Lincoln Child: "Hai ragione, non possiamo lasciare che l'agente
dell'FBI e la poliziotta si scambino solo idee utili a risolvere il
mistero. Hai qualche idea?"

Douglas: "E se mettessimo una scena in cui quattro senzatetto
fanno irruzione e stuprano analmente l'agente e la poliziotta, eiaculando
poi all'unisono sulla faccia di quest'ultima?"

Lincoln: "Mi piace, teniamola per dopo. Qui forse è
meglio qualcosa di più culturale. Hai visto qualche bel film
ultimamente?"

Douglas: "Ho visto solo Karate Kid quando avevo 25 anni.
Però mi ricordo ancora tutto."

Lincoln: "Non ti dà nessuna idea?"

Douglas: "Idee? Uhm... Dojo, sensei, karate, bonsai. Toh,
sono quattro idee, sbattile da qualche parte."

Lincoln: "Grande!"


Sulla trama non ho molto da dire, anche perché non credo che
lo finirò - però, secondo me, fa cagare pure quella.



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