recensioni :: Il concerto di Vecchioni

Votato
all'autodistruzione, paladino del masochismo - ho deciso di accompagnare
le mie fattezze mortali al

concerto di Vecchioni. Non ho conosciuto nessuno. Nemmeno ho incontrato
qualcuno che conosceva me. Insomma, ho pareggiato. In compenso ho visto
cose che la gente non dovrebbe mai vedere nella propria vita, a meno di
averne una tribolata. Ho visto e racconto di:

Vecchioni in persona, durante un dolorosissimo enteroclisma.Gente
che sotto il palco si fa coraggio aggregandosi in cluster spontanei
all'interno dei quali il più tormentato comincia a piangere sommessamente,
trascinando nel gorgo il resto della ciurma. Le lacrime vengono raccolte
in contenitori che passano di palpebra in palpebra con apprezzabile
gesto di condivisione. Ognuno metteva del suo, chi più chi meno.
Piange e passa il grosso cilum della mestizia.


Taluni, fans di vecchia data, usano cospargersi il corpo di birra gelata
e flagellarsi con rametti d'ortica giovane. Questi individui accompagnano
le canzoni con nenie incomprensibili dai suoni nasali e privi di vocali.


Altri seguono il concerto accucciati in angoli bui, con il volto nascosto
tra le ginocchia, in atteggiamento penitente. Molte sono mulieres, disgraziatamente
lasciate dal fidanzato poche ore prima. Forse rimpiangono, senza ricavarne
conforto, uomini indegni e giovinotti imbarazzati d'animo e di pancia.
Forse rimpiangono il naufragio di storie d'amore grandefratello recitate
da individui impresentabili: maestri di golf, casellanti, consulenti
di organizzazione, geografi. Forse stanno semplicemente dormendo annoiate.
Oppure mingono (la loro postura giustifica la malizia).


Sul palco, minimalista, si staglia un (finto) ciliegio ed una corda
fissata ad un (finto) ramo. Dall'altra estremità, un cappio ben
confezionato serra un (vero) corpo umano preda della cianosi e della
forza di gravità. Il corpo, con apprezzabile accanimento, prima
di ogni canzone viene fatto ruotare su se stesso fino a che la lunghezza
della corda lo permette. Poi, tra gli applausi, viene rilasciato e comincia
a ruotare come una trottola lungo il proprio asse - ora piano poi sempre
più veloce, fino di nuovo a diminuire il numero dei giri e, a
fine corsa, arrestarsi motu proprio. Il pubblico pare gradire
un simile spettacolo. Io, perlomeno, applaudo furiosamente.


Questi non sono Vecchioni, però mi sembrava che si intonassero bene all'argomento "Tristezza"Vecchioni,
al solito, finge commozione e fa niente per simulare ricordi naif, dosando
con fare da uomo navigato pause e monologhi, congiuntivi e allitterazioni,
sospiri d'animo e di Antico Toscano. E come sempre tiene - parecchio
- a introdurre le canzoni, mettendoci più tempo nella presentazione
che nell'esecuzione. Eccosì il concerto dura tre ore più
i bis. In scaletta quattro o cinque canzoni, il resto è preambolo,
discorso duro, parole in libertà. Dei concerti di Vecchioni si
potrebbe dire che sono l'università del petting: non si tromba
mai, ma in compenso ci si sfrega i genitali fino alla consunzione.


In tutto questo rave della malinconia a pile, in questa kermesse della
tristessa a buon mercato (36 mila lire per tre ore: meno che affittare
un campo da tennis - triste uguale), io me ne stavo lì, bello
bello solo solo, a godere delle parole, della musica e delle sensazioni
che si affacciavano alla mia mente per poi ritirarsi da dov'erano venute,
ognuna con il suo spazio e svariate buone ragioni per esistere e farmelo
notare.

Tornando a casa sotto una pioggerellina fitta fitta fornita dall'organizzazione,
mi sono fermato di fronte ad un parcheggiatore abusivo, pieno di tavernello
e di chissà quali sfighe. Non sapevo che fare, per cui ho fatto
fare all'istinto e gli ho dato diecimilalire. Lui mi ha guardato con
fare interrogativo. Io ho sorriso, stavolta gratis, e sono salito in
macchina.

Lui non ha parlato, non ha sorriso. Ha preso i soldi e mi ha aiutato
a fare manovra in quel parcheggio enorme, deserto, in cui l'ho lasciato
e non tornerò.



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