recensioni :: Le Ragazze del Coyote Ugly

Tutte le troie, tutte assieme.
Certamente a tutti voi è capitato di dover subire la dolce tortura della
vostra tettomunita del momento che, con le armi che le sono proprie, vi
impedirà di evitare la visione al cinema del film tal dei tali, precipuamente
scelto per la presenza di vagonate di inutili smacerie, gratuite secchiate
(gelate) di buonismo, con una trama che definire banale potrebbe portare
allo smaciullamento da parte della pregevolissima sopraindicata del vostro
sacro paio di palle sotto uno schiacciasassi senza benzina. Il proseguo
della vostra vita sessuale (e, nel mio caso specifico dei ricordi adolescenziali
di accurate ispezioni speleologiche di tipe portate al cinema ad hoc)
farà sì che la malefica ganga di ollivud continui a sfornare puttanate
che rispondono, per esempio, al nome di "Save the last dance" oppure "Fuck
the last ass", adesso non mi sovviene.

Ma non è di questo film che voglio parlare, perchè sarebbe troppo facile
riempire a valanga una decina di pagine a prendere per il culo i due protagonisti
del film, uno dei quali (guarda caso) si comporta da finocchio e l'altra
(guarda caso) fa dei pompini una virtù teologale (senza dimenticare le
lacrimucce, giusto per lubrificarsi il didietro in vista di opportuni
trapanamenti peraltro sciaguratamente mai consumati)

Veniamo al film che costituisce il titolo di questa recensione. Ci troviamo
infatti di fronte a una evidente mistificazione pubblicitaria, cari signori.
Dai trailer di "Fill the last mouth" si poteva chiaramente dedurne la
natura che vi ho così volgarmente descritto sopra. Invece dai trailer
de "Le ragazze del Coyote Ugly" ci si sarebbe aspettati di assistere a
quel genere di film che definisco "tetteculi_a_gogo". L'astuto pubblicitario
(che evidentemente non giocava con la merda come nel caso di Spizzico)
ha saputo a mio avviso manovrare le folle e riuscire a captare sia l'audience
dei pippaioli incalliti grazie a trailer e locandine realizzati da Joe
D'Amato, che quella dei giovani in cerca di facili pomiciate attirati
invece nelle sale dall'immancabile passaparola dell'amica dell'amica della
tua ragazza che ha detto che è un film bellissimo solo perchè la simulazione
di tonsillectomia a cui aveva invitato il suo vicino di casa è andata
a buon fine. Una volta visionato, infatti, il film si presta ad essere
incluso nella stessa funesta categoria di "Shake the last Cock" con i
soliti ti amo e tavanate del genere.

Un'immagine di zoofilia gay così, senza particolari ragioni. Spero.In
una New York un po', come dire, come te la vedi nei film americani, una
tipa, indubbiamente figa (che la dà al primo a cui rivolge la parola,
giuro!) è in cerca di fortuna e gira per case discografiche a cercare
qualche cocainomane cui sottoporre il culo e magari anche le canzoncine
che scrive nel tempo libero. Stranamente invece si imbatte in un tipo
che cuoce gli hamburger (che inspiegabilmente non è gay) che oltre a delicati
amplessi le offre l'apporto necessario per riuscire nell'impresa. Per
sbarcare il lunario ecco che entra in scena il Coyote Ugly. Un bar dove
l'attrazione sono i liquidi vaginali delle bariste rigorosamente gnocche
e sufficiantemente troie. La protagonista viene assunta senza fatica così
da permettere all'acuto regista di regalarci un'oretta di sano extrasoft-core
punteggiato qua e là da qualche perlina di buoni sentimenti giusto per
rispettare la linea editoriale ollivuddiana.

L'ingiustificato lieto fine prevede nella serie:

a) papà della tipa che scampa da un grave incidente automobilistico;

b) ricongiungimento della tipa con il tipo che momentaneamente l'aveva
lasciata dopo essersi giustamente stufato di vedere la sua ragazza esposta
in un catalogo di macellai;
contestuale alla

c) esibizione della tipa in un locale "giusto";

d) consacrazione della nuova popstar, che nel giro di tre mesi ha già
conquistato una quindicina di dischi di iridio
.



Se siete single non sperate in facili ravanate, perchè se per caso la
tipa che vi state pasturando ha un leggerissimo debole verso la bisessualità,
state certi che neanche vi guarderà (per lo scopo consiglio comunque il
sempreverde "Rub the last clit")

Se invece rientrate nelle fila dei forzati (dalla vostra ragazza) del
cinema allora non avete scampo. Il ricordo della pallosità strappalacrime,
con quel tocco di arrapamento non sfogabile in tempi brevi, vi tortureranno
per molte notti.

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