news :: Il mio secolo splenderÓ un giorno come i tuoi occhi.

Amore,

ti scrivo in un pomeriggio di fine Dicembre ed anno 2003, reduce dalla visione in rigoroso formato DivX dell'ultima fatica cinematografica di Paolo Virzì, regista che i più ricorderanno sicuramente per quella splendida metafora della vita che è stata "Ovosodo", ovvero "Caterina va in città".

Non voglio però parlare del fatto che io questo film l'ho visto da solo perchè tu eri persa da qualche parte perchè è Natale e bisogna a tutti i costi dimostrarci felici e amici di tutti, non voglio parlare nemmeno del film in sè, che nei due link se avrai la pazienza di seguirli troverai analisi sicuramente più accurate di quelle che potrei fare io, non voglio nemmeno criticare la qualità del rippaggio che mi ha lasciato il dubbio se la quasi totalità delle scene fuori fuoco fosse una scelta del regista per metaforicizzare l'essere interiore di Caterina o un semplice errore di un proiezionista miope.

Vedi? Divento subito ironico come tu quasi non vuoi che sia, le persone lo sai, per me non cambiano, e le cazzate che facevamo da bambini continuiamo a farle, con più stile e più possibilità di trovare false motivazioni, anche adesso che siamo adulti. Volevo solo dirti comunque una cosa strana che ho provato vedendo una scena di quel film, dove il papà di Caterina le impedisce di continuare a frequentare una sua compagna di classe che l'ha fatta ubriacare e le ha tatuato un polso; mi sono chiesto se le persone possono davvero arrivare a dimenticare quello che hanno fatto quando erano giovani, per quale ragione le cose che dicevo, pensavo e facevo quando ero al Liceo e che sono le stesse che ora in quel film dicono, pensano e fanno le compagne di Caterina mi sembrano banali.

Mi sono chiesto come potremmo prendercela noi con nostra figlia, quando rincaserà ubriaca alle tre (quattro, cinque, sei) del mattino, se è un po' la nostra vita di tutti i weekend, come potremo chiudere gli occhi su tutto quello che lei ci dirà per coprire quello che fa sul serio e che sarà drammaticamente simile a quello che noi abbiamo fatto prima. Mi sono chiesto quale drammatica spirale ci porta a dimenticare quello che eravamo a vantaggio di quello che saremo, e probabilmente adesso aspetterò sempre il giorno in cui rileggerò tutte le cose che ho postato nell'Asphalto e mi renderò conto di quanto ero ingenuo e semplice, e forse già questa lettera nel momento in cui la concluderò sarà vista con occhi diversi da quelli della persona che ha iniziato a scriverla.

Aspetteremo insieme un momento in cui altre persone rivaluteranno quello che stiamo facendo, e il modo in cui la partecipazione alle cose che ci piacciono ci sta cambiando a poco a poco anche se a volte troviamo il coraggio di ammetterlo solo in commenti anonimi con gli amici, aspetteremo di poter raccontare il nostro tempo di guerre, attentati, privazioni, truffe e sciacallaggi come se fosse stato il momento più bello che abbiamo vissuto.

Aspetterò il momento in cui tu tornerai a casa e mentre controlli la posta darai un'occhiata alla home dell'Asphalto e troverai questa lettera partita per te e arrivata un po' a tutti, scritta mentre aspettavo come ogni mattina il momento in cui incontro i tuoi occhi e li vedo brillare.

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