news :: Venga a prendere un caffe' da noi, l'Ucciardone cella 36. (*)

Tutte le persone meritevoli di vivere hanno certamente visto Mulholland Drive, di David Lynch, e ricorderanno la scena in cui al cattivissimo mafioso italiano viene offerto un caffe' (servito da un cameriere in livrea, proveniente dal miglior bar della citta') e tutti sono in ansia osservando le sue reazioni per capire se e' di suo gradimento. E il cattivissimo lo sputa nel tovagliolo, perche' si rifiuta di ingurgitare quella schifezza.

Quando ho visto questa scena, per la prima volta mi sono reso conto di come viene percepita all'estero l'attitudine italiana verso i caffe' di tutto il resto del mondo. Non credo di aver mai conosciuto un italiano che nel gustare un caffe' fuori dai patrii confini si sia astenuto dal definirlo imbevibile.

Ci ripensavo l'altroieri, mentre assistevo a una discussione riguardo alla nuova macchinetta del caffe' da comprare nella baracca dove lavoro. (Si', lavoro in una baracca. E allora? Tua mamma, come ben sai, lavora sulla tangenziale.)

Meta' dei miei colleghi in baracca sono tedeschi.

A quanto pare in Germania impera la moda del caffe' espresso. Ormai ogni famiglia middle-class, mi dicono, possiede una macchina semiprofessionale per il caffe' dal costo superiore al migliaio di euro. Proliferano le mailing list in lingua tedesca interamente dedicate al caffe' espresso (una elite minoritaria si dedica invece al cappuccino). La discussione sulla nuova macchinetta della baracca ha sfiorato l'argomento se sia opportuno comprarne una di quelle che si possono collegare a internet per scaricare gli aggiornamenti del suo software (l'algoritmo di preparazione del caffe' puo' ricevere dei perfezionamenti nel tempo).

Nonostante cio', nonostante tanta perizia dimostrata dai nostri baldi teutonici, si notava in loro l'ansia: sapevano benissimo che gli italiani presenti alla discussione (escluso me, che mi astengo dalla barbarie caffeinica), che li stavano guardando con sguardo beffardamente scettico e superiore, avrebbero certamente demolito qualunque algoritmo, qualunque prodotto meccanico dell'industria tedesca o di altri paesi, e avrebbero inesorabilmente classificato il risultato come inferiore alle virtu' di qualsiasi caffe' fatto in Italia (dove pure in carcere o sanno fa'), indipendentemente dal costo del mezzo e dalla qualita' dei chicchi di caffe' (quant'anche importati direttamente dal Brasile e tostati e macinati da un'equipe di esperti mondiali del campo).



(*) Canzone popolare in onore di Gaspare Pisciotta.



drogati di merda.




Perche' nutro tanto astio verso i bevitori di caffe', direte voi?

Vi raccontero' un episodio.

Un paio di anni fa, pranzavo quasi sempre in una mensa universitaria. Le discussioni con i membri abituali della mia tavolata erano le piu' varie, e sovente anche intellettualmente stimolanti.

Tranne un giorno, che per qualche motivo si parlava di caffe', e io non avendo nulla da dire al riguardo tacevo, e mi concentravo sul mio desinare.

A un certo punto, capii che la discussione era finita sul tema "principio fisico di funzionamento della caffettiera". Fui interpellato per avere la mia opinione (i maschi presenti erano tutti fisici, categoria di persone che a differenza degli altri giovani maschi sublimano l'esibizione e il raffronto del pene con l'esibizione e il raffronto delle loro interpretazioni del mondo fisico che li circonda; le femmine presenti erano tutte non-fisiche, e avendo pure l'aggravante di essere femmine non ci si puo' certo aspettare che capiscano qualcosa).

Con assoluto candore informai subito l'udienza che non avevo assolutamente idea di come funzioni una caffettiera. Uno degli altri fisici presenti comincio' subito a espormi la sua teoria della caffettiera, perche' aveva assolutamente bisogno di ingrossare la sua fazione a danno della teoria rivale, ma io lo fermai dicendogli che non avrei capito di che parlava se non mi avesse fatto un disegno, dato che non ho che un ricordo vaghissimo di come sia fatta una caffettiera all'interno.

Segui' un gelido silenzio. Che non duro', rimpiazzato dalle variazioni sul tema dei seguenti due pensieri: da parte dei maschi fisici, il disprezzo per la mia inanita' scientifica; da parte delle femmine non-fisiche, il disprezzo per la mia evidente natura di maschio mammone e parassita, incapace persino di farsi un caffe': sul mercato dei maschi da riproduzione, puro e semplice ciarpame.

Mortificato come fisico e come maschio, ascoltavo con gli occhi bassi i rimproveri delle due categorie. Finche', quando una delle femmine pronuncio' la frase "ma come fai se sei in casa e non c'e' qualcun altro che ti faccia il caffe'?", improvvisamente capii: stavano dando tutti per scontato che io avessi a che fare quotidianamente con il caffe', come loro, come tutti.

E allora, con gli occhi non piu' bassi, spiegai: io non bevo caffe'.

Silenzio. Aggiunsi: non vengo mai a prendere il caffe' con voi dopo pranzo, secondo voi perche'? (Risposta generale: mah, insomma sai, non e' che ci stupiamo piu' delle tue cose...)

Il mio riscatto, credetti, era compiuto. Sebbene faticassero a capire il concetto di non prendere il caffe', la mia anomalia mi riscattava dai loro severi giudizi precedenti.

Una delle ragazze mi chiese: ma nemmeno per colazione? E io risposi: no, bevo latte caldo. Senza niente? No, macchiato, con un po' di caffe'. Ma hai detto che... Per il latte uso il nescafe'.



E quella fu, per la mia immagine, la fine.


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