news :: A straight story.

Erano un gruppetto di ragazzi di paese.



Non sappiamo il loro orientamento politico.

Forse erano estremisti di destra, ma dall'aspetto non sembravano naziskin.

Forse erano di quelli che dicono "di politica non ne capisco", forse di erano quelli che di politica non ne capiscono e a domanda rispondono "anarchico", ridendo, senza sapere che vuol dire. Forse erano di quelli che di politica non ne capiscono ma votano un partito e ti dicono pure perche'.



Non sappiamo se fossero poveri, emarginati, ragazzi di strada, o giovani annoiati di buona famiglia, o giovani annoiati di cattiva famiglia.



Immaginiamo che fossero ragazzi abbastanza normali, un po' bulletti e gradassi, mentalmente torpidi ma non piu' della media dei modelli comportamentali con cui potevano avere avuto a che fare. Intrisi della piu' retriva cultura maschilista, ma non molto piu' del mondo a loro circostante.

Immaginiamo si siano trovati nella piazza del paese un sabato o una domenica pomeriggio a chiacchierare, e si annoiassero tantissimo.

Immaginiamo che non fossero proprio quel che si dice ragazzi pieni di interessi.



Quel pomeriggio, o sera, presero la macchina di uno di loro e si avviarono verso la citta'.

Immaginiamo che il loro grado di provincialita' fosse tale da considerare persino quella squallida citta' come una specie di metropoli, sia come dimensione e caos che come disordine morale.

Immaginiamo che nel loro paese non abbiano mai visto un gay dichiarato. O forse uno o due, personaggi da burletta che fin dalla piu' tenera eta' sono stati addestrati a deridere.

Immaginiamo che sovente abbiano deriso qualcuno per i modi da checca, a volte azzeccandoci anche se non era un gay dichiarato.

Immaginiamo che il solo pensiero di stare inavvertitamente vicino a una checca li disturbasse visceralmente.



La citta', pur essendo tra le citta' piu' machiste della nazione, immaginiamo sia quel tantino piu' avanti della sua provincia. Immaginiamo che quantomeno dato il maggior numero di abitanti consenta una maggior varieta' di idee e di ambienti umani.



Immaginiamo che quei ragazzi (evidentemente non piu' di cinque, essendo in una macchina sola) siano arrivati nella citta' e si trovino davanti alla sede dell'Arcigay, per trovare la quale erano appositamente partiti.

Per saperne l'ubicazione, forse l'elenco telefonico e il tuttocitta' sono bastati.



Immaginiamo che arrivati li' il loro rabbioso entusiasmo punitivo si sia scontrato con il realismo: e ora?

Come si fa a iniziare una rissa? Si bussa, si entra e si spacca tutto?

E quando si bussa e chiedono "chi e'?", cosa si risponde?

O si aspetta che qualcuno entri e ci si infiltra a forza?

O si aspetta che qualcuno esca e lo si picchia?



Immaginiamo che in un modo o nell'altro si siano fatti coraggio e qualche modo l'abbiano trovato.

Uno o due giorni dopo, il quotidiano locale dava notizia di un gruppetto di pirla mossosi in auto (una Uno) da Belpasso a Catania per pestare gli omosessuali, gonfiati come zampogne dagli omosessuali stessi.



Questa e' una storia che ci insegna qualcosa sui pregiudizi.

In particolare, che il pregiudizio secondo cui gli omosessuali sono mingherlini e' spesso drammaticamente falso.



e se siete persone di ampie vedute come amate dire in giro, abbiate il coraggio di tenere l'asphalto aperto con questa immagine sul vostro schermo mentre dietro di voi c'e' gente.




Nota:

"Straight" gergalmente significa eterosessuale.

"A straight story" puo' essere tradotto "Una storia giusta", quale effettivamente penso sia questa.

"A straight story" e' anche il titolo di un film di David Lynch, gioco di parole col nome del protagonista, il Signor Straight.

"A straight story" e' stato tradotto in Italia come "Una storia vera". Non so se quella del Signor Straight sia una storia vera; questa, comunque, si'.

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