bla-bla :: il grande poeta e le femmine puttane

leggo che il povero giacomo levopardi ebbe per tutta la vita la fama, oltre che di gobbo e menagramo, anche di sudicio e schifoso, e pare altrettanto meritatamente.

le impietose biografie, spesso scritte da gente ansiosa di metterci una buona parola, raccontano che era trascurato nel vestire e pochissimo amante dell'acqua.

in un'epoca di igiene men che perfetta (anche per mancanza di utilissimi negri sturatori di fogne), il sommo poeta spiccava. i suoi abiti, a quanto pare, puzzavano talmente che la lavandaia non li accettava se prima non erano stati sciacquati un poco in casa. qualcuno ipotizza che il gobbo avesse tanto schifo del suo corpo da non volersi denudare per lavarsi. sta di fatto che secondo voci amorevoli aveva anche i pidocchi e in forma intensissima.

anni dopo la sua morte, una delle femmine che aveva cercato di sedurre con magnifiche parole non ebbe alcuno scrupolo a riferire ai giornalisti che levopardo puzzava come la merda fresca e che perciò non l'avrebbe sfiorato nemmeno per voto.

era inoltre debole di stomaco, anche per via dell'insana golosità, per cui mollava scorreggioni fraciti e orrendi, che probabilmente furono la causa del suo seppellimento in fossa comune.

quando morse, a scarsi 39 anni, si trovava infatti a napoli già percorsa dal colera, per cui quasi tutti i seppellimenti erano dirottati in fosse riempite di calce.

probabilmente giacomo non morette di colera, ma visto come puzzava in vita, figuratevi da morto. tutti dovettero crederlo coleroso e gli stratagemmi di ranieri non valsero a salvarlo.

salvarono però ranieri, che con la fama di aver salvato quella carcassa dalla fosse comune campò di rendita morale.


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