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Non possiamo infliggere ai popoli africani questo clima di malessere arrabbiato che andrà aggravandosi man mano che aumenteranno l'impoverimento, l'incertezza, il bisogno, l'affanno del vivere sulle spalle dei cittadini ai quali ragionevolmente non si potrà chiedere di essere ben disposti a condividere un destino di miseria. Il razzismo è idea prefabbricata che si presta a convogliare l'insofferenza delle masse, realistica e ben fondata sulle assai plausibili prospettive di declino, che certo ha cause diverse e complesse. Se fossimo meno disperati non saremmo così razzisti. La politica in tempore angoris non è l'esercizio del lume naturale e spiegare ai diseredati che il negro è causa innocente o addirittura risorsa e nuovo modello di vita porta comprensibilmente, giustamente direi, alla loro reazione. Tra l'altro, smontare il razzismo come dottrina non implica l'inibizione dello spontaneo sentimento di ostilità nei confronti dell'estraneo, neanche dopo aver dato complicati esami presso le ottime scuole di tolleranza (come è dimostrato dalle irresistibili ironie del dr. psaiko in materia di froceria).
Le ragioni contro i negri possono anche essere il frutto di una distorsione cognitiva e questa proviene dall'oggettivo stato di indigenza che non pare ricevere molta attenzione. Anche le ragioni dei migranti sono figlie di una distorsione cognitiva e della relativa povertà materiale. Questo non sufficit a promuovere la fratellanza tra consimili, perché anche pwnezzatore non ci penserebbe due volte a sparare al negro che potrebbe occupargli l'alloggio popolare mentre lui sta in ospedale a farsi togliere i condilomi.

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