recensioni :: Blade Runner 2049 - Denis Villeneuve (2017)

C'erano almeno due trappole che attendevano al varco questo sequel.
La prima è costituita dall'universo estetico che è scaturito in maniera quasi involontaria dal primo film, malgrado i contrasti tra Ridley Scott e la produzione che premeva per un nuovo Star Wars, il susseguente inferno produttivo, la tiepida accoglienza al botteghino. Il pericolo di rimanere intrappolati in quella particolare estetica, in questi decenni cannibalizzata da generi musicali, panorami letterari, serie TV, non era quindi affatto remoto.
La seconda era la tentazione di scegliere una strada sicura, ossia raccontare la medesima storia del 1982 riadattata al contesto odierno, capitalizzando comodamente la nostalgia dei 30-40enni che in questo periodo di aridi riadattamenti, prequel & remake rappresenta un filone sicuro su cui investire.
Villeneuve riesce a schivare entrambi i corni del dilemma, restituendo un'opera sicuramente personale seppur non completamente convincente.
Il film si apre infatti su una desolata food valley meccanizzata, e anche nel prosieguo della vicenda i celebri bassifondi di Greater Los Angeles vengono mostrati quel tanto che basta, favorendo invece location diverse: appartamenti angusti, discariche che ospitano orfanotrofi dickensiani, oltre alla Las Vegas in rosso marziano che la fa da padrona nei trailer. Non mi soffermo sulla già sufficientemente lodata fotografia, anche se l'impatto monumentale con gli immensi panorami in cui si addentra la peugeot volante rappresenta sicuramente uno dei valori aggiunti della visione al cinematografò.
Ma BRunner 2049 è un film smaccatamente villeneuviano soprattutto nella costruzione narrativa. Si parte da un enigma, una cassa sepolta in giardino (richiamo ovvio alle buche di Prisoners) e si prosegue con la tipica struttura del giallo, ricalcata in maniera fin troppo pedissequa nella prima parte, durante la quale un Gosling ben calcato nel ruolo dell'investigatore un po' imbesuito progredisce da uno step all'altro, fino al colpo di scena - invero abbastanza telefonato.
Sebbene l'autonomia sui fronti della mise-en-scène e della struttura drammatica sia assolutamente da lodare, entrambe le dimensioni non sono esenti da limiti.
Da un lato, la ricchezza delle scenografie, che probabilmente non raggiungerà la portata mitopoietica del primo episodio, risulta infatti stranamente disattesa proprio durante lo scontro finale, ambientato in un non-luogo acquatico assolutamente dimenticabile.
Dall'altro, lo sviluppo della trama soffre di un ritmo eccessivamente dilatato, e le maggiori debolezze riguardano proprio i personaggi maggiormente inediti rispetto alla saga originale. L'ologramma-waifu svolge in maniera fin troppo schematica la funzione di riportare un po' di empatia nella figura di Gosling, e il villain Jared Leto rimane una figura assolutamente irresoluta e non approfondita, al netto di un paio di monologhi formulaici, recitati con il pedale spinto a tavoletta sull'overacting.
Ciononostante, il raccordo tra i due archi narrativi del vecchio e del nuovo si svolge in maniera abbastanza armoniosa, tanto che si può addirittura chiudere un occhio (pun intended) sulla resistencia de los poverinos/CSOA Replicanti che rappresenta un luogo comune assolutamente usurato nella sci-fi distopica, quantomeno da Matrix in poi.
La conclusione risulta sufficientemente vaga da far paventare la possibilità di ulteriori sequel, resa più remota dagli incassi che fino a questo momento si sono posti sotto le aspettative.
Voto: 7 pieno, ma nulla più.
rodolfo::1766014
cosa cazzo c'entra la grammatica
Forse si stigmatizzava la mancanza di congiuntivi nella tua subordinata.

Svegliatemi per l'apokatastasis





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