recensioni :: WIND RIVER - Taylor Sheridan (2017)

Non è ancora uscito in Italia e forse non uscirà.
Visto che ho molto apprezzato le due precedenti sceneggiature di Sheridan ("Sicario" voto 7 e "Hell or High Water" voto 7.5), mi sono visto -- in un cinema asiatico con sottotitoli -- quest'ultimo episodio dell'ideale trilogia della nuova frontiera americana, nel qualle Sheridan osa collocarsi anche dietro la macchina da presa in prima persona.
Non dirò niente della trama. Costruito apparentemente come una classica detective story che alla fine si evolve nella più catartica delle sparatorie western e nel finale da revenge movie, ogni secondo della pellicola non va sprecato. I dialoghi sono ottimi, punteggiati di ipse dixit di tutto rispetto. Nonostate i modelli (poliziesco, western, revenge movie) siano i filoni più sfruttati della storia cinematografica, si fa abilmente lo salom tra gli innumerevoli clichè per raccontare una vicenda dall'impalcatura solida e realistica in cui i veri protagonisti sono il degrado sociale e generazionale che affiligge le comunità dei nativi americani, il dolore causato dalle tragedie personali (due, strettamente simili l'una all'altra) ed una natura implacabile e selvaggia, dal cui dominio assoluto non sono immuni nemmeno le istituzioni degli uomini, raccontata meglio che in Revenat, perchè qui si lavora, grazie a dio, per sottrazione.
Un film roccioso e struggente, asciutto e godibile; buone performances da parte di tutto il cast, ma spiccano soprattutto Renner (nella forma migliore dai tempi di The Hurt Locker) ed un magnetico e solenne Gil Birmingham.
Ancora una volta più Mc carthy che Coens Bros.
Unico difetto è un finale della storia a tratti prevedibile, ma la sostanza del film si trova altrove.
Voto: almeno dal 7 in su.
autostrada con le scale
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(allegrodemiurgo)

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