politica bla-bla :: perché la catalunya è un dito in culo all'europa che anche debitamente rimosso farà cadere l'ultima foglia di fico

io non parteggio per la catalogna stato, sono favorevole a più larga autonomia ma al momento la mia speranza è che le cose si ricompongano scontentando tutti il meno possibile, per ragioni varie che non riporto per esteso.

ciò detto a questo giro fare l'avvocato del diavolo mi sembra l'atteggiamento più lucido e razionale, specialmente alla luce di una serie di assurdità che giornalisti, brava gente e qualche scemo fatto e finito continuano a propalare come oro colato, mentre si tratta di ragionamenti di circolarità assoluta e nulla lungimiranza. di seguito alcune osservazioni:

1) solo io trovo demenziale un "discorso del re", qualunque fosse il suo sconclusionato proposito, in ordine al destino di politici e popolo catalani che hanno già espresso (non necessariamente in maggioranza né regolarmente, ma alla luce del sole e in numeri importantissimi) il desiderio di separarsi dalla spagna e a fortiori dal suo re, istituendo altra forma di governo? mi si dirà che il re, per questioni simboliche riconosciute dalla carta spagnola, è uno dei rappresentanti formali dello stato; ma possibile che nessuno si renda conto che ad addentrarsi nel fumoso mondo dei simboli, nel caso della monarchia spagnola, c'è solo da fare brutte figure? qualcuno dirà: e lascialo parlare, è il re, che vuoi che dica. estamos juntos e viva la lealtà. ci sto, ma nei margini della democrazia effettiva e del diritto che l'EU oggi impone (ma pure di qualche questione venuta in essere nel secolo 1845-1945 ) mi chiedo a cosa valga l'opinione di don felipe contra quella di due milioni di persone e delle loro autorità regolarmente elette. faccio sommessamente notare che, pur con tutte le differenze del caso, il fottuto imperatore del mondo a.k.a. sua maestà britannica convive perfettamente con una scozia sull'orlo della definitiva indipendenza, non ci deve riuscire (almeno in prospettiva) don felipe de burbòn?

2) il primo punto espande solo una questione tra le tante che vengono mosse contro l'ambizione catalana: questioni di ordine para-politologico, storico, giurisprudenziale, etico. ma anche qui è possibile che le contestazioni debbano (in genere) attingere a fradici miti nazionali, banalità unitarie, generici criteri che associano *ancora* il progresso alla tutela di pachidemiche entità formatesi - anche nei pochi casi in cui l'ideale sembra avuto un peso - in un'età di cannonate, sangue e merda in cui la consultazione democratica, ove c'è stata, fu essenzialmente una scorreggia nel vento? tutto ciò ignorando decenni di storiografia e decostruzione che hanno *già* bellamente smontato e rivoltato la storia europea. un altro frescone l'altro giorno ha scritto: attenzione al popolo, viene strumentalizzato, vi ricordo il fascismo! ma grazie al cazzo, certo. quindi? avrei tutte le paure del caso, se vedessi vagamente sostanziati questi vaticini nel caso della catalogna (o delle repubbliche partigiane dopo il fascismo ecc. ecc.). mi fermo qui per ora.

3) last but no least, gli spauracchi europei. ora io sto tra quelli che non ha mai pensato che l'EU fosse un'inculata, alla luce degli obiettivi. il problema sorge (ed è sorto da un pezzo) nella misura in cui gli svantaggi del sistema economico dell'unione hanno iniziato ad intaccare seriamente interessi politici e diritti che dovrebbero essere decisamente al riparo da questa faccenda. ciò principalmente perché l'europa è un progetto non finito che si è occupato solo di formare una specie di cohousing per pagare meno di affitto, senza portare avanti un progetto di unità politica (delimitando anzi molto bene i suoi poteri sulla politica interna dei singoli stati, per ragioni tra l'altro venalissime). ma chi dice ehi, la catalogna non starebbe in europa e comunque dopo avrebbe 220 miliardi di euro sul groppone è consapevole di usare un deterrente infame? è infatti evidente che una catalogna che fino a ieri era spagna porrebbe un problema inedito e richiederebbe un ricalcolo del debito in corso d'opera, visto che non ha senso una transizione (peraltro già evitata come la peste per la grecia) di uscita dall'euro per poi rientrarci (strada del tutto inevitabile). se l'europa dovesse confermare un'idea del genere, perderebbe ogni rispettabilità e il problema diventerebbe esiziale.



DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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