recensioni :: Fences, Washington, 2016

un film ampiamente sufficiente, certo, che tuttavia risente in vario modo della retorica a un tempo paludata e sentimentale che connota quasi tutte le opere (anche pregiate) dedicate alle epopee familiari afroamericane. bisogna riconoscere che l'intensità della scrittura e la recitazione dei due protagonisti (viola davis e washington, interprete e regista) consentono al film di staccarsi quanto basta dall'orizzonte di questo subgenere e gli danno una personalità propria (con un tocco di vecchio spike lee) ma non fino in fondo, con svolte e sdoganamenti di cui non voglio rivelare nulla e che per me sanno un po' di già visto. è un film che avrei apprezzato di più quindici anni fa, oggi sono sempre più allergico ad una letteratura che considero settaria e un poco autoassolutoria. un'ultima nota: durante la visione mi sono chiesto se il regista w. avesse avuto qualche problema di budget vista la scarsa varietà degli ambienti, per poi scoprire che la storia è un lavoro teatrale di wilson (che non conoscevo) e che w. l'ha già interpretata sul palco. poco male, ma la critica di tale edelsein che ho letto su wikipedia: "it's not cinematic enough to make you forget you're watching something conceived for another, more spatially constricted medium, but it's too cinematic to capture the intensity, the concentration, of a great theatrical event.", mi sembra abbastanza appropriata. è comunque un film consigliato.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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