bla-bla :: [1] [BDSM] Feminist submission

il pwnezzatore::1765435
il delirio a capo-thread è discutibile in tutto e per tutto ma almeno ha avuto il merito di aver buttato sul tavolo dell'asphalto una pagina nuova.
Cioè la rivoluzionaria affermazione secondo la quale alcune femministe nel loro privato possano aver piacere a esperimentare determinate dinamiche di dominazione? Minchia, ho le vertigini.
il pwnezzatore::1765435
il delirio a capo-thread è discutibile in tutto e per tutto ma almeno ha avuto il merito di aver buttato sul tavolo dell'asphalto una pagina nuova.
Come ti è stato più volte fatto notare, con toni molto più pacati rispetto a quelli che sarebbero stati usati qualche tempo fa, è che non si capisce cosa tu abbia da dire sul
il pwnezzatore::1756497
conflitto tra femminismo e fantasie *submissive
che, ripeto, di per sé è tutto tranne che fresco, tanto che risulterebbe estremamente plausibile un ennesimo remake di Travolti da un insolito destino con la protagonista, colta, libera, emancipata, che riscopre le gioie della dominazione grazie al bestiale operaio salviniano.
In particolare, l'equazione femminista=anticapitalista, da te rappresentata in termini macchiettistici, è una roba che risulta, fortunatamente, superata fin dalla invenzione della lavatrice*.
il pwnezzatore::1765435
se poi a seguire un dibattito sensato sul femminismo nella sua concezione più ampia -fatto tra soli uomini su un forum decrepito dove sostanzialmente l'opinione di chiunque tranne me è "le femministe ti denunciano se le compri il gelato"- possa avere senso, io non lo so, ma ne dubito
Quello che ti è stato fatto più volte notare è che, adesso, definirsi femminista rappresenta una presa di posizione il cui antagonista non è più il patriarcato imperialista dello stato-nazione di fine '800, purtroppo defunto come modello culturale da un po' di tempo a questa parte.
il pwnezzatore::1765366convengo che oggi le cose siano radicalmente differenti, ma pensare che questo tipo di dinamiche siano scomparse (su scala globale non ne parliamo) nonchè ritenere che nell'attenuarsi di queste dinamiche in occidente le mobilitazioni femministe non abbiano giocato un ruolo fondamentale
Considerazione che non penso sia stata espressa da nessuno, e sicuramente non da Danci nel post che quoti: ti è stato fatto sommessamente notare che la posizione di "femminista" nel dibattito politico-culturale attuale non ha il medesimo significato che poteva avere un secolo fa, incredibile dictu.
Incidentalmente, si sono qualificati questi ultimi sviluppi come
danci::1765364
una serie di tentativi – perlopiù fragilissimi e generalmente incompatibili gli uni con gli altri – di enunciare concezioni puramente ideologiche. La cosa interessante mi pare invece il fatto che questa congerie di pensature incapaci di trovare un terreno teorico comune, sia pure il più vago e generico, si propone invece – o viene percepita dai suoi sostenitori – come un movimento di pensiero capace di chiamare i suoi discepoli all’azione e di modificare immediatamente la realtà, sia pure nei suoi aspetti più triviali e secondari

E a queste critiche ti sei ben guardato dal rispondere, per quanto sia un tema centrale ai fini del thread. Del resto era l'obiezione metodologica che ti ho già mosso a pagina 2: i movimenti politici non funzionano come semplici contenitori di desideri individuali aggregati tra loro; data queste premessa, è quindi inevitabile che le posizioni femministe attuali siano destinate a riguardare questioni consimili:
danci::1765364
come e qualmente vada licenziato un ingegnere informatico, quali discorsi escludere da youtube o da facebook, se l’immagine della donna fornita in una qualche sitcom corrisponda a criteri corretti di rappresentazione, quali e quanti “generi” appena inventati debbano essere tassativamente riconosciuti dalla municipalità di new york o dall’università di chattanooga, e altrettali scempiaggini.

Una roba un po' più interessante sarebbe invece chiedersi se e in che misura le lotte storiche per l'emancipazione della donna - mi riferisco al diritto di voto, divorzio, accesso a cariche pubbliche etc. - abbiano determinato l'impasse di solitudine morale in cui ci troviamo ora.
Si potrebbe anche andare oltre, e domandarsi se in questi anni '10 sia ancora possibile formulare una presa di posizione femminista dotata di significato politico, ossia affasciante interessi trasversali secondo una direttrice di azione quantomeno condivisa nelle sue premesse essenziali.

* In realtà anche da prima, intendiamoci. Non sono poche le analisi che riconsiderano la funzione sociale svolto dalla donna in età pre-industriale: pensa al lavoro agricolo, dove il bisogno di braccia esperte conduceva a un superamento delle differenze di genere; oppure alla rilevanza del ruolo della madre, quantomai necessaria per la cura della numerosa figliolanza, in assenza di infrastrutture ricettive esterne rispetto alle mura familiari. In generale, non mi risulta che la donna proletaria sia stata marginalizzata (alienata, se preferisci un certo lessico) dai rapporti di forza economici in misura significativamente maggiore rispetto alla sua controparte maschile. Né comprendo come un azzeramento della dimensione capitalistica possa automaticamente portare a una liberazione del femminino: mi sembrerebbe invece che un ritorno allo stato di natura, al dominio della forza fisica, homo homini lupus etc. potrebbe rimettere in discussione anche le conquiste di emancipazione dell'ultimo secolo.
Senza contare che, come insegnano Houellebecq e scotto, la liberazione sessuale raggiunta (?) dalla contestazione negli anni '60 ha avuto l'effetto di aprire strade che nei fatti possono essere percorse solo da chi sia dotato del necessario capitale cognitivo e relazionale. In altre parole, è stato garantito alla Minetti il diritto di andare a letto con chi vuole sotto gli occhi di tutti e di costruirci su una carriera, mentre la massa dei poverinos continua a essere destinata, quando va bene, al tugurio della famiglia monogamica, senza via di scampo.

Svegliatemi per l'apokatastasis

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