bla-bla :: [1] [BDSM] Feminist submission

Ammetto di essere tra gli insipienti che non hanno colto lo spirito del tred, né peraltro tutto il resto della discussione. Nella mia terraterraggine il femminismo accademico e studioso mi appare del tutto irrilevante: una serie di tentativi – perlopiù fragilissimi e generalmente incompatibili gli uni con gli altri – di enunciare concezioni puramente ideologiche. La cosa interessante mi pare invece il fatto che questa congerie di pensature incapaci di trovare un terreno teorico comune, sia pure il più vago e generico, si propone invece – o viene percepita dai suoi sostenitori – come un movimento di pensiero capace di chiamare i suoi discepoli all’azione e di modificare immediatamente la realtà, sia pure nei suoi aspetti più triviali e secondari: come e qualmente vada licenziato un ingegnere informatico, quali discorsi escludere da youtube o da facebook, se l’immagine della donna fornita in una qualche sitcom corrisponda a criteri corretti di rappresentazione, quali e quanti “generi” appena inventati debbano essere tassativamente riconosciuti dalla municipalità di new york o dall’università di chattanooga, e altrettali scempiaggini. La pretesa di legislare la realtà senza avere alle spalle uno straccio di analisi della realtà istessa medesima sta producendo una reazione di rigetto anche in settori dell’opinione pubblica inzialmente ben disposti, e rischia di sbriciolare qualsiasi illusione di emancipazione nelle mani di gruppuscoli sempre più marginali, sempre più fanatizzati e sempre più concentrati su questioni di lana caprina.
A salvare la baracca per ora è l’esistenza di un ceto intellettual-politico-giornalistico di pretese genericamente progressiste – ma ormai irrimediabilmente staccato da qualsiasi concezione tradizionale del conflitto sociale - che si è convinto che il suo ruolo nel mondo sia quello di farsi banditore di una serie posizioni “moralmente giuste” da imporre a una plebe obnubilata da razzismi rabbie paure e altre pulsioni irrazionali. E una di queste posizioni (di per sé non sottoponibili a critica o a verifiche fattuali) è per l’appunto il femminismo nel suo attuale assetto scombiccherato. Ma lo sforzo di mettere tra parentesi la sua inconsistenza e inadeguatezza mostra la corda, e mi sembra che gli autorevoli organi in cui questo alto magistero si esercita (posti, sia detto per inciso, in cui per tradizione nessuno si scandalizza troppo se un attempato caposervizio si fa staccare qualche chinottone da una praticante) stiano perdendo, almeno sotto questo aspetto, un po’ di presa sui loro lettori.
(Domenica mi è capitato, dopo tanto tempo, di riprendere in mano Repubblica e i suoi annessi e connessi, e sono incappato in una sequenza micidiale. Nell’Espresso – che ormai è una sorta di supplemento al quotidiano – una lunga articolessa spiegava che gli uomini che si illudono di non assumersi una responsabilità personale per le violenze sulle donne – sulla base del fatto del tutto irrilevante che loro si sono sempre comportati in maniera decente – sono oggettivamente complici di stupratori e femminicidi, anzi forse sono persino peggio. Sul Venerdì michelone serra spiegava a un lettore - preoccupato del disprezzo per le femmine esibito da taluni migranti - che in realtà sono le nostre società avanzate a essere devastate dalla “ferinità mascolina” - cito a memoria, ma mi pare che l’espressione fosse questa - e dalla feroce guerra senza quartiere che i maschi conducono contro le donne e la loro dignità. Perplesso, apro il quotidiano, e il principale articolo sulle elezioni tedesche è uno sdilinquimento sulla Germania come paese che riconosce la leadership politica femminile, rispetto al quale l’Italia si dimostra ancora una volta una ripugnante fogna medievale. Certo, ammette l’autrice, anche in quel fortunato paese ci sono ancora problemi da risolvere, per esempio il fatto che le donne, a parità di mansioni [ho deciso che chi continua a ripetere questa ridicola stronzata lo fa in maniera consapevole, perché non posso pensare che i giornali assumano gente con disagi cognitivi così gravi], guadagnano il 20% in meno degli uomini. E ti viene da fermare la poverina e farle presente, che se il wage gap è del 22% in Germania e del 6 % in Italia, questo può voler dire solo due cose: a] che l’Italia è un paese molto meno maschilista della Germania e degli Stati Uniti, e allora il suo articolo non ha senso, oppure b] che il wage gap, una delle supreme ossessioni politiche “femministe”, è in realtà un indicatore del tutto irrilevante della condizione della donna)

Insomma, dato questo cocktail di inconsistenza teorica, demenza politica, distacco dalla realtà e moralismo perbenista, credo che nessuno si stupisca se qualche femminista amica del pugnezzatore in privato coltiva fantasie di sottomissione. Ormai l’immagine popolare della femminista media di nuova generazione è quella di una poveretta che non sa quello che vuole dal mondo e da se stessa, che un giorno denuncia come inaccettabile violenza il fatto che un compagno di università abbia provato a offrirle una coca-cola, e il giorno dopo si lamenta del fatto che gli uomini sono talmente terrorizzati dal girl power da non avere più il coraggio di abbordare le donne. Questo in breve il mio rapporto con tutta sta roba qua

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