recensioni :: Get Out, Jordan Peele (2017)

Toh, un film senza supereffetti megafigodigitali.
Un thriller artigianale, cinema vecchio stampo, ben girato, azzeccato in quasi tutto.
Un ectoplasma composto quasi unicamente di suspence con una spruzzata (rossa) di azione concentrata nel finale catartico.
Delicato nelle meccaniche ed austero nei mezzi, l'inquietudine ed il disagio dello spettatore sono generati unicamente da un sorriso un po' troppo fisso, una lacrima quasi impercettibile, da una giacca esageratamente fuori moda, da un trofeo di caccia, da una cordialità eccessiva ed infine dal tintinnìo di un cucchiaino sul bordo di una tazza di thè.
A tratti anche divertente, con il sapiente ma semplice uso di un personaggio che sta appunto lì per allentare temporaneamente la tensione per permettere poi un ulteriore giro di vite senza stancare troppo, quello che sorregge il tutto sono proprio gli strumenti classici del cinema: personaggi, dialoghi, sceneggiatura, ritmo, atmosfera.
Ben girato, asciutto, essenziale, a tratti evocativo e dotato di una certa potenza.
Si affronta anche la questione razziale (insomma, senti forte l'imbarazzo di essere negro ad un party di soli bianchi, anche se sei un bianco in un cinema di soli bianchi), ma non è quello il vero pregio del film, giacchè alla fine pare più un accessorio, un contorno succoso del piatto forte.
Certo, viene descritto con una certa arguzia il modo "liberal" americano di essere razzisti, o meglio post-razzisti post-obamiani, ovvero dire che nero è meglio, nero è figo, nero è forte senza rendersi conto che, di nuovo, si incappa nelle etichette e nelle esclusioni, ma si percepisce che il vero scopo del film non è la denuncia, ma il puro intrattenimento.
Trattasi dunque di puro film di genere e siccome io preferisco i filmS di genere e questo è veramente ben fatto, lo avallo totalmente con questa mia povera rece.
autostrada con le scale
avocado saponetta
tricipite basket
(allegrodemiurgo)

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