Imprescindibili siparietti meridioni
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Anche in siciliano esistono isàre e sùsiri, nonché spìngiri, usati più o meno indifferentemente. L'italiano spingere si dice muttàri, ma non se ne hanno usi che intendano il chiavarlo in vaso debito o indebito.
Piuttosto, si dice sicutàre e s'intende il mandar via in malo modo persona o animale, ma si dice sicutàre i fimmini e s'intende tacchinare le tipe, evidente che il verbo significasse un tempo un generico inseguire, per discacciare o predare, senso che oggi s'è perso - eccetto che nell'espressione amatoria - poiché sicutare qualcuno è solo per non averlo più tra i piedi, mentre se proprio si deve inseguire s'usa la pedestre formola d'andar dietro.

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vincibile, non ricordo più di che città sei esattamente.
per qualche motivo pensavo CT ma lì si dice assicutare.
Do not argue with an idiot. He will drag you down to his level and beat you with experience.

scotto
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anche in napoletano secutare o secutiare significa scacciare e seguire insistentemente, per cui si dice (o si diceva) "ti faccio secutiare dai cani", e "lo vanno secutiando" (per spararlo, ad esempio). spingere poi é "vottare" ma ci dice anche "menare" (che è più "buttare" come in "buttalo dentro").

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psycho::1768360
ma lì si dice assicutare.

Nel catanese quasi tutti i verbi iniziano per "a" (non mi ricordo come il fenomeno chiamano i linguisti), è un'eccezione rispetto al resto, inclusi Calabria e Salento. Parlando genericamente della lingua isolana, vanno preferite le dizioni non etnee, purché prive di metafonesi, sebbene diffusa è fin troppo varia e labile.

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scotto::1768357
in pratica susete é come se significasse "sorgi", da cui probabilmente deriva, e anzi "sorgiti".
bellissimo, benché credo derivi da suso avverbio, il quale a sua volta credo sia imparentato al tuo sorgere, ma verbalizzato vuol dire "porsi suso" ovvero guadagnare la stazione erette da diversa condizione pregressa (per esempio orizzontale).
scotto::1768361
"ti faccio secutiare dai cani"
hahah
scotto::1768361
spingere poi é "vottare" ma ci dice anche "menare"
ma menare sarà qui tipo "condurre"? ovvero attraverso l'impiego di una forza dislocare qualche cosa.
vincibile::1768362
Nel catanese quasi tutti i verbi iniziano per "a" (non mi ricordo come il fenomeno chiamano i linguisti)
non so se la tua affermazione è fondata (per ignoranza anche se conosco ormai molti catanesi) comunque sembrerebbe un fenomeno di protesi fonetica se la metti così. in realtà però a me sembra il frutto di una preferenza per vere e proprie varianti lessicali che includevano il prefisso ad-, tipicamente nel caso di verbi di moto o descriventi azioni che si svolgono direzionalmente.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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rodolfo::1768376
e includevano il prefisso ad-, tipicamente nel caso di verbi di moto o descriventi azioni che si svolgono direzionalmente

Mah. In ogni caso, se ne abusa e la prostetica si ritrova in verbi di cui non è evidente la direzionalità. Altra schifezza del catanese è il raddoppio della consonante che precede la r, che scompare: es. curcàrisi (il mondo civile), cuccàrisi (ct); màrmuru, màmmuru; purtùsu, puttùsu; ssòrd', sóddi.

scotto
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menare non si usa come condurre, significa proprio buttare, gettare.

curcare-cuccare e altre forme simili ci sono anche in napoletano, anzi nelle versioni periferiche del dialetto e in quello dei più ignoranti. la "r" prima della consonante sparisce e si raddoppia la consonante (sord-sodd), e nei casi peggiori succede anche davanti a vocale (frate-faate). queste forme connotano appunto il provinciale o il coatto.

invece dalle parti di torre annunziata la "o" diventa "aù", per cui dicono "iamm'a taurre o' fate tuoie" (andiamo a torre egregio amico).

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vincibile::1768379

rodolfo::1768376
e includevano il prefisso ad-, tipicamente nel caso di verbi di moto o descriventi azioni che si svolgono direzionalmente

Mah. In ogni caso, se ne abusa e la prostetica si ritrova in verbi di cui non è evidente la direzionalità. Altra schifezza del catanese è il raddoppio della consonante che precede la r, che scompare: es. curcàrisi (il mondo civile), cuccàrisi (ct); màrmuru, màmmuru; purtùsu, puttùsu; ssòrd', sóddi.
già. però non è che come fenomeno è più diffuso? picchì (perché) non è solo etneo dai.
scotto::1768388
menare non si usa come condurre, significa proprio buttare, gettare.
ah, interessante. forse l'ho letto pure in marziano.
comunque tutto ciò è bellissimo.
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scotto
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cmq questi sono fenomeni comuni, la b che diventa v (buttare-vottare, bocca-vocca) o viceversa (vafammoc-bafammoc), la semplificazione della r (porcellana-poccellana-pocceddana, purtroppo-puccioppo), la e che diventa i (e' caramell-i'caramell, fino ai tremendi caramielli). nel napoletano poi a volte cade la "d" di "della" (bicchiere ell'acqua, maronna ell'arco), del torna dello e si semplifica in dò, la d diventa r o il contrario (dentro-drint-dint-rint) la o diventa uo (biscotto-biscuotto-mascuotto-mascuttone) etc.

scotto
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invece ci sono forme più recenti che sono strane. ad es. "che state capenn?" dove "capendo" significa "pensando", oppure "frate tuoie" per dire "amico mio" (tipo "nunne tengo o' frate tuoie", cioè "benché io sia per te come un fratello carnale non posso darti soldi").

e poi ci sono vecchie e strane forme che stanno sparendo, tipo "mai per comando", che significa per favore (es. passami la droga, mai per comando). é una specie di correzione del tono troppo perentorio di una richiesta, un per favore tardivo, o é ironico (e quindi vuol dire che è proprio un comando. o, più ambiguamente, quando è un comando ma le convenienze richiedono di negarlo, tipo quando il masto dice al guaglione anziano "a chiave e' quinnece!" . é un ordine, ma l'orgoglio dell'aiutante senior non lo sopporterebbe).

e poi c'è"arrassusia!", cioè "lontano sia!", dio ne scampi, non sia mai etc. ma "arrassu" compare solo in questa forma e non è chiaro da dove venga.

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scotto::1768395
nel napoletano poi a volte cade la "d" di "della" (bicchiere ell'acqua, maronna ell'arco)
quindi nella locuzione CUMPAGNE E NAPULE l'apostrofo va prima della "e".
asphtimer

scotto
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quell'e significa "di", cioè "de" senza la "d", quindi sì.

scotto
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però ad es. nell'avellinese é tutto diverso. non si dice "o libbr" ma "lo libbro", no libbro, etc, e "de" diventa "re", da cui "nolibbroreriritto", un libro di diritto. queste forme sembrano più simili a un volgare antico.

ad es " sciocco" non si dice fesso o babbo, ma "stordo", che è evidentemente"stulto", stolto, stultus. quindi "sinostordo!".

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interessante. va detto che in genere si rileva quello che dici, cioè un certo conservatorismo inteso come leggera prossimità al volgare arcaico (e in senso lato al latino) nei luoghi periferici e nella provincia, mentre è noto che le lingue urbane risentono da millenni di fenomeni di gergalizzazione, varianti di pronuncia e in alcuni casi un vero e proprio vocabolario criptico che probabilmente marginalizzava il cafone anche secoli fa. al di là di logiche funzionaliste le lingue urbane hanno risentito anche di veri e propri vezzi lessicali o articolatori che diventano la norma. a torino è così. il torinese non è mai stato non dico il cuneese, che è pacifico, ma neanche la lingua di avigliana, verso le montagne, che è a un tiro di schioppo.
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rodolfo::1768392
picchì (perché) non è solo etneo dai.

Approfitto per dire che catanese e palermitano sono ormai caricature, grazie anche ai gabrielgarchi televisivi. E comunque ho detto già che il siciliano signorile non si mangia le r e non ha metafonesi.

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vincibile::1768406
catanese e palermitano sono ormai caricature
ma quello lo so, sono stato ampiamente istruito. però non ha nemmeno senso dire che il vero siciliano è il basile, che è un modello, che è parlato in certi contesti, ma non registra le tendenze locali. basile dice che porto è "portu", ma mentre codivido il fatto che "pòittu" è mera parlata da vastaso panormita, è pur vero che la gran parte della gente che ho conosciuto dice pottu.
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Massì, il vero siciliano non esiste perché non può parlarlo nessuno, e sarebbe grave danno eleggere a standard quel di una città, subito insorgerebbero le altre e con ripercussioni ben pù funeste della polemica tra arancina e arancino (che vergogna).

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il problema della linguistica e della dialettologia è che sono troppo facilmente influenzabili dalla politica e io non ho (ancora) abbastanza soldi per potermi permettere di farlo.
gli indipendentisti corsi stanno rivoltando mezzo mondo da anni per cercare di riconoscere al corso lo status di lingua vera e propria distinta dall'italiano. nel caso ci riescano, ci ritroveremmo nella paradossale situazione in cui il corso è lingua ma il napoletano (che è piu distante dall'italiano standard) no.

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Apprezzai.
Nel mio piccolo continuo a sostenere che napoletano e veneto hanno maggiir diritto allo status di lingua p.e. del sardo, in virtù della loro letteratura. Restano brutti ma ne avrebbero ben donde.
giuro che il mio unico scopo nel resto dei miei anni diventera' scoprire dove abiti e piantarti un cacciavite in un occhio ('u Prufissuri)

Chi urla di piu' la vacca e' la sua

Colpa mia che mi ostino ancora a dire cose intelligenti su Internet

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a me il dialetto di Faeto sembra una parlata meridionalesca con alcune anomalie che certi burloni hanno pensato di ascrivere al franco-provenzale e quindi adesso per legge viene considerato mino-ranza francofona. per me è la prova definitiva che le discipline scientifiche non sono cose serie visto quanto sono facilmente manipolabili e l'unica vera scienza è quella che si fa con gli esperimenti in laboratorio.
https://fgranatiero.wordpress.com/2015/10/01/dialetto-francoprovenzale-di-faeto-fg/

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1) è una parlata meridionale a prescindere, anche se atipica
2) cosa vuol dire minoranza francofona? cosa c'entra in ogni caso la francofonia con il cd francoprovenzale (alias arpitano) che non è mai stato francese?
3) i tratti atipici, che sono un fatto regolare e sistematico, possono benissimo definire una analogia e ragionevolmente una dipendenza genetica. il problema è come viene spiegata, cioè a quali episodi storici si associa. e in effetti il fatto che non siano tutti d'accordo non è mai buon segno, anche perché la lingua di provenienza (soprattutto nell'altro caso siciliano) non è nota come si vorrebbe e le somiglianze intraviste oggi in alcuni casi sembrano impressionistiche. però rimane il fatto che qualunque tendenza regolare ha una storia e una spiegazione.
l'unica cosa su cui concordo è: alcune varianti linguistiche fortemente derivative, immerse e influenzate un po' in tutto da parlate locali, non ha senso inserirle nel ceppo d'origine a livello definitorio.
esempio: il giapp0nese ha senza alcun dubbio una grammatica e altri elementi altaici, ma di fatto non è una lingua altaica. non ha senso definirla tale anche se uno dei suoi antenati lo era. c'è chi lo fa comunque, anche se in termini di distanza tipologica è legittima la definizione di lingua isolata.
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1) è ufficialmente classificata come franco-provenzale ai sensi della legge del 99 sulle ranzemino. non si tratta di un'attribuzione recente, c'è sui manuali di linguistica da diversi anni. a differenza dell'inopinata attribuzione delle valli monregalesi all'area occitana che invece è un'invenzione di qualche anno fa. peraltro nel Monregalese ci sono stato e ho visto i cartelli in provenzale, tutto molto RDS. la cosa sarebbe passata inosservata (come è successo con Faeto) se non fosse stato per le proteste di un professore universitario di linguistica (Toso) che aveva parenti in zona e a cui la cosa non andava a genio.
2) ho provato a scriverlo nella sezione francese di Stormfront e non erano molto contenti ma non hanno fatto troppe storie essendo i francesi dei ricchioni calabraghe.
3) qualcuno suggeriva l'ipotesi dei soldati angioini che avrebbero influenzato la parlata locale ma io preferisco l'ipotesi di un ratto delle sabine con i contadini della zona che armati di forconi hanno rapito delle donne franco-svizzere e le hanno possedute carnalmente con la rude virilità che li contraddistingue ancora oggi. o forse si tratta di anomalie evolutesi attraverso processi casuali.

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ti ho solo chiesto cosa c'entra "area francofona" visto che la succedanea definizione storica di franco-provenzale (alias arpitano) è una vecchia definizione puramente geografica per un volgare che non è mai stato francese e quindi non è mai stato fracofono (cioè lingua d'oil). è un volgare particolare che si parlava nell'area di influenza borgognona che includeva propaggini del piemonte. sono al corrente di aberrazioni che dici (ma che riguardano invece la presunta occitanità di altre zone, a cui si affianca la presunta arpitanità di lanzo).
qualunque esperto di storia francese sa che l'odierno francese è una lingua settentrionale gradualmente imposta in aree di altro idioma, segnatamente uno degli idiomi più documentati e impotanti del medioevo: il provenzale. a cui si affiancano altre lingue cugine tra le quali il piemontese, l'arpitano o il catalano, le più vicine tipologicamente a quest'ultimo.
comunque, ribadisco che sulla base di peculiarità regolari si può tracciare una parentela, il problema è che questo principio influenza una serie di aggiustamenti storici ex post e di aspettative su presunti gruppi settentrionali stabilitisi qui e là, la cui lingua originale è ipotizzata sulla base di marker un po' vaghi e pareidolici (ascolta! sembra quasi la parlata di gallarate!). è chiaro poi che nel mercato culturale / turistico si tenda a sopravvalutare i significati di certe somiglianze, ignorando che una simile griglia analitica applicata anche altrove può spiegare peculiarità diffuse un po' dovunque come maggiore o minore "prossimità" a una lingua lontana e a tutti gli effetti pratici scorrelata. i linguisti bravi che conosco io sono sempre scettici, anche perché poi c'è da capire che cosa una eventale lontana parentela determini nei fatti. in questo caso francamente niente, a meno di stabilire che i marchigiani sono dei celti perché i senoni sono arrivati a senigallia. c'è un divide fonologico tra nord e sud della linea celtica, è vero; la parentela è tutta un altra cosa.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
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poi c'è pure un grosso problema che però non è concettualmente alla portata dei più e cioè che non esistono aree linguistiche uniformi per ragioni anche del tutto inerenti e non eterodirette, in quanto un certo grado grado di varianza ha sempre aspetti funzionali, magari sulla base di gerarchie di prestigio tra asti e portacomaro oggi del tutto criptiche o perdute. espressioni o articolazioni alternative in certi luoghi possono essersi alimentate anche su presupposti più astratti di una parentela oggettiva. se in un certo comune si predilige un sinonimo o una certa articolazione è inevitabile che essa sia, allo stesso tempo, l'espressione che in un'altra area è del tutto prevalente. ma questo dato da solo non delinea necessariamente una relazione genetica tra quel comune e l'area ipotizzata, soprattutto se la variante si può ricondurre a un range di espressioni un tempo capillarmente diffuse, per esempio nel latino medievale. poi è vero che la fonologia è un tratto più strutturale, ma anche lì c'è pieno di gente che pensa che se il triangolo vocalico include delle u o dello o turbate queste per forza devono risalire al piemonte, alla normandia o che altro. non è così. il mongolo e il bergamasco hanno un vocalismo mica tanto distante, alla fin fine.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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avrei scommesso sulla risposta standard "non capite un belino e comunque non ho voglia di spiegarmi". Apprezzo l'impegno.
giuro che il mio unico scopo nel resto dei miei anni diventera' scoprire dove abiti e piantarti un cacciavite in un occhio ('u Prufissuri)

Chi urla di piu' la vacca e' la sua

Colpa mia che mi ostino ancora a dire cose intelligenti su Internet

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valuta almeno per chiarezza d'ingegno che tali circostanze si verifichino solo nella tua coartata immaginazione, visto che non ricordo simili occorrenze con altri interlocutori. però non voglio nemmeno negare di essere pigro; è verissimo.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
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ribatterò in pigrizia e non produrrò le prove che hai seminato per l'universo mondo perché in fondo sticazzi. però sappi che mi hai ferito.
giuro che il mio unico scopo nel resto dei miei anni diventera' scoprire dove abiti e piantarti un cacciavite in un occhio ('u Prufissuri)

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ti ho solo chiesto cosa c'entra "area francofona" visto che la succedanea definizione storica di franco-provenzale

sarà che ho letto troppi forum etno.identitari e li si dà per scontato che lo sia. come del resto si dà per scontato che il catalano sia una lingua iberica a livello etnico-culturale quando potrebbe essere tranquillamente classificato come variante dell'occitano. però se lo scrivi sui forum dei nazionalisti spagnoli si incazzano come delle bertucce. per questo dico che le discipline scientifiche come la linguistica sono parecchio fuffa visto come sono facilmente manipolabili da vari gruppi di interesse politico. in teoria potrebbero essere piu rigorose ma il piu delle volte non lo sono.

sono al corrente di aberrazioni che dici (ma che riguardano invece la presunta occitanità di altre zone

no, guarda che il dialetto parlato a sud di Mondovì oggettivamente non è occitano, è una mescolanza di piemontese e ligure con giusto 3 o 4 arcaismi che qualcuno ha pensato di far passare truffaldinamente come occitano.

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freakout::1768594
sarà che ho letto troppi forum etno.identitari e li si dà per scontato che lo sia.
beh ma mica lo dico io, leggi qualunque atlante linguistico o monografie. il termine franco-provenzale è di comodo, significa semplicemente quella lingua che stava in area politica francese ma era, concretamente, un parente del provenzale (pure abbastanza diverso). non so, ci sono luoghi in cui non è chiaro che il francese è semplice lingua d'oil normalizzata? mi pare di averlo studiato al liceo.
freakout::1768594
come del resto si dà per scontato che il catalano sia una lingua iberica
iberico in questo caso è geografico. embè? sarebbe come dire che il romeno è una lingua pannonica, non dice mica un cazzo sulla genetica della lingua romena, che non è ovviamente né slava né magiara. posto naturalmente che il castigliano è un parente prossimo e, alla lontana, fa parte delle lingue neolatine del sud europa come tutte quelle citate sopra.
freakout::1768594
se lo scrivi sui forum dei nazionalisti spagnoli si incazzano come delle bertucce
ma chi se ne frega di quei poveracci dai.
freakout::1768594
per questo dico che le discipline scientifiche come la linguistica sono parecchio fuffa visto come sono facilmente manipolabili da vari gruppi di interesse politico. in teoria potrebbero essere piu rigorose ma il piu delle volte non lo sono.
ma guarda che la linguistica storica si astiene larghissimamente da queste pippe, come la biologia non c'entra un cazzo con i forum dove si parla di alieni.
freakout::1768594
no, guarda che il dialetto parlato a sud di Mondovì oggettivamente non è occitano
lo so fin troppo bene, ho parlato appunto di aberrazioni. anche le valli di lazo hanno un passato arpitano ma per la parte bassa è sostanzialmente onirico.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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