recensioni :: Moonlight, Jenkins 2016

Rod 6,5 a arrival mi pare un tantino abbondante, è un film proprio debolino.
detto questo ho visto Moonlight*:

cavalcando l'onda dell'attuale crisi politica Jenkins imposta il suo dramma sul trascorso formativo dei primi 30 anni di vita di un nero gay ("little", un omaggio a omar di the wire?) cresciuto da una madre tossica in un quartieraccio di Miami.
già dalla scena d'apertura con un movimento macchina più che ambizioso (e dal pressochè ininterrotto uso di lenti anamorfiche dai flare potenti) capiamo che l'autore non si vuole affatto nascondere, giocando su una combinazione di close up sulla pelle nera degli attori, un blu e un viola ricorrenti, dileggi allegorici di vario genere.
ammiccando -suppongo- all'originale da cui è tratto (un'opera teatrale) il regista ricorre con costanza a stacchi narrativi costruiti sulla combinazione di primi piani sordi, prospettiva centrale e colonna sonora patetica riguardo ai quali ho diverse riserve.
il risultato complessivo non è però visivamente spiacevole e delle volte anche riuscito, in certi momenti finisce nel didascalico e self-absorbed, ma considerata la narrazione scorrevole e una recitazione per lo più solida direi che la visione è più interessata che annoiata.
i 3 blocchi narrativi classici infanzia-adolescenza-età adulta sono caratterizzati dall'impiego di 3 attori diversi per il ruolo del protagonista, da notare che se i primi due attori sono contraddistinti da una plausibile coerenza fisionomica, il terzo è invece una sorta di 50cents, da che a 16 anni il nostro pesava 53kg è invece a 30 anni una fascia di muscoli da 110kg, la sensazione è di vago tradimento dello spettatore.
c'è da dire che poi ben guidato nella recitazione mostra dei tratti caratteriali applicabili al personaggio che ci ha accompagnato per 2/3 del film, e forse recupera qualcosa, ma lo strappo narrativo è più che tirato per i capelli e la sensazione di assorbimento è persa, lasciandoci un film più furbo che completo sotto il profilo narrativo.
voto: 6,5.

*ho scritto questa rece prima che vincesse l'oscarre, tra i candidati mi é piaciuto di piú hell or highwater che già dalla prima scena -analoga nella costruzione- mostra più carattere, più concretezza e meno seghe d'autore.

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