bla-bla :: [1] [BDSM] Feminist submission

gonzokampf::1756751
Questo tuo assunto è però il risultato di coordinate storico-sociali, in quanto tali relative per non dire accidentali.

Le contraddizioni e i paradossi che efficacemente descrivi tu non sono imputabili ad un momentaneo vuoto di rappresentanza politica, ma discendono necessariamente dall'indebita commistione tra la sfera del sessuale e quella del politico.

beh peró anche questo assunto mi sembra risultare da cordinate storico-sociali, o ho forse frainteso? comunque io non imputo nulla a un momentaneo vuoto di rappresentanza, anche perché la rappresentanza é sempre l'ultima ad arrivare. casomai trovo quel vuoto indicativo di uno smarrimento (che potrebbe però anche essere visto come una rielaborazione, una fase di orientamento in uno spazio sociale radicalmente stravolto dalla violenza di determinate astrazioni (la più evidente è l'internet, tanto per essere chiari).

gonzokampf::1756751
L'overlapping si è verificato allorché si è ammesso, al contrario, che le scopate costituiscano in realtà uno strumento di realizzazione della propria individualità - in quanto tale libera et inviolabile; il successivo tentativo di introdurre dei paletti in questo senso risulta invece tardivo e maldestro.


si ritorna insomma alla vecchia questione. definire se quest'"ammissione" sia frutto di una spontanea evoluzione della forma esistenziale del collettivo o se non sia invece conseguenza di un processo plurisecolare di accumulazione primitiva, e quindi se la nostra "libertà" sia libera o meno. mi pare di essermi dichiarato già diverse volte a riguardo, forse il punto è che non credo che coordinate storico sociali possano essere relative o accidentali.

gonzokampf::1756751
tu ti chiedi fin dove possa spingersi la sfera sessuale intesa come strumento realizzativo di sé.


e qua ti devo contraddire: io mi chiedo come possa il nostro desiderio cresciuto e originato nel pornografico, ovvero nel quadro di un'estetica che è frutto del più bieco e -diciamocelo- squallido dei neoliberalismi, emanciparsi e quindi (!) realizzarsi in una dimensione di coscienza critica del collettivo, del politico e del soggettivo.
il dilemma non si pone però solo nella sfera sessuale. un esempio pratico è il famoso dilemma "are you a gentrifier?" che ancora più chiaramente delinea lo stravolgimento della natura del desiderio dalla generazione dei nostri genitori (il 68) a oggi (biocapitalism): chi in una grande metropoli, in una global city, dotato di un minimo di senso critico e conoscenza delle dinamiche legate alla speculazione immobiliare e alla rivalutazione del territorio urbano ai fini di lucro, desidera andare a bere un caffè, si accorgerà che farlo in un bar piuttosto che in un altro è una scelta che porta con sè un peso non indifferente. insomma il giovane "critico e desideroso di emancipazione" si ritroverà a scegliere di non bere l'espresso nel coffee bar hipster perchè "gentrifier" -viscido strumento della speculazione immobiliare- e preferirà invece il bar gestito dalla famigliola dal bangladesh dagli anni 80, a cui è appena arrivata una lettera di sfratto. e questo non perchè pensi che il suo gesto possa in qualche modo contribuire alla causa, quanto perchè desidera liberare il suo naturale gesto di bere un caffè da tutto ciò che sul suo caffè del cazzo viene scaricato dal mercato immobiliare.
in tutto questo resta un problema: che il caffè che voleva bersi era quello del bar hipster, perchè con tutto il bene del mondo quello della famigliola bangla fa cagare la merda.
qual'è quindi la strategia di emancipazione? come raggiungere il mio desiderio di caffè illy e macchine la marzocco senza contribuire per questo a dinamiche di esclusione sociale? si parla di un amplesso senza orgasmo.
sono più che convinto che un sacco di individui intuiscano la criticità intrinseca al proprio corpo, il significato delle scelte relative al vestiario fino alle abitudini più basiche, ma se ad essere soggetto -perdonatemi se insisto- ad "accumulazione primitiva" è il soggettivo e non più solo il collettivo, non sembra esserci alternativa alcuna ad una vita conforme allo status.
io vedo una miriade di soggetti che si snaturano in pratiche che essi stessi ritengono problematiche, abbracciano contesti in cui si sentono inadatti andando spesso incontro a frustrazioni incommensurabili solo per paura di dover affrontare l'unica reale alternativa: un'operazione di decostruzione critica radicale della propria identità, con tutti i rischi annessi (vedesi il tizio della lettera a rep.it).
questo -e concludo- per dire che la sessualità non è che il luogo più profondo e remoto di questo corpo diventato bersaglio e per questo la metto al centro del dibattito, di certo non perchè pensi che sia il luogo ultimo della realizzazione personale.

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