recensioni :: Silence (2016) aka il voice-over di DIO

rodolfo::1756388silence è un film dignitoso
No, ecco.
rodolfo::1756376
ma il fatto è che il film si pone obiettivi diversi dalla ricostruzione storica e oserei dire anche dall'avventura, avendo almeno il pregio di suggerire una riflessione moderatamente profonda
Il film si sceglie un obiettivo da far tremare i polsi, ossia raccontare il silenzio di Dio, tema sul quale prima di Scorse si sarebbe espressa gente del calibro di Agostino più tutto il filone degli esistenzialisti. Ma non sarebbe neppure un problema, se non fosse che il nostro italo-americano canna praticamente tutte le scelte.
Purtroppo odio perdere tempo per i film che mi hanno fatto davvero cagare, non ne scrivo mai, quindi articolo schematicamente per punti:
- I personaggi non sono costruiti. Va bene, mi si dirà, lungi dal trattarsi di una colpevole omissione, l'assenza di qualsivoglia backstory è invece una precisa e coraggiosa scelta, volta a rendere i due compadres degli archetipi, dei simboli. Peccato che in questo modo non si sviluppi la minima empatia per le sorti dei fraticelli, e anzi si arriva a sperare che i giappi la facciano finita al più presto. In questa maniera Scorzese evita che il film diventi la storia di un inseguimento (quello che rodofo forse intende con 'avventura'), con il risultato tuttavia di rendere Silence di una noia e insignificanza rara;
- Le torture. Ok, in cielo Dio tace, ma sulla terra abbiamo i giappi pagani che torturano, sfottono e uccidono i giappi convertiti (da chi? perché? ma va bene). Le torture e le raffinate malvagità ci vengono tuttavia mostrate in una strana e frocesca mise en scene estetizzante, che da un lato non ci incute mai il benché timore nei confronti degli aguzzini, dall'altra non ci fa solidarizzare con i torturati - che di solito hanno uno screen time di pochi minuti prima di raggiungere el paraìso.
Anche l'unico comparto a ricevere una nomination agli oscar, la fotografia, non convince in quanto fortemente anti-naturalistica: in un film che parla del silenzio di Dio si dovrebbe avere l'impressione di trovarsi immersi in un mondo alieno eppure realistico, qualcosa à la Revenant per intendersi, invece ci sono toni fortemente desaturati che dalla seconda metà del film si fanno, chissà perché, più accesi.
Ho riscontrato poi una discrepanza qualitativa tra alcune sequenze, effettivamente ben costruite (la tortura dell'acqua calda all'inizio) con altre affidate ad uno sciattissima CGI evidentemente subappaltata a qualche ragazzotto di Bangkok (il rogo dei parenti di kichijirō). Di solito questi segni altalenanti sono indice del menefreghismo o del rincoglionimento del regista - nel caso di specie propenderei per la seconda ipotesi.
Diciamo che Shogun Sadism rimane ancora impareggiato sul tema di cristiani che muoiono male in Giappone.
Per onestà intellettuale posso però ammettere che la coppia di inquisitori giapponesi, l'uno tutto sornione, l'altro furente e gutturale, è una delle poche robe che funzionano nel film, insieme alla figura di kichijirō
rodolfo::1756353
ma kichijirō non è una figura accessoria nell'opera, al contrario diviene l'emblema vivente di tutte le contraddizioni della fede (soprattutto nel senso gesuitico dell'imitatio) e dell'inculturazione cristiana.
Posso anche essere d'accordo - io ci ho visto anche la figura del mattoide, del trickster di alcuni film di kurosawa, ma anche questi relativi pregi annegano nell'insignificanza in cui il film presto si impantana: non capiamo la fede dei due missionari, capiamo ancora di meno le motivazioni dei gialli convertiti, quindi a kichijirō si riconosce almeno il beneficio del dubbio.
Ma tutto passa in secondo piano quando la scena madre, dove tutti i nodi tematici dovrebbero venire al pettine, decide di affidarsi ad un espediente di preziosa sottigliezza, peraltro già utilizzato in ben più nobili opere incentrate sulla ricerca del divino.

Svegliatemi per l'apokatastasis

asphalto FAQ
categorie Espandi/contrai