bla-bla :: [maledizione dell'asphalto] Al mio amico Nietzscotto

Lord H.::1750644
c'è una certa differenza tra una verità scelta a caso e una verità che deve sottostare ad una serie di regole (per quanto complesse)

Nel mio discorso, tutte le ipotesi soddisfano le regole, altrimenti si potrebbero eliminare dall'inizio quelle che non lo fanno (con gran dispiacere di Feyerabend, che le voleva tutte degne di studio e finanziamento, anche quelle visibilmente strampalate).
psycho::1750645
non so com'e' in altre scienze ma nella mia diamo molto valore ai "risultati nulli".

È opinione diffusa che i risultati nulli non abbiano di norma grande rilevanza per una pubblicazione, se nel campo della fisica v'è quella sensibilità popperiana per la conoscenza generata dall'esito negativo me ne compiaccio. A questo punto di solito rivolto un'obiezione "scottianamente parlando", ma hai confessato il profondo cinismo che la ricerca ti ha nutrito dentro e allora so di parlare alla tua stessa coscienza: non sarà che il risultato nullo lo considerate, con sospetto idealismo, un successo soprattutto poiché ci avete speso miliardi di euri pagati con le sole tasse di scuotte?
psycho::1750645
gia' solo il fatto di inventare metodi nuovi - che funzionano - fa scalpore

Questo è un caso in cui il dominio della fortuna appare assai ridotto. Ma ci troviamo nell'ambito della scoperta o in quello dell'applicazione ingegnosa (e premievole) di conoscenze assodate? Si potrebbe rispondere che non c'è differenza tra i due, poiché anche le nuove scoperte sono cariche di teorie preesistenti e la loro estensione progressiva o il loro superamento richiede ingegno. Ma resta il discorso del residuo fisso: l'istituzione premia le abilità che essa non è in grado di fornire sistematicamente. È come se una conservatorio premiasse il raro talento di alcuni musicisti che vi si sono diplomati, ben sapendo che quel talento non è merito dei programmi didattici.
Ora, non credo che sia il caso di finanziare studi approfonditi per svelare donde venga il talento e quali circostanze lo determinano sì da svilupparlo democraticamente, ché il surplus di menti geniali e creative porterebbe a un ribasso del loro valore di mercato. Se fosse vera l'idea grossolana che queste facoltà mentali siano correlate a migliori condizioni socio-economiche della famiglia, del territorio, delle istituzioni ove le menti si formano, accettiamola pure come un'iniquità necessaria. Ne consequisce che il sistema formativo della ricerca dovrebbe essere molto ridimensionato piuttosto che finanziarlo ancora e ancora, e le ragioni dovrebbero essere ben chiare ai soggetti che ci lavorano. Ben dici che è il capitalismo delle idee, e quindi possiamo figurarci il suo collasso da ipertrofia.
A meno che la soluzione del ridimensionamento non provenga dalla sua trasmutazione in qualcosa che gli stessi ricercatori dovrebbero temere alla stregua delle segretarie licenziande secondo il WEF: automazione che sostituisca la manodopera dottoranda nelle operazioni di laboratorio e (perché no? ci lavorano sicuramente) il computerone che scacazza fuori teoremi dimostrati e ipotesi plausibilissime grazie all'algoritmo innovativo e ai cervelli in silico. Scenario tutto sommato non spaventevole, essendo la ricerca scientifica un'attività marginale circa i posti di lavoro che richiede, e abbiamo già detto che sono troppi. Altra possibilità è che la figura del ricercatore si liquefi, si de-mestierizzi, i suoi esperimenti divengano meno colossali, garage made, startuppabili, smarfonizzati, arduinici. Una scienza popolare e rigattiera che offra gratis le sue scoperte, pubblicizzandole su altervista, proprio come i programmatori opensource che hanno fatto licenziare gli ingegneri che si occupavano del Pacchetto Office. Tra l'altro, quanto mancherà a che davvero non gliene fotterà niente delle onde gravitazionali a nessuno di quelli che contano e càcano i denari? Se pure l'arte è morta, e la bellezza, e il timor d'Iddio, perché dovrebbe sopravvivere la curiosità oziosa non capitalizzabile?
Perché i soldi di scotto devono finire nelle rapaci mani bioniche di Hawking coi suoi busoni negri e non andare a finanziare, piuttosto, il rovello creativo d'una Laura Pausini, che ci dà piaceri più umani ancorché casalingheschi? Privatizziamo tutto, come dice il scotto, non che si creda alla più efficiente ottimizzazione delle risorse, privatizzare perché venga meno il Catacòne e tutta la sublimiffima altità delle vette artistiche & intellettuali sprofondi innuciente o meno nell'inferno volgare in cui il capitalésimo intende trascinarla dopo averla sedotta, e se ne perda il senso e il ricordo proprio come s'è perso il sangue e il cromosoma della nobiltà ghigliottinata dalla borghesia rampante di cui siete tutti figli.

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