bla-bla :: [1] [global basic anxiety] Il piccolo thread del neoluddismo oder il socialismo realizzato dalle macchine

Tornando al tema del thread, la selezione dei dottorandi, che per forza di cose avranno un CV sostanzialmente limitato ai titoli conseguiti, ricerca parecchie abilità non riproducibili in modo sistematico neanche con la migliore didattica e la buona disposizione. È come la faccenda delle best skills richieste dal mercato del lavoro prossimo venturo: creativity, che non si può insegnare se non in forma di exemplum che qualcuno ha giudicato adatti al case study; critical thinking, che sebbene si giovi di strumenti cognitivi riproducibili non si esaurisce in essi e si caratterizza per un residuo fisso di non meglio definibile (e non insegnabile) buon senso; eccetera. Nei corsi di dottorato esistono programmi di studio dediti allo sviluppo di queste capacità meta-metodologiche? Se no, è perché se ne riconosce la scarsa efficacia o perché così l'illusione che il solo frequentare il corso per poter essere all'altezza funziona meglio? Al postutto, uno potrebbe sospettare che l'inflazione degli iscritti serva a tenere in piedi la baracca ben sapendo che i pochi davvero dotati delle abilità necessarie (abilità che il corso non può efficacemente insegnare) avranno opportunità assai concrete, e che magari c'è una correlazione tra avere queste abilità e appartenere a un certo ceto sociale.
Anche senza paranoie del genere, però, c'è un altro aspetto interessante. Pure nel più onesto degli ambienti accademici, il risultato scientifico che permette di far carriera raramente dipende in maniera esclusiva dalle conoscenze acquisite durante la formazione e dalle altre abilità di cui si parlava: sai maneggiare benissimo le più esotiche conoscenze scientifiche e al contempo essere un affabulatore matricolato e un vulcano di creatività; siccome ci troviamo in circostanze idealmente ottimali, le tue idee mirabili non si confrontano con quelle sciocche degli incompetenti, ma con quelle altrettanto geniali dei pari tuoi: all'inizio tutte le ipotesi concorrenti sembrano ragionevoli al fine di spiegare il fenomeno studiato e parimenti degne di attenzione e finanziamento, poi l'esperimento deciderà se almeno uno (o nessuno) avrà ragione. Ora, se la tua idea è quella che ri rileva corretta, perché ti si deve premiare? La tua bravura, la tua competenza, non sono state più di quelle degli altri e non puoi dire che la correttezza della tua ipotesi fosse già palese nella sua esposizione preliminare, se no non stai facendo scienza sperimentale ma speculazione aristotelico-tomistica (oppure sei un matematico). L'esperimento ti premia come il caso fa con il vincitore della lotteria: col senno di poi e solo dopo puoi dire quanto fosse chiaro che la tua ipotesi doveva essere quella giusta e se è giusta è perché sei competente e creativo, ma il senno di poi rende ovvio pure l'impossibile.



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