bla-bla :: [1] [global basic anxiety] Il piccolo thread del neoluddismo oder il socialismo realizzato dalle macchine

(rieccomi)
riguardo l'idealismo, penso che ci sia una regola universale che vale per qualunque attivita' umana, cioe' che a invecchiare si peggiora.
nello specifico del mondo accademico, escludendo casi clamorosi di nepotismo e dinastie accademiche, non credo che si possa veramente credere che uno ci entri dentro stimolato dalla prospettiva di poter un giorno disporre di fondi con cui sistemare i suoi famigli.
ne' d'altra parte per questioni di potere o status (visto che solo una infima frazione di chi fa un dottorato finisce col diventare professore) o anche solo di soldi (visto che chi e' bravo abbastanza da iniziare un dottorato - escludendo appunto i famigli di qualcuno - e' in generale bravo abbastanza da trovare anche un lavoro "intellettuale" nel privato. o forse questo non si applica ai settori letterari, dove lo sbocco primario per quelli non troppo scarsi e' l'insegnamento a scuola, che in effetti e' pagato meno che all'universita'. ma conosco poco quella parte del mondo accademico quindi non mi pronuncio.)
quindi chi inizia lo fa davvero perche' "ci crede". ovviamente diverse persone hanno motivazioni profonde diverse, e questo si riflette anche nel tipo di ricerca che finiscono per fare, quindi in alcuni casi il "ci crede" significa che e' appassionato dalle questioni veramente profonde, veramente belle, e allora e' piu' probabile che finisca per fare ricerca pura, per altri invece e' avere un impatto di qualche tipo sul mondo, e allora piu' probabile che facciano ricerca applicata, della quale in caso di grande successo se ne vede qualcosa di concreto venire fuori prima della propria morte. altri possono avere altri motivi che non mi vengono in mente, ma chi fa questa scelta di carriera si sente certamente un idealista che fa sacrifici per un'idea.
il problema e' che poi circa 5-10 anni dopo si e' in una fase diversa della vita in cui ci si pone il problema pratico della sopravvivenza e se non si ha lo "spirito imprenditoriale" in genere si vive malissimo la mancanza di job security. negli anni '80 in italia ancora capitava che un laureato brillante avesse un posto fisso nella ricerca entro pochi anni (cosa molto bella se si pensa a quanta liberta' hanno avuto da subito i migliori, ma viene da chiedersi quanti cialtroni siano entrati, anche senza appoggi nepotistici, semplicemente perche' il posto andava riempito - c'era il boom delle iscrizioni e mancava personale didattico nelle universita' - e non c'era nessuno di meglio al momento), ma poi il sistema accademico ovunque nel mondo, e l'italia finita l'espansione post baby boom ha seguito, si e' sempre piu' strutturato in una piramide (il celebre "profzi scheme") in cui il ricercatore o professore permanente trova i mezzi per finanziare gente su contratti di durata limitata, ma ognuno di questi cosi' finanziati si aspetta a sua volta di diventare ricercatore o professore permanente, solo che i posti sono limitati e si crea frustrazione.
e la frustrazione e' spesso alimentata dal rancore, che sia perche' il reclutamento e' familistico o perche' e' troppo legato a indici bibliometrici di dubbia validita', o perche' vedi il collega che e' meno bravo di te nel lavoro ma e' piu' bravo a parlare e intortarsi la gente, e insomma da tutta questa frustrazione nasce incattivimento. c'e' una fascia d'eta' (dipendente dal posto ma grosso modo dopo i 30 e prima dei 40) in cui uno deve forzatamente prendere una decisione se cercare un lavoro altrove o tentare ancora di ottenere l'ambito salto al primo livello fisso della carriera universitaria, e quasi tutti diventano in un modo o nell'altro gente di merda: o fanno il peggio di cio' che criticano negli altri (perche' ci si auto-convince che le persone di merda che ottengono una promozione l'hanno ottenuta grazie all'essere persone di merda, e quindi le si imita) o diventano aggressivi, o delatori, o semplicemente molto cinici. (io scelsi l'ultima, e ancora non ne sono guarito.)
poi i piu' bravi (secondo la metrica della fitness evolutiva, quindi intendo i piu' bravi a fare cio' che ci si attende che facciano) ottengono l'agognato posto fisso, che ormai ovunque nel mondo implica essere supervisore di gente di status inferiore.
piu' gente supervisioni piu' obiettivi di ricerca puoi raggiungere (o fargli raggiungere e poi prendertene il merito), quindi ne vuoi sempre di piu'.
credo che in generale in quel momento l'obiettivo "ideale" torni a quasi tutti, cioe' fare davvero avanzare il Sapere in quel micro-angolino dello scibile umano di cui t'importa qualcosa, pero' per ottenere quell'obiettivo devi ottenere piu' gente, e piu' fondi, e competi ferocemente con tutti gli altri (gli stessi colleghi con cui sei in rapporti piu' che amichevoli sono all'improvviso tuoi nemici, ostacoli sulla strada del tuo alto ideale - perche' ovviamente cio' che fanno ti sembra meno importante di cio' che fai tu - e se mai capitasse che ti sembra altrettanto o piu' importante, allora ti federerai con lui e lavorerete insieme, ma poi ci litigherai sui mezzi di ottenere lo scopo). per alcuni fare ulteriori salti di carriera e' importante per questione di status, per altri c'e' comunque la questione dei soldi; ma anche per quelli che sono meno sensibili a questi due argomenti, c'e' l'argomento che piu' in basso stai e meno mezzi ti danno per fare la ricerca che vuoi tu. ti devi difendere!
e comunque nel frattempo cominci ad avere dei retro-pensieri tipo "ma se quello li' viene eletto Direttore comincera' di sicuro a favorire tutti quelli del suo campo! mi devo difendere, chi e' degli altri candidati che puo' favorire meglio i miei interessi di ricerca?", oppure "il candidato col CV migliore per questo posto accademico e' un teorico delle stringhe, ma si sa che quelli li' appena mettono piede in un posto cominciano a fare mafia, e assumersi tra di loro! non posso permetterlo!", e insomma rapidissimamente anche tu...

tutto questo succede persino tra gli "operatori umanitari" (*), che dovrebbero essere gli idealisti per antonomasia, quindi figuriamoci in un campo dove, tutto sommato, l'ideale e' solo di imparare cose nuove che nessuno sa ancora.

(*) a chi legge il francese consiglio questo bel libro che credo non sia mai stato tradotto in italiano o inglese:
http://www.babelio.com/livres/Rufin-Asmara-et-les-causes-perdues/3485



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