recensioni :: Hail, Caesar! (Ave, Cesare!) - Ethan Coen, Joel Coen (2016)

Ultimamente per connotare un film con una trama strutturata in orizzontale si usa dire che sembra un po' il pilot di una serie tv. Ecco, Hail, Caesar! pare un trailer di quasi due ore.
Come tutti i trailer, è coinvolgente e suggestivo, e si sprecano i riferimenti ad altri omaggi neo-noir come ...e tutti risero. A questa forma elegante, quasi algida, corrispondono temi ben strutturati come quello della discrasia tra uerità vs finzione (quasi tutti i personaggi fingono di essere qualcun altro, come avveniva in questo piccolo capolavoro), della cinematografia come accozzaglia di stronzate canterine che funge da balsamo per le sofferenze dell'umanità, dell'accostamento a Dio, rappresentato di volta in volta dall'ultimo pezzo mancante di un puzzle, da un sottomarino sovietico che fa capolino su una spiaggia di Malibu, da gristoincroce nel kolossal biblico che da nome al film.
La narrazione manca però di un evento centrale, che nell'intenzione degli scrittori avrebbe dovuto essere rappresentato dal rapimento di Clooney da parte della setta di sceneggiatori comunisti, cosicché si arriva ai titoli di coda come se il film non fosse mai davvero partito.
Se non si stesse parlando dei Coen, si potrebbe quasi avere la strana impressione che non ci sia stato un pieno controllo produttivo dei registi sul risultato finale.
Una serie di scene ben inanellate (su tutte, l'incontro con i rappresentanti delle varie confessioni per capire se Hail, Caesar! possa risultare offensivo per i credenti) e le prestazioni di Josh Brolin e Georgio Clooney, quest'ultimo nella parte che gli riesce meglio (ossia il cazzone), salvano il film da un'insufficienza grave, ma non anche dal dimenticatoio cui sembra inevitabilmente destinato.

Lascio quindi la parola alle rutilanti recensioni di Rodolfo & The Singalese Posse.

Svegliatemi per l'apokatastasis

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