recensioni :: [1] I FILM DI MENARE* CHE L'ASPHALTO NON VEDR└ MAI NEL 2016

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Come già Star Wars: TFA e Mad Max Fury Road, anche questo nuovo capitolo della saga di Rocky ha l'obiettivo di riallacciare i fili con il passato e al tempo stesso tentare di dire qualcosa di nuovo.

Ci riesce grazie ad una scrittura compassata e solida, nonché ad una regia semplice che però non disdegna occasionali impennate, come ad esempio il primo combattimento girato in piano-sequenza.

Sebbene lo screen-time dedicato a Stallone ammonti a più di quanto era stato preventivato, Creed riesce a vivere di vita propria, mantenendosi al tempo stesso nell'universo narrativo già tracciato dai primi 6 film della saga. Ecco quindi che ritorna l'umorismo un po' cheesy, l'enfasi della sfida, la semplicità come punto di arrivo non scontato. Non a caso molti hanno accomunato Rocky all'Eastwood di Gran Torino.

I difetti ad ogni modo non mancano, a partire da un indigesto retrogusto di spot Nike anni '90 in alcune scene del giovane protagonista marrò, per arrivare alla love story, meccanica e priva di pathos, che certo non regge il confronto con quella pattinata sul ghiaccio con Adriana di 40 anni fa.


Quasi completamente d'accordo.
Aggiungerei che la prima metà del film (il quale appunto soffre di una gestione altalenante della materia) è più che meramente accettabile, mentre la seconda, pur avvalendosi di un patto con lo spettatore siglato a forza di strizzatine d'occhio, non sfugge all'insidiosa trappola dei clichè più spaccapalle.
Voto 5,5/10.
No safety or surprise, the end (Jim Morrison)

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