recensioni :: Bridge of Spies - Steven Spielberg (2015)

rodolfo::1742065
L'ULTIMO LAVORO DI SPILLIMBERGO
Tecnicamente non si tratterebbe nemmeno di un thriller, perché manca una caratteristica essenziale del genere, ossia il villain.
Doppiaggio con il contagiri per tutta la prima metà, i veri intoppi arrivano quando la scena si sposta a Berlino.
Iniziano a venire introdotti personaggi solo in quanto strumentali alla trama (l'insulso studente di economia), e soprattutto si perde l'occasione di raccontare la realtà magmatica della città spartita fra varie fazioni contrapposte, rimanendo troppo attaccati al buon tom hanks - e sì che non mancavano precedenti celebri a cui ispirarsi.
Queste pecche, unite al finale notoriamente cheesy e melenso, impediscono al film di superare la stretta sufficienza.

Segue una considerazione a margine che non riguarda la rece in senso stretto. Ad un certo punto, l'avvocato, nel corso dell'udienza di fronte alla corte d'appello, avverte i giudici che bisogna considerare la spia non come nemico, ma come criminale comune, cosicché a questa qualificazione dovrebbero conseguire benefici di trattamento.
La difesa di Tom Hanks avrebbe l'effetto di far regredire l'imputato da spia, e quindi justus hostis*, allo stato di combattente illegale, di delinquente internazionale, di terrorista.


* all'epoca delle vicende erano già in vigore le quattro Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, che estendevano notevolmente il novero dei soggetti destinatari delle prerogative riconosciute ai combattenti regolari di uno stato sovrano. Il concetto di justus hostis, di natura etico-morale, prescinde comunque da inquadramenti giuridici.

Svegliatemi per l'apokatastasis

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