piquard sumiti le tue responsabilitÓ
[fork()]

picard::1737282
Mi pare una posizione più condivisibile
spero che tu stia celiando. chi me la ridà la mezz'ora di vita che ho perso a leggere quell'esercizio non particolarmente brillante di equilibrismo ipocrita? per vendetta faccio perdere mezz’ora a te riassumendoti per la trecentoquattordicesima volta cose già dette e ridette, dimenticandomene certamente i tre quarti:

- l'accrocco di vari e infiniti cascami pseudoculturali che per comodità raduniamo sotto il nome di politicamente corretto produce una rappresentazione del mondo farlocca e mistificatoria. di per sé la cosa potrebbe non essere preoccupante, se non fosse che, a causa delle ben note défaillances delle sinistre d'antan, questa rappresentazione del mondo è diventata, in molti ambienti e in varie parti del mondo, il fondamento della concezione politica dei giovini che si dicono progressisti, e lo sta diventando sempre più anche da noi. fossi un amante dell’iperbole, ti direi che stiamo allevando una generazione di persone convinte che i problemi del mondo si risolvono cambiando il sistema dei pronomi per dare spazio alle nuove identità di genere, o convinti che la studentessa di harvard con qualche curiosità lesbica e un bisnonno pellerossa è una vittima dell’oppressione, mentre il maschio bianco eterosessuale che si campa la vita pulendole i cessi fa parte degli oppressori privilegiati. non si tratta certamente di una generazione, ma il fenomeno ha il suo peso, e viene preso sul serio molto più di quanto sarebbe opportuno.

- l'idea (difesa anche dal tuo ineffabile articolista) che il discorso debba essere regolato, più che da categorie vecchie e stantie come la coerenza logica o il rispetto dei dati di fatto, dall'imperativo categorico che impone di "rispettare" non si bene quali "sensibilità" (i non meglio identificati "marginalized groups" che il tuo autore tratta come se fossero entità ben chiare e definite) non è solo profondamente sciocca: è ripugnante e terribilmente pericolosa, come tutte le istanze che pretendono di regolare il discorso (di stabilire che cosa si può dire e che cosa no, perché questa è sostanzialmente la visione dialettica del “politicamente corretto”) su basi puramente morali.

- l'idea del linguaggio che sta alla base di queste menate è tragicamente infantile. esistono parole buone e parole cattive; se usi una parola cattiva sei cattivo e devi fare immediato atto di contrizione. com'è ovvio, questo indice dei termini (e dei concetti, e degli argomenti) proibiti cambia di continuo, ma questo non basta a convincere molta gente del fatto che le parole sono roba che ha a che fare con la storia e la cultura, non con le qualità morali di chi le usa. questa stramba concezione del linguaggio lascia aperto un bel problema, che in effetti è centralissimo nelle chiacchiere interne a quel mondo che abbiamo convenuto di chiamare “politicamente corretto”: se il problema principale è, come ritiene anche il tuo articolista, evitare che certi gruppi possano sentirsi “offended” o “insulted”, chi ha il potere di stabilire (a nome degli stessi gruppi, mi figuro) quali rappresentazioni siano effettivamente offensive e quali no? chi potrebbe dare a me (e non a te, a rodolfo o al presidente mattarella) l’autorità per dire che certi stereotipi “offendono gli italiani”? (il fatto che magari la maggior parte degli italiani li trovi del tutto innocui non conta, perché io sto di fatto rivendicando la capacità di intravedere implicazioni razziste o discriminatorie di cui le stesse vittime non si rendono conto: io so meglio di loro che cosa è meglio per loro). in italia la parola “negro” è passata in pochi anni dal rango di termine neutro a quello di equivalente nostrano della n-word senza che ci fosse una comunità nera in grado di dire la sua: come è successo? a chi è stata riconosciuta la capacità di sentirsi “offeso” a nome di una comunità inesistente?
le discussioni di questo tipo avvengono per lo più rincarando la dose sui propri rivali, rivendicando una maggiore capacità di individuare le presunte implicazioni discriminatorie delle varie forme di rappresentazione, e quindi, in ultima analisi, allargando sempre di più la sfera del linguaggio proibito o sospetto. queste discussioni (generalmente fatte di affermazioni apodittiche, perché altri argomenti non è possibile usare) sono tra le cose che più contribuiscono alla pessima reputazione del politicamente corretto, e sono giustamente fatte oggetto di dileggio e sputazzi da parte delle persone di buon senso.

- questa rappresentazione del mondo si accompagna inevitabilmente a una mentalità totalitaria. la verità è x, se dici qualcosa di diverso da x è perché sei malvagio o perché sei manipolato da entità malvage. spesso questo argomento viene formulato in maniera soft e comprensiva; se per esempio un anziano comicarolo si lamenta dell'atmosfera oppressiva che queste forme di demenza stanno creando in certi ambienti, gli si risponderà con affettuosa condiscendenza che no, non è vero, basta che lui esprima nella maniera appropriata i punti di vista giusti, stando bene attento a non dire cose che possano offendere quelli che in quel momento sono riconosciuti come "marginalized groups" (e perché mai dovrebbe voler offendere queste povere creature? non sarà per caso un po' stronzo?) e vedrà che nessuno si sognerà di dargli addosso. questo a casa mia si chiama zdanovismo, con l’aggravante che per lo meno zdanov lo faceva a nome del proletariato, non del dipartimento di queer studies del college di salcazzotown o di un collettivo di signore che si battono contro il sessismo nei videogames.

- uno degli aspetti più rivoltanti di tutta la baracca è l'elevazione del concetto di vittima (politicamente ambiguo, ma stracarico di autorità morale e religiosa) a categoria centrale e legittimante. se sei vittima hai ragione e hai diritto di parola, e le tue istanze devono essere accolte senza alcun esame critico (perché pretendere di sottoporle a esame critico sarebbe offensivo, e quindi illegittimo). questo rende lo status di vittima molto ambito e conteso, e porta a una moltiplicazione infinita dei "marginalized groups" che vorrebbero vederselo riconosciuto (gli occhialuti, i sovrappeso, i bassi di statura, quelli che non sanno ballare, i tifosi dell'inter).

- dall’altra parte ci sono le non vittime, che sono ovviamente il male. non credo di aver mai letto una qualche pisciatona difensiva sul politicamente corretto (inclusa quella che mi hai inflitto) in cui non si puntualizzasse il fatto che un certo interlocutore (o, con grazioso disclaimer, l’autore stesso) è un maschio bianco. io non provo nessuna simpatia per gli svalvolati che vanno in giro a dire che i maschi bianchi eterosessuali sono la nuova minoranza discriminata, ci mancherebbe altro. ma una cosa è chiara: se in un certo circuito culturale è diffusa e accettata l’idea che gli argomenti di una persona possano essere inficiati dalla sua appartenenza etnica o di genere, ebbene quel circuito culturale è razzista, nel senso più pieno e tradizionale del termine (in realtà negli stessi ambienti sono diffuse e promosse forme di razzismo molto più eclatanti, ma per ora contentiamoci). e in effetti il politicamente corretto (sia nelle sue confusissime espressioni teoriche che in quello che filtra nel senso comune, nella divulgazione giornalistica eccetera) non è affatto un fenomeno antirazzista e antisessista; buona parte dei suoi sforzi consistono anzi nell’affermare l’esistenza di categorie “naturalmente buone” (le cui azioni e le cui esigenze – ovviamente sempre identificate e veicolate da singoli attivisti o microgruppi sulla base di un’autorità autoattribuita – devono essere accettate senza nessuno scrutinio critico), contrapposte a categorie “naturalmente cattive” (le cui opinioni sono invece sospette in linea di principio).

- l’esaltazione delle “differenze” (che vanno, come spesso si sente dire con un orrido calco, “abbracciate”) è puramente illusoria, dato che in generale i fautori del pc condividono con la popolazione generale una visione delle culture “altre” come blocchi monolitici di tratti e norme abbastanza identificabili, il che nel loro caso ha conseguenze paradossali. che cosa succederebbe se in un ambiente politicamente corretto io mi comportassi in maniera spregevole verso le donne e poi mi giustificassi dicendo che quel comportamento è dettato dalla mia “cultura”? con la sua assolutizzazione ossessiva dei tratti identitari il pc è spesso in sintonia con certe forme di razzismo, e di fatto il nemico contro cui scaglia con maggiore convinzione non è il razzismo (su cui ha poco di essenziale da dire) ma il progressismo old style di coloro che aspirerebbero a vivere in una società color-blind e gender-blind, in quanto nega le basi della visione del mondo politicamente corretta. quinci anche l’elevazione del multiculturalismo a verità indiscussa, sulla base dell’affermazione, ripetuta ad nauseam ma indimostrata, che modelli di integrazione non identitari avrebbero (non si sa dove) “fallito”.

- sugli inguacchiamenti causati da queste parafilosofie nel campo dei rapporti omo/fimmina abbiamo già dato di recente quindi ti risparmio. ci sarebbero altre n-mila cose da aggiungere (per esempio sulle vere e proprie catastrofi culturali che certe discipline pseudostoriche di ispirazione “razziale” stanno causando nelle capocce dei loro adepti) ma è ora di basta. tanto non mancheranno altre occasioni per giustificare la convinzione
picard::1737274
che ci sia un vero problema con il "politicamente corretto"


picard::1737282
bumpiamo il vecchio thread
non so quale sia il vecchio thread e quindi eccoci qua

[fork()]

danci::1737311
piquard sumiti le tue responsabilità
Tu non lo sapevi ma mi ai resa felice (anche le altre utenze immagino saranno contentissime), perché in questo periodo sono alle prese con scartoffie e burocrazia varia.
Leggo dopo e poi mi brucio i polpastrelli.

[fork()]

scotto::1737314
non ho letto il papiello ma l'altra sera ho visto un programma sui matrimoni degli zingari che mi sembra sufficiente a chiudere la questione.
hahah cristo
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

[fork()]

Danci, ma veramente da noi in Italia ci sono tutti questi problemi con la soffocante tirannia del politicamente corretto?
Chiedo, perché quando ancora vivevo là non mi sembrava proprio, però magari le cose sono cambiate.
Noto comunque che ogni singolo esempio che fai di riferisce a un contesto americano. Non hai qualche esempio, chessò, di meritevoli studiosi della Sapienza di Roma che hanno subito un ingiusto ostracismo per aver detto "negro" una volta di troppo?
Io ho l'impressione, ma come detto potrebbe essere sbagliata, che il politicamente corretto ci ha messo decenni ad arrivare dalle Americhe, ma l'ironia sul politicamente corretto ci ha messo un giorno.

[fork()]

in america ormai è raycis dire 'colored people' mentre 'people of color' è ok.
prendere in giro i negri è taboo, prendere in giro i latinos è meno taboo, prendere in giro asiatici, guidos e redneck invece è ok.
credo sia in funzione del grado di ricchezza e potenziale mobilità sociale verso l'alto: siccome gli asiatici sono tra i più ricchi, allora è relativamente innocuo dire che hanno il cazzo piccolo, non sanno guidare e si assomigliano tutti.

[fork()]

danci::1737311
di per sé la cosa potrebbe non essere preoccupante, se non fosse che, a causa delle ben note défaillances delle sinistre d'antan, questa rappresentazione del mondo è diventata, in molti ambienti e in varie parti del mondo, il fondamento della concezione politica dei giovini che si dicono progressisti, e lo sta diventando sempre più anche da noi.

Quali prove si potrebbero portare per dimostrare la tua teoria? Mi pare una petitio principii delle peggiori e più difficili da smontare: sono tutti rincoglioniti tranne me. Tra l'altro, reputi di avere osservato un campione adeguato di "giovani che si dicono progressisti" preso "in molti ambienti" e "in molte parti del mondo" tale da giustificare la tua credenza? Facciamola anche più facile, riesci a dimostrare la tua teoria anche solo per la realtà italiana?
Supponiamo che ci siano degli imbecilli che si occupano malamente di politica online e che i giovani si informino leggendo i loro articoli, dobbiamo dimostrare che questi articoli sono veramente pericolosi per loro. Ma come si fa? Capisco il tuo punto di vista: questi giovani lo sanno che gli articoli che leggono sono frutto di isteria/sono clickbaiting e non rappresentano posizioni ideologicamente valide e/o costruttive? E' possibile che delle posizioni superficiali li influenziono negativamente fino a plasmare il loro credo politico?
Sai già la mia risposta. Come faccio a dimostrarlo? Ah, boh, posso garantire solo per me e quelli della palazzina mia. Ma tu puoi dimostrare il contrario? La questione è che io sto sottovalutando il numero dei giovani facilmente influenzabili oppure che i giovani facilmente influenzabili sono pochi ma fanno moltissimo rumore?
danci::1737311
l'idea (difesa anche dal tuo ineffabile articolista) che il discorso debba essere regolato, più che da categorie vecchie e stantie come la coerenza logica o il rispetto dei dati di fatto, dall'imperativo categorico che impone di "rispettare" non si bene quali "sensibilità" (i non meglio identificati "marginalized groups" che il tuo autore tratta come se fossero entità ben chiare e definite)

Bel fantoccio che ti sei creato. L'imperativo categorico di rispettare la sensibilità dei marginalizedissedde grouppeses non appartiene alle frange più radicali del "politicamente corretto". E' un fenomeno inconscio che scatta ogni volta che dobbiamo comunicare con altri esseri umani e vogliamo evitare conflitti inutili. Immagino che persino scotto abbia inconsciamente creato delle linee guida per facilitare la sua convivenza con gruppi diversi: scriverà "ricchiò" sul forum, ma non lo andrà a dire a un bear di 2m per 100kg, altrimenti l'ammazza di bbuotte.
Ah, ma alcuni sono ipocriti! Alcuni queste cose le usano in malafede per demonizzare cose e persone! Ambè? Che banalità. Allo stesso tempo dall'altra parte ci sono mentecatti genuini che estremizzano -dal particolare, l'eccezione, le fanno diventare la regola generale- queste cose e poi le usano come scudo dal venire criticati per le loro stronzate ignoranti. E questi mentecatti fanno fare brutta figura a tutti quelli che hanno critiche legittime al politicamente corretto. Non se ne esce proprio.
danci::1737311
- l'idea del linguaggio che sta alla base di queste menate è tragicamente infantile. esistono parole buone e parole cattive; se usi una parola cattiva sei cattivo e devi fare immediato atto di contrizione. com'è ovvio, questo indice dei termini (e dei concetti, e degli argomenti) proibiti cambia di continuo, ma questo non basta a convincere molta gente del fatto che le parole sono roba che ha a che fare con la storia e la cultura, non con le qualità morali di chi le usa. questa stramba concezione del linguaggio lascia aperto un bel problema, che in effetti è centralissimo nelle chiacchiere interne a quel mondo che abbiamo convenuto di chiamare “politicamente corretto”: se il problema principale è, come ritiene anche il tuo articolista, evitare che certi gruppi possano sentirsi “offended” o “insulted”, chi ha il potere di stabilire (a nome degli stessi gruppi, mi figuro) quali rappresentazioni siano effettivamente offensive e quali no?

Cosa stai dicendo qui? Che c'è un gruppo che sta cercando di rettificare il inguaggio per proteggere gruppi marjianalaisd e si è preso l'onere di stabilire quali termini sono buoni o cattivi, seguendo una traiettoria divergente dal resto della popolazione? Tipo che io una mattina mi sveglio e decido insieme alla mia squadra di staffetta 4x100 metri che d'ora in poi si dice "diversamente abile" e non "disabile" o "storpio".
Se è così gli auguro un in bocca al lupone perché non è un'impresa da poco, ma siamo di nuovo di fronte a un misto di petitio principii e mistificazione. Magari il problema per questi fantomatici nazisti del linguaggio non è che ci sono le parole buone e quelle cattive, quanto piuttosto che alcune parole si stanno caricando di significati diversi e ritengono necessario spostare l'attenzione sulla questione. Chi ha il potere di stabilire quali sono le parole? Non "chi", ma "cosa": una serie di fattori estremamente complessi che, non lo nego, possono comprendere anche la pressione da parte di gruppi minoritari (o loro alleati esterni); però non è detto che le motivazioni di questi gruppi debbano essere per tutte negative, isteriche, insensate.
danci::1737311
e in effetti il politicamente corretto non è affatto un fenomeno antirazzista e antisessista

Una cosa su questa frase. Secondo me sbagli nel caricarlo di connotati negativi e perdippiù circoscriverlo alla sinistra e all'attivismo; ti ricordo c'è gente che ha la pretesa di venire tutelata limitando la libertà altrui anche a destra. Un sacco di cattolici si offendono e cercano di fare caciara, ad esempio.
Conosci la situazione "speech codes" nei campus americani? Sotto la guisa della "protezione delle sensibilità" si sono inventati una serie di norme e zone dove non si può manifestare (il 99%) per ostacolare o impedire le manifestazioni studentesche. In genere a quale fazione politica appartengono quelli che fanno le manifestazioni studentesche? Eh.

Ora non ho più tempo ma credo di aver risposto bene o male a tutto. Alcuni punti non li ho toccati per via che hai fatto un mix con le cosiddette "identity politicses", mentre io le considero questioni separate. Sono sostanzialmente d'accordo con te al riguardo e mi sto convincendo sempre più che siano fuffa, al netto di comunque qualche buona idea e pochi benefici. Un modo molto accondiscendente per accusare gli altri di essere accondiscendenti.

[fork()]

picard::1737322
questi giovani lo sanno che gli articoli che leggono sono frutto di isteria/sono clickbaiting e non rappresentano posizioni ideologicamente valide e/o costruttive? E' possibile che delle posizioni superficiali li influenziono negativamente fino a plasmare il loro credo politico?

Sai già la mia risposta. Come faccio a dimostrarlo? Ah, boh, posso garantire solo per me e quelli della palazzina mia. Ma tu puoi dimostrare il contrario? La questione è che io sto sottovalutando il numero dei giovani facilmente influenzabili oppure che i giovani facilmente influenzabili sono pochi ma fanno moltissimo rumore?

Un piccolo appunto: ho sostenuto anche il contrario quando si parlava di populismi. Non ritengo di essermi contraddetta e sono due scenari apparentemente simili ma molto diversi.

[fork()]

psycho::1737317
ma veramente da noi in Italia ci sono tutti questi problemi con la soffocante tirannia del politicamente corretto?
non è questo lu probbleme che sollevavo. è del tutto ovvio che i tizi che vanno in giro a lamentarsi perché a causa del politicamente corretto non possono più dire che i negri puzzano e le donne sono tutte bottane sono dei simpatici trolloni che potranno continuare indisturbati a dire quello che vogliono fregiandosi per di più del titolo sbarazzino di "politicamente scorretto". è altrettanto ovvio che i progressisti benintenzionati alla m1chelone s3rra che difendono il politicamente corretto perché in effetti non è carino rivolgersi in maniera poco riguardosa alla gente meno fortunata di noi non hanno capito granché della quistione. peraltro se si trattasse solo di una questione di bon ton linguistico non ci sarebbe stato nessun bisogno di importarla dall'america, dato che certe forme di pruderie linguistica umanitaria hanno una lunga storia anche da noi e hanno prodotto il loro stagionato catalogo di eufemismi.
quanto alla tirannia, uno la può esercitare se ha il potere di farlo, ed è evidente che non è questo il caso: gli ambiti in cui questa maniera di pensare è arrivata a essere percepita come norma sono molto limitati, anche se in forme attenuate ed edulcorate influenza un'area molto più vasta. ma i settemila casi che più o meno conosciamo tutti (il vecchietto che perde il posto perché dice che le donne nei laboratori lo mettono a disagio, la femminista che finisce sotto processo per aver scritto che forse le paranoie sulle aggressioni sessuali nei campus sono un pelino eccessive, eccetera eccetera) dimostrano che, negli ambiti in cui questa mentalità ha conquistato un certo potere, tende a esercitarlo in maniera estremamente intollerante, presentandosi di fatto come unico discorso autorizzato e legittimo. d'altronde non è sorprendente: se penso che psycho dica cazzate posso criticarlo nelle maniere più aggressive, ma comunque intavolo una discussione; se invece penso (e riesco a far passare l'idea) che quello che dice sia offensivo, magari verso categorie che hanno già tanto ingiustamente sofferto e che andrebbero scrupolosamente protette da qualsiasi genere di trauma linguistico, allora il suo discorso diventa moralmente indegno e deve essere semplicemente cancellato.
penso che questa terribile tirannia si estenderà alla società in generale e che un giorno verremo arrestati dalla polizia per aver detto "io alla mia serva ci do otto euro l'ora"? assolutamente no. il fenomeno mi preoccupa come grottesca deriva culturale che produce nei suoi adepti una paralisi del pensiero critico e una radicale incapacità di leggere la realtà per quello che è, concentrandosi invece su conflitti immaginari o secondari letti in chiave moraleggiante. il che mi preoccupa ancora di più perché riguarda in buona misura quella che un tempo si sarebbe chiamata cultura di sinistra: non perché io sia nostalgico di polverose etichette politiche, ma perché, detto in maniera molto ingenua, credo che l'assenza di un'analisi e di un'azione politica seria che si contrapponga a quella che governa il mondo incontrastata da qualche decennio a questa parte sia una catastrofe. e questo mi porta a incazzarmi, per esempio, contro quelli che dopo trent'anni continuano a pensare i casini delle migrazioni solo nei termini di persone buone che praticano la cultura della tolleranza vs persone cattive che trattano male i negretti, senza il minimo sforzo per capire quali problemi concreti sono stati creati dal fenomeno e come sarebbe possibile affrontarli. il fatto che queste persone costuiscano ormai la quasi totalità di quel che resta della sinistra mi preoccupa molto più del possibile licenziamento di qualche prof universitario

edit: picard ti rispondo dopo, ma ti anticipo che hai torto su tutta la linea

[fork()]

debbo dire che su questa faccenda del politicamente corretto non mi sono mai scornato con guiscard, preferendo altri argomenti che considero più di merito. un sedicente alfiere del politicamente scorretto fu peraltro il maranza, con il quale ebbi invece qualche discussione, proprio in difesa di usi e costumi "convenzionali" che la mia visione del mondo, probabilmente in ragione della sua sconfinata ampiezza, mi consente di adottare senza alcun senso di colpa (anzi). in generale, comunque, non mi sento soffocato dal p.c. nell'ambiente in cui vivo; riconosco però alcune cose fondamentali:

1) vivo, almeno da quel punto di vista, in una posizione di vantaggio - essenzialmente culturale ma anche economica in senso lato
2) non rappresento (quasi) nessuno per scelta
3) geografia e contingenze a parte, il problema esiste eccome

quanto al punto tre si rendono necessarie alcune precisazioni. innanzitutto (mi riferisco all'appunto di psycho) non mi pare che danci ne abbia fatto una questione nazionale. ha citato di tanto in tanto vizi intellettuali e politici di rilevanza varia i cui modelli si possono comunque individuare in diffuse istanze del cosiddetto p.c. e francamente non ci vedo nulla di strano visto che c'è la globalizzazione, c'è l'europa, c'è l'internet e non mi sembra che si viva nel medioevo. peraltro basterebbe dilettarsi di qualunque disciplina teoretica (ok, soprattutto di rilevanza antropologica) su fonti in lingua anglosassone (o semplicemente di livello internazionale) per rendersi conto che le ricadute di queste famose istanze sono almeno tangibili; in alcuni casi sono dettagli di forma - e vabbé - in altri invece la questione è quasi centrale (sia che venga difesa o contestata). se la confutazione della tirannia assume poi connotazioni etniche, c'è il rischio di cadere in un tranello. cioè, non è perché noi preserviamo esemplari umani tipo tavecchio o un berlusconi che siamo al riparo dalle grette imposizioni del p.c. anzi, è vero il contrario; ma questo è un altro discorso che comunque direbbe poco sulla bontà del p.c. in sé. infine, tecnicamente, rilevo che di fronte a osservazioni più generali (per quanto mi riguarda abbastanza condivisibili) di danci, è picard che ha ritenuto di controbattere con questo splendido pezzo di critica culturale statunitense (per chi non avesse letto: è semplicemente una replica ad un più corposo editoriale) che nel complesso mi appare fiacchissima, sia perché non mette mai a fuoco una contestazione puntuale ma si limita ad adombrare rischi non ben definiti, sia perché contiene un patchwork di invettive altrui all'indirizzo di chait, alcune delle quali sono al limite dell'incomprensibile.

volevo scrivere altre due robe sull'articolo di chait, ma magari dopo.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

[fork()]

picard::1737322
Tipo che io una mattina mi sveglio e decido insieme alla mia squadra di staffetta 4x100 metri che d'ora in poi si dice "diversamente abile" e non "disabile" o "storpio".
scusami ma a parte la bontà e la lungimiranza delle valutazioni preliminari, le cose stanno (sono state) esattamente così. stai cercando di descrivere una politica linguistica istituzionale (ripeto: indipendentemente da valutazioni di qualità) come una sorta di meccanismo naturale, epifenomenico? ciaone.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

[fork()]

scusate ma mi ero perso tipo tre post e quindi non ero conscio della piega oserei dire machiavellica che l'esposizione di picard ha preso.
picard::1737322
Quali prove si potrebbero portare per dimostrare la tua teoria? Mi pare una petitio principii delle peggiori e più difficili da smontare: sono tutti rincoglioniti tranne me. Tra l'altro, reputi di avere osservato un campione adeguato di "giovani che si dicono progressisti" preso "in molti ambienti" e "in molte parti del mondo" tale da giustificare la tua credenza? Facciamola anche più facile, riesci a dimostrare la tua teoria anche solo per la realtà italiana?
Supponiamo che ci siano degli imbecilli che si occupano malamente di politica online e che i giovani si informino leggendo i loro articoli, dobbiamo dimostrare che questi articoli sono veramente pericolosi per loro. Ma come si fa? Capisco il tuo punto di vista: questi giovani lo sanno che gli articoli che leggono sono frutto di isteria/sono clickbaiting e non rappresentano posizioni ideologicamente valide e/o costruttive? E' possibile che delle posizioni superficiali li influenziono negativamente fino a plasmare il loro credo politico?
Sai già la mia risposta. Come faccio a dimostrarlo? Ah, boh, posso garantire solo per me e quelli della palazzina mia. Ma tu puoi dimostrare il contrario? La questione è che io sto sottovalutando il numero dei giovani facilmente influenzabili oppure che i giovani facilmente influenzabili sono pochi ma fanno moltissimo rumore?
questa roba è allucinante. possibile che di tutte le strade che tu potessi percorrere tu abbia scelto quella che definirei "ontologica"? e bada che lo stesso tono, con 250 domande retoriche e nessun argomento - salvo il presunto stato di colllasso delle facoltà intellettive di danci - informa il resto del post. alcune cose poi, sarà per la verve crescente, sono accennate in modo del tutto grossolano e semplicemente male informato, per esempio la faccenda (tra l'altro non secondaria in questo dibattito) del lessico p.c. che ho citato.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

[fork()]

danci::1737325
picard ti rispondo dopo, ma ti anticipo che hai torto su tutta la linea

Nun te temo!
Ma vedo che hai ricitato i "settemila" casi mediatici, ne abbiamo discusso una marea di volte e non ti ho convinto che non è colpa del politicamente corretto.
rodolfo::1737327
epifenomenico

E' quello che ipotizzavo io, ma non è il mio campo. Spiega se ti va.
rodolfo::1737328
non ero conscio della piega oserei dire machiavellica che l'esposizione di picard ha preso.

Addirittura machiavellica! Se fosse vero sarebbe un Machiavelli un po' fessacchiotto, perché avrei potuto vincere facile con argomentazioni più semplici.
L'ho messa sul piano ontologico perché le osservazioni di danci mi sembra che abbiano a che fare con la sua percezione di uno specifico aspetto della realtà vs la mia. L'argomentazione più disonesta che mi viene in mente e che ho scartato è questa: la mia percezione della realtà vale più della sua. Se fai affermazioni su i giovani progressisti, mi tocca farti notare che io faccio parte di quel gruppo. Ho pure rapporti con una marea di questi giovani (dal nostalgico del PCI di classe 1989, alla civatiana, al renziano, etc.) e posso dire che in base alla mia esperienza danci ha torto. Vado su internet come danci, guardo la televisione.
Un problema con questo approccio è che una pluralità di aneddoti non costituiscono una prova. Un altro problema è che basta cambiare piattaforma che arrivano informazioni diverse: accendo su la7 e ci trovo il faccione di Salvini/Peppe Crillo; poi apro il the guardian e leggo articoli di mentecatti "progressisti" che non hanno il senso della proporzione; poi ancora mi arriva un'elettrice del pd 25enne che mi racconta contrita di quella volta che una zingara ha "soffiato una polvere" alla madre per stordirla e rubargli il fratello. Per questi motivi ho deciso di scartare questo approccio e ho ipotizzato che né io né danci siamo in grado di provare alcunché.

[fork()]

picard::1737331
le osservazioni di danci mi sembra che abbiano a che fare con la sua percezione di uno specifico aspetto della realtà vs la mia.
stranissimo! Comunque complimenti per la pazienza, adesso che hai (quasi) perso il vizio di scrivere sotto metamfetamine ti si legge anche volentieri.
asphtimer

[fork()]

danci::1737311
in italia la parola “negro” è passata in pochi anni dal rango di termine neutro a quello di equivalente nostrano della n-word senza che ci fosse una comunità nera in grado di dire la sua: come è successo? a chi è stata riconosciuta la capacità di sentirsi “offeso” a nome di una comunità inesistente?

le discussioni di questo tipo avvengono per lo più rincarando la dose sui propri rivali, rivendicando una maggiore capacità di individuare le presunte implicazioni discriminatorie delle varie forme di rappresentazione, e quindi, in ultima analisi, allargando sempre di più la sfera del linguaggio proibito o sospetto. queste discussioni (generalmente fatte di affermazioni apodittiche, perché altri argomenti non è possibile usare) sono tra le cose che più contribuiscono alla pessima reputazione del politicamente corretto, e sono giustamente fatte oggetto di dileggio e sputazzi da parte delle persone di buon senso.

Me ne presenti qualcuna? Perchè se è vero in teoria che i fautori del p.c. meriterebbero il dileggio, nella mia pratica il 99% di chi li deride non lo fa in nome del rispetto della lingua italiana e delle migliaia di anni di storia del termine "negro", ma per poter passare dal dirtto di scrivere liberamente "negro" a quello di scrivere "negri di merda, ne sono morti affogati troppo pochi". E trali razzisti che rivendicano l'inesistente diritto di vomitare odio e i sostenitori del p.c., direi che siamo in un tipico caso di due torti che non fanno nemmeno un centesimo di ragione.

[fork()]

io invece devo dire, picard, che ti preferivo quando scrivevi sotto anfe, perché ho riletto il tuo post lungo e continuo a non capirci granché. qual è il tuo punto: che la cosa di cui parlo non esiste? che esiste ma è cosa giusta e santa? che esiste ma non riguarda la cultura di sinistra bensì i cattolici integralisti?
il primo paragrafo del tuo post continuo a trovarlo del tutto oscuro, tanto che quando dici "sai già la mia risposta" ci sono rimasto male perché non ho neanche capito la domanda. per fortuna ti ha già risposto molto saggiamente rodolfo. poi torni sulla cosa dicendo che la mia percezione è sbagliata e che i giovani di sinistra sono lontanissimi dalle pecche di cui parlo. sono lieto di apprenderlo, anche se mi lascia perplesso il fatto che questa bella gioventù sia riuscita così bene a rendersi politicamente e culturalmente invisibile. ma se il succo di questo discorso è che
picard::1737331
una pluralità di aneddoti non costituiscono una prova
mi dispiace ma non ci siamo proprio. l'insieme di fenomeni di cui tento goffamente di parlare senza definirli (me ne guardo bene) non è una mia improvvisa pensata mattutina dopo aver letto qualche stronzata su internet, è una tendenza culturale che esiste da quarant'anni e su cui sono stati versati ettolitri di inchiostro. se mi dici che in italia è meno pervasiva di quanto credo possiamo discuterne, ma se sostieni che si tratta di una mia personalissima allucinazione non sei stata fortunata ritenta
picard::1737331
poi apro il the guardian e leggo articoli di mentecatti "progressisti"
ecco, per esempio. non stiamo parlando del bollettino di quattro studenti americani rincitrulliti dai loro cultural studies, stiamo parlando del pane quotidiano dell'intellettualità liberal inglese. la quale evidentemente riesce a prendere sul serio puttanate abbastanza tipiche (se vuoi giustamente risparmiarti la visione, il punto è che la cosa più urgente da fare per l'africa è combattere lo stereotipo che la presenta come un posto in cui vivono le giraffe).
picard::1737322
E' un fenomeno inconscio che scatta ogni volta che dobbiamo comunicare con altri esseri umani e vogliamo evitare conflitti inutili.
ma per carità. io vi voglio bene a voi giovani, ma non potete pensare che prima del vostro celebrato avvento la gente si aggirasse per le strade urlando "ehi tu, negro di merda, chiedi a quella vecchia scrofa se sta aspettando l'autobus". nella sua essenza il pc è lo sforzo di individuare e sanzionare una serie infinita di abitudini linguistiche (ma anche di concetti, di rappresentazioni, di atteggiamenti psicologici e culturali) che vanno considerate ideologicamente e moralmente inammissibili. è cosa ben diversa dall'innata sensibilità che ci induce a non dire "ehi ciccione" quando vediamo una persona sovrappeso. se per esempio, spendo le mie energie migliori a lamentare la rappresentazione inadeguata degli asiatici nei telefilm polizieschi americani o a stigmatizzare l'eccessiva circonferenza toracica delle eroine dei videogames, e ad elevare questi trascurabili fatti culturali a chiavi di volta di una qualche balzana teoria sui rapporti di potere nel mondo, quali conflitti inutili sto cercando di evitare?
picard::1737322
c'è un gruppo che sta cercando di rettificare il inguaggio per proteggere gruppi marjianalaisd e si è preso l'onere di stabilire quali termini sono buoni o cattivi, seguendo una traiettoria divergente dal resto della popolazione?
te lo ha già detto rodolfo: sì, è così. se vuoi cercare di convincerti che si tratta solo di un aspetto della naturale evoluzione del linguaggio sei liberissima di farlo, ma la vedo difficile. gran parte della produzione discorsiva del mondo di cui parliamo consiste nell'intorcinamento sempre più puntiglioso su ciò che deve essere considerato inammissibile ed espunto con ignominia dal discorso "lecito". spero che tu non mi chieda esempi, che non la finiremmo più.
picard::1737322
ti ricordo c'è gente che ha la pretesa di venire tutelata limitando la libertà altrui anche a destra
questa è un po' grandina, piccardella cara. che una volta che hai sdoganato certi strumenti questi possano essere usati dai tuoi avversari più sagaci è assai ovvio (e quindi il bottegaio redneck rivendica il rispetto della sua identità culturale per giustificare il suo rifiuto di servire i gheis, l'attivista musulmano si proclama vittima di un'aggressione razzista se qualche collega eccepisce sul suo rifiuto di stringere la mano alle donne in quanto impure; e d'altronde da noi l'obiezione di coscienza all'aborto fu facilitata dalle lunghe battaglie precedenti per l'obiezione di coscienza al servizio militare). ma sul fatto che questa galassia nasca e rimanga a sinistra (e che a volte sia riunita, per lo più dai suoi detrattori, sotto l'etichetta di "cultural marxism", cosa che mi fa accapponare la pelle) penso che sia difficile nutrire dubbi. e peraltro anche per il tuo autore preferito il rispetto dei suoi codici sembra essere un criterio essenziale per stabilire chi è "more left wing". (sul rapporto tra socialismo tradizionale - quando ancora ci si illudeva che ne esistesse uno - e nuova sinistra culturalista neofemminista antietnocentrista e salcazzochealtrista come scontro interno al fronte progressista c'era un vecchio librino di vent'anni fa che inquadrava la guistione in modo abbastanza chiaro)

picard::1737322
Sotto la guisa della "protezione delle sensibilità" si sono inventati una serie di norme e zone dove non si può manifestare (il 99%) per ostacolare o impedire le manifestazioni studentesche. In genere a quale fazione politica appartengono quelli che fanno le manifestazioni studentesche? Eh.

aspetta, quindi tutta la menata delle safe zones e dei trigger warnings e le paranoie sulle microaggressions non sarebbero il frutto infausto della coglioneria studentesca bensì un'astuta manovra dell'establishment reazionario per impedire agli studenti di manifestare contro la guerra nel vietnam? accidenti che volponi sti conservatori, se lo meritano il potere che hanno

picard::1737322
le cosiddette "identity politicses", mentre io le considero questioni separate. Sono sostanzialmente d'accordo con te al riguardo e mi sto convincendo sempre più che siano fuffa
quindi secondo te il politically correct non sarebbe un epifenomeno delle politiche identitarie bensì un fatto del tutto slegato? mi pare una tesi audace e sorprendente che meriterebbe di essere approfondita

rodolfo::1737326
c'è la globalizzazione, c'è l'europa, c'è l'internet
e peraltro, mentre noi continuiamo a pensare a queste robe come a un fatto puramente americano, gli americani timorati di dio lo considerano un morbo europeo, e a buona ragione, dato che il kit di montaggio della baracca è quasi tutto importato dall'europa. di fatto queste tendenze non sono arrivate fresche fresche dalla california ieri mattina, ma sono ben presenti in europa da decenni, anche se in una prima fase come fatto puramente "intellettuale" con ricadute molto limitate nella politica e nella mentalità diffusa

giovanni::1737356
nella mia pratica il 99% di chi li deride non lo fa in nome del rispetto della lingua italiana
scusa ma è troppo tardi per cercare di capire che cazzo c'entra

[fork()]

danci::1737357
tutta la menata delle safe zones e dei trigger warnings e le paranoie sulle microaggressions non sarebbero il frutto infausto della coglioneria studentesca bensì un'astuta manovra dell'establishment reazionario per impedire agli studenti di manifestare contro la guerra nel vietnam?

no, sono il risultato naturale dell'aver imposto la logica commerciale all'università. Se l'università è un'azienda come un'altra, non esistono studenti, ma clienti. E il cliente ha sempre ragione, per cui se la cliente dice che le Metamorfosi le fanno ricordare di quando è stata violentata, all'università Ovidio non si legge più. Più in generale, all'università non ci sarà più libero pensiero perchè ci sono clienti che sono a disagio con l'espressione del libero pensiero.
danci::1737357
scusa ma è troppo tardi per cercare di capire che cazzo c'entra

magari c'entra col fatto che se scrivi che le persone di buon senso deridono i sacerdoti del p.c., dovresti essere in grado di fornire qualche prova che queste persone di buon senso esistono. Perchè se quasi tutti quelli che deridono il p.c. non sono persone di buon senso, ma solo lerci razzisti. è un po' difficile convincere i p.c. addicted che hanno torto.

[fork()]

a giuvà, io ti giuro che condivido tutto l'ardore antirazzista che cerchi di veicolare con le tue parole ma la faccenda del dire negro o quel che vuoi era un cavallo di battaglia del maranza (oltre che a mio modesto avviso una minchiata) e anche se non voglio tarparti le ali capisci che diventa estenuante rassicurare il primo venuto che la finalità del discorso non è quella di fondare la branca italiana del kkk. cerca di avere pazienza su questo.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

[fork()]

giovanni::1737358
Più in generale, all'università non ci sarà più libero pensiero perchè ci sono clienti che sono a disagio con l'espressione del libero pensiero.
benissimo, e da dove nasce questo disagio? non ci sarà per caso lo zampino di qualche ideologia che ha convinto molti studenti che il rispetto delle differenze, delle sensibilità e delle identità (in tutta la loro vaghezza) deve prevalere sulla libertà di espressione? se la mentalità prevalente della clientela fosse "in quell'università non ci vado perché hanno messo al bando ovidio e regolamentato il diritto di discutere liberamente" il bottegaio modificherebbe la sua offerta?

giovanni::1737358
se scrivi che le persone di buon senso deridono i sacerdoti del p.c., dovresti essere in grado di fornire qualche prova che queste persone di buon senso
minchia, te lo rimetto schematicamente in bella e vediamo se ci capiamo: se la posizione prevalente sul versante degli antirazzisti è in realtà debole e contraddittoria, basata su argomentazioni puramente moralistiche e volontaristiche, senza alcuna capacità di riconoscere e affrontare i problemi creati dall'immigrazione (perché già riconoscere che questi problemi esistono e sono seri è male se il tuo unico strumento per affrontare il fenomeno è la "cultura dell'accoglienza"), questo non rafforzerà per caso le posizione opposte? e non favorirà per caso, tra la brava gente che con quei problemi ci deve concretamente fare i conti, il diffondersi del razzismo, che quanto meno una risposta la dà, sia pure sbagliata? confronta per esempio la reazione della vecchia sinistra a un'ondata migratoria molto più stravolgente e traumatica, quella dei terruncielli al nord all'epoca dei nostri bisnonni: lì c'era, pur tra infiniti errori, lo sforzo di fornire una spiegazione ai problemi che si andavano creando e di intervenire su di essi in tutti i modi possibili, qui invece c'è solo l'invito a praticare la bontà per distinguersi dalla brutta gente che ce l'ha coi migranti

[fork()]

danci::1737363
non ci sarà per caso lo zampino di qualche ideologia che ha convinto molti studenti che il rispetto delle differenze, delle sensibilità e delle identità (in tutta la loro vaghezza) deve prevalere sulla libertà di espressione?

no, l'ideologia del mercato come unico dio li ha convinti che non esistono diritti generali, ma solo del singolo cliente. A me donna violentata dà fastidio che il professore-commesso cerchi di vendermi il prodotto Ovidio, io mi lamento al banco dedicato alla clientela del supermercato università, la direzione del supermercato prontamente riprende il commesso e bandisce il prodotto Ovidio dagli scaffali. In tutto questo non c'è la minima idea di rispetto, c'è solo un cliente che paga e pretende, e un'azienda che avendo deciso di essere un supermercato anzichè un luogo di istruzione dà per principio ragione al cliente pagante.
[piquard sumiti le tue responsabilitÓ] AHO, is this politically correct?
[ignorato - rating 0]: clicca qui per leggerlo

[fork()]

il signor giovàne non ha tutti i torti, pur essendo palesemente un comunista. i mericani si comportano più o meno come il mondo fosse una scuola e a scuola gli insegnanti sanno che basta poco per scatenare il bordello e che il sistema più semplice per evitarlo è ordinare a tutti di stare zitti.
all'insegnante, in generale, non gliene frega un cazzo se tu chiami "negro" qualcuno, gli importa solo che quello (quel negro) per così poco è capace di farsi afferrare per pazzo e allora si vieta quella parola: tanto a lui insegnante che gli costa? certamente è più facile metterla così che convincere la gente che negro potrebbe suonare offensivo ma che d'altra parte è anche solo una cazzo di parola.

la scuola, e in generale il mondo, si accontentano del decoro esteriore, e io sarei anche d'accordo se non fosse che alcuni pensano che questo decoro corrisponsa a qualcosa di sostanziale. cioè io accetterei più facilmente queste imposizioni (non si dice negro, non si dice recchia etc) se la motivazione fosse semplicemente: "non ditelo perchè provocate casino e noi non vogliamo casino". la cosa che mi turba e che mi fa incazzare è che questa gente pretende (e finge, anche se non lo sa) che serva a difendere qualche diritto umano.

[fork()]

picard::1737331
ne abbiamo discusso una marea di volte e non ti ho convinto che non è colpa del politicamente corretto.
mi intrometto visto che parli a danci, ma non sarebbe mica il caso di chiarire cosa secondo te è il p.c. e cosa non lo è, così ci togliamo di impiccio? tanto per farla facile, cos'è quella roba che ha fomentato una montagna di polemiche sulla camicia avaiana di matt taylor (ESA no NASA) e gli ha consigliato di fare ammenda piangendo in mondovisione? poi ti sarei grato se spiegassi perché, pur nel rispetto della tua diversa opinione, non è dato di chiamare quella e altre pruderie "politicamente corretto" così magari si scopre che è solo una tua forma di pignoleria sui termini e morta lì.
oppure - perché no - salta fuori che sei stata davvero turbata dalla carica sessista di una camicia in terital con fantasie orrende [suggerisco merge() con il famigerato thread sul dress code].
picard::1737331
quello che ipotizzavo io, ma non è il mio campo.
a meno che il tuo campo non si limiti all'estrazione delle carote sei sicuramente in grado di immaginare che alcune parole sono create ad hoc (in teoria tutte, ma ovviamente qui teniamo conto solo di quelle in cui l'esigenza formale è documentabilmente prevalente su quella funzionale). non vorrei perdermi in digressioni, ma il linguaggio è oggetto di operazioni politiche da tempo immemore per diverse ragioni, alcune delle quali tragicamente ovvie. pensa al linguaggio onorifico - necessità assoluta in società fortemente gerarchizzate, ma quasi assente in altre - oppure ai tabù, che sono importantissimi e non riguardano affatto, come qualche invornito potrebbe immaginare, bislacche superstizioni, bensì aspetti importanti della comunicazione; naturalmente anche minchiate, tipo i nomi degli imperatori in cina, ma nondimeno minchiate molto importanti e per quel che più ci importa, del tutto artificiali. è quindi ovvio che una parola "nuova" risponderà ad un esigenza semantica "nuova", ma il punto è proprio questo: tali esigenze non riflettono affatto una necessità trascendente, ma storica (quindi sociale, quindi manipolabile e notoriamente manipolata).
nel caso di specie non ho idea di chi abbia ideato l'espressione "diversamente abile" in italia. ho però appreso che il termine non è sanzionato dalle organizzazioni internazionali e che c'è pure una comunità di disabili studiati che si batte da tempo per buttarlo finalmente nel cesso. sai cosa? pare che non ci sia verso, perché da quando qualche operatore, utente o portavoce della comunità di san cagare ha utilizzato questa melliflua espressione, per pura strizza di apparire men che gentile una sfilza ormai interminabile di personaggi pubblici ha iniziato ad utilizzarla in sostituzione di altri termini, dal senso ormai sbiadito o sospetto (secondo loro e nessun altro, ovviamente).
picard::1737331
avrei potuto vincere facile con argomentazioni più semplici.
ma no invece, ti prego. dammi subito il colpo di grazia e finiamola qui.
picard::1737331
Se fai affermazioni su i giovani progressisti, mi tocca farti notare che io faccio parte di quel gruppo. Ho pure rapporti con una marea di questi giovani (dal nostalgico del PCI di classe 1989, alla civatiana, al renziano, etc.) e posso dire che in base alla mia esperienza danci ha torto.
ti faccio notare solo un piccolo paradosso dialettico. in assenza di maggiori informazioni sul tuo background, il muro contro muro che hai scelto per contestare le opinioni (se non altro circostanziate) di danci sembrerebbe davvero l'impasse che hai descritto. ma ora che hai chiarito di appartenere al tal milieu introduci almeno un piccolo elemento a conferma della sua tesi sui giovani progressisti (e nessuno alla tua). non è certo dirimente, ma è divertente.
picard::1737331
Per questi motivi ho deciso di scartare questo approccio e ho ipotizzato che né io né danci siamo in grado di provare alcunché.
ma scusami, davvero non trovi questa posizione un po' demenziale? sono serio. non comprendo più nemmeno i confini delle tue negazioni. peraltro non mi sembra che altri qui, tipo psycho, propendano per il derubricamento del p.c. a fatto inesistente (ma magari sbaglio). sei liberissima di scegliere questa posizione, si continuerà a parlare con chi ne ha voglia.

PS: ma che hanno che non va l'articolo di chait o i suoi esempi?
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

[fork()]

rodolfo::1737370
ma che hanno che non va l'articolo di chait o i suoi esempi?
ma infatti è perfettamente ragionevole e la sua definizione del politicamente corretto è inattaccabile. il fatto che picard sia partita segnalando alla pubblica approvazione un articolo che risponde a chait senza portare uno straccio di argomento che non sia "così si fa il gioco del nemico" indica chiaramente che sta trollando e che noi ci siamo cascati come delle pere

giovanni::1737364
no, l'ideologia del mercato come unico dio li ha convinti che non esistono diritti generali, ma solo del singolo cliente. A me donna violentata dà fastidio
non so come funziona la vendita di servizi nel mercato in cui vivi tu, in quello in cui vivo io è un po' diversa. davvero ogni singolo cliente ha il potere di cambiare a suo piacimento le caratteristiche di un servizio collettivo, senza avere l'appoggio di un gruppo influente? se un suprematista bianco chiedesse di non parlare di martin luther king o uno studente tedesco di sorvolare su hitler (ed è comprensibile che si sentano turbati da questi argomenti, per cui non vedo perché no) le loro richieste verrebbero accolte? e uno che ha perso un familiare in un incidente aereo può chiedere per favore evitate qualsiasi riferimento all'aviazione? il singolo cliente non può cambiare una beneamata cippa, c'è bisogno di un gruppo di pressione abbastanza potente.
e poi com'è che ad appoggiare (anzi a esigere) questo genere di limitazioni sono in genere gruppi o persone che si professano contrari al sistema retto dal dio mercato (magari in quanto patriarcale e non in quanto capitalista, ma va ben) mentre i cantori del dio mercato si indignano un giorno sì e l'altro pure contro queste politiche delle università? sono tutti vittime di un accecamento ideologico e solo tu hai capito la vera natura dei processi in atto?

picard::1737331
Ma vedo che hai ricitato i "settemila" casi mediatici
picard, te lo chiedo con affetto, visto che siamo in tema di esacerbate sensibilità linguistiche evita l'uso furbetto delle parole. se mi rompo una gamba e un giornale ne dà notizia non è un caso mediatico, è un caso ortopedico. se hai qualche elemento per degradare questi episodi da "fatti" a "casi mediatici" esponicelo, se invece sei solo convinta che quando qualcuno diffonde un'informazione che non ti piace ha sicuramente loschi secondi fini che lo rendono inattendibile, ti esorto a ravvederti.

picard::1737331
ne abbiamo discusso una marea di volte e non ti ho convinto che non è colpa del politicamente corretto.
mi riassumi schematicamente i tuoi argomenti che ho colpevolmente ignorato, o mi linki un paio di esempi?

[fork()]

(mi correggo: la descrizione che chait fa del marxismo e dei suoi legami con il pc è ridicola, dato che il marxismo è stato semmai accusato di universalismo, non certo di dare eccessiva importanza alle identità specifiche)

[fork()]

ma si, non mi sono addentrato in giudizi più specifici sull'articolo di j. chait in quanto irrilevanti, ma ai fini di questa discussione si tratta di un testo a suo modo chiaro e argomentato. quasi un capolavoro rispetto al collage di contumelie che il tizio linkato da picard gli indirizza.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

asphalto FAQ
categorie Espandi/contrai