recensioni :: Un 2014 di menare (#1): John Wick - Chad Stahelski

Keanu reeves, killer ormai ritiratosi, prende a decimare i suoi ex datori di lavoro perchè theon greyjoy, rampollo di una famiglia della mafia russa, gli ha ammazzato il cagnolino e rubato la macchina: questa la trama.
Un difetto cronico di alcuni action è che da un certo punto in poi l'eroe diventa di fatto invincibile, andando così a violare il patto narrativo e facendo venir meno la sospensione dell'incredulità. Un esempio di questo vizio potrebbe essere The Equalizer, ottimo nella prima parte, dove presenta con cura costruzioni psicologiche realistiche, che si infrangono irrimediabilmente quando vediamo Denzel Washington vincere i bad guys a mani basse, quasi senza difficoltà.
John Wick, che rispetto a The Equalizer è un film narrativamente più ingenuo e meno ambizioso, oltre che ben più anonimo dal pdv della fotografia e della regia, aggira questo scoglio premettendo, in caratteri cubitali, che il protagonista è invincibile.
Un esempio: ad un certo punto il nostro eroe, mostratoci fino ad allora come cittadino irreprensibile, massacra un certo numero di gangster che hanno fatto irruzione in casa sua, quando una pattuglia, attirata dai rumori dello scontro, bussa alla sua porta.
Ci si potrebbe immaginare qualche trovata ingegnosa per nascondere i cadaveri, ripulirsi ed evitare così di essere scoperti, e invece: lui va ad aprire ancora sporco di sangue, con l'arma in mano - il poliziotto lo osserva, gli sorride sornione e si limita a notare che John Wick è tornato in affari.
C'è quindi una onestà cazzeggiona in tutto ciò che segue, che è fondamentalmente il divertimento di vedere Keanu sterminare con la sua faccetta imperturbabile i suoi obiettivi, uno dopo l'altro con coreografie apprezzabili, malgrado gli orridi spari in CGI, uno dei mali del cinema contemporaneo.
Si apprezza anche una certa sapienza narrativa, che lascia appena intravedere tutto un orizzonte fatto di una società segreta di assassini professionisti, dove la moneta corrente sono i gettoni d'oro, che predispone alberghi speciali in cui si impone una tregua ferrea tra i super-killer.
Un confronto finale non all'altezza dell'escalation e una regia pulita ma anonima del mestierante Stahelski impediscono al Keanu redivivo di ambire all'eccellenza, ma ci si accontenta facilmente di una sorpresa così divertente.

Svegliatemi per l'apokatastasis

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