media recensioni :: Il Re in Giallo

The King in Yellow è uno pseudo biblion, precisamente un dramma in due atti, incentrato sull'omonima figura, un'entità di natura semi-divina, che da il titolo alla raccolta di racconti del 1895 di Robert W. Chambers.


Siamo nel genere della weird tale di fine secolo, noto soprattutto per la sua influenza su H.P. Lovecraft, a cui peraltro deve il relativo successo in tempi più recenti: quindi Lord Dunsany, Ambrose Bierce, Arthur Machen, e appunto Chambers, autore dei racconti incentrati sulla ineffabile figura del Re in Giallo.

L'occasione per le ristampe (per ora ne ho contate almeno due, hypnos e mondadori) si deve al successo della invero pretenziosetta serie True Detective, dove appunto Carcosa e la figura del Re si mescolano al southern gothic di Faulkner, che ha peraltro risvegliato tutto un sottobosco di fanfiction e rielaborazioni più o meno amatoriali della mitologia appena accennata da Chambers.

Costui è una sorta di mediocre esteta, che potè beneficiare di una lunga permanenza in Francia e di esperienze pittoriche vicine al gusto per l'ornato, della chinoiserie; nei quattro racconti della raccolta dedicati al Re in Giallo domina l'impostazione gotico-vittoriana, simile nelle intenzioni a quella di Poe e Stevenson, ancorchè la resa risulti notevolmente inferiore dal pdv letterario rispetto a tali riferimenti.

Il primo, Il riparatore di reputazioni, è quello dotato del setting più originale: siamo nel 1920, quindi futuro prossimo venturo, in cui gli Stati Uniti hanno vinto una guerra contro la Germania e avviato una sorta di rinascimento culturale e civile, che prevede, fra le altre cose, l'istituzione di Camere Letali Governative per consentire la libera scelta del suicidio ai cittadini.
La prospettiva in prima persona permette una certa confusione tra il piano del reale e le visioni derivanti dalla lettura del libro malsano, che evocheranno una serie di toponimi: la città di Carcosa, "dove stelle nere si librano nei cieli; dove le ombre dei pensieri degli uomini si allungano nel pomeriggio, quando i soli gemelli scendono nel Lago di Hali".
E' da subito evidente il lascito più rilevante di Chambers nei confronti di Lovecraft, un orrore ineffabile che non ha nulla di demoniaco ma deriva da una sensazione strisciante di alieno, di indifferenza non umana.
La narrazione delle vicende di uno dei discepoli del Re pone il lettore nella scelta se considerare il tutto come un vaneggiamento di un pazzo - si accenna più volte a lesioni cerebrali, a periodi di degenza in clinica, all'atteggiamento conciliante di amici o parenti - ovvero un piano arcano che consentirebbe la venuta terrena del signore di Carcosa.
La figura del riparatore di reputazioni complice del protagonista ricorda il sinistro titolare del Bureau d'Exchange de Maux al centro dell'omonimo episodio de Il paese dello Yann di Lord Dunsany, come anche il direttore del Club dei Suicidi di Stevenson ne The new arabian nights (1882).

Il secondo racconto, La maschera, pur aprendosi con una citazione diretta dal dramma del Re in Giallo, è forse il meno tangente con lo pseudo-biblio, ed è l'unico dei quattro a terminare con una sorta di lieto fine.
CAMILLA: Signore, devi toglierti la maschera.
SCONOSCIUTO: Davvero?
CASSILDA: Davvero; è l'ora. Noi tutti abbiamo deposto i travestimenti, tranne te.
SCONOSCIUTO: Io non ho maschera.
CAMILLA: (Atterrita, a parte a Cassilda): Non ha maschera? Non ha maschera!
- Il Re in Giallo, Atto I, Scena II.

Risulta inutile sottolineare gli ovvi rimandi del frammento a La maschera della Morte Rosse di Poe.

Nella corte del drago è la narrazione circolare di un incubo, a cui segue una fuga (o inseguimento) nei quartieri di Parigi, conclusa con un'immane agnizione "E io vidi le stelle nere librate nei cieli, e i venti umidi che soffiavano dal Lago di Hali mi agghiacciarono il viso". E in quel momento, lontano, al di là di leghe e leghe di turbolenti ondate di nuvole, vidi la luna gocciolante di spuma; e dietro la luna sorsero le torri di Carcosa".
Si delinea in un certo la figura del Re, portatore di un caos cosmico, priva di qualsivoglia riferimento satanico, che conduce simultaneamente all'illuminazione e alla perdita totale di senso.

L'ultimo racconto dedicato al ciclo, Il Segno Giallo, nuovamente ambientato a New York, racconta la casuale apparizione del sigillo del Re- un glifo indescrivibile con parole umane - che funesta le vite di un pittore e della sua modella. E' anche il più lineare degli episodi, nonchè il preferito da Lovecraft.

I quattro racconti si intrecciano vagamente gli uni con gli altri: il protagonista del quarto conosce il destino del primo, per alcuni personaggi vengono utilizzati gli stessi nomi (ad es. Sylvya, Scott), ma non è chiaro se si tratti effettivamente delle stesse persone.

Va detto che, al di là della patina di cult che si è costruita attorno all'opera, i meriti letterari di Chambers sono scarsi, ma compensati in un certo qual modo da una sensibilità morbosa, che traspare soprattutto nelle descrizioni delle abitazioni dei personaggi dei suoi racconti, solitamente nobili o artistoidi, ricolme di vecchi ammenicoli, di panoplie di armi, di ciarpame tardo-romantico. Proprio lo scarso controllo della narrazione, che divaga e ondeggia fumosa attorno all'abbozzo di trama, permette anzi di lasciare ampi spazi all'evocazione della dimensione di Carcosa.
Non c'è mai quindi, a differenza di quanto avviene in Lovecraft, l'irruzione netta e traumatica del pre-umano nella dimensione del reale, fino ad allora esaminabile sulla base di leggi scientifiche, bensì una contaminazione costante e graduale di un mondo già esausto, probabilmente iniziata prima dell'inizio del racconto, di cui arriviamo a conoscere solo un epilogo strozzato e non conclusivo.

Along the shore the cloud waves break,
The twin suns sink beneath the lake,
The shadows lengthen
In Carcosa.

Strange is the night where black stars rise,
And strange moons circle through the skies
But stranger still is
Lost Carcosa.

Songs that the Hyades shall sing,
Where flap the tatters of the King,
Must die unheard in
Dim Carcosa.

Song of my soul, my voice is dead;
Die thou, unsung, as tears unshed
Shall dry and die in
Lost Carcosa.

(Canzone di Cassilda, Il Re in Giallo, atto I, scena II)

Svegliatemi per l'apokatastasis

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Invece di questa letteratura fantastica per romantici babbioni, da ieri sto leggendo (sono a metà) un'opera che corrisponde a scelte più aderenti alle moderne ideologie di consumo e di poverettaggine culturale, ovvero Subimission di Uallerbecco e mi dico a ogni capitolo che scotto queste cose ce le scrive già gratis e amor dei (e senza i piccoli siparietti di chiavaggio dell'ebrea).

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gli faccio causa

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Ci sta questa studentessa giudea del professor protagonista, dal culo sodo e fremente (la studentessa), che stacca pompini con virtuosismo ma i genitori poi decidono di emigrare in israello e lei va con loro perché nella francia futura, come ormai sanno anche i muri, le sinistre si sono alleate coi negri pur di non far governare gonzokampf. A due terzi del romanzo ho il sospetto che non farà più la sua ricomparsa, se non nelle stanche malinconie del prof. prot. che proprio in questo istante ha fallito un rapimento mistico con la vergine negra di Rocamadour.
Intantamente, si attende un giudizio finale del protagonista su Huysmans e su vari scrittori convertiti del fine ottocento francese che vengono resuscitati ogni tanto nel racconto, e che io stesso trovavo falsissimi già ai tempi del liceo.

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solo una delle 2 azzurate era mia, ma non confesserò quale.

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C'è da dire che houellebecco ormai è diventato lo zio scontroso che sta seduto in disparte nelle riunioni di famiglia, da cui tutti si aspettano che biascichi moderate sgradevolezze al sentore di grappa e ginseng, una specie di luciana littizzetto ad uso dei benpensanti.
Inoltre il taglio di capelli che ha da ultimo adottato, e la complessione fisica in generale, fanno nutrire forti, fortissime riserve sulla signorilità del soggetto.

Svegliatemi per l'apokatastasis

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m sa che 'sto libro non lo compro. prendersela coi mussulmani, per quanto doveroso, mi sembra però troppo facile. preferivo quando iulbecco se la prendeva con le femmine.

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Non se la prende coi mussulmani, finora pare che siano la salvezza poiché Cristo è troppo stanco.

Commentquement, je suis à 1/4 avant la fin, et je le dis sans immodestie, che il palinsesto di suggestioni metastoriche o storicistiche circa la decadons de l'oxidànt è molto prevedibile ma non si capisce chi, tra il protagonista e Où-elle-est-bec luìmem, ci creda davvero a quelle spiegazioni. Ma forse non hanno davvero importanza, non è un saggio, non si possono più scrivere saggi nella post-postmodernità.
La descrizione dell'annegrimento della frans è molto sbrigativa ma plausibile (ce ne si convince meglio se uno partecipa già di un certo qual pessimismo scottiano); c'è comunque un certo grado di stanchezza narrativa, pare sia un espediente necessario visto il tema, è pur detto a giustificazione che persino l'idolo del prot.sta dopo il capolavoro fece un libro veramente deludente e così doveva essere, perché in esso libro vi si diceva di una grande delusione.
Ci sono alcune cose apprezzabili, come l'assenza dii un prevedibile didascalismo nell'episodio che mostra senza presentarlo l'adattamento spontaneo, prima ancora che il presidente degli inculacammelli imponga la sciarìa soft, della vecchia nana studiosa parigina (che, in quanto brutta in culo, avrebbe dovuto essere nubile e incapace di friggere un uovo) in mogliettina tutta scopa e cucina ed ella non dice più nulla perché a dire le cose serie subentra, sempre con naturalezza, il di lei marito che lavorava pei servigi secreti. Insomma, la libertà della femmina è contronatura, il ritorno del patriarcato non richiede alcuna rivoluzione e alligna facilmente anche tra i comunisti. E senza dubbio è la femmina che desidera fortemente il bastone, il femminismo è psicologia negativa. Un altro ennesimo plagio ai danni del buon scotteau.

scotto
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al posto di ulbecco io non perderei tempo con la faticosa e noiosissima forma romanzesca. preferirei scrivere favole e/o lanciare anatemi.

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L'autore non ci ha granché faticato. Noioso, sì, può esserlo per idiosincrasia, ma il libro scorre bene. Un digesto dell'asphalto sarebbe stato però più divertente e pregnante come silloge della contemporaneità morente.

scotto
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intendevo noioso da scrivere. nel suo primo libro, che resta il migliore, iulbecco dice subito che il romanzo fa cagare, e aveva ragione. del resto chiunque abbia provato a scrivere qualcosa con la trama e i personaggi sa che ê peggio di un lavoro.

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In ogni caso dovresti farti cacare i renàri perché è imbarazzante la quantità di spunti che ti ha copiato.

scotto
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con tutta probabilità é il contrario, perché dice sempre piú o meno le stesse cose e/o cose deducibili da quelle che ha giá detto e io lo leggo da molti anni, quindi grossomodo posso replicare il suo modo di pensare, o quello che mostra.

va anche detto che quello che pensava nel primo libro lo pensavo già anche io, ma lui più chiaramente e perciò mi face una grande impressione. soprattutto mi rallegrava che ci fosse qualcuno che non aveva timore di sentirsi pronunciare quello che onestamente si doveva dire, che si sentiva come verità ma non si riusciva a incastrare nella favola del progresso, delle femmine, Dell'uguaglianza e di tutte le sporche menzogne.

scotto
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e sai quando ho avuto la prova che era tutto vero? quando ho avuto non solo il sentimento, non solo la persuasione ma l'intima consapevolezza? quando mi sono accorto che certe persone, e in particolare le piú disprezzabili, non solo lo schifavano, ma non riuscivano proprio a leggerlo: gli ripugnava, e con violenza: come se fossero puttane investite da una maledizione biblica. conosco pochissime femmine cui piace iulbec e nessuna che l'abbia capito.

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La molare positiua è che questo maranza di noia e disgusto universale (ma di variegatissima complessione) dimostra che, di fatto, il nichilismo è impossibile.

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[gonzokampf::post] la complessione fisica in generale
c'è da dire che un crollo del genere in così poco tempo è spaventoso. o si è fatto sostituire da una controfigura ottantenne per sfuggire agli islamisti, oppure allà lo ha preso di mira e lo ha fatto marcire da un giorno all'altro

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[scotto::post]e sai quando ho avuto la prova che era tutto vero? quando ho avuto non solo il sentimento, non solo la persuasione ma l'intima consapevolezza? quando mi sono accorto che certe persone, e in particolare le piú disprezzabili, non solo lo schifavano, ma non riuscivano proprio a leggerlo: gli ripugnava, e con violenza: come se fossero puttane investite da una maledizione biblica.


vaglielo a dire in faccia su facebook, a brullonulla (che oramai e' un vip e ci schifa.)

[scotto::post]conosco pochissime femmine cui piace iulbec e nessuna che l'abbia capito.


a me lo fece conoscere (quando ancora in italia era sconosciuto) una collega croata, un po' piu' grande e con marito e figlio in croazia, che per un'estate fu mia coinquilina e di cui mi innamorai platonicamente (cioe' nel senso che mi spugnettavo ma poi fingevo indifferenza).
al momento di andarsene, come ringraziamento per tutto quanto, mi regalo' L'estensione del dominio della lotta.
non so se l'avesse capito altrettanto profondamente di scotto, pero' da allora mi chiedo se non avrei dovuto metterle il pesce in mano.

Tra l'altro porta anche la dentiera
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tiro la bomba: secondo me è un coglione
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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[psycho::post]a me lo fece conoscere (quando ancora in italia era sconosciuto) una collega croata, un po' piu' grande e con marito e figlio in croazia, che per un'estate fu mia coinquilina e di cui mi innamorai platonicamente (cioe' nel senso che mi spugnettavo ma poi fingevo indifferenza).
al momento di andarsene, come ringraziamento per tutto quanto, mi regalo' L'estensione del dominio della lotta.
non so se l'avesse capito altrettanto profondamente di scotto, pero' da allora mi chiedo se non avrei dovuto metterle il pesce in mano.
a me lo fece conoscere una vecchia asphaltita, ho letto "piattaforma" che devo dire mi indusse più di un intosto, ma il finale alla stephen king mi ha fatto dire mai pioù

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