recensioni :: [1] I film (di astronavi) del 2014

The Butler: brutto
alla fine l'ho pescato dai torrenti per forest whitaker e la parata attoriale dei presidenti.
niente, i presidenti sembrano parodie del SNL e il nostro strabico preferito non salva il film.
noioso, sbrodolante, didascalico e retorico peggio di uno sceneggiato agiografico rai, almeno a 'sto giro non è insultante come "push" (anche se daniels insiste a mettere il suo nome nel titolo manco fosse fellini, ma vaffanculo)

The Broken Circle Breakdown: non mi è piaciuto.
drammone attaccato alle tende (e che davvero cerca di strapparti la lacrima con troppa insistenza) con al centro più o meno la stessa storia di "La guerra è dichiarata", ma con meno pulizia e rigore di quest'ultimo.
bella le musiche, ma l'impressione è che la cornice redneck/bluegrass è appunto solo una cornice strana per farsi notare; il tema è un altro, e non c'è neanche il contrasto col fiandre, che praticamente non si vedono.
ma allora boh, perchè non andare direttamente con armi e bagagli nel profondo sud?
senza contare che un elemente importante nella storia del film (la pretestuasa incazzatura del tipo contro gli ostacoli alla ricerca e la RELIGGIONE) ha addirittura più senso se ambientata in america, mentre non ne ha in belgio (e lol lo dicono pure nel film di sfuggita).
inoltra la figa tatuata sa un po' si Manic Pixie Dream Girl.

peccato, perchè dal trailer speravo potessero salvare Sorrentino da se stesso (è candidato all'oscar).
Purtroppo invece mi sa che ha la strada spianata (anche se non ho ancora visto i film palestinese e cambogiano). rischia di essere una tragedia peggiore che per benigni, perchè se cmq il suo oscar premiava un opera moralmente indegna tutto sommato era alla fine della sua parabole artistica, dopo col suo nuovo status apostolico ha infilato un paio di film dimmerda, e prime serate dantesche che non fa mai male, alla fine dai, sopportabile.
Una cosa del genere per Sorrentino invece sarebbe uno spreco triste, nel senso che da lui in forma potremmo tranquillamente avere, chessò, un "Casanova", e invece rischiamo un sequenza di "E la nave va" (e nelle interviste già si nota il deragliamento)

Borgman: molto bello.
diavolo e famigli efficienti e alla mano si divertono a insinuarsi e spargere morte e distruzioni.
a cannes i critici italiani al solito pigramente autarchici citavano alla cazzo Teorema, che non c'entra niente.
è invece un horror squisitamente mathesoniano, stilizzato e divertente, con anche una bella gestione del vago & indefinito.

The Gatekeepers: non male.
bel documentario tradizionale (solo interviste e immagini di repertorio), col solo difetto che parla solo ai convertiti (e ai sorci).
ex capi dello shin bet (i servizi segreti interni israeliani) parlano della storia dell'agenzia dai temi della guerra dei sei giorni ad oggi.
non presenta sostanzialmente niente di nuovo allo spettatore informato/interessato, la cosa più interessante sta nel fatto stesso che questi ex-direttori parlino di per sé, col tono e la rassegnazione tipica di chi sta sul serio in trincea senza turbe mentali e senza i paraocchi da segaiolo.

Manborg: per appassionati, l'equivalente di una salamella al baracchino lurido alle 4 del mattino.
probabilmente l'unico film decente (o meglio degno di questo nome) a questi bassissimi livelli di budget, uno dei pochi guardabili dell'ondata ironica/nostalgica scatenata da grindhouse e dai premi di satira dell'internet.
la differenza che lo fa risaltare fra i fastidiosi colleghi è la solita: inventiva e vero amore per il genere, non una scusa per una scorciatoia pigra e cazzona.
divertente in particolare il luogotenente malvagio innamorato.
altro pregio i 60 minuti secchi.
sempre aspirante.

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