deliri :: parte 3 Della mia vicenda (ancora lungi dal concludersi) con la p1t1r14s1 rosea di G1b3rt, i medici, gli esami, la giurisprudenza e la T.G.D.

come dicevo, entro dal pronto soccorso.

È lunedì e non c’è molto via vai. La parte più recente, che non conosco e che sto attraversando, si presenta con alcune caratteristiche particolari: tutti gli edifici sono colorati con molti differenti colori, disposti in modo diverso ma sempre gli stessi; inoltre, i palazzi, pur non essendo identici, presentano gli stessi elementi architettonici (non saprei spiegarmi meglio… il tetto identico, le finestre della stessa dimensione). Insomma, ogni edificio si presenta come una ricombinazione degli stessi elementi degli altri edifici, così ogni edificio, ad un occhio non esperto, appare identico all’altro. A distinguerli solo un numero sulla facciata (solo su un lato dell’ipotetico cubo-edificio) che di notte e con qualche albero qua e là è invisibile da meno di 10 metri.
Ma anche la disposizione spaziale è notevole. Pur essendo in periferia ed avendo a disposizione spazi liberi, non si è seguito il cardo/decumano ma una struttura a filari sfalsati tra loro. Mi spiego. A scacchiera dovrebbe essere corretto. Immaginiamo il quadrato nero come un edificio e quello bianco vuoto. L’effetto che risulta è che in ogni punto dello spazio non si veda mai il “fuori dell’ospedale” perché dietro lo spazio bianco “vuoto” (vuoto tra due edifici della fila 1) c’è uno spazio nero “pieno” (edificio della fila 2). Uguale sia davanti/dietro destra/sinistra.

In questo contesto, il tempo e lo spazio diventano irrilevanti.
Mi muovo ma sono sempre nello stesso punto, oppure potrei camminare sopra una superficie sferica e pensare di essere nell’infinito.

Dalla telefonata con mia cugina ricordo che avrei dovuto attraversare tutto il corridoio del reparto cardio-toracico e avrei trovato di fronte il reparto malattie infettive. E io attraverso corridoi, entro ed esco in sale di aspetto, spazi aperti vuoti, cammino per lunghe corsie ai piani terra, vedo porte che non azzardo aprire, sportelli dei ticket e poltrone d’attesa vuote. Ogni tanto incrocio qualche camice bianco che mi saluta con un gentile cenno della testa. Nessuno mi chiede che faccio. Fantasma tra fantasmi. Nel luogo della massima pena fisica vivo uno stato di alterazione spirituale in cui mi domando, mi chiedo.

Il suono del cellulare mi sorprende. Mia cugina, le dieci in punto, mi chiede dove sono. Rispondo: chi?
E poi, davanti a me, maestoso il cartello edificio 13.
Il prof. Ferranzoletti mi aspetta.

(segue poco sotto)
"Ma sfuggire realmente a Hegel presuppone che si valuti esattamente quanto costi staccarsi da lui; presuppone che si sappia sino a dove Hegel, insidiosamente forse, si sia accostato a noi; pressuppone che si sappia, in ci che ci permette di pensare contro Hegel, quel che ancora hegeliano; e di misurare in cosa il nostro ricorso contro di lui sia ancora, forse, un'astuzia ch'egli ci oppone e al termine della quale ci attende, immobile e altrove."

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Questo intermezzo pieno di perifrasi e parole spese per descrivere un ospedale fatto di pezzi prefabbricati e con banale ricorsione degli edifici, questa specie di imitazione lirica di un robbegrillè o di un bòrghez, è brutta e calàmita il fastidio.

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quello sopra si tratta in effetti di un intermezzo. Il seguito lo posto qui. Mi sembra di impestare troppo la categoria.
piano 2 vero?
Il reparto è un lungo corridoio. Ma è bello, colorato, luminoso e caldo. C’è un caldo pazzesco. Gli infermieri sono in maniche corte. Poi arriva Ferranzoletti, il prof, come da tradizione, è seguito da altre due o tre persone.
Credo che ognuno di noi abbia una immagine mentale di “matusalemme”, settimo discendente di Adamo. Un vecchio, alto e ben dritto, tutto bianco, con i capelli… Gandalf nel film, meglio. Ma con i capelli corti. E senza bastone. E più vecchio, se possibile.
Il prof. parla con voce chiara, affabile e gentile. Si scambia qualche parola con mia cugina e poi mi fa cenno di seguirlo in una stanza. Il codazzo ci lascia soli.
Entrando, si mette a sedere, mi metto a sedere, si accende una sigaretta e me ne porge una, banali diana blu. Non fumo grazie, cioè puppo la nicotina da quella elettronica da qualche mese. Beh, dice lui, io fumo da quando ho 12 anni e ormai credo che se smettessi potrei morire perché il mio corpo non reggerebbe al cambiamento; ma te hai fatto benissimo. Annuisco.
Senti che fai nella vita? La (mia cugina) mi ha detto che studi, fai l’avvocato, lavori in comune… sei stressato? La bimba ce l’hai? Io lo guardo e rispondo con precisione, asettico, plagiato dalla presenza medicale come se mi chiedesse dei sintomi; ma mi accorgo presto che vuole chiacchierare e basta. E così gli parlo della tesi di dottorato, di tommaso, guglielmo e i papi, della questione della povertà e della proprietà privata, e poi gli parlo dell’esame di avvocato di qualche tempo fa e di cosa vuol dire fare l’amministratore, non il politico, in un ente locale.
Sei stressato? No, comincio a farci l’abitudine.
Mi racconta di quando era in l0tt4 contin4u4 (e ormai io associo s4sh4 gr3y, ma vabbe), e prima nei movimenti operaisti. A p1s4 c’erano tutti, sono passati tutti. Vedi, noi credevano in una possibile alleanza tra studenti, intellettuali, conoscenza e lavoratori, operai, questo blocco avrebbe potuto cambiare le sorti del nostro paese. E per un po’ ha funzionato poi il capitale è riuscito a separarci. Questa crisi non è la crisi del capitale, del capitalismo ma la vittoria. Noi siamo schiantati, il capitale sta vincendo ancora di più. Annuisco e mi lascio scappare un “dai ci avete provato!”. Va avanti. Dopo quegli anni, ha fatto pci, pds, ds, poi ha abbandonato l’impegno politico.
La conversazione va avanti un bel po’, finché non si alza e mi visita.
Io seduto sul lettino, lui in piedi. Occhi, bocca, le mani, i piedi. Torace, schiena. Mi fa domande, febbre, prurito, dice poi parole che per me non hanno senso alcuno su come appaiono queste famose macchioline e dà un nome a tutti gli aspetti delle macchie: questa ha il bordo X, presenta colorazione Y, al tatto è molto Z. Mi rifà delle domande che mi ha già fatto: è rincoglionito o è un tranello? In questo momento, non sono più un soggetto, ma un oggetto della sua scienza, del suo sapere. Si esibisce in dotte descrizioni che, con sapienza e senso del teatro, trasforma immediatamente in semplici spiegazioni, nessi causali, diagnosi differenziali, parole in latino ma sempre seguito dall’illustrazione per il profano. È un teatro. Come in tribunale dove ci sono attori, ci si mette l’abito di scena con la toga e qualcuno si mette sempre la parrucca.
Infine la sentenza. Definitiva. “Non hai la sifilide”. Dice solo queste testuali parole alle quali segue il silenzio. Io adotto l’espressione di Roy in the it crowd quando qualcuno gli conferma qualcosa che aveva già detto a suo tempo e non era stato ascoltato: braccia aperte, busto lievemente piegato in avanti, bocca semi aperta in stupore.
Senti, è p1t1r14s1 però hai queste macchie molto secche, ti mando da un’amica dermatologa. Si chiama R4ss1, vai da lei mercoledì alle 10 (di mattina), io la chiamo e la avverto. È di guardia in dermatologia al Vecchio Ospedale Che Sarà Trasferito Qui, le dici che ti mando io. Comunque stai tranquillo non è sifilide. Ma Dottore… sì qui arrivano con qualsiasi cosa ed escono con l’HIV; figurati se dovessi dare retta a quello che mi dicono.
Fine della visita. Esco, saluto, percorro a ritroso ma mi perdo, poi le luci di un’ambulanza riflesse in un cartello lontano mi indicano il pronto soccorso e trovo l’uscita.
Non ho la sifilide. Ora ho la malattia dei medici
Così, ora, in questa tarda serata di giovedì, tendo a rimandare la chiamata alla cugina.
continua
"Ma sfuggire realmente a Hegel presuppone che si valuti esattamente quanto costi staccarsi da lui; presuppone che si sappia sino a dove Hegel, insidiosamente forse, si sia accostato a noi; pressuppone che si sappia, in ci che ci permette di pensare contro Hegel, quel che ancora hegeliano; e di misurare in cosa il nostro ricorso contro di lui sia ancora, forse, un'astuzia ch'egli ci oppone e al termine della quale ci attende, immobile e altrove."

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[GWFH::post]Non ho la sifilide. Ora ho la malattia dei medici
Così, ora, in questa tarda serata di giovedì, tendo a rimandare la chiamata alla cugina.


non è carino; dovresti avvertirla di non preoccuparsi che non sei contagioso
FRA, MA VATTENE AFFANCULO TU E IL TUO VOTO DI PROTESTA

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GWFH ma che sbatta, a ben vedere.
Mi par difatti di capire che tu abbia passato i 18 anni. Avresti ben potuto dire ai tuoi parenti "Ho già eseguito una dignitosa e soddisfacente in termini di risultato visita col mio dottore di lunghi anni, senza intasare il sistema sanitario nazionale più del dovuto, in un momento di crisi come quello attuale, avendo a mente anche il bene del Paese oltre il mio personale. La mia serenità nasce dal rapporto di fiducia instaurato tra medico e paziente nel corso di lunghi anni di conoscenza, tipico in siffatte professioni affinchè si possa rimettere ad animo sereno il proprio fato all'altrui sapienza, chi lo conosce il vostro dulcamara?".
a really bad news
c'ho che mi hai rotto i coglioni, c'ho
Io conosco una donna nuda.
VINCITORE DEL NOBEL PER LA PACE 2012!

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[peristyl::post]chi lo conosce il vostro Dulcamara?".


Comunque non avere la sifilide è già una bella cosa!
[dulcamara::post]Se a pronunciare la parola “energia” non è un fisico o il capitano Kirk, hai davanti un coglione.

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