bla-bla :: [1] [tl;dr] Gurdjieff: (s)consigli per l'uso

[chukie::post]Partendo dal presupposto che lui non suggeriva un metodo, bensì aveva messo in piedi una vera e propria scuola dove lavorare attivamente su di sè e sui suoi allievi, bisognerebbe scendere un po' piu' nello specifico sul suo teh method, che consisteva nel lavorare sulla totalità dell'uomo, e quindi non solo mirando ad uno sviluppo "intellettuale" della persona, ma coinvolgendo anche la sfera emotivo-sentimentale nonchè il corpo fisico dell'uomo, inteso come le sue manifestazioni riflesso-motorie. E' tipico di molti di noi immaginare che uno "sviluppo" del nostro essere dipenda unicamente da un arricchimento intellettuale, eppure non credo sia cosi': un esempio per tutti, i casi limiti di persone estremamente "colte", che hanno una vasta cultura libraria, ma che magari sono lunatici, facilmente irritabili, o completamente umorali; quanti professori o "sapienti" conosciamo che sono cosi'.

Un approccio olisitico e armonico cui aspirano non solo le scuole religiose (e, aggiungo io, politiche), ma anche i movimenti individualisti e liberali.
Da che mondo è mondo, si è consapevoli della vastità di tipi di esperienze che ci si trova a sperimentare con lo stare in vita in questo posto. Raramente, quando si fa propria una filosofia, una dottrina, una visione delle cose, vi si trova integrato ed interpretato coerentemente il grosso delle tipologie esperienziali di cui sopra. Per esempio, nel marxismo originario non c'era - non vorrei sbagliare - spazio per l'estetica e l'arte (se non in termini di critica e negazione), era un tipo di esperienza non inclusa nel teh method marxiano, sono stati altri intellettuali posteriori a riadattarlo secondo canoni più o meno ortodossi, introducendo nel marxismo anche il senso estetico. Qualcuno deve averci provato anche con la spiritualità, categoria che non credo sia davvero contraddittoria con la visione atea e antireligiosa. C'è una tendenza, specie degi epigoni, a totalizzare e ricondurre la varietà delle esperienze al grande paradigma. E se c'è la tendenza, dev'esserci un reale bisogno.
Quanto ai movimenti liberali e individualisti, anche gli atei militanti e teorizzanti sono consapevoli che certe tipologie esperienziali non possono essere depennate dai paradigmi della visione delle cose, esperienze che si potrebbero anche lasciare alla libera interpretazione dei singoli, ma tanto libera non può essere, pena la contraddizione. Dawkins, Sagan e altri parlano spesso della bellezza e del senso di mise en abîme che può riservare una visione atea e scientifica dell'universo di fronte a qualche suo spettacolo, da godere e capire. Ne parlano con semplicità naturalezza ma, a mio parere, con poca efficacia, e non per mancanza di retorica o ingenuità. Credo di aver avuto un esperienza simile a quella descritta da loro, non è così rara. Ma è davvero difficile da descrivere, pena usare le stesse parole dei mistici in estasi. Ora, può apparire curioso che atei e materialisti cerchino di colmare il vuoto estetico e spirituale con qualcosa di coerente e adatto alla teoria di partenza, ma è umanamente comprensibile. Dawkins & Co. sanno bene che non è sufficiente sapere come è fatto il DNA o quanto grande è l'universo osservabile per percepirne la valenza estetica o qualcosa di paragonabile ad un'esperienza mistica. Figuriamoci quanto ciò possa contribuire all'equilibrio psicofisico dell'ateo razionalista. Da atei, è difficile convincere qualcuno che non si sia convinto già per conto suo del fatto che la visione atea non preclude la sperimentazione di certe emozioni, è difficile perché si è già rinunciato a parecchia metafisica e diventa arduo costruirne delle altre, anche più limitate ma organiche.
Le religioni sono più facilitate in queste integrazioni, a parte far quadrare la rivelazione, se c'è, coi fatti indiscutibili. I sistemi filosofici lo sono ancora di più. Quello di Gurdjieff è, in qualche modo, sistema filosofico ridotto a schema da riempire, un viatico, vago e intensivo affinché possa essere sperimentato da ciascuno dopo attenta comprensione e meditazione (in questo senso non è un banale rituale che chiunque può mettere in pratica seguendo le istruzioni). E in questo è ancor più facilitato, è più versatile ad un approccio olistico da armonizzare.

Detto in parole povere, è un sistema che ha tutte le caratteristiche per essere appetibile e non trovarsi mai in errore, apparire sempre e comunque valido perché non ci sono modi per falsificarlo, tutte cose che fanno "star bene la coscienza". Insomma, stringendo, è una cosa ben congegnata, non proprio a buon mercato, ma vincente per lo sparuto pubblico sensibile, interessato, volenteroso, eccezionale, che se ne interessa e la mette in pratica. Non saprei descrivere il succo meglio di così, me ne scuso.
Ma c'è una falla in fondo.

[chukie::post]Per continuare il discorso entreremmo troppo nello specifico, ma anche tu hai notato al volo come certi comportamenti sono influenzati dalle condizioni sociali e dal modo in cui si vive, mentre per molti altri, ad esempio, alcuni comportamenti automatici derivano dal seguire piu' o meno rigidamente una religione, o un modo di interpretare una certa religione; A questo proposito, è molto interessante il capitolo in cui affronta il tema delle religioni, arrivando ad una conclusione che suona piu' o meno universale, ovvero che al netto di certe differenze marginali, esiste un'unica e sola "religione", che istruisce chi vi si avvicini a vivere secondo coscienza, essendo la coscienza stessa matrice comune a tutti gli esseri umani; per cui non troveremo una religione che spinga l'uomo ad uccidere o a rubare, almeno fino a quando ggente particolarmente sapiente non si sia messa a spaccare il capello in 4 sui testi rivelati e garantire che si, si puo', ammesso che tutto cio' faccia comodo alle classi dominanti del momento.

La falla, credo, consiste in questo: che la cosiddetta coscienza sia, oltre che un fenomeno complesso e universale - pare - nel consorzio umano, anche un insieme di contenuti parimenti universali. E' davvero totalmente condivisa l'idea che il rifiuto di omicidio, furto, stupro siano l'essenza imprescindibile della coscienza? Non è pure questa una costruzione bella e buona, un fotogramma evolutivo, con tutto il suo articolato bagaglio di tetrapilotomie accatastatesi non già per il comodo delle classi dominanti (e che siamo, complottisti da quattro soldi?) ma pure per un mero gioco di caso* e necessità apparenti.
Gurdjieff, evidentemente, schiva per scelta tutte le strade che, a furia di cogliere essenze e universali, lo porterebbero inevitabilmente al nichilismo, perché non c'è davvero nient'altro. Non c'è il fine dell'uomo, non c'è la sua missione, non c'è lo scopo alto cui tutti gli esseri coscienti sono chiamati a raggiungere. Quando ci si illude di averli trovati è solo perché si è voluto trovare ciò che si è desiderato. Può un pio desiderio essere un fondamento universale?

Però, ripeto, di Gurdjieff non so un cazzo. Mi diverte elucubrarvi sopra, talvolta è un bell'esercizio.

*E' curioso, di queste cose non mi sono mai interessato prima d'ora, non fosse che il nome Uspenskij non mi giungeva nuovo, l'avevo letto per caso da qualche parte a proposito del compositore russo Skrjabin, affascinato dallo spiritualismo ottocentesco e dai cenacoli occultistici legati ad una famigerata Elena Blavatskaja. Dello Skrjabin mi incuriosiva la sorta di programma estetico-politico-utopico che ispira certe sue composizioni, in particolar modo l'incompiuto Mysterium, colossale esperienza musicale-mistico-sinestetica e filosofica che avrebbe dovuto cambiare la coscienza umana.
vincibile on asphaltovincibile on asphalto
[maskone::post] vincibile, quale amara sconfitta
[Il Tubone::post] è saccentone e antipatico a bestia
[rodolfo::post] ma vai a cagare, tra l'altro ti ho pure votato new entry
[escape_from_La_Palma::post] oh è insopportabile porcodio




asphalto FAQ
categorie Espandi/contrai