bla-bla :: [1] "Perché non sono cristiano". Ah, sì, B. Russell. No, Klaas Hendrikse, pastore protestante. wtf?!

[vincibile::post]Ma vedi, io sono ancora tutto compreso in un'ottica meccanicistica, che molti dicono ingenua.

ma no, anzi, cosa c'e' di piu' materiale della vita, della religione, dell'anima.
tralaltro la questione del meccanicismo è un punto cardine del sistema di trasmissione di idee di Gurdjieff, poichè era un gran conoscitore delle meccaniche di questo posto (e anche dell'uomo).



[vincibile::post]A me, le cose che dici ricordano qualcosa come uno stato alterato (detto senza sfumature patologiche) di percezione e coscienza, diverso da quello indotto da psicotropi perché inserito in un constesto sapienziale-dottrinale, non mi viene la parola, comunque organizzato in modo tale da poter essere richiamato alla mente e al ricordo (ricordare certe sensazioni è, vi sarà capitato talvolta, quasi come riviverle, a maggior ragione quando sono spiacevoli, e digrignate tentando di scacciarle).


E' un'ottima osservazione, anche se tutto cio' rimanda ad un'idea di illuminato francamente superficiale o perlomeno non pertinente, tipo i tizi persi in una trance mistica, o chi raggiunge l'estasi magari facendo esercizi di respirazione.
Non nego che persone del genere esistano, e che abbiano trovato "qualcosa", pero' non stiamo parlando di questo, o perlomeno non stiamo parlando soltanto di uno stato alterato di coscienza tale da poter essere richiamato a piacere, tipo un'emozione intensa di piacere, di gioia, o di godimento estremo, bensì di fissare all'interno di sè uno stato di benessere e beatitudine .
Non credo che questa sia una condizione astratta o semplicemente metaforica, credo che sia una cosa prettamente materiale, che riguarda la totalità dell'essere uomo, a partire dallo stato di salute fisica generale, coinvolgendo lo stato emotivo, e interessando soprattutto la condizione cerebrale, in cui credo vengano "toccate" delle sfere altrimenti sopite.

mi dai anche un assist parlando delle neuroscienze, e io ricordo di aver letto uno studio in cui veniva studiato il senso della pratica del "ricordo di sè" proprio in quest'ottica, lo puoi trovare qui, e me lo ricordo molto interessante.

Smetto immediatamente di parlare di come è o non è uno stato superiore di coscienza, non ho mai conosciuto persone cosi' nè tantomeno lo sono io, e mi sembra di fare l'Ouspensky della situazione, creando piu' danni che benefici.

Tralaltro, è proprio vero che uno sa cio che è , e io al massimo ti potrei parlare di come è difficile raggiungere il ricordo di sè durante la mia giornata, ovvero di quando ho piena consapevolezza di me, di quando con il mio cervello "vedo" cosa sta facendo il mio corpo in tutte le sue fibre, e in tutto cio' sono spinto da un sentimento positivo, piacevole.
Ed è una cosa che faccio anche raramente anzi mai, dal momento che è un'attività che richiede un controllo, una guida, e se fatta da sola e male credo porti diritto sulle corna del demonio.

Capisci cosa vuol dire vivere in questo limbo? sapere che c'e' una strada, c'e' una via da percorrere, e contemporaneamente non poterla percorrere interamente, per tutta una serie di ragioni.


che ne dici se spostiamo la conversazione nell'altro tred?

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