rotten bla-bla :: [tl;dr] Gurdjieff: (s)consigli per l'uso




[brullo nulla::post]A New Model of the Universe di P.D.Ouspensky,

[brullo nulla::post]che dite, lo prendo?


Assolutamente no per il momento, e cerco di spiegarti il perchè.


Sapendo già che questo post subirà la peggio trollate e susciterà facepalmz ai lettori avventati, lo compongo volontariamente lungo per disincentivare questo tipo di lettori, e cerchero' di essere esaustivo il piu' possibile, per fare in modo che chi ha veramente l'esigenza di sapere queste informazioni trovi in cio' alcuni sconsigli, per evitare una discussione in cui si versa del vuoto nel nulla (e cmq mortacci vostri, troll demmerda).

Tentare di spiegare o di sintetizzare il pensiero di Gurdjeff, da quanto si deduce dai suoi scritti, significherebbe che io abbia assimilato e capito quanto scritto da lui, e francamente non mi ritengo all'altezza di tutto cio'.
Rimando comunque ad una (incredibile) ottima pagina su wikipedia sulla Quarta Via, che a grandi linee spiega il percorso esistenziale proposto e vissuto da Gurdjieff stesso, MA NE SCONSIGLIO vivamente la sua lettura, dal momento che potrebbe essere fonte di ulteriore confusione in una materia assai complessa come la dottrina gurdjieffiana stessa.

Faccio un passo indietro: abbiamo una gran fortuna ad essere su asphalto! Cosa c'e' di meglio di infornate de fregna e dubbi esistenziali? Cio' è ottimo, perchè come ovviamente saprete non tutti nella vita si pongono un certo tipo di domande (chi sono? cosa ci faccio sulla terra?), e non tutti nella vita ricercano veramente una spiegazione a tutto cio'.

Gurdjieff invece è voluto andare a fondo, percorrendo mezzo mondo alla ricerca di monasteri, santuari, comunità sufi, templi nascosti all'occhio dei più, e ha trovato numerose risposte a queste domande; purtroppo per noi, tutta la conoscenza da lui scoperta con lui se ne è andata, perchè il punto fondamentale in tutto cio' è che solo noi "moderni" crediamo che la conoscenza si possa trasmettere con i libri, come d'altronde lo supponeva Ouspensky.

Percio' è necessario fare una piccola digressione su questo pover'uomo, perchè con i suoi scritti rischia di fare più danni che benefici:
fondamentalmente lo scritto più importante e più conosciuto di P.D.Ouspensky è In cerca del miracoloso: Frammenti di un insegnamento sconosciuto; ironia della sorte, è proprio il primo libro che ho letto di questa avventura fantastica!

Ed è stato altamente deleterio, soprattutto per colpa delle mio stato generale all'epoca della lettura, e ne spiego il perchè: il libro è una sorta di diario/appunti di viaggio, in cui l'autore racconta della sua esperienza a contatto con il maestro; una sorta di romanzo di formazione, ma che poi di formazione non è, dal momento che Ouspensky, almeno a mio giudizio, tradisce il motivo stesso del suo cammino di miglioramento esistenziale, rivelando nel suo scritto formule, schemi, spiegazioni, tecnicismi, che fanno sembrare gli insegnamenti di Gurdjieff alla portata di tutti.

Ebbene, non è cosi', non è assolutamente cosi', dal momento che determinate cose erano state rivelate a Ouspensky o a Caio perchè essi avrebbero potute capirle, mentre invece il lettore digiuno di esoterismo o di religione in generale rimane confuso o, peggio ancora, ammaliato da queste formule "demoniache".
Intendiamoci, non c'e' nè la formula per allungare il pene, nè la ricetta per l'elisir di lunga vita, bensì teorie cosmogoniche, interpretazioni religiose, studi matematici sull'uomo, sulla sua struttura, sul suo essere, sul modo in cui si possa migliorare.

Percio' se proprio ci si voglia avvicinare a questo mondo meraviglioso (che puo' diventare terribile anzi teribbile, e avanti spieghero' il perchè), la lettura di Ouspensky è da evitar, perchè nonostante sia stato un allievo di GUrdjeff (e forse uno dei migliori), con i suoi scritti rende ancora piu' difficile la questione, e nel peggiore dei casi, induce il lettore a credere che sia veramente possibile compiere dei miracoli con la sua vita, e non è cosi', ovviamente.

Pero' prima di iniziare quella che può esser la lettura più importante della propria vita (oserei dire l'unica importante), bisogna essere consci di una cosa, che dopo potrebbe non essere tutto come prima.

Come detto prima, Gurdjieff è consapevole che non è certo tramite i libri che si trasmette la conoscenza dell'uomo, anzi, per come la vedeva lui, è impossibile essere svegliati dal sonno della coscienza da un addormentato (leggi: Osupensky); cio' nonostante, dal momento che molti suoi allievi erano colpiti dalla malattia della modernità, ovvero scrivere scrivere scrivere, e che stavano cominciando a pubblicare libri con le briciole del banchetto delle sue idee, ha ritenuto necessario produrre anche lui degli scritti, per spazzare il campo dagli "insegnamenti" incompleti, spuri, o errati dei suoi ex-allievi sparsi per il mondo.

Percio' (s)consiglio senza tema di legger PER PRIMO I racconti di belzebù a suo nipote, mastodontico libro di 1200 pagine, che umilmente si spinge a parlare di tutto e del tutto, tanto per avere una portata chiara della complessità di cio' che si va affrontando.

Perchè "sconsiglio"? perchè Gurdjieff non è uno scrittore accomodante, e colpirà diritto al cuore del lettore; d'altronde, svegliare le coscienze non può essere un lavoro che non lascia ferite, e infatti il libro FA MALE.
Fa male perchè chi lo legge ha deciso di non stare più comodo sulla solita sedia, e ha intenzione di sedersi su una ben più scomoda che è quella della vita cosciente: c'e' pero' il forte rischio che non vi riesca a sedersi pero', e dopo non potrà nemmeno piu' rimettersi su quella abituale, e rimanere cosi' in questa situazione di disagio.
Ed è cio' che è successo a me personalmente, di vivere una condizione in cui si percepisce come dovrebbero andare le cose e come ci si dovrebbe comportare, ma che non sempre si riesce a fare, sia per una serie di condizioni esterne alla mia volontà, sia per una serie di condizioni interne al mio essere.

Tutto cio' al solo ed unico scopo di diventare un essere cosciente, integro, di avere quel benedetto centro di gravità permanente che da millenni l'umanità cerca, ma che solo pochissimi sono riusciti ad ottenere (hint: l'anima).
Noi abbiamo la fortuna di avere condizioni esterne favorevoli, come il benessere economico e materiale, tuttavia i moti dentro noi ci rendono spesso la vita indigeribile, al punto che alcuni lunatici preferiscono farne a meno.
Molto piu' prosaicamente, a volte facciamo delle cazzate incredibili, e non ci rendiamo conto di come le abbiamo fatte: unica spiegazioni possibile, è perchè in quel momento non eravamo pienamente coscienti della totalità del nostro essere, ed erano governati solo da una parte di noi.

Ma tutto cio' è gia' quasi un tecnicismo, di cui non mi sento nemmeno di parlare per evitare di rovinare quel mondo meraviglioso che sono gli scritti di GUrdjieff, dai quali (come rashid testimonia) non tutti sono usciti indenni mentalmente, ma che sono una tappa necessaria della nostra vita; perchè tutti siamo schiavi della grandezza di vivere come esseri umani, e di conseguenza tutti abbiamo in nuce la possibilità di vivere come esseri coscienti, ma non tutti miriamo a questo scopo, perchè vittime di noi stessi (questo nei casi fortunati, mentre invece i bambini somali/turchi/afgani/libici/siriani probabilmente moriranno sotto le bombe).

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[rashid::post]Ma anche con un esempio più vicino: neuroscienze possono spiegare le estasi di Cioran, ma non possono riprodurre, non si piò riprodurre la giovinezza in romania, il padre, una vita di insonnia. Cioran non è Burroughs
A rigore, non si possono replicare anche le sensazioni gustative del pane e nutella di quando avevi nove anni, per il solo fatto che nove anni non li hai più. Un qualche pattern comune alle diverse esperienze d'estasi può anche esserci, almeno a livello cerebrale. Poi, va bene, ogni caso è eccezionale e le sussunzioni possono apparire superificiali.
vincibile on asphaltovincibile on asphalto
[maskone::post] vincibile, quale amara sconfitta
[Il Tubone::post] è saccentone e antipatico a bestia
[rodolfo::post] ma vai a cagare, tra l'altro ti ho pure votato new entry
[escape_from_La_Palma::post] oh è insopportabile porcodio

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[rashid::post]


Percio' (s)consiglio senza tema di legger PER PRIMO I racconti di belzebù a suo nipote, mastodontico libro di 1200 pagine, che umilmente si spinge a parlare di tutto e del tutto, tanto per avere una portata chiara della complessità di cio' che si va affrontando.




dici? io consiglierei di iniziare da



per inquadrare l'uomo, l'ambiente, il suo tempo e sopratutto le sue fonti, e poi passare ai racconti di belzebù, che altrimenti hanno dei punti che non inquadrati suscitano il sospetto della cazzata



no guarda non lo dico io di seguire un certo ordine, lo dice proprio lui, non mi ricordo in quale libro (mi pare proprio in questo linkato da te).
Su "i racconti" ricordavo che proponeva una sorta di illustrazione su cio' che aveva scritto, e infatti:
L'insieme, esposto secondo principi di ragionamento logico del tutto nuovi, mira a realizzare tre comiti fondamentali:
PRIMA SERIE Estirpare dal pensiero e dal sentimento del lettore, spietatamente e senza il minimo compromesso, le credenze e le opinioni, radicate da secoli nello psichismo degli uomini, riguardanti tutto ciò che esiste al mondo.
SECONDA SERIE Far conoscere il materiale necessario a una riedificazione, e provarne la quantità e la qualità.
TERZA SERIE Favorire lo schiudersi, nel pensiero e nel sentimento del lettore, di una rappresentazione giusta, non fantasiosa, del mondo reale, al posto del mondo illusorio che egli percepisce.



ahah tralaltro guardate come anche lui stesso vi dia dei (s)consigli per la lettura dei suoi scritti! (anche se questa cosa vale poco perchè voi non state cacciando soldi per comprare il libro, ma vabè, rende l'idea)

Sì... penso anche sia meglio parteciparvi un'idea che è
appena spuntata nella mia testa balzana: esigerò dall'editore
cui affiderò questo libro che il primo capitolo si possa leggere
senza tagliare le pagine(ndr: credo intendesse che si potrà leggere il primo capitolo, ovvero cio' che state leggendo, senza "scartare" il resto del libro, cosi' da poterlo restituire); così chiunque vedrà che non è scritto
nel solito modo e che non intende favorire nella mente del
lettore un rigoglio di immagini eccitanti o di sogni dorati; e
senza mercanteggiamenti ciascuno a piacer suo lo potrà restituire, facendosi rimborsare i quattrini che forse aveva guadagnato col sudore della fronte.
Mi sento obbligato ad agire così perché mi è tornata in
mente proprio ora la storia d'un Curdo della Transcaucasia
che mi avevano raccontato quand'ero piccolo, una storia che
sempre, quando un caso simile me la riporta alla memoria,
provoca in me un lungo e inestinguibile impulso di tenerezza.
E penso sia molto utile, per me come per voi, che ve la racconti a mia volta per esteso.
Ho deciso infatti che il "sale" di questa storia — o, per dirla
con i moderni affaristi ebrei "purosangue", il suo "zimo" —
costituisce un principio fondamentale della nuova forma letteraria di cui voglio servirmi per raggiungere lo scopo che mi
sono prefisso.
Un Curdo della Transcaucasia partì un giorno dal suo villaggio per andare in città a sbrigare alcuni affari. Arrivato al
mercato, vide una vetrina con frutti d'ogni genere, disposti in
maniera stupenda.
E in mezzo all'esposizione ne notò alcuni, dai colori e dalle
forme molto attraenti; e ne fu tentato così vivamente, e con
un tale desiderio di metterli sotto i denti, che decise di acquistare col poco denaro che gli rimaneva almeno uno di tutti
quei doni della Grande Natura.
Molto eccitato all'idea, il nostro Curdo entrò nel negozio
con una disinvoltura del tutto insolita, e puntando l'indice
calloso verso i frutti prescelti ne chiese il prezzo al mercante.
Costui rispose che costavano sei soldi la libbra.
Trovando il prezzo non eccessivo per quei frutti meravigliosi, il nostro Curdo ne comperò una libbra intera.
Poi, terminati gli affari, la sera stessa si avviò a piedi verso
il suo villaggio.
Mentre camminava sul finire del giorno per monti e per
valli, quasi senza saperlo percepiva l'aspetto esteriore delle
incantevoli parti che la Grande Natura, Madre di noi tutti,
nasconde in seno. L'aria che involontariamente assorbiva era
pura, non avvelenata dalle esalazioni delle città industriali; e
tutt'a un tratto fu preso dal desiderio di concedersi anche i
nutrimenti ordinari.
Si sedette al bordo della strada, tirò fuori dal sacco il pane
e i "frutti" meravigliosi, e si mise allegramente a mangiare.

Ma subito... orrore! cominciò a sentirsi bruciare tutto all'interno. Ciononostante, il nostro Curdo continuò a mangiare.
E continuò a mangiare, questa sfortunata creatura bipede
del nostro pianeta, per il semplice effetto d'una proprietà
specifica dell'uomo, cui già prima ho accennato, il cui principio servirà da base alla nuova forma letteraria che sto cercando e mi indicherà la direzione fino alla meta, come un faro.
Ne coglierete ben presto il senso e la portata voi stessi, ne
sono sicuro — secondo il vostro grado di comprensione, beninteso — se leggerete alcuni capitoli della mia opera assumendovi interamente il rischio di continuare la lettura. A meno che
non siate in grado di "subodorare" qualcosa già alla fine del
primo capitolo.
A
Dunque, proprio nel momento in cui il nostro Curdo era
sopraffatto dalla marea di strane sensazioni provocate in lui
da quell'originale festino in seno alla Natura, passò da lì un
uomo del villaggio, noto per il suo buon senso e la sua esperienza. Costui vide che il Curdo aveva il viso in fiamme e gli
occhi pieni di lacrime, ma che ciononostante, come fosse
interamente assorbito nel compimento d'un supremo dovere,
continuava a mangiare dell'autentico "peperoncino rosso".
E gli disse:
«Che diavolo fai? Triplo idiota di Gerico, vuoi proprio
bruciare vivo? Butta via quel cibo insolito e non adatto alla tua
natura!»
Replicò il nostro Curdo:
«Ah no! Non sia mai! L'ho pagato coi miei ultimi sei soldi.
Anche se l'anima dovesse schizzarmi dal corpo, lo mangerò
fino all'ultimo pezzo».
E qui il nostro Curdo ostinato — dobbiamo ben pensare
che lo fosse — anziché sbarazzarsi del peperoncino, si mise
daccapo a mangiare

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[chukie::post]



[vincibile::post] omicidio, furto, stupro




esiste una religione che promulghi questo? e, tanto per fare un test a la prufissuri: cosa dice la tua coscienza riguardo queste cose? tutto rego /b/ro?









Alcuni estremisti Aghori e, pare le più antiche tradizioni Bön. Ma non ne ho esperienza diretta, quindi non saprei.

Ho letto I racconti di Belzebu a suo nipote in vari momenti, ritengo che sia un libro che si fa trovare più un libro che viene trovato. All'inizio il dubbio che sia una sonora cagata è forte (come per i film di Jodorowaky e alcuni suoi libri). E' vero che quando ti avvicini a certe correnti è difficile mantenere un equilibrio e un'integrità tale da concederti di avere un punto di vista lucido e obiettivo, e Dio mi fulmini ma l'Asphalto ancora una volta mi ha stupito.

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[Crawfish Pie::post]Alcuni estremisti Aghori e, pare le più antiche tradizioni Bön.

ah beh, allora magnamo tranquilli.

[Crawfish Pie::post]All'inizio il dubbio che sia una sonora cagata è forte (come per i film di Jodorowaky e alcuni suoi libri).


vabbè ma sono imparagonabili.

[Crawfish Pie::post] E' vero che quando ti avvicini a certe correnti è difficile mantenere un equilibrio e un'integrità tale da concederti di avere un punto di vista lucido e obiettivo

no ma infatti al netto di tutto, chi volesse averne un'idea imparziale deve leggerseli, altrimenti di cosa parliamo?

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[chukie::post]no ma infatti al netto di tutto, chi volesse averne un'idea imparziale deve leggerseli, altrimenti di cosa parliamo?


io ho cominciato a dargli una bella scorsa, al belzebú

sono perfettamente d'accordo sull'intento all'origine della vision gurdjieffiana

una cosa mi incuriosisce e non son ancora riuscito a trovare info

G. ha mai spiegato in che modo ha acquisito le sue conoscenze? antiche storie tramandate nei luoghi della sua gioventú?
Non serve a nulla star fermi al centro del mondo. Antonino Zichichi

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ottimo chuckie

[chukie::post]rivelando nel suo scritto formule, schemi, spiegazioni, tecnicismi, che fanno sembrare gli insegnamenti di Gurdjieff alla portata di tutti.


I "frammenti" come libro ha secondo me diversi pregi, primo fra tutti quello di spiegare la cosmologia proposta da G in modo semplice e schematico, secondo me il fondamento dell'insegnamento della 4a via è proprio quello di scremare gli orpelli e "rubare" il succo delle cose.

La migliore eredità lasciata da G è forse proprio quella di aver fatto di tutto per non diventare un Osho qualunque, cioè non fare il guru ed anzi fare di tutto per alienarsi i "discepoli" o comunque farli distaccare da se stesso -e quindi tener fede al proprio insegnamento.

"Balzebù" è una interessante storia del mondo raccolta attraverso tutto il suo percorso formativo, sopratutto sia qui che negli "incontri" emerge che la vera illuminzione è il buon senso, e che per vivere meglio basterebbe applicarlo senza il bisogno di farsi altre menate.

Tuttavia "l'evoluzione della coscienza è in controtendenza rispetto alla volontà della creazione, la strada verso l'evoluzione interiore va quindo contro Dio" ed anche "nell'universo TUTTO è materiale, se Dio esiste deve essere misurabile ed esprimibile attraverso una formula" rimangono due affermazioni interessanti per chi voglia farsi una idea sui suoi insegnamenti.

Il metodo di G è per forza di cose creazionista: la coscienza non può e non potrà mai svilupparsi meccanicamente, la coscienza va in direzione opposta rispetto alla meccanicità, la meccanicità è il sonno, la meccanicità è il male, la coscienza è lo stato di veglia, la cosicenza ha origine "divina" (o cosciente).

Quello di G è un universo talmente vasto che non si sa da dove cominciare.

Prima di iniziare con G consiglio tuttavia di leggere questo: http://www.davearcher.com/magus.html

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[LJS::post]G. ha mai spiegato in che modo ha acquisito le sue conoscenze? antiche storie tramandate nei luoghi della sua gioventú?
hahah, ljs vedi che poi sei un grande
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DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
L'orzata in frigo è imperdonabile. (Squallido Master)
Scegliamo di mangiare una polenta abbrustolita, e la chiediamo senza alcun abbinamento. (Il Maestro)
[Fred::post]l'asphalto tutto = quella merda di rodolfo, che raccoglie i consensi dello 0.03% di asphalto (ovvero la sua utenza e basta

Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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[Crawfish Pie::post]
[chukie::post]






[vincibile::post] omicidio, furto, stupro






esiste una religione che promulghi questo? e, tanto per fare un test a la prufissuri: cosa dice la tua coscienza riguardo queste cose? tutto rego /b/ro?















Alcuni estremisti Aghori e, pare le più antiche tradizioni Bön. Ma non ne ho esperienza diretta, quindi non saprei.



Degli Aghori io non sapevo che promulgassero stupri, furti e omicidi, ma che, utilizzassero ancora dei riti tantrici ispirati ad una manifestazione della dea Kali. Se si può parlare di omicidi è solo per quello che è chiamato la via del sacrificio, ma che tecnicamente è ammessa solo per pochissimi adepti anche delle posizioni Aghori.

Oddio, che poi ci siano dei pazzi anche lì è ammissibilissimo (India! India! India!)

Però anche per gli Aghori, per come la so io, è il contesto rituale a fare da interfaccia tra estetica e mistica: e infatti il tantrismo è permeato di ritualità. Non c’è la pura coincidenza tra esperienza estetica ed esperienza mistica, ma (anche secondo gli aghori) se l’esperienza estetica viene guidata appropriatamente e con appositi riti allora può tradursi in una esperienza mistica.

Il punto critico o pietra miliare di questo passaggio è l’arresto della mente: in alcune tradizioni medievali (anche tipicamente occidentali eh) veniva provocato tramite esperienze emozionali di grande intensità, in situazioni di choc cui non è possibile rispondere cognitivamente. Questo perché l’idea di fondo è che l’empasse mentale crei un varco. Questo è il motivo per cui molte tradizioni spirituali provocano nei seguaci una sorta di arousal emotivo – e si ha qui il “principio della spanda” : fondare o equilibrare lo spanda significa arrestare la mente. Si sa infatti che in molte tradizioni religiose la paura ha un ruolo detonante, e l’oggetto appropriato di questa paura in chiave religiosa è l’ira del dio/dea. L’incomprensibilità di queste emozioni derivanti da determinati rituali e percepite come divine, consiste in un attimo di sfioramento della condizione umana e del fondamento della vita stessa. Di fatto, la connessione tra paura e religione è da parecchio tempo riconosciuto.

/segue spiegone sulla Kali e su come gli Aghori pratichino questo arousal: per chi è già ora di basta si fermi qui.

Gli esordi nella presenza di Kali nel pantheon hindu sono incerti e sfocati. Kali ricorre prima di tutto nei Purana, ma la sua figura viene interpretata in chiave simbolica anche nelle scritture tantriche.

Tale processo di tantricizzazione inizia presto: la Kali tantrica è presentata in due modi principali: o come dea minore inserita nel gruppo di varie divintà femminili oppure come la Grande Dea – rappresentata come figura singola in posizione dominante oppure insieme ad uno stuolo di attendenti (sue manifestazioni). Viene descritta come adirata o benigna, giovane e bella o vecchia e vastasa. Le sue prime manifestazioni sono terrifiche (dea guerriera) ma nel corso del tempo la sua immagine si addomestica. Ottiene nel tempo nuove prerogative come creatrice nel momento in cui la si associa a Shiva.

In una delle maschere più antiche Kali appare come guerriera emersa dalla fronte corrucciata di Devi, è una dea orribile e sembra un’orchessa. È di carnagione blu e con 4 braccia dove tiene un teschio, un coltello, la pelle di un animale e un laccio. Ha una collana di teschi e indossa una pelle di tigre. È snella, con la bocca spalancata, lunghe zanne, lingua penzolante e occhi rossi di collera, urla ed è seduta su un tronco umano senza testa. Ma esistono anche sue raffigurazioni in cui è bella, ma insieme infausta.

Le raffigurazioni di Kali attestate ai tantra divergono dalle controparti puraniche perché qui sono gli aspetti mistici e metafisici ad essere sottolineati (il linguaggio stesso non è più mitologico, ma filosofico). Qui Kali viene percepita come il principio assoluto, indicibile dal cui grembo emanano gli elementi cosmici prototipici del mondano: la Kali primordiale è la fonte dell’universo, infatti la si chiama anche Mahayogini per alludere al suo potere spirituale e alla sua forma personale.

Kali è posta all’origine del processo di creazione nella forma di kala (tempo) ed è considerata al di sopra della distruzione. È nera (kala) perché al di sopra dei 3 guna in quanto ne è la forma primordiale. Nel Kali Tantra è la divinità totale: creatrice e distruttrice del mondo infatti le sue visualizzazioni sono spesso usate per le pratiche di meditazione.

La sua immagine è terribile a vedersi, scura di carnagione, con una collana di teschi e con 4 braccia, le sue mani indicano il dono, l’assenza di paura, una testa mozzata e una spada grondante sangue. Sangue che cola anche dalla sua bocca. È nuda, ma ha una cintura di mani umane. Si erge sopra Shiva che è in unione sessuale con lei.
Un’altra sua rappresentazione la vede con due braccia, in una mano una coppia riepita di vino e nell’altra una testa mozzata. È ubriaca e mastica carne umana ed è circondata da femmine di sciacallo e yogini (qui intese come dee irate). In quanto fonte di ogni possibile movimento all’interno dell’assoluto immoto Kali viene concepita come l’incarnazione del potere supremo della volontà.

Kali è l’essenza della forma terribile della divinità e in quanto divinità terrifica viene spesso associata a due scenari:
1) Il campo di battaglia – spesso identificato con il terreno sacrificale (uccisione del nemico = uccisione dell’animale sacrificale). La dea guerriera spesso è raffigurata mentre sta decapitando il nemico, una figura demoniaca cioè una figura vile e bassa dominata dagli istinti. Si interpreta questa uccisione del demone come il ripristino dell’ordine cosmico. Kali uccide i demoni della rabbia e della meschinità che sono le impersonificazioni dei peggiori vizi. Ogni uccisione dei mostri tuttavia può essere interpretata come lo stesso mostro che si ripresenta di volta in volta con redenzioni parziali in modo da emergere progressivamente dalla sua forma iniziale di animale. La decapitazione poi è importante (Kali è spesso rappresentata mentre tiene in mano una testa mozzata)= decapitazione/sacrificio = umiliazione/sublimazione

2) Il luogo di cremazione – è lo scenario abituale di due forme importanti di Kali perché il campo di cremazione attiene al simbolismo del fuoco / fulgore delle ceneri dove Kali stessa è considerata il fuoco stesso. Fuoco che è simbolo della coscienza. I corpi dei morti vengono consumati dal fuoco, la decomposizione dei corpi e le pire sono da intendersi come metafore dell’annichilimento del sensibile e del mondano. Dove tutto torna ciò che è ed è indifferenziato.

Il teschio inoltre nelle tradizioni religiose è concepito come il ricettacolo di poteri magico-mistici e di conseguenza il suo utilizzo serve a ottenere estrema sapienza. Nel Bengala i teschi vengono usati in molti rituali . Kali viene inoltre raffigurata mentre beve sangue/vino dai teschi come metafora del processo di acquisizione dei poteri / conoscenza. In quanto abitatrice dei campi di cremazione Kali è circondata da cadaveri o seduta sopra uno di essi.

Nella forma di Daksinakali è in piedi su Mahakala nelle sembianze di un cadavere con il pene eretto, vicino ci sono cadaveri umani in decomposizione. Il cadavere immobile è pieno contrasto con lei che si muove e danza.

L’unione sessuale va interpretata a partire dal fatto che da millenni l’unione sessuale è il momento in cui si da la vita, la paradossale unione con un cadavere allude al mistero dell’unione degli aspetti dinamici e statici dell’assoluto. Kali viene intesa come il principio creativo che opera nella profondità passiva dell’assoluto. Shiva cadavere è unito con Kali in piedi, il volto di shiva è beato mentre il volto della dea è sereno: cifra simbolica della perfetta equivalenza del dinamiscimo e dello staticismo.

Kali è la signora della Morte, incontrarla nella sue forma terribile è un’esperienza profondamente formativa e per essere pronti a fronteggiarla bisogna sapere fronteggiare lo spaventoso simbolo della decomposizione perché è l’io del seguace che deve essere purificato morendo come profano e rinascendo come divino.

Ecco perché, secondo gli Aghori, la meditazione sul cadavere o il cibarsi di corpi in decomposizione può essere una sorta di espediente per la comprensione. Se allora infatti nella Kali puranica si ha l’assorbimento del male universale, in quella tantrica si ha la coscienza universale, ossia il grembo cosmico che genera tutte le manifestazioni dell’universo. È la signora della trasformazione. La sua “follia” è l’estasi del libero volere e la sua collera si manifesta quando incontra un ostacolo, ma “follia” non significa perdita di controllo perché sono la paura, l’ansia e la mancanza di sicurezza della condizione umana che sottendono alla costruzione dell’ira della dea.

Kali beve il sangue del suo antagonista (nell’episodio del demone Raktabija, Kali divora le varie repliche del demone che nascono da tutte le gocce versate del suo sangue, lo uccide quando riesce a berne tutto il sangue) perché il sangue è universalmente riconosciuto come simbolo della forza vitale e nel tantrismo rappresenta la quintessenza della spinta vitale, perciò bevendo il sangue Kali ingloba i poteri specifici, la virilità e anche i desideri e vizi che si sublimano in lei, ma questo atto eroico non è privo di rischi per il mondo: quando Kali è ubriaca si accresce la sua furia la sua ira e inizia una selvaggia danza distruttiva. Shiva è il solo a pacificarla, placandola o sfidandola apertamente. La dea torna pacificata quando si accorge che il comportamento di Shiva è più dirompente, ma controllato, del suo, Kali in esso riconosce la propria inferiorità. Con la danza tandava Shiva neutralizza e dissolve la rabbia incontrollabile di Kali .

In un’altra raffigurazione Shiva placa la dea gettandosi tra i cadaveri sotto i suoi piedi, Kali lo riconosce e rinsavisce, si vergogna (la lingua penzolante qui è simbolo di vergogna e il sangue è il suo visto che si è morsa la lingua). In un’altra immagine Shiva la calma perché si fa allattare da una Kali iratissima, da cui bevendo il latte placa l’ira della dea.

Gli Aghori, dunque, per quanto ne sappia io, cercano la messa in scena rituale dell’ira di Kali attraverso tre via mutualmente esclusive: Propiziazione (si offre il sangue, generalmente animale anche se può essere che si siano fatti dei sacrifici umani, ma vedi sopra), Sfida (presuppone un confronto attivo con gli aspetti più oscuri di Kali e implica la competizione o il duello. A livello psicologico si tratta della battaglia per l’avanzamento spirituale. Questa la via eroica di alcuni estremisti noti come kaula prevede di intrattenersi con le dee terrifiche tramite rituali e pratiche inquietanti, apertamente magiche fino al raggiungimento di poteri sovrannaturali anche grazie a pratiche erotiche), e la via della Resa nel quale il devoto si appella all’aspetto materno della dea.



[fork()]

safeword mi mostri il culo in webcam parlandomi di antropologia? (perfavore)
http://nobetter.name
[George Sodini::post]ho stimato che solo negli Stati Uniti ci sono 30 milioni di donne. Nessuna delle quali vuole stare con me

[fra::post]Io eiaculo nella bocca che bacia pure il mio di figlio senza problemi
Avevo solo qualche remora a sborrarle sulle tette quando allattava

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che due coglioni.

I borboriti propugnavano l'omicidio rituale dei figli appena nati e la loro consumazione tramite cannibalismo. Basta come esempio di religione non-chukie?

anche se probabilmente queste pratiche erano solo fantasie di sant'epifanio che se le inventava per screditare i nemici della chiesa (santissimo proprio, senza dubbio).

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[uomo tigro::post]Prima di iniziare con G consiglio tuttavia di leggere questo:


puoi farmi un riassunto in italiano anche solo fino a dove c'è scritto STOP! ?

grazie
Non serve a nulla star fermi al centro del mondo. Antonino Zichichi

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dice che con gli insegnamenti di G l'ha preso in culo dal suo guru, quindi di non fidarsi di nessun guru

[fork()]

brava safeword studi le cose che studio anche io (adesso mi interessa molto la contaminazione saivagama/mantrayana bauddha) però preferisco l'approccio stringato alla lord h. nel senso che il punto è quello, ossia è necessario tornare alla domanda di chukie più che cercare una risposta corretta (che poi entrambi fornite anche, ok).
in pratica è evidente che si tratta della proverbiale domanda mal posta (scusa chukie) in quando sotto-istanza di un celeberrimo preconcetto dell'esoterismo ottocentesco che si riassume ne "l'unità trascendente delle religioni" o altre formulazioni accattivanti, a dirla tutta anche in ambito accademico in elaborazioni apparentemente più rispettabili come "il sacro" à la eliade.

tornando agli aghori io credo si tratti di una tradizione un po' epigona, leggermente costruita. naturalmente saprai epigona di cosa nel senso che mi pari ferrata sulla religione medievale indiana e la fine del brahmanesimo. quanto a kali ciò da cui personalmente mi guardo è l'eccessiva yogizzazione del mito (o il fenomeno contrario nella modernità hindu) e in questo seguo d.g. white, mi riferisco alla tendenza a intravedere metafisica o peggio yoga in opere o attestazioni che secondo me sono altra roba (o diacronicamente o sincronicamente o entrambi). se vuoi mi posso anche spiegare meglio, pardon.

gurdjieff invece non riesco più a leggerlo per intero perchè sono totalmente privo da molti anni di quel jamais vu che mi permetterebbe di seguirlo concettualmente, è troppo evidente per me la sua manipolazione orientalistica e ciarlatanesca (di cose che - diciamolo - semplicemente lui stesso non conosce o inventa, dato assolutamente chiaro) nonchè la sua filiazione/stretta parentela con movimenti non a caso russi, non a caso creati da esuli, che hanno il loro fulcro nel ben più celebre cancro teosofico.
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DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
L'orzata in frigo è imperdonabile. (Squallido Master)
Scegliamo di mangiare una polenta abbrustolita, e la chiediamo senza alcun abbinamento. (Il Maestro)
[Fred::post]l'asphalto tutto = quella merda di rodolfo, che raccoglie i consensi dello 0.03% di asphalto (ovvero la sua utenza e basta

Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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[inserire il film "teosofia" embedded]
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Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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[safeword: hashmal::post]Gli Aghori, dunque, per quanto ne sappia io, cercano la messa in scena rituale dell’ira di Kali attraverso tre via mutualmente esclusive: Propiziazione (si offre il sangue, generalmente animale anche se può essere che si siano fatti dei sacrifici umani, ma vedi sopra), Sfida (presuppone un confronto attivo con gli aspetti più oscuri di Kali e implica la competizione o il duello. A livello psicologico si tratta della battaglia per l’avanzamento spirituale. Questa la via eroica di alcuni estremisti noti come kaula prevede di intrattenersi con le dee terrifiche tramite rituali e pratiche inquietanti, apertamente magiche fino al raggiungimento di poteri sovrannaturali anche grazie a pratiche erotiche), e la via della Resa nel quale il devoto si appella all’aspetto materno della dea.


Possiamo dunque affermare che sono di gran lunga meglio i dothraki.

"Il perdono è dei deboli" cit. Tracotanz su RadioNK

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[rodolfo::post]è troppo evidente per me la sua manipolazione orientalistica e ciarlatanesca (di cose che - diciamolo - semplicemente lui stesso non conosce o inventa, dato assolutamente chiaro) nonchè la sua filiazione/stretta parentela con movimenti non a caso russi, non a caso creati da esuli, che hanno il loro fulcro nel ben più celebre cancro teosofico.

spiegare plz

cmq si sta prendendo una tangente del cazzo, ovvero dimostrare che pseudoreligioni seguiti da 4 stronzi che si inculaveno i regazzini inficiano il discorso che i 5 e unici insegnamenti religiosi del pianeta terra non siano a livello semplicistico dei vademecum per iniziare a ragionare in termini di coscienza, nonchè i primissimi passi da mettere in pratica per avvicinarsi alla cerchia esoterica de sto cazzo de monno

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tra l'altro mi sono riletto e non ho capito un cazzo di ciò che ho scritto, ma ero in coma. in estrema sintesi: c'è pieno di tradizioni religiose basate su antinomismi. le tradizioni c.d. tantriche dell'india, come safeword ha estesamente mostrato, sono molto antiche e strutturate. non sono comunque le uniche.

personalmente preferisco dire in modo più chiaro e generalista che un po' tutte le tradizioni a carattere magico (e il tantrismo è un po' il re della magia) si basano o sulla manipolazione di ingredienti impuri o su gesti (a volte ritualizzati a volte meno) che evocano o realizzano una violazione di regole di purità rituale.
le ragioni possibili sono diverse, per tenersi sul generale direi che l'anitinomismo realizza esteriormente una rottura col mondo profano che per analogia evoca il salto dal contingente all'assoluto, interiormente una sorta di shock autoindotto che introduce uno stato di coscienza alterato o meno, ma comunque non convenzionale.
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Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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[rodolfo::post]
quanto a kali ciò da cui personalmente mi guardo è l'eccessiva yogizzazione del mito (o il fenomeno contrario nella modernità hindu) e in questo seguo d.g. white, mi riferisco alla tendenza a intravedere metafisica o peggio yoga in opere o attestazioni che secondo me sono altra roba (o diacronicamente o sincronicamente o entrambi). se vuoi mi posso anche spiegare meglio, pardon.



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Ma sì, sono d’accordo. Lo snodo cruciale però è almeno quello di avere presenti i sistemi di filosofia indiana, tenendo presente però che non esiste, di fatto, nemmeno linguisticamente un vero e proprio corrispettivo linguistico di “filosofia”, ma diversi, tra i quali:

i. Darsana (visione) – vi è un coinvolgimento del soggetto pensante, che non si limita a costruzioni intellettuali raffinate, ma iscrive la sua esperienza mondana nell’Assoluto. È vero però in proposito che da un lato si insiste sull’importanza della diretta esperienza, ma dall’altro lato sono frequenti i moniti ai ricercatori solitari e selvaggi. L’adepto e la sua ricerca deve svolgersi sotto la guida di un maestro. La diretta visione è appannaggio solo di sapienti primordiali quali i rishi vedici che hanno visto il dharma e solo da questa visione primordiale discende l’insegnamento tradizionale che ne trae la sua validità. È ammessa comunque la possibilità di un maestro spontaneo o autogenito in grado di entrare in rapporto con l’Assoluto in modo spontaneo senza un insegnamento tradizionale, ma questa è una eccezione improbabile. Anche altri testi mettono in guardia da questo tipo di conoscenza spontanea. A partire dall’8 secolo darsana si intende come “visione del mondo” quindi presentazione coerente di un insieme di teorie concernenti la natura del reale e le condizioni per la sua conoscenza integrate da pratiche religiose che però a volta sono solo aggiunte posticce. L’aggettivizzazione di darsana è darsanika che significa discussione che non riesce ad elevarsi su un piano ampio e coinvolgente.
ii. Naya (principio, metodo) – particolarmente presente in ambito jaina
iii. Vada (dottrina)
iv. Mata (opinione)
v. Drsti (visione, concezione) – nei testi buddhisti
vi. Anvisksiki (scienza investigatrice, prolungata e applicata) – termine in uso dal IV-III Sec. a.C. , secondo la quale Anvisksiki è quella scienza che aiuta l’umanità a investigare, ricercando le ragioni su quanto è giusto o ingiusto nei Veda, utile anche agli affari economici. Anvisksiki indaga i Veda anche per ricercare il fondamento stesso dei Veda. Tale parola sarà accomodata anche per indicare una critica all’ortodossia dei Veda, ma anche per indicare gli acuti osservatori (diversi dall’uomo comune detto loka).
vii. Tattvajnanaisana (desiderio di conoscere la vera realtà)
viii. Dharmajajinasana (desiderio di conoscere il dharma)
ix. Brahmajajinasana (desiderio di conoscere il brahma)

non esiste infatti un equivalente indiano di “filosofia”, ma esistono tuttavia migliaia di autori e di testi che per secoli si sono interrogati sulla natura dell’io e dell’universo, sull’epistemologia etc… bisogna allora individuare i parametri entro cui queste speculazioni si muovono e valutarne la portata.

Già Diogene Laerzio affermava l’impossibilità della traduzione stessa del termine “filosofia” in altre lingue. Husserl si rifà strettamente al modello greco essendo stati i greci gli unici a suo dire ad aver saputo sviluppare una pura teoria in quanto la filosofia mira a trovare una verità universale senza soggiacere ad alcuna credenza prestabilita e sottoporre il tutto ad un esame critico. Questa visione husserliana della filosofia come pura teoria è poi omologata alla pura contemplazione del cristianesimo e alla purezza delle scienze fisiche. Ma già anche Hegel aveva rimproverato al pensiero indiano una eccessiva commistione con la pratica. Quelle dell’India sono filosofie e religioni dell’unità e della sostanza, incapaci di apprezzare l’individuale nella sua concretezza, mentre l’interesse per la filosofia è posto nel contenuto dell’unità, nella concretezza dell’Assoluto. L’India è terra di albe, ma per Hegel ciò è sintomo di acerbo, imperfetto, non compiuto. Tale giudizio muterà a partire dal 1825 con le prime traduzione dei testi Samkhya e Nyaya ad opera di Celebrooke.

Detto questo, sono d’accordissimo con te, ma individuando i parametri dei più grandi sistemi: Samkhya, Yoga, Vedanta, Pratiabhijna e le 4 scuole più importanti delle dottrine Buddhiste, cioè Sarvastivadin (Vaibasika), Sautrantika, Madyamika e Yogacara non c’è molto il pericolo che paventi.

Insomma, una volta chiariti questi, è più ragionevolmente probabile capire anche le interconnessioni di cui parlavi sopra: Il veicolo del mantra (mantrayana) che con il tempo divenne meglio noto come veicolo adamantino (vajrayana) si siviluppò all’interno della scuola mahayana a partire dal IV-V sec. d.C. e fu multiforme perché si mischiò ai culti e alle tradizioni mistiche dell’India antica, ma viene anche definito buddhismo tantrico perché i trattati religiosi sono detti tantra – termine che significa da tan, tramandare. Tale movimento fu diffuso dagli yogin itineranti, i siddha, e in seguito anche da alcuni monaci di grandi monasteri.

Liberazione attraverso la trasformazione delle passioni in saggezza (vajrayana) – deriva dalla dottrina dei 3 corpi (Trikaya)e scaturì dalla pratica meditativa e divenne un ausilio alle pratiche di visualizzazione e meditazione. Buddha possiede 3 dimensioni o corpi (kaya): questi kaya sono presenti in tutti gli esseri e corrispondo al corpo, alla parola e alla mente. I tre kaya sono inoltre visti come la manifestazione della Mente Unica.

Il mandala (diagramma simbolico dell’universo) i mantra (sillabe mistiche che evocano la condizione reale dell’esistenza), le mudra (gesti simbolici) assunsero la rappresentazione archetipa dei kaya. Lo yogin infatti tramite mandala, mudra e mantra ripercorre tutto il processo della creazione. Ed è nel processo del Sambogakaya che si compie questo rito di iniziazione e causa del progresso spirituale dello yogin.



[rodolfo::post]

gurdjieff invece non riesco più a leggerlo per intero perchè sono totalmente privo da molti anni di quel jamais vu che mi permetterebbe di seguirlo concettualmente, è troppo evidente per me la sua manipolazione orientalistica e ciarlatanesca (di cose che - diciamolo - semplicemente lui stesso non conosce o inventa, dato assolutamente chiaro) nonchè la sua filiazione/stretta parentela con movimenti non a caso russi, non a caso creati da esuli, che hanno il loro fulcro nel ben più celebre cancro teosofico.


QCQ


[idiosincrasia::post]
safeword mi mostri il culo in webcam parlandomi di antropologia? (perfavore)

è il culo o l'antropologia la ragione maggiore di questa richiesta? No, per capirci, perchè se il mercato richiede questo tipo di webcam-gals posso pensare ad un bizness

[Mr.Wolf::post]

Possiamo dunque affermare che sono di gran lunga meglio i dothraki.


wut??


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[rodolfo::post]

per tenersi sul generale direi che l'anitinomismo realizza esteriormente una rottura col mondo profano che per analogia evoca il salto dal contingente all'assoluto, interiormente una sorta di shock autoindotto che introduce uno stato di coscienza alterato o meno, ma comunque non convenzionale.


ma no, non è così.
basta pensare ad alcune tradizioni ebraiche, che non hanno una vera e propria prassi


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calma calma, è tutto bellissimo ma c'è qualcosa di inquietante, è la seconda volta che scrivi un trattato con tabelle e elenchi puntati per rispondere a cosette tutto sommato più circostanziate, se non addirittura poco correlate.

si parla di gurdjeff e a chukie - per rispondergli - si poteva tuttalpiù dire che esiste anche un antinomismo religioso, mentre tu scrivi un trattato su kali, citi i trika i kaula gli aghori e porcodio.
faccio una osservazione (invero fumosa e me ne scuso) sull'eventuale distinguo tra storia delle religioni (e dei simboli) indiani e la loro interpretazione automaticamente in chiave mistica (o di codice yogico, tendenza che aborro) e tu scrivi un trattato dicendo cose anche giustissime, ma che francamente non ho idea di cosa c'entrino. che succede?

per seguirti comunque sono d'accordo su quasi tutto, del resto scrivi un compendio, mica enunci una teoria. va benissimo. solo un paio di appunti:
[safeword: hashmal::post]tenendo presente però che non esiste, di fatto, nemmeno linguisticamente un vero e proprio corrispettivo linguistico di “filosofia”, ma diversi
sadhu, sadhu, perfetto! ma chi ha detto il contrario? io ho solo affermato che descrizioni, residualità ma anche arte, tradizioni ecc. non sono necessariamente la testimonianza di filosofie, sistemi yogici ecc. contestualmente esistenti e complementari. tutto li. e questo è ancor più vero in età coloniale, oppure pensa soltanto alle mistificazioni esistenti nella stessa india, i falsi asceti o le parodie teatrali (su cui appunto white ha scritto cose). fine.

l'elenco completo dei termini con accezione di visione, opinione, tradizione è francamente un'esagerazione. apparte che ognuno andrebbe contestualizzato. drsti nel buddh. ha principalmente accezione negativa nel senso se vuoi di falsa opinione nagarjuniana. naya ha senso tecnico anche nel buddhismo ecc. e comunque occhio che i termini hanno accezione sufficientemente diversa da essere usati anche contemporaneamente o nello stesso testo, quindi non sarei poi così drastico sulla frammentazione degli indirizzi filosofici indiani, ma de gustibus. (ossia, non è che fare un elenco di parole neghi inequivocabilmente il fatto che darsana sia un termine di senso più vasto e drsti un vocabolo tecnico, come in realtà è).
[safeword: hashmal::post]Detto questo, sono d’accordissimo con te, ma individuando i parametri dei più grandi sistemi: Samkhya, Yoga, Vedanta, Pratiabhijna e le 4 scuole più importanti delle dottrine Buddhiste, cioè Sarvastivadin (Vaibasika), Sautrantika, Madyamika e Yogacara non c’è molto il pericolo che paventi.
che c'entra? non ho capito. apparte che il buddhismo è invece fin dall'inizio una tradizione di investigazione sul dharma, mica ho negato l'antichità di ogni tradizione filosofica. ho solo affermato che probabilmente, chessò il kapalika contemporanei del buddha, di converso, non avevano probabilmente una tradizione teorica paragonabile, come altri culti teistici o locali. ma secondo me siamo d'accordo eh.
[safeword: hashmal::post]Il veicolo del mantra (mantrayana) che con il tempo divenne meglio noto come veicolo adamantino (vajrayana) si siviluppò all’interno della scuola mahayana a partire dal IV-V sec. d.C. e fu multiforme perché si mischiò ai culti e alle tradizioni mistiche dell’India antica, ma viene anche definito buddhismo tantrico perché i trattati religiosi sono detti tantra – termine che significa da tan, tramandare. Tale movimento fu diffuso dagli yogin itineranti, i siddha, e in seguito anche da alcuni monaci di grandi monasteri.
posto che non sono tanto d'accordo sull'ordine temporale siddha->monaci (neanche davidson e altri) e che se vuoi pignoleggiare parliamo filologicamente di guhyamantranaya (agli albori) e non di "veicolo" (yana) mi sembra che tu qui stia un po' derivando. o stai copiando da qualche manuale o sta avvenendo uno strano fenomeno per cui stai esponendo tutta insieme la materia di un esame e similia... gulp. ma perchè?
[safeword: hashmal::post]Il mandala (diagramma simbolico dell’universo) i mantra (sillabe mistiche che evocano la condizione reale dell’esistenza), le mudra (gesti simbolici) assunsero la rappresentazione archetipa dei kaya. Lo yogin infatti tramite mandala, mudra e mantra ripercorre tutto il processo della creazione. Ed è nel processo del Sambogakaya che si compie questo rito di iniziazione e causa del progresso spirituale dello yogin.
eh? vabbe, insomma.
[safeword: hashmal::post]ma no, non è così.
basta pensare ad alcune tradizioni ebraiche, che non hanno una vera e propria prassi
anche qui, embè? l'antinomismo esiste dove ce sta del grosso nomismo, non da altre parti, consentimi. chissenefrega. sembra che tu risponda a un tizio che ha detto che l'antinomismo è ubiquo nelle religioni, abbi pazienza.
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ma si, mi sono fatta un po' prendere dal voler circostanziare, in chiave storica, alcuni concetti.

Sono tutti in vacanza e io non ancora, capiscciammè.


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ah ok
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[Fred::post]l'asphalto tutto = quella merda di rodolfo, che raccoglie i consensi dello 0.03% di asphalto (ovvero la sua utenza e basta

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Ciao, di che si parla in questo thread?
[rebis::post]brady ti auguro la morte (dolorosa ovviamente) (sul serio, testa di cazzo)
[supermaz::post]maskone diogane basta dare soddisfazioni a pacci4ni e alle "sue" invenzioni di merda
[un compianto frequentatore del phoro::post]Non è che siete voi i soli sapientoni pieni di sé dell'universo mondo.
[Brady::post]Ordine, disciplina e porcodio.

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matra l'altro mi diverte questa cosa dell'affossatore che mi segue nei thread. Mi chiedo se pensi di essere un giustiziere dell'off topic o sia solo un'antipatia personale.
http://nobetter.name
[George Sodini::post]ho stimato che solo negli Stati Uniti ci sono 30 milioni di donne. Nessuna delle quali vuole stare con me

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[rodolfo::post]
[LJS::post]G. ha mai spiegato in che modo ha acquisito le sue conoscenze? antiche storie tramandate nei luoghi della sua gioventú?
hahah, ljs vedi che poi sei un grande


certo

è il passo in cui Belzebú visita il CERN di Saturno che mi ha fatto ricordare l'analisi di Zecharia Sitchin sui testi delle piramidi

quanto poi a tutta la cronologia belzebuica abbiamo The Earth Chronicles: Time Chart

per la faccenda della luna poi c'è SUMERIANS KNEW BEFORE OUR SCIENTISTS DID, HOW THE MOON FORMED

insomma siccome Sitchin scomoda egizi e sumeri volevo capire chi scomoda Gurdjieff

(e mi chiedo se esistano teorie similari di altri autori su antica scienza e cosmogonia alternativa)
Non serve a nulla star fermi al centro del mondo. Antonino Zichichi

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vincibile::1509404

[rashid::post]Ma anche con un esempio più vicino: neuroscienze possono spiegare le estasi di Cioran, ma non possono riprodurre, non si piò riprodurre la giovinezza in romania, il padre, una vita di insonnia. Cioran non è Burroughs
A rigore, non si possono replicare anche le sensazioni gustative del pane e nutella di quando avevi nove anni, per il solo fatto che nove anni non li hai più. Un qualche pattern comune alle diverse esperienze d'estasi può anche esserci, almeno a livello cerebrale. Poi, va bene, ogni caso è eccezionale e le sussunzioni possono apparire superificiali.
bravissimo. questo thread non era male sebbene contenga uno sbrodolone (inquietante) di safeword che mi è sempre sembrato un mix di svoboda e altri personaggi che io considero ancora paracoloniali.
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A me queste riesume, anche nelle più amichevoli intenzioni, mettono un imbarazzo spaventoso, come se di punto in bianco spuntasse Doktor Freud per infliggerti una seduta di psichoanalyse incredibilmente aggratise (quest'ultimo è il particolare più unheimlich). Dopo sei mesi dalla pubblicazione i post vanno relegati nel pozzo del rimosso del far cagare.

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io vado a periodi sulla mia passatofobia, sarà anche che ultimamente dal pozzo nero dei peggiori ricordi ho visto riemergere cose che invece ho trovato belle, cosa che forse ha riprogrammato la mia centralina del fare cagare (ma temo per poco)
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